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Congresso di Vienna

L'assise che concluse il quindicennio rivoluzionario, costituito dalla Rivoluzione Francese e dalle guerre di conquista di Napoleone, vide la partecipazione di grandi potenze come la Gran Bretagna, la Russia, la Prussia e la Francia. L'obiettivo principale era la restaurazione antirivoluzionaria e antinapoleonica.

Paradosso tra Gran Bretagna e Russia

Due grandi principi furono alla base delle deliberazioni del congresso: l'equilibrio e la legittimità. In un contesto conservatore, la pace sociale era legata al diritto dei monarchi di considerare i propri stati come beni patrimoniali. Nonostante le 216 delegazioni presenti, le decisioni principali furono prese dalle quattro potenze vincitrici.

Atto finale e trattati di Parigi

Il Congresso si tenne da novembre 1814 al 9 giugno 1815, culminando nell'atto finale e nei due trattati di Parigi del 30 maggio 1814 e 20 novembre 1815, che segnarono la nascita della carta geopolitica dell'Europa della Restaurazione.

La Francia tornò a essere un regno sotto la dinastia dei Borbone con Luigi XVIII (Talleyrand). La Prussia venne rafforzata in due tronconi, mentre l'Austria, sotto Francesco I d'Asburgo, divenne un blocco compatto. Il mondo germanico, dominato da Austria e Prussia, fu riorganizzato in una confederazione germanica. La Russia accrebbe il suo dominio su Polonia, Finlandia e Bessarabia, mentre la Gran Bretagna rafforzò il suo dominio sui mari del Nord e del Mediterraneo, incluso Malta.

L'Austria e l'Italia

L'Austria divenne la potenza egemone dell'Italia, inglobando il Lombardo-Veneto nell'impero e mantenendo il predominio sul mare Adriatico, Trentino, Trieste e parte dell'Istria. Aveva il diritto di presidiare militarmente Piacenza. Il Ducato di Parma e Piacenza fu assegnato a Maria Luisa d'Asburgo, mentre il Ducato di Modena e Reggio a Francesco IV d'Asburgo-Este. Lo Stato pontificio, sotto Pio VII, finì sotto il controllo dell'Austria, con presidi militari a Ferrara e Comacchio. Nel Regno delle Due Sicilie, Ferdinando IV di Borbone tornò al potere, diventando Ferdinando I re delle Due Sicilie, con un trattato difensivo con l'Austria il 12 giugno 1815, che controllava l'esercito napoletano.

Alleanze e trattati

Il 26 settembre 1815, il trattato di alleanza tra lo zar Alessandro I, il re di Russia ortodosso e l'imperatore d'Austria cattolico portò alla formazione della Santa Alleanza, a cui aderì Luigi XVIII. Tuttavia, Pio VII non firmò, né lo fece l'Inghilterra, promotrice di un nuovo trattato con Prussia, Austria e Prussia, noto come Quadruplice Alleanza, per mantenere il controllo sulla Francia e impedire qualsiasi rivoluzione.

Il Lombardo-Veneto

Costituito il 7 aprile 1815, il Lombardo-Veneto fu privato di autonomia per impedire aspirazioni nazionali, sfruttato economicamente dall'Austria e trasformato in una testa di ponte militare per interventi rapidi.

Il viceré era solo un rappresentante formale, mentre il potere effettivo era nelle mani di due governatori situati a Milano e Venezia.

Le società segrete e l'opposizione

Nell'età della Restaurazione, l'opposizione politica si espresse attraverso organizzazioni clandestine, che elaboravano programmi ideologici e preparavano insurrezioni. Le società segrete, come la Carboneria, trovarono una base sociale tra il proletariato e i contadini, sviluppandosi anche nelle file degli eserciti.

La Carboneria e i moti del '20-'21

Il prototipo delle società segrete fu offerto dalla Massoneria del Medioevo. Negli anni '20, la maggiore società fu la Carboneria, con figure come Filippo Buonarroti che agiva attraverso più società segrete, culminanti nella super società dei Sublimi Maestri Perfetti. La setta poliziesca dei Calderari rappresentava un ulteriore esempio. La prima prova delle società segrete si vide nella lotta contro i regimi usciti dalla Restaurazione, come nei moti del '20-'21 in Spagna e Italia.

Congresso di Aquisgrana e i moti in Spagna

Il 30 settembre 1818, il congresso di Aquisgrana reintegrò la nuova Francia conservatrice nel consenso delle potenze. In questo contesto scoppiarono moti in Spagna, dove Ferdinando VII, per fronteggiare i problemi, non intaccò i privilegi delle classi alte e puntò alla riconquista delle colonie americane, abolendo la costituzione di Cadice del 1812.

