Umberto Zoppis
Biochimica
alimentare
Modulo 2, esame di: Biochimica
Titolari del corso:
Francesco Bonomi
Stefania Iametti Prof.ssa: Stefania Iametti
Umberto Zoppis
AMMINOACIDI ESSENZIALI
Umberto Zoppis
Umberto Zoppis
ACQUA
L’acqua in una matrice alimentare è il componente principale, è in tutti i casi presente in modo
consistente, anche negli alimenti disidratati. L’acqua negli alimenti presenta proprietà chimico-
fisiche diverse da quelle dell’acqua pura e questo significa che quando l’alimento è sottoposto a
determinate condizioni e trattamenti gli effetti saranno diversi. Le diverse proprietà dell’acqua negli
alimenti e quindi i differenti effetti sono da ricercare nel diverso grado di disponibilità dell’acqua,
L’acqua ha attività differenti da prodotto a prodotto, in un alimento ci
detta anche activity water.
possono essere 4 tipologie di acqua:
❖
TIPO I acqua legata a = 0,0-0,25
w SEMPRE presente in un alimento
❖
TIPO II acqua coordinata a = 0,25-0,8
w
❖ Dipende dall’alimento e dal trattamento
TIPO III acqua libera a = 0,8-0,9
w
❖ termico che ha subito
TIPO IV acqua pura a = 1
w
di tipo I è fortemente legata alle molecole dell’alimento e per questo definita non mobile,
-L’acqua
più precisamente, si forma uno strato monomolecolare di acqua legato ad altre molecole con legami
intermolecolari. L’acqua legata aiuta alcune molecole o composti a non interagire che altrimenti
altererebbero il prodotto, dunque rappresenta uno strato di protezione nei confronti di biomolecole.
coordinata non consente alcuna attività microbica ma è utilizzabile per imbrunimenti non
-L’acqua
enzimatici.
libera non essendo legata ha quindi una certa libertà di movimento. In queste condizioni
-L’acqua
l’acqua libera svolge funzioni solvente, è dunque utilizzabile per tutte le attività microbiche,
enzimatiche ma anche per imbrunimenti non enzimatici.
pura è completamente libera da qualsiasi interazione. Il burro chiarificato a differenza del
-L’acqua
burro non ha al suo interno acqua di tipo III e IV ed è per questa ragione che è più stabile e meno
sensibile al calore.
LE FUNZIONI DELL’ACQUA NEGLI ALIMENTI SONO:
SOLVENTE l’acqua ha una funzione di solubilità soprattutto per le piccole molecole ma
anche per macromolecole come ad esempio le proteine. La solubilità di sostanze provocano un
effetto su gli equilibri osmotici e sul pH.
l’acqua
STRUTTURALE regola per molecole semplici la loro biodisponibilità, come ad
esempio vitamine e Sali minerali, in quanto un sale minerale disciolto in acqua è più utilizzabile
rispetto ad un cristallo precipitato. Mentre su macromolecole l’acqua può modificare le
proprietà e le caratteristiche di un alimento. Le proteine ad esempio sono legate all’acqua in
una certa quantità, se quest’ultima ha una variazione troppo importante il prodotto finale avrà
qualità più o meno apprezzabili. La carne se cotta per troppo tempo perde un quantitativo di
acqua troppo elevato che la renderà stopposa e poco gradevole.
MEZZO DI REAZIONE particolarmente importante per le reazioni enzimatiche. Lo yogurt è
il risultato di un cambio di struttura e di solubilità delle proteine in seguito ad una acidificazione
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batterica, formando un coagulo. L’acqua risulta il mezzo per cui l’acidificazione avvenga e si
instaurino modificazioni proteiche.
PROPIETA DELLE PROTEINE
❖
INTERAZIONI ACQUA/PROTEINE solubilità
❖ INTERAZIONI CON MICROMOLECOLErilascio controllato di aromi e nutrienti
❖ formazione
INTERAZIONI INTERFACCIALI e stabilizzazione: schiume, emulsioni
❖ formazione
INTERAZIONI MACROMOLECOLARI e stabilizzazione di gels
INTERAZIONI ACQUA/ PROTEINE → Solubilità
Le proteine in un alimento si trovano molto spesso a dover interagire con molecole d’acqua,
generalmente le si trovano solubilizzate in acqua con concentrazioni più o meno abbondanti. Per
solubilità si intende la formazione di legami H tra le catene idrofile degli AA con l’acqua.
