Santuario di Artemide-Brauron
Il Santuario di Brauron era il santuario da cui proveniva il culto di Artemide Brauronia, che poi si andò ad insediare sull’Acropoli di Atene intorno al 560 a.C., negli anni successivi o coincidenti con la presa del potere ad Atene di Pisistrato, che era originario di Brauron. A Brauron vi era un Santuario di Artemide molto importante, che aveva un ruolo fondamentale soprattutto per le donne ateniesi, perché segnava il passaggio fondamentale dell’inserimento della donna ateniese nell’ambito della società, per cui il passaggio all’età adulta, il parto, tutti quegli elementi che segnavano la vita della donna, avevano nel Santuario di Artemide a Brauron, e quindi anche nella sua definizione sull’Acropoli, il loro luogo per eccellenza.
Quindi le partorienti dedicavano le vesti che avevano indossato durante il parto presso il Santuario di Artemide a Brauron, alle spalle del Santuario vi erano i magazzini dov’erano conservate tutte queste vesti delle donne ateniesi. Le giovani ateniesi che si accingevano all’età adulta tradizionalmente passavano un periodo a Brauron, nel santuario, sotto la veste di figure note come le Ossequie, ed avevano spazi appositi dedicati al banchetto; vi erano molti estiatoria dedicati alle Ossequie ed alle giovani ateniesi.
Vi era una Stoà con impianto a pi greco ed il tempio. Vicino scorreva il fiume, vi era un ponte che lo attraversava e poi vi erano strutture che si collocavano presso una parete rocciosa, sfruttando in parte anche le grotte. Il tempio era arcaico ed era molto importante, è inedito, quindi non pubblicato, tradizionalmente viene datato alla fine del VI sec. a.C., alto arcaico, invece più credibilmente poteva essere degli anni 570-560 a.C. più o meno degli inizi dell’Età di Pisistrato. Era distilo in antis con cella suddivisa in 3 navate da due file di colonne, e poi vi era un adyton, mentre l’ordine architettonico era dorico.
La datazione del tempio si può trarre dal capitello d’anta, perché il profilo del kyma dorico del capitello d’anta era il profilo del kyma dorico che ancora non si era evoluto, perché poi questo profilo tese nel tempo a piegarsi su se stesso e diventare un becco di civetta, mentre qui era ancora transizionale, con un cavetto, perciò doveva avere cronologia prossima a quella del Tempio A sull’Acropoli di Atene, 560 a.C.
La stoà era della metà V sec. a.C. ed era particolarmente interessante, presentava un colonnato a pi greco e poi sui due lati gli estiatoria. Il colonnato era alquanto importante, presentava interassi che avevano invece che tre triglifi e due metope, tre triglifi e tre metope, tema che diventò in età successiva generalizzato per le stoà, ma che a questa data ancora non lo era. Negli estiatoria dentro la Stoà furono trovati i piedini dei letti che avevano la parte inferiore spezzata e ancora fissata nel pavimento, quindi abbiamo la collocazione di tutti i letti e dei tavoli da cui ci si serviva. È uno dei casi in cui la ricostruzione esatta nella posizione dei letti è sicura, e notiamo che vi era la disposizione asimmetrica della porta, legata sempre alla posizione di chi stava sdraiato, perché doveva poggiare sul braccio sinistro per avere libero il destro, e doveva avere la testa verso i tavolini non nell’angolo, e necessariamente si introduceva un tavolino messo di traverso.
Qui se si partiva con un tavolo di taglio o si finiva con un tavolo di testa, o si aggiungeva al tavolo di testa un tavolo di taglio, in ogni caso si generava una differenza pari alla larghezza del letto tricliniale. Anche in questo caso i triclini erano 11. Il Triclinio romano era completamente diverso, quello greco aveva una disposizione dei letti lungo le pareti della sala, quindi i posti erano tutti equivalenti, mentre quello romano era su 3 lati, disposto a pi greco, aveva quindi 3 letti su ogni lato, in tutto 9, ed in quello si distingueva una gerarchia perché la posizione faceva sì che ci fosse sempre uno alla fine che guardava verso fuori e che per potersi rivolgere verso l’interno era costretto a fare delle contorsioni, era il posto meno privilegiato, e si distingueva fra i 3 letti di ogni lato una gerarchia, e fra le posizioni di quel letto un’ulteriore gerarchia.