I moti del '20 in Italia

In Italia, i moti iniziarono nel Regno delle Due Sicilie su iniziativa degli ufficiali carbonari il 1 luglio 1820, con l'obiettivo di adottare la costituzione spagnola del 1812. Ferdinando I fu costretto ad accettarla e nominò vicario suo figlio Francesco, proclamando la costituzione il 7 luglio. In Sicilia, l'insurrezione scoppiò il 15 luglio. In autunno, il parlamento si riunì a Napoli con una maggioranza moderata.

L'azione dell'Austria

  • Non ricevette l'ambasciatore napoletano.
  • Ammassò truppe in Lombardia e Veneto.
  • Convocò il congresso a Troppau per il consenso a un intervento militare e all'abrogazione della costituzione a Napoli.

L'Inghilterra era favorevole ma non si impegnò, mentre la Francia, avendo una costituzione, non poteva impegnarsi in dichiarazioni anticostituzionali. Russia e Francia erano favorevoli a una rottura tra Vienna e Napoli. Le tre firmarono un protocollo e, al congresso di Lubiana, il re fu autorizzato dal parlamento di Napoli a ribadire i propri diritti sovrani. L'Austria procedette a un intervento militare.

Le rivoluzioni del 1830-31 e l'affermarsi del liberalismo in Europa

Tra il 1830 e il 1831, una nuova ondata rivoluzionaria attraversò l'Europa occidentale e orientale. La lotta positiva attribuì il potere politico alla borghesia in Francia e Inghilterra, mentre la lotta negativa vide il consolidamento delle monarchie conservatrici, sostenute dall'aristocrazia nel mondo germanico e in Russia.

Indipendenza del Belgio e crisi delle società segrete

Il Belgio ottenne l'indipendenza, con la sua sorte decisa in una conferenza a Londra che sancì la fine del regno dei Paesi Bassi il 20 gennaio 1831, dichiarandolo perpetuamente neutrale.

In Varsavia, il 29 novembre 1830, l'insurrezione più tragica vide Nicola I vanificare la costituzione concessa da Alessandro I. L'opposizione assunse un carattere indipendentista e nazionalista, contando illusoriamente sull'aiuto francese. Nel gennaio 1831, gli insorti proclamarono l'indipendenza, ma furono repressi. L'8 settembre 1831, i russi presero Varsavia.

L'Italia dal 1831 al 1846

I moti del '31 mostrarono il fallimento del movimento settario e la crisi della Carboneria. Mazzini cercò di superarla con un programma di rivoluzione nazionale fondata su iniziativa popolare. Nato a Genova nel 1805, Mazzini fu influenzato dalla Francia per la stesura del programma del giugno 1831, che portò alla nascita della Giovine Italia, con un orientamento democratico-giacobino.

Principi e organizzazione della Giovine Italia

I principi della Giovine Italia erano: libertà, eguaglianza, umanità, indipendenza e unità. La propaganda educativa e l'insurrezione erano i mezzi per raggiungerli, con un'organizzazione a livello nazionale per un'agitazione ideologica che doveva penetrare nel popolo, mirando a una rivoluzione nazionale e all'unità italiana.

Il programma tipicamente democratico mancava di concretezza, con la perpetua soggezione delle masse contadine alle autorità politiche e religiose tradizionali. D'Azeglio, Gioberti e Balbo enfatizzavano l'importanza del Piemonte nell'assumere l'iniziativa per il rinnovamento nazionale.

Sovrani e governo tra 1831 e 1846

Tra il 1831 e il 1846, i governi seguirono criteri di continuità con il decennio precedente. Nel Regno delle Due Sicilie, Ferdinando II al trono rafforzò il blocco tra monarchia, aristocrazia e grandi proprietari terrieri, cercando di affermare un modello rigidamente centralistico con il controllo di Napoli sulla Sicilia, nonostante le correnti separatiste.

Nello Stato pontificio, il malgoverno di papa Gregorio XVI proseguì. In Toscana, Leopoldo II adottò la tolleranza come metodo di governo ma cedette alle richieste austriache. Nel Lombardo-Veneto, le autorità imperiali governarono in linea con gli interessi delle finanze austriache.

Premarxisti e presocialisti

Figure come Owen, Fourier e Saint-Simon rappresentarono il sansimonismo. Marx ed Engels fondarono la corrente comunista, con il loro ingresso nella storia delle ideologie rivoluzionarie segnato dalla pubblicazione a Londra del Manifesto del Partito Comunista nel febbraio 1848.

Le rivoluzioni del 1848: La "seconda restaurazione"

Le rivoluzioni del 1848-49 attraversarono l'Europa centrale e occidentale, scatenate da una crisi economica e politica nel 1846-47. Cattivi raccolti, rialzo dei prezzi dei generi alimentari e difficoltà di vendita dei prodotti industriali portarono alla miseria.

