La velocità del nuotatore
La velocità del nuotatore è il risultato dell’azione di due forze: la resistenza e la propulsione. Nel primo caso, è la forza causata dall’acqua che il nuotatore deve spostare o trascinarsi dietro; mentre la propulsione è la forza prodotta dal movimento delle braccia e delle gambe. Il nuotatore, per nuotare più velocemente, deve raggiungere uno dei seguenti risultati: diminuzione della resistenza, aumento della propulsione o conseguire una combinazione di entrambe.
Per mantenere la resistenza a livelli più bassi possibili e la propulsione a livelli alti, serve anche un tipo di allenamento che dia al nuotatore un’adeguata preparazione fisica.
Resistenza
Esistono tre tipi di resistenza: resistenza frontale, attrito superficiale e resistenza di risucchio.
- Resistenza frontale: è la resistenza che si oppone all’avanzamento del nuotatore, ed è dovuta all’acqua che viene a contatto con la parte anteriore del corpo del nuotatore.
- Attrito superficiale: è la resistenza che si genera dall’aderenza dell’acqua con il corpo del nuotatore. Negli ultimi tempi, si è sostenuta la teoria riguardante il fatto che la depilazione di tutto il corpo potesse far diminuire questo tipo di resistenza, ma tale affermazione non ha trovato conferme adeguate. Si pensa infatti che i miglioramenti ottenuti a seguito di una depilazione siano frutto di un maggiore allenamento o dell’effetto psicologico che la depilazione provoca nelle menti dei nuotatori. È possibile invece che la rasatura comporti una maggiore sensibilità del nuotatore alla percezione e alla pressione dell’acqua, migliorando così la coordinazione.
- Resistenza di risucchio: è la resistenza che si genera in seguito al quantitativo di acqua che il nuotatore non riesce a far scivolare via e che quindi si trascina dietro.
Il corpo di un nuotatore può generare una maggiore resistenza in seguito alla scarsa idrodinamicità del suo piano laterale. Infatti, l’oscillazione troppo accentuata dei fianchi e delle gambe provoca un aumento di quella che è la resistenza laterale di risucchio.
Propulsione
È la forza che spinge in avanti il nuotatore ed è prodotta dal movimento delle braccia e qualche volta delle gambe. In effetti, è causata dalla resistenza generata dalle mani e dai piedi che spingono indietro l’acqua. In tale contesto, entra in considerazione un principio fisico: la terza legge di Newton, la quale afferma che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Ad esempio, un nuotatore in acqua, produce con le mani una forza diretta all’indietro secondo una linea retta, supponiamo di 25 libbre, con i piedi ne produce una di 5 libbre; la somma di queste due forze produrrà una forza risultante, cioè una reazione, di 30 libbre che spingerà il nuotatore in avanti sulla stessa linea retta.
Per cercare di raggiungere la maggiore velocità, decrementando ed incrementando rispettivamente resistenza e propulsione, si può agire sulla posizione che il nuotatore può assumere in acqua, facendogli assumere la posizione più idrodinamica possibile. Di conseguenza, un nuotatore che cerca di nuotare il più possibile fuori dell’acqua avrà scarsi risultati, in seguito al fatto che il cercare di tenere fuori la testa provoca un abbassamento della parte posteriore del corpo, causando una maggiore resistenza e quindi un maggiore dispendio di forza propulsiva per vincere tale resistenza.
La propulsione deve essere applicata in modo uniforme
Per avere una maggiore velocità, la forza di propulsione della nuotata deve essere il più uniforme possibile. Questo spiega la maggior velocità del crawl rispetto al delfino o alla rana, in quanto nel crawl alla fine della trazione di un braccio inizia la trazione dell’altro, ciò permette di mantenere il corpo in un moto continuo, usando le forze sviluppate per vincere la resistenza dell’acqua. Nel caso del delfino e della rana, si ha un’accelerazione ed una decelerazione a intermittenza, di conseguenza molta della forza sviluppata, invece di essere usata per vincere la resistenza dell’acqua, verrà perduta per vincere l’inerzia. Esempio: automobile che per essere spinta serve una forza maggiore (si deve vincere l’inerzia dell’auto!) rispetto a quella usata per tenerla in movimento.
Trazione
Ci sono tre tipi di trazione: trazione col braccio a gomito basso, trazione col braccio teso, trazione col braccio in posizione corretta.
- Trazione col braccio a gomito basso: è la trazione con più scarso rendimento in quanto la forza di propulsione prodotta è bassa, e ciò è dovuto al poco quantitativo di acqua che si riesce a spostare indietro.
