CITOLOGIA E ISTOLOGIA
Cellula tessuto organosistema o apparatoorganismo
La cellula è l’elemento biologico vivente più piccolo Cap
acità di poter crescere
La cellula è l’unità di base capace di vita propria Capacità di
movimento Cap
acità di riproduzione Cap
acità di adattamento all’a
mbiente
Divisione gerarchica di strutture biologiche:
• Molecole organiche piccole (es. nucleotidi, amminoacidi,
glucosio)
• Macromolecole ( DNA, proteine, cellulosa)
• Strutture sopra-molecolari (cromosoma, membrana, parete
cellulare)
• Organuli vari (nucleo, mitocondrio, cloroplasto)
• Cellula
Gli unici elementi chimici che sono compatibili con la vita sono:
H/O/N/C
Atomimolecolevirusbattericellule eucarioti
(dimensionalmente).
Queste strutture variano per composizione ma anche per
grandezza, per questo motivo sono utilizzati diversi strumenti a
seconda di cosa si vuole studiare.
Occhio umano: da poco meno di un millimetro a un kilometro
Microscopio ottico: da poco meno di micrometro ( 10^-6) a
poco più di un millimetro
Microscopio elettronico: da meno di un nanometro a circa 100
micrometri Occhio umano
È una struttura “pari” che presenta
3 membrane: sclerotica ossia la
parte bianca con tessuto connettivo denso, fibroso e strutturale. La
coroidea e infine la retina, struttura trasparente dietro l’occhio. La
cornea presente davanti serve per far entrare la luce nell’occhio; la
cornea è un tessuto estremamente vascolarizzato e “nutre” la
retina con un pigmento che assorbe la luce. La retina percepisce la
luce grazie ai fotorecettori (coni e bastoncelli) che permettono
all’impulso nervoso di propagarsi trasformandosi in impulso
elettrico. Nella parte anteriore abbiamo la retina e la coroide che si
fondono e formano l’iride con la pupilla centrale. Il cristallino mette
a fuoco l’immagine cambiando la sua stessa forma. (concava-
lontano, piatta-vicino), la luce arriva infine nella fovea (e al nervo
ottico). Fotorecettori:
-coni= estremità più corta, sono necessari per la vista a colori, si
trovano al centro della retina
-bastoncelli= hanno una forma allungata, sono più sensibili alla luce
e la visione è in bianco e nero, sono presenti ai lati. Utili per la vista
al buio.
Il segmento esterno trasforma l’impulso visivo in elettrico. Il
segmento interno ha coni e bastoncelli come forma. Infine abbiamo
la sinapsi con i neurotrasmettitori (neuroni bipolari).
La retina rovesciata è la parte più sensibile all’interno dell’occhio.
Microscopio ottico: Presenta una struttura (detta corpo), un
tavolino di zona centrale (con i dischetti),
mosse da viti macrometriche e micrometriche
(movimenti lenti o veloci). Abbiamo poi una
sorgente luminosa da una lampadina, un
condensatore che focalizza il raggio luminoso,
il diaframma e gli obbiettivi (revolver, parte a
cui sono ancorati gli obbiettivi, detti a secco o
ad immersione a seconda di dove viene posta
la lente: aria o acqua/olio, quindi i primi non sono a “contatto
diretto” con una sostanza mentre i secondi si immergono nell’olio
aumentano la risoluzione.Il grado di risoluzione del microscopio è
definito da una formula ben precisa:
R= DELTA/ 2*n*senalfa. Il delta indica la lunghezza d’onda, l’n indica
l’indice di rifrazione (aumenta nel microscopio a immersione) e
infine l’angolo indica l’apertura angolare. Ci sono diversi tipi di
microscopio ottico:
- Microscopio a contrasto di fase (1930)= importante per la
biologia perché permette di osservare la cellula viva, le quali
“interferiscono” con la qualità dell’immagine solo per la
velocità di fase che causa un contrasto ottico.
- Microscopio a luce polarizzata=il fascio luminoso ha la luce
polarizzata (ossia i fasci migrano su piani paralleli tra di loro).
Presentano un polarizzatore ossia un filtro disposto in modo
parallelo che converge il flusso luminoso e infine un
analizzatore che è strutturalmente uguale ad un polarizzatore
ma disposto in modo perpendicolare ad esso.
- Microscopio a fluorescenza= utilizza la luce ultravioletta,
soprattutto nei composti fluorescenti (assorbe luce
nell’ultravioletto) ha una maggiore risoluzione perché sono
inferiori rispetto alla luce nel visibile. In natura esistono due
tipi di fluorescenza, una naturale come la vitamina A nei
cardiomiociti. L’altra artificiale, il DAPI che si lega al DNA e fa
vedere bene il nucleo. Oppure la GFP una proteina fluorescente
nel verde che si lega alla proteina da marcare.
