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t e e a

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c h i t e t t u r

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L ’ a

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t N o u v

e a

u

Il movimento che rompe con l’architettura tradizionale dell’eclettismo è l’art nouveau. Nasce in

Belgio, che nel 1890 vive una stagione propizia sotto il profilo economico e dell’incontro di varie

poetiche simboliste. L’art nouveau ha riflessi immediati a Parigi, per poi diffondersi negli altri paesi

con diverse caratteristiche. In passato si era affermato il neoclassicismo e il neogotico; si parla

quindi di “eclettismo”, in cui gli elementi formali del passato vengono riadattati alle esigenze del

presente. In Italia, l’eclettismo riprende le forme rinascimentali, svuotandone il loro significato

originario: è stato sempre considerato in maniera negativa, proprio per la sua ripetitività e per la

sovrapposizione di stili passati. Anche nel campo della pittura si assiste ad una situazione analoga

(col Romanticismo ed il Neoclassicismo). Tutto ciò si arresta con l’arrivo dell’art nouveau: si prende

come elemento principale la natura nelle sue forme organiche, si aboliscono i riferimenti agli stili

del passato, si prediligono le forme delle piante e gli elementi zoomorfi. In questo momento di

rottura, vengono conservate alcune caratteristiche barocche e gotiche, come ad esempio la

predilezione per le forme arrotondate e morbide, libere, che si sposano con gli elementi naturali.

V i c t o r H

o r t a

Il movimento europeo per il rinnovamento delle arti applicate nasce in Belgio tra il 1892 e il ’94

con la Casa Tassel di Horta, l’arredamento di Casa Uccle ad opera di Van de Velde e i primi mobili

di Serrurie‐Bovy. In Belgio il simbolismo influenza fortemente l’opera di artisti come Ensor, Knoppf

e Toorop, uno dei maggiori ispiratori di Horta (Toorop dimostra anche lo stretto rapporto tra

Belgio ed Inghilterra, terra che influenzò fortemente l’art nouveau). Tuttavia l’architetto dichiara

di non aver mai voluto imitare il linguaggio dei pittori, ma fare esattamente come i pittori, ovvero

inventarne uno proprio. Una forte influenza viene anche dalla Francia: Horta soggiorna a Parigi tra

il 1870 e l’80, anni in cui Viollet‐le‐Duc e gli altri architetti tentano di abbandonare i riferimenti allo

stile medievale e di inventarne uno nuovo, che possa soddisfare le loro teorie razionaliste, anche

se nessuno di essi sarebbe riuscito ad uscire dall’eclettismo.

I primi lavori di Horta si collocano negli dell’apprendistato presso Alphonse Balat: sono due

monumenti funebri e tre case molto semplici, che non hanno nulla a che vedere con la sua futura

architettura. Dopo un periodo di scrittura e riflessione, costruisce, nel 1892/93, la casa

dell’ingegner Tassel a Bruxelles, che subito lo rende celebre e lo mette al centro delle discussioni.

È una nuova architettura, priva di riferimenti al passato, sicura e controllata in ogni particolare. Si

nota la forte presenza di arabeschi, curve irregolari; accenna ad elementi storicisti, ma sono in

minoranza rispetto ai nuovi elementi in ferro e ghisa. Prevalgono le forme arrotondate e floreali,

nonché zoomorfe. Celebre è la scala che domina l’atrio, i cui scalini in legno naturale sono

sostenuti da una struttura metallica in vista. Il capolavoro di Horta è considerata la “Maison du

Peuple”, costruita nel 1897 (poi distrutta) per ospitare gli uffici del Sindacato dei lavoratori

socialisti. Qui usa il ferro come elemento portante e senza nasconderlo dalla muratura, come

invece si era fatto fino ad allora; esso, inoltre, viene utilizzato come elemento decorativo, che

consente anche la curvatura dell’edificio che lo fonde con la piazza. L’interno è caratterizzato dagli

stessi elementi. L’elemento decorativo dell’art nouveau non si limita agli elementi importanti e

quindi architettonici, ma si estende all’arredamento, alle vetrate, alle mattonelle, agli oggetti, in

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connubio di arti molto caratteristico. Horta è stato uno dei più raffinati architetti dell’art nouveau,

ma nel dopoguerra prende contatto dai successivi sviluppi: nelle ultime opere, infatti, ricade nel

neoclassicismo, provocando, col suo voto, la sconfitta di Le Corbusier al concorso di Ginevra.

