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Chimica degli alimenti e dei prodotti dietetici – Prof. Antonella Bertazzo 2019/2020

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Alcune possibili definizioni di alimento

  • L’organismo introduce in se stesso ed utilizza per produrre energia, per accrescere, eventualmente, la sua massa, per riparare le perdite, rinnovare le strutture e per regolare le attività metaboliche. Una qualunque sostanza che energia, per accrescere, eventualmente, la sua massa, per riparare le perdite, rinnovare le strutture e per regolare le attività metaboliche.
  • Ogni sostanza, di solito naturale e composita, che, in equilibrio con altre, concorre ad assicurare il ciclo vitale e la persistenza della specie, presentando caratteri di appetibilità ed economicità.
  • Le sostanze che l’organismo vivente utilizza per ricavare energia, per costruire e ricostruire i propri tessuti, per regolare le proprie funzioni, per costruire e reintegrare le proprie riserve.

Per la specie umana gli alimenti sono costituiti da organismi, parti di organismi vegetali o animali e prodotti derivati.

Alimento: qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato a essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente possa essere ingerito da esseri umani.

Non sono compresi tra gli alimenti (regolamento (CE) n. 178/200)

  • Mangimi.
  • Animali vivi a meno che non siano preparati per l’immissione sul mercato ai fini del consumo umano.
  • I vegetali prima della raccolta.
  • I medicinali.
  • I cosmetici.
  • Il tabacco.
  • Le sostanze stupefacenti o psicotrope.
  • I residui ed i contamina.

Classificazione alimenti

Vengono classificati in base alle proprietà dei nutrienti che li compongono, quindi:

  • Energetici.
  • Plastici.
  • Protettivi.
  • Nervini.
  • Condimenti.

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Componenti privi di valore nutrizionale

Esempio: polifenoli, antociani, catechine, fibra, clorofille, caroteni, fitati, ossalati ecc.

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1. Carboidrati

Formula generale: Cn(H2O)n (da cui idrati di carbonio o carboidrati).

Glucidi deriva da GLUCOS, che significa dolce (infatti i carboidrati più semplici hanno sapore dolce).

I carboidrati (o glucidi) sono composti costituiti da carbonio, idrogeno e ossigeno ma, a parte questa loro semplicità, sono senz'altro quei componenti che danno sapore, consistenza, varietà e oltremodo sono anche importanti ai fini di una funzione energetica (1 g fornisce circa 4 kg). La loro distinzione avviene in base alla loro struttura, dato che possono essere più o meno semplici: monosaccaridi, disaccaridi o polisaccaridi.

Se si parla di aldosi, questi possono avere dei carboni chirali.

I monosaccaridi si presentano anche sotto forma di chetosi, quindi a seconda del gruppo, se aldeidico o carbonilico, e anche in questo caso i chetosi possono avere un carbonio chirale.

I carboidrati dal punto di vista alimentare possono essere distinti in base al loro interesse agroalimentare, e quindi definirli zuccheri generalmente possiedono una struttura mono o disaccaridica.

  • I principali monosaccaridi sono glucosio fruttosio.
  • Il principale disaccaride è il saccarosio.
  • → Oligosaccaridi costituiti da una struttura che contiene dai 3 ai 9 monomeri e vengono definiti malto-oligo-saccaridi.
  • → Polisaccaridi sono costituiti da una struttura più elevata (es. amido, che si divide in amilosio e amilopectina).

Monosaccaridi

Tra gli zuccheri monosi il più importante e il principale è il glucosio.

Glucosio: è chiamato anche destrosio e si ritrova sia nel regno animale che vegetale. È il monomero per gli oligo- e polisaccaridi.

Fruttosio: o levulosio è un chetoesoso è molto diffuso nel regno vegetale (soprattutto nella frutta).

Gli zuccheri addolciscono gli alimenti e ciò è definito come potere edulcorante. Il potere edulcorante del fruttosio è di [1,7], quello del glucosio [0,85] mentre quello del saccarosio è [0,1]. Le sostanze sintetiche, chiamate edulcoranti intensi, hanno un potere edulcorante molto maggiore [può arrivare anche a 13’000].

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– Glucosio: D (+) glucosio o destrosio. Potere riducente per la presenza del gruppo aldeidico libero o semiacetalico. Monoso più rappresentato del regno animale e vegetale.

Fruttosio: D (-) fruttosio o levulosio, chetoesoso. Idoneo come succedaneo dello zucchero comune perché più dolce e più lentamente utilizzato.