Il fattore che influenza maggiormente la solubilità è l’ambiente. Una proteina in condizioni
disparate può avere una variazione di solubilità più o meno importante, modificando in casi
particolari la struttura tridimensionale, in altri casi non vi è una variazione di struttura indi per cui
la proteina mantiene la struttura nativa. A sua volta l’ambiente è influenzato da:
❖ Forza ionica
❖ pH
❖ ++
Ruolo dei metalli (es. metalli bivalenti come il Ca , riescono a coordinare le cariche
negative degli amminoacidi)
LA FORZA IONICA
Ogni proteina possiede una forza ionica differente, se in una soluzione viene aggiunto del sale
(NaCl) in quantità varabili, la proteina può avere una variazione di solubilità. Si possono verificare
due situazioni differenti chiamati salting in e salting out. Solamente alcuni Sali provocano
fenomeni di salting in/ salting out.
Si parla di salting in quando ad una aggiunta di sale la proteina è perfettamente solubile, in quanto:
❖ La proteina ha una struttura tridimensionale con una sfera di idratazione
❖ La proteina ha una certa carica netta. Le forze di repulsione fanno si che sali e proteine
non si aggreghino.
Nel caso contrario, ad una aggiunta di sale le proteine cambiano la loro solubilità in questo caso si
parla di salting out. Il sale in ambienta acquoso si dissocia in due ioni, essi schermano le cariche
superficiali della proteina, formando degli aggregati. Gli enzimi vengono solitamente venduti in un
ambiente con alta forza ionica perché gli aggregati sono molto più stabili e meno reattivi delle
proteine in “stato libero”.
In condizioni di salting in/salting out generalmente la struttura tridimensionale delle proteine non
varia.
Dato che ogni proteine ha una forza ionica dissimile è possibile separare proteine differenti
usufruendo della variazione di solubilità delle stesse. La dialisi utilizza lo stesso principio,
conoscendo la forza ionica di due proteine diverse è possibile separarle con una membrana
Umberto Zoppis semipermeabile fino al raggiungimento di un equilibrio.
Attraverso il grafico è possibile osservare la variazione di solubilità
dalla differenza di forza ionica di albumine e globuline, di conseguenza
è ben visibile la diversità a parità di forza ionica di salting in/salting out.
Inoltre, nel primo tratto della curva, si nota che la solubilità aumenta in
corrispondenza di una maggiore forza ionica. La concentrazione del sale
non corrisponde alla forza ionica ed è spiegabile attraverso il seguente
esempio:
Ioni differenti a parità di forza ionica non hanno lo stesso
effetto infatti, come si osserva nell’esempio 2, la differenza
+ ++
tra i due ioni è rappresentata dal Na monovalente e il Ca
bivalente. Il calcio dunque riesce a legare due proteine
facendo da ponte aiutando cosi il salting out rendendo
l’aggregato insolubile.
IL PH
Il pH dell’ambiente acquoso influenza il PI di una proteina, (il PI è la somma netta delle cariche di
una proteina uguale a zero). Le proteine risultano meno solubili al PI perché le cariche non
respingendosi fan si che si aggreghino tra loro. Se il pH è diverso dal PI le proteine risultano più
solubili.
VARIAZIONE DI SOLUBILITA ASSOCIATO AD UNA MODIFICA DELLA
STRUTTURA (denaturazione proteica)
Gli agenti che provocano la denaturazione sono:
1) Utilizzo di determinati Sali
2) Trattamenti
Umberto Zoppis
UTILIZZO DI DETERMINATI SALI
CASO 1: L’utilizzo di alcuni Sali modificano la solubilità provocata
da una variazione di struttura, dall’immagine è possibile notare che lo
ione ClO riesce a denaturare la proteina in quanto la sfera di
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idratazione non è sufficiente per allontanare la carica. Lo ione riesce
ad infiltrarsi nella struttura, modificare un interazione elettrostatica
rompendo il ponte e come risultato, denaturare la proteina. Notare che
in entrambe le situazioni si è in salting in.
In questo esempio si nota che nel primo caso le proteine si aggregano
(salting out)e sono insolubili, ma non vi è nessuna alterazione di struttura
e attività. Nel secondo caso gli ioni alterano la struttura delle proteine, li
rendono insolubili ma rimangono in salting in.
ALTERAZIONI
Dopo che un trattamento, che esso sia di tipo: fisico,
chimico o enzimatico le proteine hanno una variazione
di solubilità. Attraverso questo principio esiste una
legge sul latte per controllare la qualità e intensità dei
trattamenti termici effettuati.