H e n r y V

a n d e V

e l d e

Anche Henry Van de Velde è belga, ma in seguito si trasferisce in Germania, portando con sé alcuni

elementi dell’art nouveau. Egli è prima attore, poi si occupa di grafica e di arredamento, per

giungere infine all’architettura. Pensa alla progettazione di tutto lo spazio abitato, oggetti

compresi: ha grande fiducia nel lavoro industriale. La sua prima occasione di cimentarsi

nell’arredamento è la sistemazione della Casa Bloemenwerf a Uccle, Bruxelles: la tipologia è

abbastanza tradizionale e spiccano gli elementi lineari. Nella casa ci sono elementi che si possono

definire protorazionalisti: questa particolare essenzialità avrà larga diffusione in Germania. Del

1914 è il Teatro per il Werkbund a Colonia: con forme arrotondate ma non floreali, fu realizzato

per l’esposizione del Wekbund. Nell’ultima fase, che è razionalista, Van de Velde resta legato ai

rivestimenti a mattoni, invece dell’intonaco bianco dei razionalisti tedeschi. Utilizza molto le

vetrate, e molto originali sono gli angoli con doppia vetrata. Anche la casa di riposo di Hannover è

un edificio di tipo razionalista. Tra gli oggetti d’uso creati da Van de Velde si nota sempre

l’elemento della curvatura, come in una delle sue scrivanie: egli asserisce che la natura avvolgente

e incurvata ben si adatta alla forma umana che la deve utilizzare. Persino le posate si adattano alla

forma ella mano, con linee curve e sinuose.

Importante in questo contesto è William Morris. Esordisce come pittore nel gruppo dei

preraffaelliti, dove prende come riferimento il periodo pre‐rinascimentale, ma con la precisione

dei dettagli, in un’atmosfera di sogno nostalgico. La sua idea di architettura è una delle più

importanti del `900: pensa che l’architettura debba estendersi a tutto lo spazio abitato, in un’idea

di sintesi di tutte le arti. Un po’ più controverso è il ritorno al medioevo o al primo ’400 e il rifiuto

della produzione industriale, che porterebbe alla separazione tra lavoro manuale e intellettuale: di

queste problematiche si discuterà nel Werkbund (1907) e nel Bauhaus (1917). John Ruskin, nel

gruppo dei preraffaelliti, è stato il primo a proporre il medioevo come il momento di massima

collaborazione tra artisti ed architetti, in un’idea di lavoro a cui la collettività prende parte;

secondo lui è nel ‘400 che comincia la separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale

(questo, quindi, non accadeva nelle botteghe medievali). Proponeva quindi un ritorno al

medioevo, ma anche alla natura: voleva un ritorno all’onestà intellettuale che l’umanesimo aveva

spezzato. Ai preraffaelliti si avvicina, in questo momento, Turner, dato lo stesso interesse per la

natura, ma resta presto deluso. Morris cerca nell’architettura semplicità e naturalità: case bianche,

senza ornamenti ed elementi aggiuntivi. L’ornamento dev’essere qualcosa di non aggiuntivo, ma

deve nascere insieme all’opera.

C h a r l e s R e n n i e M a c k i n

t o s h

A Glasgow nasce un gruppo di artisti che s’inseriscono nel vivo del dibattito d’avanguardia

europeo, classificati con l’etichetta art nouveau: tra questi, il più dotato è Charles Mackintosh. Nel

1890 viene assunto come disegnatore nella ditta d’architettura Honeyman & Keppie, e vi lavora

fino al 1913. Nel ’97 ottiene diversi incarichi, tra cui la progettazione della nuova Scuola d’arte a

Glasgow: qui Mackintosh offre una nuova interpretazione dell’art nouveau. Gli arabeschi lineari

delle decorazioni qualificano lo spazio degli ambienti, mentre la massiccia ossatura murale e gli

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arredi in legno e metallo stabiliscono tra loro un rapporto più diretto. L’edificio che più

rappresenta il suo gusto è la Hill House, villa costruita nei pressi di Glasgow. È il principale

documento del gusto di Mackintosh nell’arredamento domestico anche perché quasi tutte le altre

sue sistemazioni sono state disperse. Lo spirito del rispetto per la cultura nazionale tradizionale è

tipicamente inglese: il riferimento al passato è soprattutto rivolto al medioevo, come volevano gli

insegnamenti di Ruskin e Morris.