La fonte luminosa arriva dalle onde elettromagnetiche o dai
raggi UV; il filtro di sbarramento accetta solo le onde che
possono eccitare il GFP, il campione verrà quindi eccitato
attraverso un altro filtro che fa passare solo la fluorescenza.
L’immunofluorescenza si trova ad esempio negli anticorpi che
riconoscono gli antigeni così si sono marcati gli anticorpi per
vedere come funzionano. L’anticorpo secondario riconosce la
regione costante di quello primario e si lega ad una cosa
fluorescente.
- Microscopio confocale= è a fluorescenza (diversi tanti quanti
sono i piani della sezione), inizialmente bidimensionale e poi
tridimensionale. Di solito questi campioni sono morti ma in
questo caso si sfrutta la tecnica del “photoblocking” ossia c’è
un prolungamento della fluorescenza fino alla perdita della sua
capacità di “illuminarsi”. Tecnica FRET: ossia utilizzo di due
fotocromi (GFP modificato) eccitati a lunghezze d’onda diverse,
molto vicini tra loro per illuminare cose diverse.
Microscopi elettronici:
I microscopi elettronici utilizzano il fascio di elettroni e non una fase
di luce diretta. Le lenti sono campi magnetici con un senalfa minore
di 90° e il potere di risoluzione è molto basso. Il fascio di elettroni
attraversa il tessuto e vengono illuminate le parti elettrodense delle
cellule, che non fanno passare gli elettroni.
Microscopio elettronico TEM
Viene utilizzato per analizzare l'ultrastruttura cellulare, invisibile al
microscopio ottico. Il principio di funzionamento si basa sull'uso di
un fascio di elettroni e una serie di lenti da elettromagneti. Il potere
risolutivo del TEM è 0,2 nm che è circa 10 volte maggiore di quello
del SEM. Gli elettroni emessi dal catodo vengono accelerati dalla
differenza di potenziale tra catodo e anodo e il fascio viene
convogliato da una lente elettromagnetica sul campione biologico.
Gli elettroni attraversano tutto il tubo cavo, in cui è applicato il
vuoto, e raggiunto il preparato vengono in parte assorbiti (zone
elettrondense), in parte deviati e in parte trasmessi, continuando
poi il loro percorso attraverso le lenti (obiettivo e intermedia) che
ingrandiscono l’immagine. Questa viene proiettata e ulteriormente
ingrandita dalla lente proiettiva sullo schermo. È possibile osservare
l’immagine direttamente attraverso una finestra di osservazione o
utilizzarla per impressionare una lastra fotografica. Il TEM fornisce le
immagini in bianco e nero, ma spesso le immagini ottenute
vengono successivamente colorate per essere più chiare e
comprensibili. I raggi elettronici sono dotati di scarso potere di
penetrazione, pertanto è necessario che il materiale da osservare
sia fissato, disidratato e ridotto in sezioni estremamente sottili (50-
80 nm di spessore).
microscopio a scansione SEM
Il è impiegato più che altro per
studiare la superficie esterna delle cellule, delineandone una
morfologia tridimensionale. Ha un potere risolutivo di circa 20 nm.
Si basa sul principio di un’immagine riflessa che deriva dal rimbalzo
degli elettroni sulla superficie del campione. Il pezzo di tessuto,
trattato con vapori di platino, o metalli pesanti in genere (per
renderlo riflettente agli elettroni) e non sezionato, viene sottoposto
ad un fascio molto sottile di elettroni, detti primari. Questo fascio
viene focalizzato su una piccola area e deflesso su tutta la
superficie. Gli elettroni riflessi, detti secondari, vengono raccolti da
un rivelatore di elettroni. Questo emette segnali che vengono poi
amplificati con un amplificatore elettronico. Il fascio colpisce infine
uno schermo televisivo fornendo un’immagine ingrandita e
tridimensionale dell’oggetto.
Preparazione dei campioni
I campioni si preparano in modo specifico:
Prelevazione dell’organo
Fissaggio (per bloccare il processo degenerativo). Può essere
fisica quando il campione subisce shock termico per più volte,
denaturando le proteine ed è poco usata perché si rischia di
rovinare il tessuto: oppure chimica con sostanze che creano
legami (detto cross-link) tra le molecole. Tipo formaldeide.
