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A r c h it et t u r a e

t o t a lit a r ism i

It a lia

In Italia la grande vivacità delle avanguardie viene spazzata via dalla I guerra mondiale, che non produce la desiderata tabula rasa

dei futuristi per costruire una nuova Italia, ma solamente un clima di incertezza sociale ed economica. Nonostante non si concretizzi

l’architettura marinettiana e di Sant’Elia, molti dei contenuti politici ed estetici del Torino: durante l’ascesa di Mussolini si

Futurismo confluiscono nelle ideologie del nascente movimento fascista, soprattutto accentua l’attenzione ai problemi sociali italiani

per la costruzione di una nuova società dai valori sociali, culturali e morali di assoluta e sulla conflittualità tra il potere e le masse

modernità. In architettura, così come nell’arte figurativa e nella letteratura, si assiste lavoratrici, e Torino diventa insieme a Milano

ad una volontà di ritorno all’ordine riportato dalla tradizione italiana, ripensata però una delle capitali di questo dibattito. Durante

alla luce dell’evoluzione tecnologica. In questo periodo si muovono le proposte del gli anni ’20 infatti Torino è caratterizzata dallo

gruppo di Giovanni Muzio (1893-1982) che trova espressione nella Ca’ Brutta (Milano, slancio industriale, il cui simbolo è lo

1919-23), che dimostra che si può ottenere un’altra modernità senza aggredire le stabilimento Fiat Lingotto (Giacomo Mattè

esperienze passate, bensì continuarle seguendone un percorso evolutivo nel nuovo Trucco, 1915-21), e delle lotte operaie. Torino

secolo. Negli stessi anni nasce anche il gruppo milanese Novecento, che conta tra tanti quindi in questi anni è lo scenario di tanti artisti

anche Giuseppe de Finetti e Giò Ponti(1891-1979) e che rimanda direttamente come Felice Casorati, Enrico Paulucci,

all’esperienza pittorica del tempo per difendere la classicità, come modello di armonia Francesco Menzio o Alberto Sartoris.

e originalità italiana contro le “rivoluzioni” architettoniche estere (≠ Neoclassicismo).

Nello stimolante panorama culturale italiano, soprattutto tra Torino e Milano, si

mettono in evidenza le figure di Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico, fondatori della

rivista “La Casa Bella” (fondata nel 1928 e ribattezzata “Casabella” nel 1933).

Con l’Esposizione nazionale italiana del 1928 Pagano, in conflitto con il tradizionalista

Chevalley, organizza la I mostra di architettura moderna italiana. Negli stessi anni lo

stesso Pagano costruisce a Torino il Palazzo per uffici Gualino (insieme a Gino Levi

Montalcini, 1928-30): facciata principale simmetrica scandita dal taglio orizzontale delle

aperture che cambiano l’ampiezza dove evidenziano gli uffici della direzione, il tetto

piano a contrasto con l’andamento a falde dei palazzi circostanti, l’abbassamento dei

fronti sulle vie laterali. La progettazione comprende anche gli interni e gli impianti con

l’utilizzo di materiali di produzione industriale.

Con l’inizio del ventennio fascista (1922-43), il regime si concentra molto sugli aspetti

edilizi e urbanistici del paese con lo scopo di smuovere le incertezze e cercare di „Noi, dobbiamo creare un nuovo

patrimonio da porre accanto a

definire il volto architettonico dell’Italia fascista. In poche parole il fascismo, pur non quello antico, dobbiamo creare

imponendo delle linee guida nette, dichiara pubblicamente la propria leadership anche un’arte nuova, un’arte dei nostri

in materia di architettura. La propensione del regime verso la sperimentazione di tempi, un’arte fascista“

nuove architettura porta alla nascita del “Gruppo-7” (Guido Frette, Giuseppe Terragni, Mussolini.

ecc.) che annunciano l’avvento di uno “spirito nuovo”, parafrasando Le Corbusier, nella

rivista “La Rassegna italiana”. Secondo il Gruppo-7 il Razionalismo spinge a creare un

nuovo stile comune che si realizzerà per gradi con l’identificazione di tipi fondamentali

in grado di conciliare l’industrializzazione con l’arte del costruire. Così l’Italia si avvicina alla standardizzazione e modernizzazione

europea, ma senza assimilarla completamente perché il Gruppo 7 aggiunge la volontà e necessità di conservare un’impronta

tipicamente italiana, intesa come spirito della tradizione, come mediazione dei caratteri tradizionali con le esigente funzionali e non

con la cancellazione degli stessi come desideravano le avanguardie. “Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione

che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono” (La Rassegna Italiana, 1926).

Il pensiero razionalista italiano trova realizzazione nelle Esposizioni di architettura razionale, di cui la prima avviene a Roma nel

1928 con cui si delineano le linee guida moderniste. Con essa nasce anche il MIAR (Movimento Italiano Architetti Razionalisti). Con

la II Esposizione di Architettura razione (Roma, 1931) organizzata dal MIAR si chiama a ricoprire il ruolo di difensore della modernità

lo stesso Mussolini, che chiedeva la nascita di un’arte nuova coerente col periodo. Bardi con questo gesto cerca di legare

indissolubilmente l’immagine del fascismo con l’architettura razionalista, vista come unica rappresentazione della modernità

italiana. La provocazione raggiunge il culmine con la presentazione del Tavolo degli Orrori, un collage contro il tradizionalismo, che

suscita molte polemiche e che porta alla fondazione del RAMI (Raggruppamento architetti moderni italiani) con l’intenzione di

cercare un compromesso con gli architetti meno intransigenti.

Durante il regime sono ta

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Montanari Guido.
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