Contabilità direzionale
Per quanto riguarda il controllo dei costi, abbiamo preso in considerazione soltanto gli scostamenti dei costi diretti; non ci siamo occupati degli scostamenti dei costi indiretti.
Esempio
Supponiamo che il direttore amministrativo della società X fornisca al direttore generale informazioni circa i costi complessivi di produzione dei componenti A, B, C.
| Voci di costo | A | B | C | Totali |
|---|---|---|---|---|
| Materie prime dirette | 6'000 | 7'500 | 1'000 | 14'500 |
| Manodopera diretta | 3'000 | 4'500 | 1'500 | 9'000 |
| Costi fissi specifici | 2'000 | 6'000 | 1'500 | 9'500 |
| Costi generali comuni | 3'931 | 4'914 | 655 | 9'500 |
Questi costi generali comuni sono ripartiti sulla base del costo delle materie prime dirette.
| A | B | C | Totali | |
|---|---|---|---|---|
| Costo pieno complessivo di produzione | 14'931 | 22'914 | 4'655 | 42'500 |
| Volumi di produzione previsti (unità) | 1000 | 1500 | 500 |
Tenete presente che i costi specifici sono eliminabili nel caso in cui si interrompa in maniera definitiva la produzione dei componenti.
Decisioni del direttore generale
-
Attualmente, a prezzo di 16, si possono vendere 1000 unità del componente A (fase preventiva). Qualora il principale concorrente abbassi il prezzo a 14, il direttore deve decidere se mantenere il prezzo a 16, e vendere soltanto 750 unità, oppure adeguare il prezzo a 14 e vendere il numero di unità previste. Si chiede quale sarà l'alternativa più conveniente.
-
Esiste l'opportunità di eliminare la produzione di B, acquistandolo a un prezzo unitario di 13. Conviene produrre o acquistare? Qualora si eliminasse B, come si modificherebbero i costi di A e di C?
Soluzione
Per prima cosa, dobbiamo rilevare in prima analisi i costi e i ricavi delle due alternative. Quindi, dobbiamo determinare il costo variabile unitario di produzione delle due alternative:
(1° alternativa: vendere 750 x 16; 2° alternativa: 1000 x 14)
Costo variabile unitario di produzione = (Materie prime + Manodopera diretta) / Unità prodotte
Costo variabile unitario = (6000 + 3000) / 1000 = 9
1° alternativa: Margine di contribuzione unitario = Ricavo unitario - C.V. unitario = 16 - 9 = 7
Margine di contribuzione = Margine di contribuzione unitario x le quantità vendibili = 7 x 750 = 5250
2° alternativa: Margine di contribuzione unitario = 14 - 9 = 5
Margine di contribuzione = 5 x 1000 = 5000
Siccome la scelta viene fatta in base al margine di contribuzione, nel 1° caso il prezzo rimane 16 e la quantità si riduce a 750, nel 2° caso il prezzo scende a 14 e la quantità rimane 1000. Per noi è più conveniente mantenere il prezzo inalterato (p=16) e diminuire la quantità. Soluzione 1: ci conviene scegliere la 1° alternativa, in quanto il margine di contribuzione della 1° alternativa è maggiore del margine della contribuzione della 2° alternativa.
Per risolvere il 2° problema, di make o buy, dobbiamo effettuare l'analisi di costi-benefici. Il prezzo di acquisto è pari a 13 (per il prodotto B). Dobbiamo fare il raffronto fra il prezzo unitario, e siccome i costi sono complessivi, dobbiamo moltiplicare:
13 x 1500 = 19500 (p unitario x quantità).
Quindi, il costo totale di prodotto B = 19500
Il raffronto va fatto tra termini omogenei: raffrontare il costo unitario con il prezzo d'acquisto o il costo complessivo con il prezzo complessivo. Siccome abbiamo costi complessivi, conviene rilevare il costo di acquisto complessivo e il costo di prodotto complessivo.
Il testo mi chiede di scegliere tra alternativa di produrre o di acquistare. Questo raffronto va effettuato tenendo conto che ci sono i costi irrilevanti per le due alternative, cioè questi costi gravano su entrambe le alternative e sono costi fissi di struttura. Non possono essere eliminati se non produciamo.