Disaccaridi

  • Maltosio: si ottiene per parziale idrolisi dell’amido (o a pH acido, ad opera dell’enzima diastasi) nel malto*. È formato da due molecole di glucosio. È:
  • Facilmente digeribile: degli enzimi scindono le due molecole di glucosio e le rendono molto biodisponibili.
  • Usato negli alimenti per neonati, bevande.
  • Substrato per fermentazione lievito: etanolo e CO2.
  • Usato per la preparazione birra.
  • Lattosio: è l’unico disaccaride di origine animale. Caratteristiche:
  • È formato da una molecola di glucosio e una di galattosio.
  • È il substrato dei lattobacilli, che attraverso una fermentazione possono portare all’acido lattico.
  • Il suo potere edulcorante è circa 1/6 del saccarosio.
  • Eccipiente.

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  • Saccarosio: è lo zucchero semolato bianco che si trova in commercio, zucchero extrafine e zucchero grezzo di canna.
  • Solubilità: 66,7 g% 20° C ---------- 76,4 g% 70°C -------------- caramello (sostanza sciropposa e scura) 180°C.
  • Estratto da barbabietola (Beta vulgaris) e canna da zucchero (Saccharum officinarum L.) (zucchero di colore bruno scuro).
  • È formato da una molecola di glucosio e da una di fruttosio; il legame tra il C1 del glucosio e il C2 del fruttosio implica che tutte e due le funzioni carboniliche siano bloccate.
  • È lo zucchero più utilizzato, sia dall’uso individuale che dall’industria alimentare.
  • Può dare origine a un’inversione dei prodotti che porta ad un composto che possiede un potere edulcorante maggiore in modo tale che possa essere utilizzato per gelati, bevande, dolciumi ecc. come accade? Il saccarosio, o per opera di enzimi idrolitici o per semplice idrolisi (condotta in ambiente acido) va in contro a scissione del glucosio da una parte e fruttosio dall’altra. Entrambi questi zuccheri hanno la capacità di ruotare l’angolo del piano della luce polarizzata con deviazioni diverse (glucosio +52,5°, fruttosio -92,4°). Complessivamente si ottiene una miscela equi-molecolare di glucosio e fruttosio che possiede un angolo di rotazione negativo, -20,2°. Il saccarosio invece possiede un angolo di deviazione che è +66,5°. Lo zucchero invertito è così chiamato quindi perché inverte il piano della luce polarizzata, passando da +66 a -20.2°. La caratteristica interessante è che lo zucchero invertito a parità di peso è più dolce rispetto al saccarosio (ecco perché è più usato nell’industria alimentare).

Zucchero invertito: potere edulcorante maggiore, usato per gelati, bevande non alcoliche, dolciumi.

* Il malto è orzo germinato ad alta concentrazione di maltasi → l’orzo germinato produce enzimi che idrolizzano l’amido.

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Polisaccaridi

I polisaccaridi si distinguono per una loro caratteristica non solo chimica, ma anche per la funzione che essi svolgono. Vengono infatti chiamati:

Caratteristiche Composti più importanti
Polisaccaridi di riserva. Immagazzinati come granuli, permettono ai vegetali e agli animali di accumulare riserve di glucosio da usare per esigenze energetiche. Amido, glicogeno, insulina, mannani, xilani, arabani.
Polisaccaridi di sostegno. Costituiscono la struttura dei tessuti animali e, in particolare, vegetali. Cellulosa, emicellulosa, pectine, agar.
Polisaccaridi complessi. Si ritrovano nei liquidi e nei tessuti dell’organismo con funzioni lubrificanti e anticoagulanti. Mucopolisaccaridi, mucine.

I polisaccaridi strutturali, o di sostegno, sono tra i più abbondanti in natura.

Se i polisaccaridi sono costituiti da uno stesso monoso sono chiamati omopolisaccaridi, se invece contengono strutture diverse sono chiamati eteropolisaccaridi.

Amido

È uno dei polisaccaridi più presenti negli alimenti che consumiamo. Nello specifico l’amido è costituito da due diverse catene, l’amilosio e le amilopectine.

  • L’α-amilosio presenta una struttura lineare e rappresenta un 20% dell’amido presente negli alimenti. La sua struttura può arrivare a pesare fino a 500 mila Dalton. I legami tra due molecole di glucosio sono legami α 1→4.
  • L’amilopectina ha una struttura ramificata (presenta legami α 1→6) e rappresenta l’80% dell’amido che consumiamo.