Il latte è costituito circa dal 3,5% di proteine, una parte
solubile, una parte insolubile. Per controllare la qualità
del latte, lo si porta a pH=4,6 acidificando al PI delle
caseine che precipitano; dividendosi in siero
(sieroproteine) e coagulo (caseine). A questo punto che le proteine si sono divise è possibile calcolare
la percentuale delle sieroproteine. Il latte pastorizzato risulta avere una percentuale di sieroproteine
maggiore rispetto ad un latte sterilizzato. Cosi facendo è possibile intuire se un latte è di scarsa qualità
(igienica), dunque ha bisogno di trattamenti di pastorizzazione ripetitivi piuttosto che si tratti di un
latte di buona qualità, il primo avrà una percentuale di proteine minori rispetto al secondo.
CLASSIFICAZIONE DELLE PROTEINE DEI CEREALI SULLA BASE DELLA
SOLUBILITA
Prolamine (gliadine ) solubili in alcol 70%
generale specifica del frumento
Albumine solubili in acqua
Gluteine glutenine ) solubili in soluzioni
generale ( specifica del frumento
Proteine citoplasmatiche:
Proteine di riserva: alcaline o acide (deboli)
Globuline solubili in soluzioni saline
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DOMANDE:
1. Con quali componenti possono interagire le proteine in un alimento?
Qual è il ruolo dell’acqua in un alimento?
2.
3. Quali sono le tipologie di acqua in un alimento?
nella definizione di “water holding”?
4. Qual è il ruolo di una proteina
APPLICAZIONE DI VARIAZIONI DELLA SOLUBILITA DEGLI ALIMENTI
formazione di gel
Sostanza che evidenzia proprietà simile ad un
sistema solido nel quale sono presenti grandi
quantità di solvente. Devono essere presenti due
parametri:
1) Le proteine per poter inglobare grandi
quantità di solvente (con eventuali
componenti), è importante che
abbiano una struttura complessa
(rete).
2) Occorre che le proteine abbiano una
struttura specifica poiché non tutte le
proteine sono adatte a formare gel proteici.
La gelatina è uno dei pochi esempi di gel reversibile cioè che può passare da uno stato di gel a i suoi
componenti.
I gel posso essere classificati in base ai legami che li stabilizzano; possono essere:
❖ Legame idrogeno
❖ Legame elettrostatico
❖ Legame idrofobico
❖ Legame covalente
collagene
LEGAME IDROGENO gelatina
Esempio: il collagene viene solubilizzato nel mezzo (acqua)con una temperatura maggiore di 60°C,
il moto termico fa si che i legami idrogeno si dissocino. Le proteine tendono ad aprirsi ma vengono
tenute in parte da legami covalenti, che non subiscono nessuna variazione. La dilatazione delle
catene peptidiche fa si che l’acqua possa inserirsi e con il raffreddamento i legami idrogeno possano
risaldarsi formando cosi un gel reversibile. La struttura reticolata del collagene ha un vincolo dato
dalla presenza di legami covalenti, maggiore è il numero di essi, maggiormente serrata sarà la
struttura; questo varia da animale ad animale.
LEGAME ELETTROSTATICO caseina/globuline di soia yogurt/tofu
Umberto Zoppis Esempio: le globuline della soia e dei legumi in generale
sono proteine acide che hanno residui acidi (ac. Aspartico
e ac. Glutammico) e hanno una struttura molto compatta.
Essendo proteine acide devono perdere completamente la
carica, cosi vengono alcalinizzate portando la soluzione a
pH=7/8. Cosi facendo ottengo due risultati: il gruppo acido
viene perso ottenendo una carica negativa, inoltre le
proteine cominciano a respingersi. Questi due effetti
portano l’immissione di acqua. Dopodiché, viene aggiunto
il calcio, ione bivalente che riesce a formare legami
elettrostatici tra due proteine bloccando al suo interno
l’acqua. I parametri per cui si riesce a preparare il tofu o altri prodotti simili sono:
❖ Il pH: se esso è basso si formeranno pochi legami, se è alto si formeranno più legami
❖ Ione bivalente sieroproteine
LAGAME IDROFOBICO ricotta
La ricotta è formata da un gel costituito da: sieroproteine, lipidi e acqua. Il siero viene portato a
90°C ed acidificato con ac. Citrico e lasciato in sosta. Le due sieroproteine: alfa-lattoalbumina e
beta-lattoglobulina formano legami idrofilici (cioè legami idrogeno), legami idrofobici e legami
elettrostatici che stabilizzano la struttura gelatinica. Le due proteine hanno struttura ben precisa con
zone deputate all’interazione con altri componenti, la beta-lattoglobulina presenta una tasca
idrofobica atta al trasporto di sostanze idrofobiche. Inoltre ha una struttura quaternaria ed è
costituita da un dimero associato idrofobicamente. Con il trattamento termico la proteina si denatura
con un’esposizione di zone che precedentemente non erano
ciò comporta una struttura disordinata
esposte questo perché il solvente con la temperatura sollecita la modificazione dell’organizzazione
proteica. Mentre con l’acidificazione vengono dissociati i gruppi acidi, le interazioni più deboli e la
struttura ha più facilità a denaturarsi. L’acido citrico inoltre ha una funzione chelante verso il calcio,
cioè la proprietà di rendere meno disponibile il calcio. Nella fase successiva, con il raffreddamento,
il solvente si riorganizza e la proteina cerca di adattarsi al nuovo equilibrio. Le proteine si associano
tra di loro formando una rete con interazioni idrofobiche.