La soluzione di questo problema si può fare in due modi:
- Raffrontando la somma di costi eliminabili (sono i costi variabili o sono i costi specifici) con il costo di acquisto (prezzo costo)
- Considerando il costo complessivo di quel componente, aggiungendo al costo di acquisto quel costo di produzione che non possa essere eliminato (costi non eliminabili + prezzo).
Ci troviamo di fronte a un costo di acquisto pari a 19500. Adesso dobbiamo raffrontare con i costi di produzione, cioè quelli che possono essere eliminati qualora la produzione della componente non avrà luogo.
Costo di produzione interna = (materie prime 7500 + manodopera diretta 4500 + costi fissi specifici 6000) = 18000
19500 - 18000 = 1500
Siccome, il costo di produzione interna = 18000; conviene produrre. I costi fissi specifici, li abbiamo presi in considerazione perché è stata considerata la loro eliminabilità, nel caso in cui la produzione di suddetto componente fosse stata sospesa.
Supponiamo che il nostro analista avesse considerato, invece, il costo pieno di produzione. Se si fosse proceduto in questi termini, noi avremmo deciso sicuramente in maniera scorretta. Quest'ultima scelta ci avrebbe portato, infatti, alla interruzione della produzione di B, con conseguente modifica dei costi di A e di C.
Perché? - perché il costo di produzione è maggiore al costo di acquisto, quindi, saremmo stati obbligati a interrompere la produzione di B e comprare dall'esterno.
Inoltre, questa scelta avrebbe portato delle modifiche nel costo di A e nel costo di C.
Perché i costi fissi = 9500 sarebbero rimasti inalterati. Quindi, noi avremmo dovuto imputare ad A e a C sulla base del costo delle materie prime.
Il costo delle materie prime di A = 6000
Il costo delle materie prime di B = 1000
Quindi, la base totale = 7000
Il costo comune da imputare ad:
Cc (A) = 85,7% (6000 rappresenta 85,7 di 7000)
Cc (C) = 14,3 (1000 rappresenta 14,3 di 7000)
Quindi, la quota del costo comune (9500) da imputare ad A è pari a Q = 8141,5
La quota del costo comune di 9500 da imputare a C è pari a QA = 1358,5
Questa maggiore imputazione dei costi comuni ad A e C comporta la determinazione di un costo complessivo di produzione di:
Materia prima + 6000 Materia prima + 1000
Manodopera diretta + 3000 Manodopera diretta + 1500
C.F. speciali + 2000 C.F. speciali + 1500
Quota di c. comuni + 8141,5 Quota di c. comuni + 1358,5
= 19141,5 Costo complessivo di A = 5358,5 Costo complessivo di B
I costi comuni anziché essere superati tra 3 oggetti sono stati ripartiti tra A e C, avendo eliminato B.
Noi stiamo valutando una decisione errata che avviene dal fatto che abbiamo deciso di acquistare all’esterno, che comporta una modificazione nei costi unitari di A e di B.
Se calcoliamo il costo unitario complessivo di produzione di A nell’ipotesi di acquisto di B è pari a: 19,14. Il costo di C = 10,7
Il costo pieno unitario nel caso di produzione di B: per A = 14,9 per C = 9,3
Come si giustifica l’incremento dei costi di A e di C? - Ad una maggiore incidenza di costi comuni, perché vengono ripartiti su 3 elementi. Invece di essere ripartiti su 2 elementi.
Esercizio
Il direttore commerciale della società Y stava valutando l’opportunità di ridurre il prezzo di un determinato componente, perché era convinto che una riduzione del prezzo del 20% avrebbe comportato un incremento nelle vendite del 30%.
I dati di costo e di ricavo di detto componente relativi alla situazione attuale sono i seguenti:
- Prezzo unitario = 2,5
- Vendite = 20'000 unità
- V. complessivi = 35’000
- Costi fissi specifici = 12’000
Sia il C.V. unitario sia i costi speciali non variano nel caso in cui si decidesse di aumentare il volume di vendita del 30%.
Quanto è il margine di contribuzione di II livello? M.C. = 3’000
Determinare
- Quali sono gli effetti della riduzione di prezzo sulla capacità del componente a contribuire alla copertura dei C.F. comuni?
- Quante unità occorre vendere in caso in cui il prezzo venga modificato, per mantenere un margine di contribuzione complessivo di II livello uguale a quello di situazione attuale?
- Quale potrebbe essere il prezzo unitario perché sia garantito un margine di contribuzione di II = 2'000, qualora venga aumentato il volume di vendita nella misura indicata?
