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Il primo novecento

Ricerche architettoniche e regimi totalitari

Le ricerche architettoniche di questo periodo sono molto contraddittorie. In Italia l’architettura moderna si afferma più tardi. A differenza della Germania, dove c’è l’architettura della macchina, in Italia ciò è più attenuato. L’Italia insieme alla Germania e alla Russia vede la nascita di un regime totalitario. Hitler in Germania, in Russia il regime del partito comunista. In Italia c’è il regime fascista con Benito Mussolini. I tre regimi sono accomunati dall’uso dell’architettura e del linguaggio classico come strumento per rappresentare il regime.

Questo legame con il linguaggio classico è molto forte in Italia perché esso nasce a Roma. Legame simbolico tra la Roma fascista e quella imperiale, sovrapponendole anche letteralmente e fisicamente. C’è la ricerca di un’architettura nazionale che rappresentasse l’identità italiana e un'architettura di regime. L’identità italiana prescinde dall’identità del regime fascista. Spesso però le due si intersecano. L’altro binomio è fra classicismo e razionalismo. L’architettura razionale si ispira a quei maestri del movimento moderno che stanno cambiando l’architettura.

Architetti e movimenti

Su sponde opposte ci sono Adalberto Libera e Giuseppe Terragni. Terragni è fascista e usa l’architettura come rappresentazione della parte più moderna del regime. Il regime ha molte facce e usa diversi stili architettonici. Marcello Piacentini si propone come mediatore ufficiale tra tutte le tendenze architettoniche. Passa da uno stile più classicista, littorio (fasci littori, stile littorio) e passa anche a opere più razionaliste. Luigi Moretti si ricollega al binomio tra tradizione e modernità: scontro fra chi invoca il recupero della tradizione e chi si propone come alfiere del moderno. Moretti incarna entrambi, riesce nella sua architettura non tanto di regime ma di stato, riesce a celebrare il potere usando un linguaggio moderno con la presenza di elementi tradizionali.

In Italia viene fondato nel 1926 il Gruppo Sette: architetti del nord come Luigi Figini e Gino Pollini, Giuseppe Terragni che muore in guerra, Carlo Enrico Rava, Sebastiano Larco, Guido Frette, Ubaldo Castagnoli. Molti di questi sono fondatori del MIAR, nel 1928. Nella seconda esposizione italiana di architettura razionale presentano il tavolo degli orrori, un collage con le architetture che rappresentavano gli orrori dell’architettura: erano quei personaggi del linguaggio littorio.

Mussolini dichiara che va creata un’arte fascista, un’arte moderna. Giuseppe Pagano insieme ad Edoardo Persico rappresenta uno dei protagonisti di questo dibattito. Pagano è il direttore del giornale Casa Bella, rivista di architettura. Pagano ha origine ebree, e quindi fugge. Inizialmente interpreta le polemiche in favore di un’architettura moderna come riaffermazione degli ideali originali del regime fascista. Mentre Edoardo Persico ha posizioni progressiste e si oppone alla cultura del fascismo. Sempre nel gruppo di Casa Bella ci sono personaggi di posizioni opposte. Ancora oggi è una rivista di architettura molto importante.

Giuseppe Terragni

I suoi primi lavori sono molto più simili all’architettura moderna europea. Caratterizzati dallo sforzo di conciliare le tecniche costruttive, l’astrazione della architettura moderna e la tradizione classica. Edificio per appartamenti: vediamo l’ispirazione europea, russa. Forse si ispira al club operaio Zuyev a Mosca di Ilya Golosov. Vede lo stesso angolo vetrato, svuotato da una vetrata curva. Con il Bauhaus e Gropius il vetro diventa parete, l’angolo viene svuotato dal vetro e qui diventa anche curvo. Questo è un elemento di novità. Architettura celebrata come grande elemento di modernità. Considerato come simbolo dell’architettura razionalista. Volume rettangolare, finestre semplicemente ritagliate. Architettura che risponde all’International Style.