O t t o W

a

g n e r

L’architettura austriaca preferisce, nell’ambito storicista, il neoclassicismo. Il movimento austriaco

di rinnovamento culturale della fine dell’800 è guidato dalla predominante personalità di Otto

Wagner. Nato nel 1841, lavora con successo fino all’età di 50 anni nel solco della tradizione

classica viennese: nel 1894 viene nominato professore dell’Accademia d’arte di Vienna, e in quel

momento manifesta la necessità di un radicale rinnovamento della cultura architettonica, espressa

propriamente nel libro “Moderne Architektur”. Nel frattempo costruisce gli edifici della

metropolitana viennese, in cui sopraggiunge un nuovo linguaggio decorativo. Nelle opere

successive, come la Banca Postale del 1905 e la Chiesa di Steinhof dell’anno successivo, lo stile di

Wagner mostra la sua maturazione, avvenuta a contatto con le esperienze di Olbrich. La Banca

Postale viene costruita nell’anno in cui Hoffmann inizia il Palazzo Stoclet, tipologia di edificio che

cerca di adattarsi agli edifici circostanti (tardo‐ottocenteschi). Di fronte alla banca postale c’è il

“Ring”, che in quegli anni si stava costruendo, una grande strada a scorrimento veloce; qui Wagner

costruisce fondando la facciata e le superfici laterali (che sono diagonali) con finestre tutte uguali,

senza colonnine, timpani e decorazioni d’altro tipo. L’ingresso doveva essere coperto da una

pensilina, ora ridotta al minimo, che fa pensare ad edifici commerciali, retta da sottilissime

colonnine in alluminio (all’epoca un materiale nuovo, che qui sostituisce il bronzo). In Wagner

sono interessanti le grandi statue che contrastano con la semplicità dell’edificio, rivestito con

lastre di travertino imbullonate con bulloni d’alluminio che producono l’appiattimento

dell’elemento decorativo e hanno, al contempo, un intento funzionale. Altra importante struttura

è la Casa della Maiolica a Vienna, edificio commerciale destinato alla vendita di maioliche,

all’epoca elementi di decorazione molto in voga. Wagner, per mettere in rilievo la funzione

dell’edificio, lo riveste di maioliche dai colori tenui e accesi al contempo e dai motivi floreali. La

Chiesa di Steinhof a Vienna mantiene un riferimento allo stile storicistico più stretto, come mostra

l’arcone sopra l’ingresso, il cupolone, i torrioni angolari. Le statue sono invece stilizzate

geometricamente secondo il gusto della secessione viennese. L’interno ha un aspetto molto più

moderno di quello esterno. Il programma di Wagner, analogamente a quello della scuola di

Glasgow, è quello di doversi liberare da ogni imitazione e tener conto delle condizioni tecniche

moderne: passa dai valori formali plastici a quelli cromatici, dal tutto tondo al piano. Tuttavia, più

che rinnovamento, quello di Wagner appare più come un ampliamento della trazione: accanto al

repertorio classico, infatti, dal ’94 in poi compaiono nuove forme, ma Wagner continua a

progettare edifici in stile classico. La scuola austriaca non solo è responsabile di quel compromesso

tra classicismo e storicismo che va sotto il nome di “Stile 900”, ma ha anche il merito di non essersi

cristallizzata in una moda decorativa e di aver spianato la strada al movimento moderno.

J

o s e p h M

a r i a O l b r i c h

Olbrich è uno dei discepoli di Wagner a lui più vicini. Dopo un viaggio in Italia, torna a Vienna

presso lo studio di Wagner, dove lavora per 5 anni, occupandosi anche della parte decorativa degli

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edifici della metropolitana. Nel 1897 aderisce alla Secessione e nel ’98 progetta l’edificio per le

esposizioni del gruppo, Il Palazzo della Secessione. Le forme sono essenziali; i rilievi molto piatti,

quasi disegnati, sono una caratteristica della Secessione viennese. La pianta è quadrata, c’è un

rinvio ad elementi orientali. Il tetto spiovente di vetro lascia passare la luce nella parte posteriore,

facendo sembrare l’aula centrale quasi una serra. C’è il coronamento di una finta cupola: è una

sfera con foglie d’alloro che rinviano alle arti. La piazza su cui si affaccia il palazzo fu progettata da

Otto Wagner, grande influenza per tutti gli artisti della Secessione; questi appartengono quasi tutti

all’area dell’arte decorativa, come Gustav Klimt.

La Casa Ludwig fu costruita in Germania da Olbrich nel 1901. Nel mobilio c’è l’influenza della

riduzione mobiliare dello Jugendstil tedesco: elementi floreali, ma soprattutto elementi sobri e

lineari che provengono dall’influenza della Secessione viennese. Gli elementi architettonici sono

fortemente stilizzati, così come la statua in cima alla colonnina dell’ingresso di gusto quasi

bizantino: il gusto del mosaico e del bizantino si trova spesso negli artisti della Secessione.