Poi in Età Tardo Antica questo sistema romano a pi greco diventò semicircolare, quindi loro si disponevano radialmente (ma anche lì c’era un posto privilegiato ed uno meno privilegiato) su questa struttura a semicerchio ed avevano un tavolino centrale, come c’era anche in quello a pi greco precedente. Mentre in quello greco loro si disponevano sui lati ed ognuno aveva il suo tavolino. Era una logica diversa.
Teatro greco - Età arcaica e classica
Una prima distinzione importante è da fare tra le rappresentazioni drammatiche che provenivano da testi letterari, che chiamiamo Dramma Letterario, e le rappresentazioni drammatiche che raccontavano elementi mitologici definiti, sempre uguali a sé stessi, ovvero i Drammi Rituali, ad esempio il Rapimento della figlia di Demetra, il suo trasporto agli inferi e poi il suo ritorno dagli inferi, era un importante passaggio del mito legato alla figura di Demetra, che ha rappresentato la struttura greca dell’epoca, e che si svolgeva sempre secondo la stessa trama definita.
Un altro esempio era il Matrimonio di Dioniso e quindi il suo arrivo a Naxos, un evento noto del mito e quindi la sua rappresentazione era un Dramma Rituale. Il Dramma Rituale era una tematica largamente diffusa nel mondo antico, in contesti molto lontani nel tempo. Molti culti prevedevano le rappresentazioni dei Drammi Rituali nel mondo egizio, ed il mondo greco fu uno dei tanti contesti in cui il mito si configurava nella forma della rappresentazione drammatica che non aveva bisogno di un testo letterario ma si nutriva sostanzialmente di una storia tramandata, che veniva a costituire il mito.
Il Dramma Letterario invece era costruito sulla base di un testo letterario che veniva poi rappresentato e cambiava in parte nel tempo, diventò oggetto dell’attività dei Drammaturgi o Tragediografi e Commediografi. La differenza tra il Dramma Rituale ed il Dramma Letterario era che il primo era la rappresentazione di un evento sempre uguale a se stesso, l’altro era la rappresentazione di un evento inventato per l’occasione che poteva anche essere rappresentato più volte in contesti diversi, ma almeno nelle grandi celebrazioni veniva rappresentato per la prima volta e diveniva oggetto di gloria.
Il Dramma Letterario ed il Dramma Rituale si avvalevano delle medesime strutture nella pratica della manifestazione. Qualcuno agiva raccontando una storia attraverso il canto, la danza e il dialogo, mentre altri assistevano alla rappresentazione in entrambi i Drammi, quindi vi erano attori e spettatori. La struttura architettonica necessaria per la rappresentazione era quindi uguale e consisteva in un theatron, luogo dal quale si assisteva, e in un’orchestra, luogo nel quale agiva il coro, letteralmente “luogo in cui si danza”. I due spazi erano i due poli di una manifestazione che poteva differenziarsi in altri aspetti, ma che nelle forme della rappresentazione richiedeva strutture similari.
L’introduzione del Dramma Letterario fu qualcosa di molto significativo nel mondo antico, sulle sue origini si discute molto e non vi è certezza di discendenza, ma risalivano a molto in alto nel tempo, e i generi Tragedia, Commedia e Dramma Satiresco, che erano la trilogia delle forme di rappresentazione drammatica d’Età Tardo Arcaica e Classica, avevano i loro predecessori in altre forme come il Ditirambo (rappresentazione drammatica basata sulla danza e sul canto corale e strettamente collegata ad eventi dell’origine mitica di un personaggio), ad esempio il Ditirambo Dionisiaco, legato all’origine del mito di Dioniso. È possibile che l’evoluzione del Ditirambo Dionisiaco abbia portato alla nascita della Tragedia.
Secondo le fonti, la prima tragedia rappresentata ad Atene nel 534 a.C. fu di Tespi, che per la prima volta contrappose al coro un attore, e quindi generò un dialogo tra loro, dand luogo alla prima rappresentazione tragica. Nelle fasi successive, progressivamente la situazione divenne più complessa: al coro fu contrapposta prima una coppia di attori, poi più attori, creando quindi un interscambio tra la componente degli attori e la componente del coro, che divenne la sostanza stessa della rappresentazione tragica.