Due elementi di novità: idea di incurvare l’angolo solo nella parte inferiore, mentre in quella superiore c’è l’angolo a novanta gradi dove però c’è una finestra ad angolo. Elemento vetrato che diventa parete. La finestra ad angolo ci ricorda le finestre a nastro di Le Corbusier. L’angolo stondato viene anche svuotato con un cilindro vetrato, come nella fabbrica di Gropius e Mayer in cui ci sono dei corpi scala vetrati. Come Le Corbusier, Terragni crede che i valori tradizionali potessero essere ripensati in una maniera moderna. Combinazione di tradizione e modernità che portano Terragni a essere una delle espressioni più amate dal regime fascista perché riesce a legare gli aspetti progressisti e quelli tradizionalisti. Sia gli aspetti che vogliono proporre il fascismo come alfiere della modernità, sia gli aspetti che propongono il fascismo come erede della tradizione classica e della roma imperiale.

Casa del Fascio

Uno dei modelli è Le Corbusier. Una delle sue architetture più importanti. Erano luoghi di aggregazione. È a Como. Architettura che concretizza l’unione tra i due aspetti della cultura fascista: fascismo come alfiere della modernità, che amava associarsi all’architettura moderna e fascismo come erede della Roma imperiale, e quindi richiamava elementi tradizionali. Questa unione è fatta da Terragni che per questo è molto amato dal regime. Nella Casa del Fascio c’è un razionalismo semplificato, italianizzato con riferimenti all’architettura classica. Terragni progetta una specie di griglia che struttura le facciate e anche la pianta. La pianta è una reinterpretazione del palazzo reale: corte interna, atrio di ingresso. Come il palazzo Farnese. Terragni riesce a mettere insieme modernità, schemi razionali e una reinterpretazione dei modelli classici.

Questa griglia viene espressa anche nelle facciate che sono tutte diverse tra loro. Richiami ai famosi 5 punti dell’architettura di Le Corbusier: facciata libera, finestra a nastro, tetto giardino, uso dei pilotis e la pianta. La facciata libera che non deve essere simmetrica o condizionata dalla struttura, sia Le Corbusier che Terragni svincola la facciata dalla griglia, dai pilastri e dai solai. Anche la pianta è libera, non condizionata da elementi strutturali, le pareti si possono spostare, possono essere curve. Il tetto giardino che non è solo un elemento funzionale ma può essere usato anche come terrazza con piante, superficie utilizzabile. I pilotis che sono dei pilastri a sezione circolare che svuotano il piano terra e fanno sì che l’architettura sembri sospesa, lasciando libero il terreno, l’architettura leggera che fluttua. Infine, la finestra a nastro, le finestre possono essere dei nastri che attraversano la facciata e illuminano. Nella Casa del Fascio la facciata è libera, le facciate sono tutte diverse.

Comunque Terragni riprende un elemento della tradizione classica: la corrispondenza tra interno ed esterno. Nella facciata principale c’è una griglia quadrata che riprende la griglia della struttura interna. In ognuno dei quadrati della griglia c’è una cosa diversa. Al piano terra ci sono gli ingressi al cortile interno. Ai piani superiori ci sono finestre. All’ultimo piano troviamo il tetto giardino. La facciata principale ha uno strato interno e uno esterno. Il diaframma esterno è una griglia che segue il ritmo della griglia strutturale ma distaccandosi dalla parete manifesta la scissione tra struttura e parete, la parete libera. Materializzata la distinzione tra parete e struttura.

Le altre facciate riprendono la griglia e anche la particolare finestra a L. elemento orizzontale che spartisce la finestra ma è al di sopra della struttura. All’interno della finestra troviamo i pilotis, declinati nella versione del cortile rinascimentale, cortile che è chiuso dal vetrocemento ma che ha la stessa funzione dei cortili nei palazzi rinascimentali. Gli elementi al piano terra sono vetrati. Si ricerca una completa permeabilità che consente di guardare da una parte all’altra dell’edificio. Il fascismo è per lui una casa di vetro, che non nasconde niente. Questa concezione è qui rappresentata. Il tetto giardino è una terrazza con elementi che richiamano la griglia strutturale, elementi che non hanno funzione strutturale. Diventa una superficie utile. Riesce a mettere insieme una serie di elementi diversi: Le Corbusier, il palazzo rinascimentale, elementi del linguaggio classico, architettura strutturale che è la maglia ortogonale che è la maglia costruttiva. Riesce a utilizzare le tipologie tradizionali interpretandole con l’idea del monumento trasparente. Gioca sul vuoto e pieno, sul vetro e sulla parete, sulle asimmetrie. Architettura simbolo del fascismo.