- Trazione col braccio teso: ha un rendimento maggiore rispetto a quella a gomito basso, l’unica problematica riguarda l’eccessiva forza sviluppata dalle mani nella fase iniziale della trazione, che spinge il nuotatore verso l’alto, e nella fase finale di trazione, dove il nuotatore viene invece spinto verso il basso.
- Trazione col braccio in posizione corretta: è la trazione che ha rendimento maggiore, in quanto vengono attenuate le eccessive forze rivolte verso l’alto e verso il basso. Inizia con il braccio teso ma con gomito rivolto verso l’alto, che poi si piega durante la fase di trazione diventando di nuovo teso nella parte finale.
Posizione della mano
Attraverso degli studi condotti in precedenza, si è riusciti a capire in che modo si dovrebbe posizionare la mano, per ottenere la massima forza di propulsione. Da questi studi si è dedotto che tenere la mano incurvata o il polso morbido, provoca un decremento della forza di propulsione, in quanto diminuiscono su di essa le resistenze frontali e quelle di risucchio.
Si può invece nuotare con le dita divaricate, ma ciò comporta un maggior dispendio di energia e durante una gara questo fattore può incidere sul nuotatore. Stessa cosa avviene se il nuotatore tiene le dita troppo chiuse. Comunque sia, la posizione dei diti è un dettaglio secondario, cosa fondamentale invece è tenere la mano distesa e non curva, poiché altrimenti pregiudicherebbe nettamente la fase di trazione. Infatti bisogna prima curare quelli che sono gli aspetti fondamentali, per poi perfezionare in un secondo momento quei difetti che vengono riscontrati. (non subordinare gli aspetti fondamentali a dettagli di poca importanza).
Recupero del braccio
Importante è anche la fase di recupero del braccio, in quanto uno scorretto recupero, può pregiudicare la trazione, che può essere troppo veloce o troppo lenta, oppure troppo corta.
Questo tipo di problematica nel crawl può essere evitata, diminuendo il raggio del braccio in fase di recupero (piegare braccio), cioè portando il gomito verso l’alto. Nel dorso invece, la reazione laterale del corpo può essere eliminata, attuando il recupero del braccio direttamente sopra la testa. Tale problematica non sussiste invece nel delfino, dove il movimento laterale del corpo è neutralizzato dal recupero in contemporanea dei due bracci.
Galleggiamento
Il galleggiamento di un nuotatore dipende dalla sua struttura fisica. Un nuotatore più leggero galleggia di più e crea meno resistenza rispetto a uno con una struttura fisica più pesante.
Crawl
La posizione del crawl deve essere il più possibile orizzontale e idrodinamica, permettendo ai piedi di affondare, in modo da agire efficacemente.
Cosa non fare
- Non alzare la testa fuori dall’acqua per respirare, in quanto il corpo viene spinto in basso e quando si abbassa la testa il corpo va verso l’alto. Oppure non cercare di tenere il corpo in alto, in quanto provocherebbe un abbassamento delle gambe, con relativo aumento delle resistenze.
- Non dirigere la forza della fase iniziale della trazione verso il basso, in quanto procurerebbe un innalzamento del corpo. Non dirigere la forza della fase finale della trazione verso l’alto, in quanto procurerebbe un abbassamento del corpo.
- Evitare i movimenti laterali (far ondeggiare testa, spalle, fianchi e piedi) i quali provocano un aumento della resistenza frontale e di risucchio (è costretto a trascinarsi dietro un maggior quantitativo di acqua).
Cosa fare
- Per respirare ruotare la testa, in maniera da inspirare nella concavità fatta tra la bocca e l’acqua.
- Cercare di applicare verso dietro la forza della fase iniziale e finale della trazione.
Funzione delle gambe
Le gambe svolgono più che altro la funzione di stabilizzazione rispetto a quella di propulsione, in quanto per avere effetti di propulsione dalle gambe, dovrei vedere se i piedi spingano indietro l’acqua più velocemente di quanto le braccia facciano avanzare il corpo nell’acqua, e per raggiungere tale velocità dovrei sbattere più forte le gambe, sottraendo energia alla trazione delle braccia; inoltre è impensabile sbattere al massimo le gambe per una gara di lunga distanza.
Il movimento delle gambe è comunque importante per il ruolo di stabilizzazione, in quanto non permettono alla parte posteriore del corpo di affondare troppo e di non spostarsi lateralmente.
Battute incrociate e dritte
Esistono due tipi di battuta delle gambe nel crawl: una è quella a gambe incrociate e l'altra a gambe dritte.
- Battute gambe incrociate: nel primo caso, questo tipo di battuta viene spesso usata da quei nuotatori che hanno un recupero largo (braccio teso), cioè non hanno le spalle abbastanza articolate (scarso movimento scapolo-
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