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Didattica

Insegnare ai bambini di scuola materna è complesso, richiede tempo e pazienza. La cosa fondamentale da fare è stabilire una relazione con il bambino (amarlo/capirlo/rispettarlo). Bisogna considerare il bambino come persona. Per insegnare al bambino bisogna avere inventiva e creatività, inoltre bisogna mettersi nei suoi panni (cercare di pensare come lui).

Familiarizzazione in acqua

La prima fase che riguarda l’insegnamento del bambino è certamente la familiarizzazione in acqua, ovvero cercare di entrare in sintonia con un ambiente che non ha mai visto e che quindi risulta nuovo ai suoi occhi. Questa novità può comportare un’iniziale paura, già dall’ingresso nella struttura e tale paura deve essere superata grazie all’istruttore. Ogni bambino è diverso da un altro e per questo non tutti sono spediti e intrepidi a separarsi dai genitori ed entrare subito in acqua (fase di transizione), ci possono essere quei ragazzi più spaventati che rifiutano l’ingresso in acqua in modo passivo ovvero si chiudono in se stessi, oppure in modo attivo “aggredendo” verbalmente il loro istruttore.

Accoglienza

Collegata alla familiarizzazione, c’è l’accoglienza in acqua, ovvero cercare di far ambientare il bambino mostrandogli tutti gli attrezzi della struttura in modo da familiarizzare ed entrare in confidenza con essi. (Nessun bambino lavora bene se non è in confidenza con qualcosa o qualcuno).

Galleggiamento

Una volta entrato in acqua al bambino verrà insegnato il galleggiamento, che non deve essere fatto seguendo i soliti standard, ma l’istruttore dovrà avere inventiva per far lavorare di fantasia il bambino (es. fargli imitare un pesce a sua scelta, in modo da iniziare ad avere più confidenza con l’acqua e il suo stesso corpo).

Respirazione

Di fondamentale importanza è la respirazione (divisa in inspirazione ed espirazione, quest’ultima la parte più complicata). Comunemente si insegna al bambino l’emissione di aria attraverso la creazione di “bolle”. Questo è utile, ma è altrettanto utile lasciarli creare le sue strategie per avere una respirazione e una tecnica che migliorerà da solo con il tempo.

Profondità

È l’area che crea più problemi al bambino, perché deve accettare, non solo l’acqua sul viso, ma anche l’immersione dell’intero corpo (testa compresa) all’interno dell’acqua. Per incentivarlo a fare questo passo, bisogna suscitare interesse in lui, magari motivandolo a immergersi alla ricerca di pesci misteriosi in fondo alla vasca.

Prime forme di propulsione elementare

Molto spesso si usano movimenti nello specifico, ma bisogna considerare che il bambino non ha sviluppato una motricità fine, ma ha solo una motricità generale, quindi è bene insegnare il movimento nella sua interezza. Il punto fondamentale da seguire quindi, è la multilateralità con i suoi tre aspetti specifici:

  • Il nuovo = insegnare sempre esercizi nuovi per evitare che il bambino si annoi
  • Esercizi difficili ripetuti in modo diverso = per evitare fasi di stallo o noia, che comporterebbero l’allontanamento del bambino dalla scuola nuoto
  • Il successo del bambino = sostenerlo e complimentarsi con lui ogni qualvolta raggiunga un obiettivo. Ma allo stesso modo, NON arrabbiarsi se questo non accade.

Quindi usare tecniche di diverse discipline acquatiche per raggiungere un obiettivo, un esempio può essere il movimento sul dorso, che non prevede il classico uso della tavoletta, ma tecniche di salvataggio, con un pallone tra le mani. Per incentivare il tutto, si potrebbe concedere un piccolo lancio del pallone in una rete, a fine esercizio. Perché bisogna ricordarsi che l’obiettivo è far divertire il bambino.

Abbozzo di stile

È quella fase dove il bambino ha imparato tutte le aree precedenti e ora le usa per i suoi movimenti, che devono avvenire nella globalità dell’azione. Vuol dire che anche durante l’insegnamento di tali movimenti, l’istruttore deve far fare l’intero movimento al bambino anche se lo fa per la prima volta. Questo perché pian piano si migliorerà lavorando sul movimento in generale e non nello specifico. Se si lavora seguendo esercizi in sequenza che poi serviranno per un movimento finale, il bambino imparerà il movimento senza renderlo proprio, e quindi avrà una scarsa simbiosi acquatica. (Ripeterà l’esercizio “a pappagallo” senza capire che sta facendo).

Analisi nella sintesi

Per correggere questi movimenti fatti nella loro globalità, bisogna usare lo stesso sistema. Ovvero dedicarsi alla correzione degli errori più evidenti e grossolani (sgrossamento motorio), e non quelli specifici nel dettaglio, perché quelli si correggeranno con il tempo.

Educazione acquatica

Per avere una buona educazione acquatica bisogna ricordarsi di mettere il bambino al primo posto e di considerarlo come una persona e non come una macchina (su cui fare esercizi in sequenza e macchinosi, senza divertimento). Il bambino impara meglio se ha il sorriso sulle labbra e per fare ciò bisogna su

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescokikko.92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria, tecnica e didattica dell'attività natatoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bovi Giuseppe.
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