J

o s e p h H

o f f m a n n

Hoffmann, più giovane di Olbrich di un anno, studia all’Accademia con Wagner; aderisce alla

Secessione, per la quale allestisce una sala (nella prima mostra secessionista del ’98), mostrando

subito la sua inclinazione per l’arredamento. Nel ’99 viene nominato professore alla

Kunstgewerbeschule e, qualche anno più tardi, fonda il laboratorio “Wiener Werkstätte”, a cui

dedicherà la maggior parte delle proprie energie. Nel 1905 inizia i lavori per il palazzo Stoclet a

Bruxelles, e finirà solo nel 1914. All’interno, il palazzo conserva un mosaico di Klimt; l’esterno

rimanda al monumentalismo tipico dell’art nouveau viennese, tratto però in modo più sobrio. Le

quattro statue sono decorative ma molto monumentali. I materiali sono ricchi, come le lastre di

marmo bianco. La decorazione è limitata al torrione, ad alcuni elementi in bronzo dei parapetti, a

quelli che chiudono quasi a serra sulla veranda, con gli elementi di legno dipinti di bianco come le

finestre. Tutti gli spigoli dell’edificio sono in bronzo con sopra elementi decorativi, anche se lineari

e molto sottili. Hoffmann aveva un gusto decisamente sobrio, tanto che veniva chiamato “il

quadrato Hoffmann”. Nella Villa Moser a Vienna troviamo ancora la caratteristica di forte

accentuazione dei moduli quadrangolari e rettangolari: c’è un gusto per gli elementi geometrici,

per la grande luminosità che passa dalle finestre. È una muratura tradizionale, non in cemento

armato, ma in cortina. Hoffmann diventerà, tra le due guerre, l’architetto più affermato di Vienna.

A d o l f L

o o s

Le vicende e le teorie di Adolf Loos, sordo dall’età di dodici anni, lo tengono staccato da tutti gli

altri architetti viennesi: tuttavia, non si può ancora considerare razionalista. Viaggia in Inghilterra e

in America, e al ritorno in patria lavora con difficoltà. Il primo edificio progettato è la Villa Karma a

Montreaux, chiaramente ispirata a Wagner: la celebre sala da pranzo mostra un pavimento a

scacchiera a domier e un tavolo in marmo, materiale che si ritrova anche nelle pareti di fondo. C’è

una grande libertà planimetrica all’interno dell’intero edificio: i vani della casa sono dislocati ad

altezze diverse, tipico espediente degli interni di Loos. La Casa Stainer a Vienna è ricoperta di

intonaco bianco: la planimetria non è così libera come lo sarà negli edifici di Gropius. L’edifico è,

infatti, fortemente simmetrico. C’è un’eliminazione totale dell’ornamento; le finestre non si

aprono in grandi vetrate, ma appaiono tradizionali e sobrie. Il disegno, tuttavia, fu con molta

probabilità voluto dallo stesso proprietario. Secondo Loos l’ornamento è uno spreco inutile,

perché la bellezza dell’edificio deve trasparire dai suoi elementi funzionali e della felicità e

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comodità di chi vi abita: esso, inoltre, porta al consumismo. Il suo ascetismo è evidente anche nel

suo sobrio stile di vita. La Casa della Michealerplatz prende il nome da una chiesa si trovava nelle

vicinanze: qui si evince l’esigenza di adeguarsi alla monumentalità, che però viene scarnificata con

capitelli dorici. Le finestre a scacchiera apparvero monotone agli intellettuali dell’epoca. Loos non

cambierà mai stile, neanche 20 anni dopo, quando costruisce la Villa Muller a Praga. Era amico di

Kokoschka, la cui “Sposa nel vento” lo colpisce per la sua prospettiva schiacciata o deformata

come quella dei fauve e degli espressionisti tedeschi.

I l m o d e r n i s m o c a t

a l a n o e A

n t o n i G

a u d ì

La nascita del modernismo catalano si deve all’associazione politico‐culturale “Centre Català”,

fondata nel 1882 per promuovere il ritorno alla tradizione locale e alla modernizzazione del paese.

Antoni Gaudì esordisce partendo dall’insegnamento di Viollet‐le‐Duc e di Ruskin: un riferimento,

dunque, al medioevo, per tentare una profonda revisione strutturale e distributiva dei modelli

edilizi. Dimostra un gusto eccezionale per gli effetti plastici: alcuni particolari diventano forma di

pura invenzione tridimensionale, senza pari in Europa. Nelle sue case la struttura è una gabbia di

cemento armato che permette un totale libertà di modellazione. Dal 1884 è impegnato con la

costruzione della grande chiesa della Sagrada Familia, in un nuovo quartiere di Barcellona.

L’impianto iniziale è strettamente gotico, m

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lineamenti di Storia dell’arte contemporanea II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Nocera Lea.
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