Lavaggio
Disidratazione. Avviene con alcool via a via sempre più forti
Chiarificazione (eliminazione della componente lipidica)
Inclusione in paraffina (per i microscopio ottico) o in resine
(microscopio elettronico)
Taglio al microtomo del campione in fette sottilissime
Reidratazione (poiché la maggioranza di campioni colorati
sono solubili in acqua)
Colorazione. Può essere diretta o indiretta. Queste possono
essere poi semplici ossia con un'unica colorazione (es.
colorazione silver) o combinate (tricomiche)
Si mette il campione sul vetrino
Nei microscopi elettronici ci sono alcune differenze come
l’inclusione in resina e l’utilizzo di retine per permettere il passaggio
dei fasci di elettroni, il vetro ne assorbirebbe i fasci. Inoltre il taglio
viene fatto con il ultramicrotomo per tagli più sottili.
Studio specifico delle proteine: elettroforesi in gel di
poliocrilammide, lo studio avviene in base al peso delle stesse. Si
prendono le proteine e si fanno correre su un campo elettrico, la
divisione avviene per grandezza (migra sempre verso il polo +
perché trattate da detergenti che riempiono le proteine da cariche
negative) Le proteine più piccole saranno più veloci rispetto a quelle
grandi
Scala di grandezza crescente: atomi, molecole, virus, batteri,
cellula eucariote. Ad influire sono i legami ( singoli, doppi o tripli)
createsi tra gli atomi che formeranno a loro volta molecole (polari o
apolari). Importante per la biologia è il legame a idrogeno: si crea
quando un atomo di idrogeno si trova vicino ad atomi che
attraggono elettroni ( ossigeno o azoto), è un legame debole. Altri
tipi di legami deboli sono le forze d Van de waals, legami
elettrostatici tra atomi: a breve distanza due atomi interagiscono
debolmente tra loro grazie alla fluttuazione delle cariche elettriche (
dipoli temporanei) MA quando gli atomi si avvicinano troppo allora
si respingono. Questo tipo di forza è il principale potere limitante
delle conformazioni tra macromolecole.
La maggior parte delle cellule è composta d’acqua, tanto che molte
reazioni avvengono in ambiente acquoso ricco di Sali minerali.
Sebbene le cellule differiscano per grandezze e funzioni sono tutte
composte dai medesimi atomi e dalle stesse molecole. L’acqua
“interagisce” nelle forze, si notano infatti le forze idrofobiche ossia
l’acqua spinge i composti idrofobici (coloro che sono insolubili in
acqua) ad appaiarsi per limitare la rotture dei legami ad idrogeno
presenti tra le molecole d’acqua. Non si parla di veri e propri
legami, ma queste interazioni sono fondamentali nella cellula (es.
fosfolipidi nella membrana)
Mentre per i composti idrofili è facile sciogliersi in acqua essendo
quest’ultima un composto polare, quindi un ottimo solvente per la
maggior parte di sostanze.
Molecole organiche
Monomeri
Polimeri
Monosaccaridi
o Carboidrati
Acidi grassi
o Lipidi
Amminoacidi
o Proteine
Nucleotidi
o Acidi nucleici
Le reazioni che permettono di creare o distruggere i legami tra
monomeri per creare polimeri sono rispettivamente
CONDENSAZIONE e IDROLISI.
Zuccheri Triosi (3) Pentosi (5) Carbosi (6)
Aldosi gliceraldeide Ribosio Glucosio
Chetosi diidrossiaceton Ribulosio Fruttosio
e
Tuttavia in soluzione acquosa le catene carboniose tendono a
chiudersi ad anello, facendo reagire i gruppi chetonici o aldeidici
della molecola con un gruppo ossidrilico della stessa catena. Gli
isomeri del glucosio sono l’alfa-D-glucosio e il beta-D-glucosio, in cui
varia la posizione dell’idrogeno e dell’ossidrile del carbonio 1.
I monosaccaridi (glucosio e fruttosio) creano i disaccaridi ( maltosio,
glucosio+glucosio, lattosio, glucosio+galattosio, saccarosio ,
fruttosio+glucosio)e i polisaccaridi ( cellulosa, glicogeno e amido)
con reazioni di condensazione che creano legami glucosidici o a
idrogeno. Ci sono anche gli oligosaccaridi, composti da meno di 20
monosaccaridi.
Il glicogeno mantiene i suoi gruppi ossidrilici all’interno della
struttura circolare per evitare spreco di energia
Lipidi = Sono formati da acidi grassi: hanno una testa carbossilica
idrofila e una lunga catena carboniosa idrofoba.
Quest’ultima può presentare legami singoli o doppi tra
i diversi atomi di carbonio, e a seconda di questo la
catena sarà SATURA o INSATURA. I legami doppi
rendono la molecola in quel punto rigida, mentre nei legami singoli
le molecole ruotano intorno agli atomi di carbonio. Il glicerolo
esterificato è composto da OH-COOH.