Francia: dalla monarchia di luglio alla repubblica

In Francia, l'immobilismo della monarchia di luglio sotto la guida di Guizot, ministro degli Esteri dal 1840 e presidente del Consiglio dal 1847, respinse la richiesta di riforma elettorale e parlamentare. Gli oppositori entrarono in agitazione dal luglio del '47, dando vita a banchetti per riunirsi liberamente e brindare ai principi dell'89, rivendicando il diritto degli operai a una nuova esistenza.

Quando il governo vietò un banchetto il 22 febbraio 1848, lo scontro divenne inevitabile. La guardia nazionale non rispose all'appello del governo, portando alla caduta del re e alla formazione di un governo provvisorio che proclamò la repubblica il 24 febbraio.

Il governo provvisorio introdusse il suffragio universale, abolì la pena di morte per reati politici, soppresse la schiavitù nelle colonie e regolò la giornata lavorativa a 10 ore a Parigi e 11 nelle province. Riconobbe il diritto degli operai al lavoro, ma i contadini videro nella repubblica il regime delle nuove tasse.

Il 23 aprile fu eletta l'Assemblea costituente a suffragio universale. I contadini, manovrati, votarono per i moderati. Il 15 maggio, gli operai degli opifici tentarono una sommossa, dichiarando decaduta la costituzione e proclamando un governo socialista con Blanc e Blanqui, ma furono repressi.

Le insurrezioni operaie del 23 giugno portarono all'abolizione degli opifici. L'Assemblea costituente diede poteri al ministro della guerra Cavaignac, che soffocò la rivolta, rassicurando i moderati.

Il presidente Luigi Napoleone Bonaparte

I repubblicani, temendo il pericolo rosso, nel novembre 1848 fecero votare a un'assemblea nazionale una nuova costituzione, con un presidente della repubblica eletto per 4 anni a suffragio universale, con nomina diretta dei membri del governo, dei funzionari di stato e del comando delle forze armate. Non poteva sciogliere la camera e non era subito rieleggibile. Luigi Napoleone Bonaparte fu scelto come presidente, rassicurando il partito dell'ordine, composto da conservatori cattolici.

Germania e Austria

In Germania, agitazioni contadine e operai che chiedevano un ministero del lavoro come in Francia portarono a tensioni. Tra il 14 e 18 marzo 1848, truppe furono costrette a lasciare Berlino, e il re Federico Guglielmo IV promise una costituzione e formò un governo liberale. Tuttavia, oscillazioni tra obiettivi liberali e timori rivoluzionari portarono a incertezze, culminando in una sommossa che spinse il Landtag verso la conservazione.

Il 31 marzo, il re sciolse senza resistenza l'assemblea, mentre in Prussia e Germania le incertezze persistevano. Il 18 maggio '48 si riunì a Francoforte un parlamento federale degli stati tedeschi e dell'Austria, eletto a suffragio universale, che nominò un governo provvisorio e elaborò una carta dei diritti fondamentali per introdurre il liberalismo.

Impero asburgico e insurrezioni in Italia

Nell'Impero asburgico, le rivoluzioni scoppiarono in Boemia e a Vienna il 13 marzo 1848 per il rifiuto di Metternich di discutere di riforme. Le barricate a Vienna portarono al licenziamento di Metternich da parte di Ferdinando I, seguite da una rivolta a Milano il 17 marzo. Il sovrano formò un governo liberale e promise una costituzione con senato aristocratico e camera eletta senza suffragio operaio. Tuttavia, per le sommosse, concesse il suffragio universale e convocò l'assemblea dell'impero senza camera alta.

I cechi, desiderosi di indipendenza, formarono un gabinetto e a Praga si tenne un congresso slavo a giugno, ma fallì. L'imperatore avviò una controrivoluzione dall'11 al 17 giugno.

In Ungheria, il problema dell'unificazione non fu risolto. Si tennero elezioni parlamentari a suffragio universale e l'imperatore accettò il nuovo corso ungherese, ma quando l'Ungheria decise di diventare uno stato nazionale indipendente, la repressione fu inevitabile.

Debolezze e fallimenti in Italia

L'Italia rivelò debolezze nelle correnti di rinnovamento. La lotta contro l'Austria nel Lombardo-Veneto portò a insurrezioni a Venezia il 17 marzo, con la liberazione di Manin e Tommaseo. A Milano, il 18 marzo, si lottò contro le truppe di Radetzky, costrette a ritirarsi nel quadrilatero di Verona, Legnano, Peschiera e Mantova. I duchi furono cacciati dai ducati di Parma e Modena.

Carlo Alberto intervenne contro l'Austria il 23 marzo, ma quando i piemontesi giunsero in Lombardia, questa era quasi completamente liberata. I successi piemontesi a Pastrengo e Goito furono seguiti dalla presa di Peschiera il 30 maggio, con l'entusiasmo patriottico che però si arrestò di fronte al quadrilatero.