- Quante unità di detto componente bisognerebbe vendere per ottenere un margine di contribuzione di II livello = al 10% del fatturato, considerate le condizioni di prezzo e le condizioni di costo attuale?
1. La capacità di copertura di C.F. aumenta o diminuisce, passando da ipotesi attuale a quella ipotizzata?
Noi abbiamo l’alternativa di base e abbiamo l'alternativa ipotizzata. Quindi, passando da un’alternativa ad altra, la capacità di contribuzione aumenta o diminuisce?
1. Dobbiamo conoscere la capacità di contribuzione di base e ipotizzata. Dobbiamo ragionare sulla variabile Ricavi e costi variabili in entrambe le alternative. Quindi, calcolare la variazione di ricavi e variazione dei costi variabili.
Dobbiamo partire da ricavi attuali: P x Q = 20'000 x 2,5 = 50'000
Nella situazione ipotizzata i ricavi sono: 2’000 perché diminuisce del 20% fare: Ricavi attuali = 2 x 26'000 = 52’000 Ma se si aumentano le vendite, quindi dobbiamo...
Quindi, i ricavi aumentano di 2’000, passando da una situazione attuale a quella ipotizzata. Quindi, se i ricavi aumentano del 2000 a me conviene la nuova alternativa cioè diminuzione del prezzo e aumento delle quantità.
Ma questa scelta non è giusta, perché sono anche i C.V. Perché se produciamo di più, abbiamo i C.V. più alti. Quindi, dobbiamo calcolare i C.V. di situazione attuale e quelli della situazione ipotizzata.
C.V. nella situazione attuale: 1,750 x 20000 = 35000
C.V. nella situazione ipotizzata: 1,750 x 26000 = 45500 (è questo perché abbiamo ipotizzato che anche se la produzione varia, il C.V. non si modifica).
Questa osservazione ricorda che i C.V. unitari non si modificano al variare del volume produttivo. In realtà, stiamo ricordando uno dei limiti dell’analisi di redditività. Quindi, variazione dei ricavi aumenta di 2000 e C.V. aumenta di 10500. Questo significa che la capacità contributiva di questo componente nel caso che venga adottata l’ipotesi prospettata di costi non c’è diminuzione di 8500, perché ad un incremento non stato un adeguamento dei ricavi.
Quindi, ad una diminuzione del prezzo è connesso un aumento delle vendite, noi abbiamo una diminuzione della capacità di questo prodotto di 8500 (per la copertura di C).
2. La quantità di equilibrio è:
Q = CF/(P unitario - C.V.)
Questa è la situazione di partenza. Per conoscere la quantità che da un certo livello di reddito abbiamo:
Q = (CF + (reddito operativo) M.C. II livello)/(P unitario - CV unitario)
P unitario = 2
CV unitario = 1,750
CF = 12000
Il numeratore è dato da: CF + M.C. II livello = 3000
Il denominatore: P unitario - C.V. unitarie = 2 - 1,750 = 0,25
Da questo rapporto la quantità che ci consente di poter raggiungere un M.C. = 3000 è uguale a Q = 60'000 unità
N.B. (2,5 x 20000) - 35000 - 12000 = 3000 (margine di c. II°)
Q = 15000/0,25 = (CF + M.C. II)/(P unitario - CV unitario) = 60'000
3. Prezzo unitario per mantenere margine di contribuzione
P = (12'000 + 2'000 + 45'500)/26'000 = 2,28846
Equazione fondamentale è:
Rt = CtP x q = CF + CV x P
P x q - CV x q = CF
Ricaviamo q = CF/p - CV unitario = CF/M.C. II livello
Ma l’equazione fondamentale è data da:
M.C. = CF
Perché (P x Q) - (CV x Q) = Rt - CV totale (questa differenza rappresenta M.C.)
4. Calcolo unità per margine di contribuzione del 10%
10% = 0,1
0,1 x (p x q) = q x (2,5 - 1,750) - 12'000
0,1 x (fatturato) = q x (P unitario - CV unitario) - 12'000
Q = 12'000/0,5 = 24'000 unità
Nota bene: Probabile che all’esame capiti un’esercizio completo con analisi di redditività e di scostamento.
