Comunicazione per immagini: cinema e fotogiornalismo
Prof. Simone Villani
Appunti delle lezioni.
Fotogiornalismo
La fotografia e la storia
Napalm girl è una fotografia scattata dal vietnamita Nick Út (pseudonimo di Huỳnh Công Út) nel 1972, durante la guerra del Vietnam; la fotografia vinse il Pulitzer Prize for Spot News Photography. L’immagine venne scattata in seguito ad un attacco con il napalm ad un villaggio vietnamita: dei bambini scappano spaventati, in lacrime, due fratellini si tengono per mano, un bimbo si volta per guardare la devastazione, l’urlo della bambina al centro (richiamo all’arte novecentesca) e il suo corpo nudo crearono un dibattito sulla pubblicabilità dell’immagine stessa (si identificherà poi con la “nuda verità”).
La divulgazione della fotografia ebbe un grosso impatto sull’opinione pubblica, fece tanto scalpore da spingere i governi a terminare la guerra in Indocina. Questa foto sottolinea l’importanza della comunicazione, specialmente visiva. L’impatto della fotografia sul pubblico è forte anche grazie al ritaglio apportato alla foto originale. L’originale era più ampio, si possono notare “gli addetti alla comunicazione” (altri fotografi) sul lato destro, la loro indifferenza nei confronti della drammatica situazione che li circonda sporca il messaggio della fotografia ritagliata. A togliere la drammaticità dell’immagine contribuiscono anche la presenza del cielo chiaro e la sezione più ampia di radura, l’idea della devastazione totale scompare nella foto originale.
Interessante notare come, insieme ad Út ci sia un altro fotografo (identificato come David Burnette), che però perde l’attimo per cambiare un rullino: la storia gli è passata a fianco e lui ha perso il momento. Ci sono inoltre delle immagini successive a questo momento, un’altra fotografia presenta una composizione simile, ma con alcune modifiche: la bimba al centro non urla, quello davanti non piange, la sorella ha lasciato la mano del fratello e i fotografi, i cameraman e i giornalisti sono immortalati mentre cercano di documentare la fuga, senza remore. La situazione sembra essersi calmata e la scena sembra essere stata composta di proposito.
La presenza dell’acqua sulla strada (non presente nella prima fotografia) indica come questa sia stata realizzata dopo i soccorsi: la bimba, con la schiena ustionata, è stata lavata con dell’acqua sul posto (lo immortala una terza fotografia), lo stesso vale per gli altri ragazzini. Dunque, questa seconda immagine dimostra come anche il momento drammatico sia falsificabile, come anche un’immagine apparentemente spontanea possa avere alle sue spalle una studiata composizione. Anche le immagini possono mentire, non solo le parole.
Lezione 1, 26 febbraio 2015.
The falling soldier
The falling soldier è una fotografia scattata da Robert Capa nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Per la prima volta si coglie un uomo (un repubblicano) nel momento della morte. L’immagine ha un chiaro riferimento all’arte tradizionale, più precisamente alla statua del “Galata morente”, conservata al Louvre, che è il modello simbolico dell’uomo che cade morente in maniera eroica. Questa foto fu pubblicata con una sua gemella, che apparentemente raffigurerebbe il momento successivo, ma il soldato è un altro, anche se l’ombra, la collina e il momento della giornata (si vedano le nuvole) sono gli stessi. I due miliziani sono stati identificati in seguito grazie ad una fotografia che li raffigura insieme.
Le immagini appaiono costruite in quanto un uomo colpito da un proiettile mentre è intento a scendere da una collina dovrebbe cadere in avanti e non indietro. Nonostante l’ipotesi di una messa in scena, la foto ebbe un grande impatto: risponde all’esigenza e al gusto del pubblico, alla ricerca di immagini eroiche e che identifichino l’uomo come vittima individuale (diverso dal concetto espresso dai giornali dei “5000 morti”). L’uomo eroe è in questo periodo il centro della storia, concezione che cambierà con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Recentemente è stato ipotizzato che la foto sia stata scattata da una donna, forse Gerda Taro (opposizione fatta sulla base della macchina utilizzata).
Robert Capa (Budapest, 1913 – Thai Binh 1954), pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, è un fotografo ungherese dedito ai reportage, principalmente di guerra, tanto che morì in Indicina, durante il conflitto, dopo aver scattato una fotografia. Ebbe una relazione professionale ed umana con Gerda (Gerta) Taro Pohorylle (Stoccarda, 1910 – Brunete, 1937), anche lei fotografa. Entrambi vendettero le proprie fotografie con degli pseudonimi (lei usando spesso anche il nome di lui prima di mettersi in proprio e scegliere un nome in assonanza con quello di Greta Garbo).
Celebre di Robert Capa è anche una foto scattata durante lo sbarco in Normandia: un soldato è appena sbarcato e si trova ancora in acqua, pronto all’attacco. Con questa foto si dimostra come la vera documentazione sia drammatica, anche se fuori fuoco. Spielberg la userà per realizzare il celebre film Salvate il soldato Ryan. Robert Capa fu il primo a dire che la proprietà delle fotografie doveva essere attribuita esclusivamente al fotografo.
Lezione 2, 27 febbraio 2015.
Approfondimento: Tina Modotti
Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) è stata una fotografa friulana, ex attrice del cinema muto. Anche lei, come Robert Capa, era impegnata nella fotografia sociale, principalmente attiva in Messico, anche se si trovava in Spagna durante la guerra civile, dove incontrò il fotografo ungherese. Celebre è la foto Woman with flag, che è una messa in scena, una composizione, con soggetto la domestica della fotografa stessa. Nonostante questo però negli anni è diventata un simbolo, grazie al suo forte contenuto emotivo e al carattere di autoriconoscimento che spinse molte donne messicane ad identificarsi appunto con il soggetto e con la rivoluzione.
La morte in diretta
Le fotografie del Novecento puntano spesso all’emotività, che si tratti di composizioni o meno. Celebri in questo senso sono due fotografie che immortalano la morte in diretta, immagini con significati simili anche se diametralmente opposte dal punto di vista dell’ambientazione e del momento. La prima, Street Execution of a Vietcong Prisoner, scattata da Eddie Adams nel 1968, raffigura l’esecuzione.
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