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La multilateralità

In particolare nelle prime fasi dell’apprendimento acquatico, è necessario ricorrere a un lavoro dalle caratteristiche multilaterali, ponendo grande attenzione allo sviluppo delle capacità senso-percettive e coordinative responsabili, le une, dell’autonomia del fanciullo, le altre, del controllo e della precisione del movimento.

Dal momento che lo scopo principale dell’attività motoria infantile è di migliorare, indipendentemente dalle possibilità individuali, la funzionalità corporea, l’istruttore deve evitare di proporre una programmazione lineare, divisa per tappe, ridotta in automatismi ripetitivi, soggetta all’esecuzione di movimenti predefiniti, suddivisi in sequenze progressive, ma piuttosto deve ricorrere a una progettazione più ampia capace di comprendere tutti gli aspetti utili per far fronte alla varietà e alla complessità del processo di apprendimento, estremamente diverso da fanciullo a fanciullo, ponendo attenzione ad esercitare tutte le funzioni, le abilità e le attitudini del bambino in assetto di coerente unità.

Ogni bambino, infatti, manifesta una differente capacità educativa e per questo motivo l’istruttore deve mutare il suo modo di rapportarsi con ognuno di loro. L’istruttore, quindi, deve avere un approccio multilaterale, evitando, in queste prime fasi, di porre troppa attenzione agli aspetti tecnici e di agire esclusivamente sulla ripetitività degli esercizi e sulla passività del protagonista; deve piuttosto proporre situazioni acquatiche divertenti e originali, che mettono al centro dell’attenzione il bambino, consentendogli di essere sé stesso e di esprimere la sua creatività.

I tre cardini dell'approccio multilaterale

  • Apprendimento di cose nuove: Contrariamente a un atteggiamento di routine, si deve far ricorso alla varietà, proponendo sempre giochi ed esercizi nuovi, capaci di ampliare le opportunità di apprendimento e al tempo stesso di adeguare la lezione all’età dei bambini con cui si lavora.
  • Proposta di esercizi difficili nella maniera più varia possibile: Proporre esercitazioni sempre diverse per affrontare nel migliore dei modi, aspetti coordinativi complessi e di non facile acquisizione.
  • Opportunità di riuscita e di successo: Intesa non come sinonimo di vittoria, ma come la realizzazione dei compiti/lavori assegnati.

Ecco, quindi, che una metodologia multilaterale, a differenza di quanto pensano molti, non danneggia e non rallenta un lavoro finalizzato, concentrato sugli aspetti tecnici, ma anzi dà una formazione acquatica più ampia e più appropriata. Studi scientifici, infatti, dimostrano che un approccio multilaterale rappresenta la base motorio-acquatica più efficace, più produttiva ai fini dello svolgimento di un futuro allenamento unilaterale specializzato, perché ha il potere di creare le premesse più efficaci sulle quali costruire le tecniche natatorie, dal momento che questo approccio migliora la conoscenza di sé, l’equilibrio, la coordinazione e molti altri aspetti.

L’approccio a una metodologia di tipo multilaterale favorisce la nascita di una game-zone; si tratta di una scacchiera pedagogica, il cui solo e unico obiettivo è la centralità del bambino all’interno del progetto educativo. La trottola, al centro di tale programma educativo, nel suo continuo roteare simboleggia l’evolversi di tale progetto e la velocità con cui ruota viene paragonata ai rapidi mutamenti che vive il bambino che apprende.

Area 1: Familiarizzazione con l’acqua e con l’ambiente

L’ingresso in una realtà nuova, è vissuta dal bambino come una separazione dalla famiglia e quindi, affinché questa separazione non sia traumatica, bisogna dedicare tempo e attenzione a questa prima fase.

Un’accoglienza adeguata inizia già nel momento in cui si ha un primo contatto con la segreteria della piscina; è importante che gli addetti siano sorridenti, accoglienti e disponibili a rispondere agli interrogativi più complessi, mettendo a loro agio e tranquillizzando i bambini.

Il passaggio successivo sul piano vasca, non avviene per tutti in maniera immediata. Non esiste un unico modo per affrontare il problema, in quanto la gamma infinita dei singoli comportamenti impedisce di stabilire una situazione “standard” da seguire come esempio, ma si ritiene che la carta vincente sia l’attesa, o meglio l’attesa fiduciosa. Insistere e forzare il bambino ad entrare in acqua, infatti, non fa altro che peggiorare la situazione.

Per coloro che manifestano un atteggiamento di opposizione all’entrata in acqua, una passeggiata attorno alle corsie accompagnati da un maestro empatico, può sicuramente essere d’aiuto, così come curiosare tra i numerosi ausili didattici presenti in piscina.

Anche i bambini che si trovano già in acqua sono d’aiuto: mediante una espressiva manifestazione di spensieratezza e di divertimento, contribuiscono a diffondere stimoli positivi e spirito di emulazione e attraverso la loro gioia contribuiscono a rompere almeno in parte, un’atmosfera pesante, portatrice solamente di difficoltà.

La discesa in acqua è un altro punto a cui fare molta attenzione; c’è chi predilige un ambientamento in vasca piccola e chi, invece, è a favore di un immediato ingresso in acqua alta. Indipendentemente dalla scelta si ritiene che il sistema più produttivo sia quello che crede nel bambino, che si adopera a farlo crescere nella stima di sé e nel rispetto della sua identità.

L’accoglienza passa anche attraverso l’organizzazione di “spazi speciali”:

  • Il porticciolo della fantasia: Qui si radunano coloro che non intendono entrare in acqua e si limitano con le loro canne da pesca a gettare il loro amo in acqua.
  • L’officina delle meraviglie: È l’“angolo forte”, dove si radunano i più coraggiosi.
  • Lo spazio del riposo del guerriero: Spazio del riposo, dell’abbandono.