ovoalbumina/gliadine-glutenine
LEGAME COVALENTE uovo sodo/ pane-pasta
I legami covalenti non interessano mai i gruppi dei legami peptidici ma interessano i gruppi laterali
degli AA. La proteine protagonista è l’ovalbumina, una proteina molto ordinata con tanti residui di
cisteina che tende a formare legami disolfuro o a ossidarsi con l’ossigeno cosi che il nostro
riesca a metabolizzarla (proteina essenziale). L’ovoalbumina ha molte cisteine ma
metabolismo non
in numero dispari quindi con un residuo libero. Denaturando la proteina la struttura si apre ed
espone il residuo tiolico ad un ponte disolfuro, questo fa si che si crei un nuovo legame ma a
differenza di quelli precedenti che erano intramolecolari si forma un legame intermolecolare. La
reazione è una reazione di disolfure Exchange e non una reazione redox. La denaturazione provoca
un cambio di colore e consistenza. Gli impasti lievitati hanno caratteristiche analoghe
all’ovoalbumina. caseine
LEGAME IDROFOBICO ELETTROSTATICO con k-idrolizzata formaggio
Umberto Zoppis
Le proteine nel latte sono suddivise in: sieroproteine e caseine. Quest’ultime si suddividono in
4gruppi: beta-caseina (la gamma-caseina è un frammento di beta-caseine), alfaS1-caseina,
alfaS2-caseina, K-caseina. Generalmente queste proteine non hanno strutture ordinate se non per
brevi frammenti chiamati anche random choise. Disordinate poiché il latte è destinato ad un
cucciolo, quindi più facilmente digeribile rispetto ad una proteina ben ordinata. Tutte e 4 le caseine
hanno un alto contenuto di prolina il che le impedisce di organizzarsi ma non vi sono residui di
cisteina. Le 4 caseine devono convivere in un ambiente acquoso cosi si associano in micelle
caseiniche ( struttura quaternaria)
Le proteine alfaS1 e alfaS2 hanno un alto contenuto di amminoacidi idrofobici disposti in modo
uniforme. Inoltre sono presenti residui di serina, con la caratteristica di avere modificazioni post-
traduzionali con la conseguenza di glicosilazione o fosforilazione ( ad opera di fosfochinasi ) con
carica negativa (dissociato a pH circa 6). Queste caratteristiche sono dovute per essere più
facilmente adattabili all’ambiente in cui si trovano.
Le beta-caseine sono molto più idrofobiche perché hanno più residui idrofobici ma alla stesso
tempo hanno una zona idrofilica con residui di serina ( molto polare)
La K-caseina ha dei residui idrofobici però possiede delle treonine glucosilate, quindi con gruppi
idrofilici. Essi si trovano nella zona C-terminale quindi parte idrofilica mentre la parte N-terminale
è caratterizzata da essere idrofobica.
STRUTTURA DELLE MICELLE
Una micella è costituita da sub micelle associate con interazoni idrofobiche ed elettrostatiche. Le
zone idrofiliche sono rivolte verso l’esterno mentre i residui di serina fosforilati ( carichi
++
negativamente) si legano con ioni Ca formando legami tra le sub micelle. Le variazione di pH,
modificano le cariche di conseguenza la struttura può essere destabilizzata.
La struttura delle micelle può essere destabilizzata attraverso:
❖ attraverso l’uso di una proteasi come la
Azione enzimatica: chimosina (proteina del caglio)
è possibile idrolizzare il legame dei residui 105-106 della kappa-caseina. La principale
conseguenza è l’esposizione delle zone idrofobiche che precedentemente erano protetti
all’interno della proteina. La micella viene cosi destabilizzata e ha bisogno di cercare un
nuovo equilibrio, esso viene trovato a
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