In ogni caso l’amido è un polisaccaride digeribile, e quindi diverso dalla cellulosa. La cellulosa presenta un legame β 1→4, che presenta una struttura indigeribile.

I principali alimenti che contengono amido sono:

La caratteristica nutrizionale delle due catene rende la catena amilopectina più digeribile rispetto all’amilosio. In base alla percentuale di amilopectine/amilosio presenti in un certo alimento, l’alimento può risultare più o meno digeribile. Ad esempio, l’amido del frumento è più digeribile rispetto a quello del pisello. Dopo questa scoperta è stato possibile ottenere il mais waxy o il riso waxy, dove la percentuale amilosio/amilopectine è stata variata in modo da portare all’1-2% la catena di amilosio meno digeribile. L’interesse verso queste colture, che erano state inizialmente pensate perché più digeribili rispetto alle altre, si è rivelato poco salutare.

8 → Continuato.

L’uso di queste colture più digeribili (soprattutto da parte degli sportivi) aumentano la disponibilità del glucosio necessario per un intenso sforzo fisico.

I derivati waxy sono quelli che hanno una maggior resistenza alla retrogradazione.

I fattori che intervengono nella digeribilità dell’amido sono:

  • Il rapporto amilosio/amilopectine.
  • La struttura del cristallo dell’amido.
  • La matrice botanica.
  • Il rivestimento dei granuli di amido.
  • → La presenza o meno di fibra: la fibra è costituita da amido resistente, o meglio, da una serie di polisaccaridi che costituiscono la parete dei vegetali che non viene digerita.
  • Gli inibitori di enzimi.
  • Gli acidi organici.
  • La cottura.

Indice glicemico: parametro che definisce la quantità di glicemia che si ha dopo un pasto e che quindi indica la digeribilità di un prodotto. Più altro è l’indice glicemico, più veloce è stato l’assorbimento del glucosio liberato dagli alimenti (che contengono amido) una volta che sono stati digeriti.

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L’amido ha anche la proprietà di dare struttura e consistenza all’alimento, ad esempio il trattamento dell’amido attraverso variazioni di temperatura influisce sui processi di gelatinizzazione, oppure sulla retrogradazione dell’amido.

Retrogradazione dell’amido: evento che si ha quando l’amido perde la sua struttura gelatinosa. Questo viene prima sottoposto a temperature elevate, così gelatinizza in acqua, in modo tale da creare delle strutture di amilosio e amilopectina molto più esposte all’azione idrolitica degli enzimi digestivi. Durante il raffreddamento questa struttura viene persa e l’amido tende a ritornare ad una struttura ordinata che non è perfettamente analoga a quella di partenza e dà origine alla cosiddetta ricristallizzazione, in una struttura che però risulta essere meno digeribile rispetto a quando era nella forma di gelatinizzazione. In questo modo, la forma di retrogradazione, porta ad ottenere delle strutture che perdono parte d’acqua e che sono di conseguenza più dure e consistenti (es. pane il giorno dopo che lo compri, è duro).

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Principali processi di modifica negli amidi

In campo alimentare vengono usati anche gli amidi modificati, i quali, attraverso dei trattamenti, portano ad ottenere dei prodotti con delle peculiarità, che migliorano ad esempio l’aspetto di texture e di consistenza del prodotto stesso.

  • → Depolimerizzazione: trattando l’amido con sistemi di depolimerizzazione, condotti con acido cloridrico HCl, si possono ridurre la percentuale dei legami glicosidici e si perde la struttura del granulo d’amido. Si ottengono così amidi che danno gel più limpidi e solidi, usati principalmente nelle gelatine di frutta.
  • → Derivatizzazione: procede attraverso un’esterificazione con acidi organici, magari fosfati, su piccole percentuali di unità di glucosio. Si ottengono quindi magari dei fosfati o degli esteri di idrossipropili o acetilici. I derivati fosfatidici aumentano la viscosità del prodotto. Altri invece aumentano la resistenza alla retrogradazione. La derivatizzazione può portare anche a degli ottenilsuccinati, che portano ad aumentare la capacità emulsionante del prodotto stesso.
  • Cross link.

Attraverso tutta una serie di reazioni si possono ottenere dei prodotti attraverso:

  • Acetilazione.
  • Funzionalizzazione con epossido di propilene.
  • Formazione di esteri.

Tali, da ottenere dei prodotti cosiddetti amidi modificati.

La finalità è quindi, ad esempio, quella di ottenere degli amidi che aumentino la loro stabilità al freddo, al pH, alla cottura.

In genere, gli amidi più utilizzati sono quelli del mais, del riso e della tapioca.

