Il congresso di Vienna
Dopo la prima sconfitta di Napoleone a Lipsia (1814), le grandi potenze (Austria, Russia, Inghilterra, Prussia) intendevano tornare al sistema politico precedente alla Rivoluzione Francese. Da qui la Restaurazione, con cui si indica il periodo 1815-1830. Però, la Rivoluzione Francese e la successiva epoca napoleonica avevano ormai modificato profondamente ed irreversibilmente l'Europa.
- Non c’erano più diritti feudali e privilegi ai nobili.
- Non c’era più la monarchia assoluta.
- C’erano nuovi valori come la patria e la nazione.
- Gli eserciti erano formati da tutto il popolo e non solo da élite.
Napoleone aveva scardinato definitivamente equilibri consolidati nei secoli. Quindi le grandi potenze dovevano trovare un modo di tornare indietro, tenendo però presenti queste trasformazioni ormai irreversibili. A tal fine fu convocato il Congresso di Vienna cui parteciparono ben 216 delegazioni di stati, statielli, gruppi, interessi, ecc.
Il congresso durò a lungo, anche durante i 100 giorni di Napoleone e la sua sconfitta finale a Waterloo, ma si riunì solo alla fine per la firma. I contatti e le decisioni vennero prese dai rappresentanti di Austria, Russia, Inghilterra e Prussia. Naturalmente le grandi potenze volevano tutte aumentare il loro potere a spese della sconfitta Francia ed ognuna aveva aspirazioni diverse e a volte in contrasto.
I principi del congresso
Per poter tornare indietro i ministri si riferirono a due principi: equilibrio e legittimità.
Equilibrio: Bilanciare territorialmente la potenza dei vari stati per impedire a qualcuno di affermare la propria egemonia. Fu risistemata territorialmente l’Europa con nuovi confini.
Legittimità: Venne riconosciuta la “legittimità” dei regni precedenti alle conquiste napoleoniche e grazie a questo principio tornarono i Borboni in Francia.
In Francia tornarono i Borboni e perse tutte le conquiste napoleoniche. Il Regno dei Paesi Bassi nacque proprio come stato cuscinetto tra Francia e Confederazione Germanica.
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