Naturalmente questi accorgimenti sono rivolti ai nuovi arrivati, i quali, a seconda del loro stato psicologico nei confronti del nuovo ambiente, si “rifugiano” nello spazio che ritengono più adatto a loro. I veterani, invece, vengono inseriti in piccoli gruppi in zone della vasca dove gli istruttori conducono un lavoro pari alle capacità acquatiche acquisite e possedute.

Queste sono le stazioni dove i fanciulli, dopo aver familiarizzato con l’acqua, acquisiscono i requisiti fondamentali (come l’acquisizione della massima varietà di galleggiamenti, le fasi della respirazione, la scoperta della profondità), che li condurranno alle prime forme di propulsione elementare.

Passeggiata collettiva e Chi mi tocca vince: Si tratta di una vera e propria esplorazione volta a riconoscere le caratteristiche dell’acqua, durante la quale l’istruttore invita i bambini a cambiare marcia, inducendoli a spostarsi a destra, a sinistra, in avanti, indietro cosa fondamentale dal punto di vista dell’organizzazione spazio-temporale. In questo modo il bambino sperimenta diversi tipi di spostamenti e diventa più sicuro in acqua. Per sollecitare la percezione tattile e la coordinazione oculo-manuale si può far raccogliere ai bambini oggetti galleggianti che in qualche modo ostacolano il loro passaggio.

In questa piscina piove sempre e Facciamo la doccia ai fiori: Si tratta di stratagemmi e giochi impiegati per far sì che il bambino si abitui all’acqua sul viso e non abbia più paura.

Soffia il vento di tramontana: Gioco che consiste nel soffiare su piccoli pesci o palline galleggianti e che porta il bambino ad avvicinare la bocca all’acqua.

Immergere il naso e la bocca: Consiste, dopo aver preso aria, nell’immergere la punta del naso e la bocca in acqua.

Al fuoco, accorrete pompieri: Gioco che consiste nell’immaginare un incendio che deve essere spento mettendo acqua in bocca e spruzzando a più non posso verso i luoghi che bruciano.

Immergere il viso anche con gli occhi aperti: Giocare a nascondino “scomparendo” sotto la superficie dell’acqua implica immergere completamente viso e capo e trattenere l’aria per qualche secondo.

Area 2: Il galleggiamento

Superata la fase di familiarizzazione con l’acqua, si arriva al concetto di equilibrio in acqua, che si identifica con il galleggiamento. La paura di “sprofondare” che impedisce al bambino di lasciarsi andare, viene superata attraverso l’utilizzo dei braccioli, che consentono al bambino di muoversi liberamente in acqua e di ridurre al minimo il timore di andare sott’acqua. Con il tempo poi verranno tolti, uno alla volta, ma deve essere il bambino a volerlo, non lo si deve forzare.

È fondamentale, poi, che il bambino sperimenti in acqua galleggiamenti nuovi, originali, non limitandosi solo al galleggiamento prono e supino intesi come fondamentali individuali essenziali per l’apprendimento del dorso e dello stile libero. Più i galleggiamenti sono strani e più posizioni il bambino assume, maggiore sarà la consapevolezza del suo corpo in acqua, finché non raggiunge una vera e propria simbiosi con l’acqua (il bambino è tranquillo, si sente bene, a suo agio in un ambiente nuovo e diverso).

Area 3: La respirazione

Respirare in acqua per un bambino è una conquista complessa; di conseguenza, lo scopo è far sì che non smetta di trovare piacere, voglia ed entusiasmo nella realizzazione del compito che gli viene affidato. L’espirazione, che delle due fasi è lo scoglio più arduo da superare, quindi, non può ridursi al tipico invito a fare le bollicine; il bambino deve sentirsi libero di espirare come vuole, quando vuole e perché lo vuole, imparando in questo modo, non attraverso il solito addestramento formale, quanto attraverso la ricerca personale di informazioni.

Solo la novità, la scoperta individuale, il confronto con sé stessi e i propri compagni, e non le classiche esercitazioni con la tavoletta per imparare ad espirare, offrono un insieme di opportunità che permettono di trasformare una realtà considerata difficile da affrontare in un gioco piacevole e motivante.

Bisogna, quindi, far leva sull’inventiva degli stessi bambini privilegiando una serie di situazioni varie e divertenti attinenti al tema della respirazione; questa pratica si rivela la più adatta nel creare le premesse indispensabili per la successiva conquista di competenze riferibili al dosaggio dell’aria da espellere in maniera lenta e continua e di quella da inspirare. Alcuni giochi che si possono proporre: far finta di soffiare sulle candeline di un’ipotetica torta e imitare il gesto effettuato dai paperotti nel laghetto.

Area 4: La scoperta della profondità

Scoprire il mondo che si cela sotto la superficie dell’acqua implica il possesso di un insieme di abilità acquatiche irrinunciabili risultanti dalle esperienze sperimentate nelle prime tre fasi (presupposti vincolanti per la riuscita o meno delle prime immersioni). L’aver appreso un bagaglio così multiforme di esperienze non porta automaticamente all’apnea e alla profondità, anzi molto spesso il procedimento è lungo e tutt’altro che scontato.

Per questo motivo bisogna fare leva sulla curiosità del bambino, che è capace di compensare la paura del nuovo, raccontando per esempio storie sulla presenza di pesciolini rossi che vivono sul fondo della piscina (Poldo, Camilla e Giallino) e che inducono i bambini ad esplorare sott’acqua raggiungendo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bebignolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria, tecnica e didattica dell'attività natatoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bovi Giuseppe.
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