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Oltre che con i trattamenti chimici, si possono avere amidi modificati anche con trattamenti fisici o enzimatici:

  • → Trattamenti chimici: addizione di gruppi acetato, idrossipropile, gruppi fosforici etc, acidificazione, alcalinizzazione, sbiancamento.
  • → Trattamenti fisici: calore, azione meccanica, frazionamento.
  • → Trattamenti enzimatici: enzimi in grado di provocare idrolisi parziale, il che incide aumentando la solubilità.

Attraverso gli amidi modificati si possono ottenere gelificanti e addensanti utilizzati per i dessert a base di latte, creme, budini, salse, maionesi, ketchup ecc.

→ Amidi o farine idrolizzate enzimaticamente: prodotto più digeribile che ha un buon sapore dolce senza l’aggiunta di zuccheri (es. amilasi, glucoamilasi, pullulanasi).

Carboidrati

I carboidrati, anche semplici, possono essere utilizzati e trasformati con il fine di migliorare il prodotto.

A partire dal glucosio (o mannosio o xilosio), attraverso delle riduzioni del gruppo carbonilico, aldeidico o chetonico che sia, si possono ottenere gli amminoalcol corrispondenti come il sorbitolo, il mannitolo o lo xilitolo.

Il sorbitolo è presente in molti frutti.

La reazione utilizzata è l’idrogenizzazione catalitica degli aldosi.

La peculiarità di questi edulcoranti così ottenuti è quella di non aumentare il famoso indice glicemico e quindi non sono assimilati a livello intestinale, non raggiungono la circolazione sanguigna e possono quindi essere usati in quegli alimenti dietetici, dedicati a persone affette da diabete o che comunque devono controllare la glicemia → alimenti utilizzati a fini medici speciali, con l’obiettivo di ridurre la glicemia.

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2. Lipidi

Cosa sono i grassi o lipidi?

Lipidi da LIPOS = grasso.

I lipidi comprendono numerose sostanze, con caratteristiche e proprietà diverse, sono insolubili in acqua e solubili nei solventi apolari (cloroformio, etere ecc.). I lipidi sono i costituenti dell’olio e del burro e si ritrovano in quantità variabile in numerosi alimenti (carne, pesce, formaggi e frutta secca).

  • Sostanze organiche di diversa natura con una caratteristica comune: sono insolubili in acqua.
  • Importanti costituenti dei tessuti vegetali e animali.

Lipidi nell’organismo umano

Dal punto di vista funzionale possono essere classificati in:

  • → Deposito di energia (o trigliceridi): rappresentano la maggior parte dei lipidi presenti negli organismi, quasi il 98%.
  • → Funzione regolatrice (ormoni - prostaglandine): hanno specifiche attività biologiche.
  • → Struttura delle membrane cellulari (fosfolipidi, glicolipidi, colesterolo): sono lipidi cellulari.

Nell’alimentazione i lipidi

  • → Danno energia (sono il deposito di energia e di conseguenza ne forniscono all’organismo): 1 g di lipidi apporta 9 Kcal.
  • Trasportano le vitamine liposolubili.
  • Forniscono AGE – acidi grassi essenziali.
  • Danno senso di sazietà e appetibilità ai cibi.
  • → Utilizzo ad alte temperature: permettono cotture ad alte temperature, che superano i 100° (l’olio può essere cotto anche a 200-250°).

I lipidi alimentari vengono introdotti con il cibo e possono essere distinti in:

  • Grasso visibile (sono rappresentati dai condimenti e possiamo vedere la quantità utilizzata. Es. olio, burro, margarina).
  • Grasso invisibile naturale (carne, pesce, formaggi, frutta secca).
  • Grasso visibile aggiunto (cracker, biscotti, etc).

Composizione chimica

I lipidi sono composti essenzialmente da carbonio, idrogeno e ossigeno. Il loro contenuto è variabile a seconda degli alimenti:

  • → Olio di oliva/di semi costituito praticamente al 100% da lipidi.
  • Legumi/frutta/verdura → meno dell’1%.

Classificazione chimica dei lipidi

Possiamo dividere i lipidi in saponificabili e in insaponificabili.

  • I lipidi saponificabili sono costituiti da molecole di acidi grassi che per idrolisi alcalina si staccano dal glicerolo e possono dare origine a dei sapon.
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Scienze chimiche CHIM/10 Chimica degli alimenti

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuliag2398 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chimica degli alimenti e dei prodotti dietetici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bertazzo Antonella.
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