Il gruppo ossidrilico della testa carboniosa si esterifica ( con
eliminazione d’acqua) con un alcool, il glicerolo, formando una
catena monoglicerida. Si possono creare anche digliceridi e
trigliceridi con rispettivamente due o tre catene di acidi grassi e
rispettivi gliceroli.
Nei lipidi semplici troviamo: trigliceridi e colesterolo.
Nei lipidi complessi troviamo: fosfolipidi, glicolipidi, steroidi
-Sono fondamentali, poiché compongono le membrane nucleari.
-Sono formate da due catene di acidi grassi, glicerolo, fosfato e
colina
-Sono anfipatici ( formati cioè da una parte idrofoba e una idrofila) e
formano i acqua i liposomi, diposizioni a sfera cava con teste
all’esterno e code all’interno.
Il colesterolo permette una scarsa idrofibilità. Nel caso i lipidi siano
legati allo zucchero si chiamano glicolipidi (es. definiscono i gruppi
sanguigni)
Proteine = polimeri di amminoacidi. I monomeri delle proteine sono
gli amminoacidi, composti da un carbonio alfa
centrale, un gruppo carbossilico, un gruppo
amminico, un idrogeno e una catena laterale che
cambia. Di queste ne esistono 20, una diversa per
ogni amminoacido, infatti gli amminoacidi essenziali sono 20 e sono
detti tali perché non sono sintetizzati dal nostro corpo ma dobbiamo
integrarli col cibo. Il legame avviene a livello delle ammine ed è
detto peptidico ed è molto flessibile.
Questa catena inoltre stabilisce se la molecola sarà polare ( ma non
carica) , apolare, basica o acida per questo sono detti anfoteri.
Tuttavia una caratteristica fondamentale per riconoscere degli
amminoacidi specifici è il ph isoelettrico, definito dalla coesistenza
del gruppo carbossilico (base) e dal gruppo amminico (acido).
Si descrivono con tre lettere anche se con l’avvento dei computer e
della classificazione genetica è risultato più semplice definirli con
una sola lettera.
Gli amminoacidi, monomeri, si legano per condensazione con
eliminazione di una molecola d’acqua e la catena è detta
polarizzata. Per rompere il legame tra amminoacidi si utilizzano gli
enzimi che tagliano i legami, successivamente si studia il PH tipico
di ogni amminoacido per riconoscerli.
Amminoacidi e proteine sono sostanze anfotere. Gli amminoacidi
possono essere polari, apolari, acidi e basici. I legami peptidici si
creano per condensazione con eliminazione d’acqua. La catena
proteica è detta polarizzata. Possono formarsi diverse strutture
Struttura primaria: sequenza lineare di amminoacidi
Struttura secondaria: disposizione degli atomi nello spazio
( alfa elica o beta foglietto)
Struttura terziaria: disposizione ripiegata ( a gomitolo); legami
disolfuro che si rompono in condizioni riducenti e si creano
invece in ambiente ossidante.
Struttura quaternaria: più catene peptidiche si accoppiano tra
loro a formare un tetramero. Es. emoglobina.
Funzioni
Strutturali: forniscono supporto meccanico alla cellula e ai
tessuti. ( collagene, elastina, tubulina, actina, cheratina alfa)
Trasporto: devono portare piccole molecole e ioni
(sieroalbumina, emoglobina, transferrina, proteina vettore del
glucosio)
Recettori: captano i segnali che arrivano alle cellule per poi
inviarle a chi di competenza (rodopsina, recettore dell’insulina
ecc…)
Segnali: trasferiscono segnali da una cellula all’altra ( insulina,
fattore di crescita)
Accumulo: immagazzinano piccole cellule e ioni (caseina,
ferritina)
Motrici : generano movimento nelle cellule e nei tessuti
(miosina ecc…)
Regolatrici di geni: si legano al DNA per regolare i geni
Enzimi: abbassano l’energia di attivazione velocizzando le
reazioni chimiche.
Nucleotidi e acidi nucleici
Costituiti dai nucleotidi che sono i loro monomeri. Questi sono a
loro volta formati da uno zucchero ( ribosio, nel carbonio 2-primo
c’è un gruppo ossidrile, o desossiribosio nel carbonio 2-primo c’è un
idrogeno), base azotata ( adenina, guanina, citosina, timina, uracile)
e acido fosforico. I nucleoSidi sono invece l’insieme di base azotata
e lo zucchero.
Le basi azotate sono divisibili in pirimidine che sono singole
( uracile, citosina, timina) e purine che sono doppie (guanina e
adenina). L’appaiamento è sempre tra una pirimidina e una p
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