Utilizzo dei costi in materia decisionale
L’utilizzo dei costi in materia decisionale avviene attraverso il calcolo dei costi e ricavi incrementali. Quest’analisi è valida sia per le decisioni correnti sia per le decisioni di lungo periodo. La conoscenza dei costi se fornisce le informazioni incerte nelle decisioni di lungo periodo, questo grado di incertezza aumenterà, qualora dette variabili vengano determinate in relazioni ad un arco temporaneo molto esteso. Questo serve per capire con quale genere di dati abbiamo a che fare, sulla base di questi dati dobbiamo operare.
Esiste una distinzione tra le decisioni di breve periodo e le decisioni di lungo periodo. Questa distinzione viene effettuata alla luce di due elementi: dalle decisioni all’interno della gestione, il ruolo svolto unitamente alla considerazione dell’arco temporale di riferimento.
Decisioni di breve periodo
- Si parla di decisioni di breve periodo, quando le decisioni riguardano la più conveniente utilizzazione della capacità produttiva e distributiva dell’azienda.
- Queste decisioni non vincolano l’organizzazione all’interno di “corso di azione”.
- Non incidono in misura significativa sull’ammontare delle risorse finanziarie di cui l’azienda deve disporre.
- Presentano un elevato grado di adattabilità, cioè sono reversibili, vale a dire che eventuali errori che possono essere stati commessi, possono essere e quindi conseguenti costi commessi a questi errori, ridimensionati o annullati con decisioni successive.
Decisioni di lungo periodo
- Le decisioni di lungo periodo riguardano gli investimenti, quindi sono legate all’attualizzazione di progetti pluriennali, ciò significa che se il progetto pluriennale non avesse corso oppure se dovesse interrompere, l’azienda dovrebbe sostenere ingenti perdite, poiché le risorse impegnate in maniera specifica in questo progetto, non potranno essere recuperate e quindi, non potrebbero trovare un’altra economica allocazione.
- Queste decisioni richiedono ingenti impieghi di denaro in una fase iniziale e producono dei risultati più o meno incerti in periodi successivi al momento in cui la decisione viene presa.
La differenza di investimenti di lungo periodo, che richiedono impiego di grosse somme nella parte iniziale (questi impieghi di denaro produrranno dei frutti nel corso del tempo) e investimenti in materie prima oppure investimento in personale. Nel caso di investimento in materie prime o di investimento in personale, noi riusciamo ad adeguare l’entità dell’investimento al reale fabbisogno. Questa possibilità di adeguamento nelle decisioni di lungo periodo, invece, non c’è.
Le decisioni di lungo periodo vincolano organizzazione, quindi, non presentano un grado adattabilità come le decisioni di breve periodo, anzi, sono irreversibili. Perché se si sbaglia il progetto/investimento si deve subire grosse perdite, perché è difficile ricuperare le somme investite. In estrema sintesi, la caratteristica essenziale di un investimento è che richiede oggi un impegno di risorse, che in futuro potranno permettere di recuperare il denaro, inizialmente investito.
Quindi, “recupero dell’investimento”, più un rendimento sul capitale investito, adeguandolo alla durata e al rischio dell’operazione, il cosiddetto “ritorno dell’investimento”. La convenienza per l’impresa, ad investire si avrà in tutti casi in cui i risultati attesi saranno superiori al costo di capitale. Da sottolineare come sia recupero dell’investimento, che il ritorno dell’investimento si manifestano in maniera non distinguibile sottoforma di flussi di cassa in entrata.
Che cosa significa questo? Quando andiamo a realizzare il flusso, derivante dell’investimento, non possiamo distinguere quante è la parte relativa al recupero, e quante è la parte relativa al ritorno. Questo significa che, i flussi di entrata, vanno realizzati in maniera non distinguibile, quindi, incapace di separare l’entità di quel flusso relativo al recupero, con l’entità del flusso relativo al ritorno.
I problemi, connessi alle decisioni di lungo periodo, sono definiti Problemi di analisi degli investimenti o problemi di capital budgeting. In realtà, questi problemi si risolvono, rispondendo a queste domande:
- Che cosa possono riguardare gli investimenti?
- Esiste la possibilità di effettuare una graduatoria degli investimenti?
- Che genere di informazioni dovrei utilizzare per la decisione finale?
Risposta alla 1) Le decisioni di lungo periodo in estrema sintesi riguardano o la dotazione o l’ampliamento della capacità produttiva. Per quanto riguarda la dotazione, noi dobbiamo fare la scelta tra determinati progetti di investimenti, quindi di decidere se istituire o meno una certa attività imprenditoriale.
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