Asilo nel quartiere Sant’Elia a Como

Non è legato al regime ma utilizza gli stessi elementi. Prende la scatola architettonica e la smonta, tratta le facciate come se fossero elementi sganciati. Come se prendesse la scatola e la scomponesse. Anche il Bauhaus è ispirazione, l’edificio è scomposto anche nella casa della sede del Bauhaus. Ogni facciata è trattata come un piano autonomo sia dalla struttura che dallo stile. Anche qui le facciate sono scomposte in due piani, c’è una griglia che avanza e poi la facciata che sempre più è trasparente, vetrata come nel Bauhaus. Ogni facciata è diversa dalle altre, rispecchia anche l’illuminazione e la funzione degli ambienti interni. Lo stesso lavoro di scomposizione per piani dell’edificio diventerà il tema centrale del decostruttivismo nell’architettura statunitense. Terragni è uno dei modelli. Negli anni 70 la house VI assomiglia moltissimo all’architettura di Terragni che è il più moderno in quel periodo. Terragni fonde le diverse anime dell’architettura tradizionalista e moderna. È anche il collegamento con l’architettura moderna europea. Personaggio centrale. Terragni fa dei progetti anche a Roma.

Roma e l'architettura del regime

Il centro dell’architettura italiana è Roma perché la ricerca di un’architettura di regime trova un elemento comune nel richiamo al glorioso passato di Roma. Si parla di fare una terza Roma, che viene dopo quella rinascimentale e quella imperiale. Il fascismo vuole fare una terza Roma ispirandosi alle prime due. Il regime isola i monumenti antichi che devono essere esibiti come monumenti del fascismo, liberati dalle trasformazioni nel corso dei secoli. Si cancella tutto ciò che è accaduto nel corso dei secoli e lo si ripristina come sarebbe stato al principio. Maria Mafai rappresenta l’isolamento dell’Augusteo. Isolamento non solo dei singoli monumenti, ma apertura di grande strade che sventravano interi quartieri. Le strade avevano anche una valenza simbolica, collegavano monumenti più importanti.

Una delle più significative è la Via dei Fori Imperiali. Nel 1936 il fascismo diventa un impero. La Via dell’Impero doveva celebrare questa trasformazione del fascismo da regime a impero. Collegava il Colosseo al monumento di Vittorio Emanuele III e al Palazzo Venezia, che in quegli anni era la sede romana dove abitava Benito Mussolini. Per costruire questa strada viene abbattuto un intero quartiere rinascimentale. Demolito tutto ciò attorno al Campidoglio che in parte era stato demolito per fare il monumento a Leone III. Vengono fatte riaffiorare le fondazioni dei fori imperiali, ricostruendo un’antichità. Da uno degli archi del Colosseo si vede la torre e il balcone del Palazzo di Venezia. I lavori di demolizione sono molto rapidi e sono uno strumento per una politica di occupazione per supplire alla grande disoccupazione che c’era.

C’è stato l’isolamento del Mausoleo di Augusto che si trovava nel Campo Marzio. Nel corso degli anni era stato trasformato prima in un aula pubblica e poi in un teatro. Si demolisce completamente un intero pezzo. Il Porto di Ripetta era stato già interrato per la costruzione di muraglioni che dovevano impedire gli allagamenti causati dal Tevere. Quando si isola l’Augusteo in parte quest’area era stata già modificata dalla costruzione dei muraglioni. Si decide di ricostruire un quartiere nello stile littorio, monumentale, astratto. Verso il lungo Tevere si costruisce una terra per conservare l’Ara Pacis, altare costruito in occasione della pace con l’Impero Romano. L’architetto Vittorio Ballio Morpurgo ricostruisce attorno al mausoleo dei grandi edifici. I nuovi isolati definiscono uno spazio urbano stravolto con un monumento isolato, svuotato dalle funzioni che aveva acquisito. Oggi è stata demolita la teca. Il Museo dell’Ara Pacis è al posto della teca. Questa è stata la prima grande architettura contemporanea a Roma.

C’era stata una completa stasi negli anni 70 e il simbolo della rinascita è il Museo dell’Ara Pacis. Da qui si costruiscono molte architetture pubbliche. Meier si deve confrontare con la storia, nella costruzione del museo. Ci furono molte critiche sia perché non si volevano architetture moderne sia perché un sindaco voleva bloccare il progetto dell’Ara Pacis perché secondo lui rovinava la piazza. Invece negli anni del fascismo non era così perché l’intervento era finalizzato a creare un legame simbolico con l’architettura del passato.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pamelatartarelli00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Antoniucci Micaela.
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