I sovrani di Roma, Toscana e Napoli, temendo la ripresa dell'Austria, ritirarono le loro truppe. Il 29 aprile 1848, Pio IX si ritirò dalla guerra, seguito da Leopoldo II, ponendo fine alla guerra federalista.

Crisi del regno di Napoli

Nel regno di Napoli, i liberali chiedevano una costituzione, mentre in Sicilia il separatismo portò alla proclamazione della decadenza della dinastia borbonica il 13 aprile. Il 15 maggio, scoppiò il conflitto a Napoli tra liberali e popolari, fornendo il pretesto al re per un colpo di stato, con la formazione di un governo moderato di destra, lo scioglimento del parlamento e il ritiro delle truppe dalla guerra.

L'esercito sardo era impegnato nell'assedio della fortezza di Peschiera, e nel maggio Radetzky ricevette rinforzi dagli austriaci. Il successo piemontese degli studenti toscani a Curtatone e Montanara il 29 maggio fu seguito da una vittoria a Goito e dalla presa di Peschiera il 30 maggio.

Carlo Alberto ottenne la fusione con il Piemonte di Milano, Parma e Modena il 29 maggio, del Veneto salvo Venezia il 4 giugno e di Venezia il 13 luglio. Tuttavia, l'11 giugno, una sconfitta per la caduta di Vicenza portò alla sconfitta a Custoza il 23-25 luglio. Il 9 agosto, il generale Salasco firmò un armistizio con l'Austria a nome del re.

Democratici e crisi del regno di Napoli

I democratici divennero la forza principale del movimento nazionale. In Toscana, un governo democratico con Guerrazzi e Montanelli mirò alla convocazione di una Costituente italiana. A Roma, il ministero di Pellegrino Rossi cadde per mano di un democratico, e i democratici furono dichiarati al potere da Pio IX, che il 24 novembre fuggì a Gaeta da Ferdinando II. Il 21 febbraio, il granduca di Toscana lo seguì.

Si convocò una Costituente romana, che il 9 febbraio 1849 proclamò la decadenza del potere temporale pontificio e la repubblica. In Piemonte, il 16 dicembre 1848, Gioberti salì al potere, sostenuto dai democratici. Alla fine di febbraio 1849, il ministero del generale Chiodo e Rattizzi ruppe l'armistizio con l'Austria.

Operazioni militari e sconfitta piemontese

Le operazioni militari, gestite da Chrzanowski, furono disastrose, con la sconfitta dell'esercito sardo a Novara il 23 marzo. Quella sera, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e andò in esilio in Portogallo, dove morì il 28 luglio. Vittorio Emanuele II ottenne condizioni più favorevoli da Radetzky rispetto a quelle che avrebbe ottenuto il padre, responsabile della guerra. L'armistizio di Vignale, il 24 marzo, prevedeva lo scioglimento dei corpi di volontari e l'occupazione di parte del Piemonte.

Democrazia e nazionalismo: Venezia e Roma

La democrazia e il nazionalismo erano ormai solo a Venezia e Roma. Roma rappresentò il punto più alto della resistenza democratica. Nonostante l'abilità di Mazzini, il destino era segnato: Pio IX fu restaurato sul trono. Un esercito di Oudinot, per volontà di Luigi Napoleone, che cercava l'appoggio dei conservatori del suo paese, abbatté la repubblica.

Garibaldi e i volontari difesero Roma, ma i francesi sbarcarono a Civitavecchia il 24 aprile e furono respinti, mentre i napoletani furono anch'essi battuti da Garibaldi a Palestrina e Velletri (9 e 19 maggio). Il 3 giugno, i francesi investirono la città, che cadde dopo un mese.

Il 4 luglio, il triumvirato ordinò la resa. Garibaldi lasciò Roma con i fedeli per continuare la lotta a Venezia, ma alla fine rinunciò e si imbarcò in Toscana per l'America, dopo la morte della moglie Anita e l'esecuzione dei compagni. Venezia, assediata, proclamò il 2 aprile la resistenza a oltranza diretta da Manin. La città resistette fino al 23 agosto per epidemie, ma il 26 firmò la capitolazione.

Francia: elezioni e revisione delle leggi

In Francia, le elezioni di maggio 1849 videro la vittoria del partito dell'ordine e il fallimento della resistenza repubblicana, con la rivoluzione restauratrice che procedette nei suoi scopi. Nel 1850, la revisione delle leggi Falloux sull'insegnamento favorì il controllo clericale, e il regime elettorale con limitazione del suffragio fu gradito a Luigi Napoleone, eletto presidente della repubblica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Orecchia Antonio Maria.
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