Diversamente, la rappresentazione della Commedia sembra essere nata dall’elaborazione che proveniva proprio dalle manifestazioni processionali legate al culto di Dioniso, per cui alcuni aspetti specifici di quelle processioni, come il travestimento, il ricorso ad aspetti grotteschi o caricaturali, la particolare attenzione ad aspetti sessuali e quindi la rappresentazione di grandi falli che poteva essere sia nella maschera che negli oggetti trasportati nelle processioni (fallofoi) divennero la base della forma di rappresentazione Drammatica Letteraria che era la Commedia, che si avvaleva proprio di queste componenti, come anche si avvaleva del linguaggio scurrile, tipico delle manifestazioni processionali del culto dionisiaco, la derisione dei potenti, che era parte integrante di queste processioni.
Anche alcuni aspetti delle processioni in onore di Demetra prevedevano che un gruppo di cittadini aspettassero in punti nodali la processione dei magistrati, per insultarli e deriderli. Erano questi aspetti peculiari delle processioni, che divennero poi gli aspetti peculiari della Commedia.
La messa in derisione dei potenti era nelle fasi iniziali della Commedia un momento importante, era l’espressione di un dibattito politico, perché i potenti erano i politici della società e della cultura ateniese del tempo, e quindi veniva messa in discussione la politica ateniese del momento. La Commedia si divideva in Commedia Antica (fino alla fine del V sec. a.C.), di Mezzo (IV sec. a.C.), e Nuova (apparì alle soglie dell’Età Ellenistica).
Le tematiche peculiari della Commedia Antica comprendevano dunque il dibattito politico e l’attualità politica, venivano messi nel mirino i politici, i filosofi, i personaggi che dominavano la scena cittadina. E se venivano derisi i potenti, venivano derisi anche gli dei, i più potenti, e questo se ci pensiamo nella cultura del Cristianesimo era invece impensabile, mentre per la cultura religiosa dell’epoca era un fenomeno ricorrente. Diversamente le tematiche della Tragedia non erano mai attuali ai tempi di quel momento, per loro natura, tendendo ad affrontare le tematiche a carattere generale. I grandi problemi etici venivano affrontati magari attraverso il racconto di un aspetto collaterale del mito, quindi veniva utilizzato il mito per porre dei quesiti etici a carattere generale.
I due generi presentavano i connotati che erano fondamentali nella formazione del cittadino ateniese: i grandi problemi etici e le problematiche dell’attualità politica. Quindi nonostante la connessione stretta con il culto di Dioniso, le rappresentazioni drammatiche erano nella cultura ateniese uno strumento civile fondamentale, era un dovere partecipare per i cittadini, perché era un momento di formazione, infatti nella democrazia estrema di IV sec. a.C. per i tempi che i cittadini passavano a teatro, essi venivano retribuiti, l’inverso della realtà attuale in cui noi paghiamo per andare a teatro.
La società di quel tempo capiva che quel tempo che il cittadino passava a teatro serviva a formare la figura del cittadino, non era come adesso un momento di svago o un diversivo. Poi lo stretto collegamento con il culto di Dioniso faceva sì che le manifestazioni del teatro venivano a coincidere con alcune fondamentali festività Dionisiache. Il culto di Dioniso aveva origine nel vino, egli insegnò all’uomo la coltivazione della vite, si ponse all’origine della diffusione del vino nella società antica, dove appunto il ruolo del vino era fondamentale, era un rituale durante i pasti comuni e quindi durante i rapporti collettivi della comunità, infatti ad un certo punto le due cose furono separate, prima si mangiava e poi si interrompeva e si beveva solamente, discutendo, quindi l’atto del bere vino si associava strettamente con il dibattito, le grandi questioni che venivano poste nell’ambito delle strutture comuni in cui i cittadini costruivano comunanze.
Questo avveniva anche nelle altre città greche, gli spartani avevano i Sistizia, appunto questi banchetti a cui partecipavano rigorosamente uomini spartani, e se si apparteneva ad uno di questi gruppi, sempre, tutti i giorni si doveva mangiare e bere insieme ed in quell’occasione si stringevano rapporti con gli aderenti al gruppo, discutendo tematiche diverse, e il vino era centrale. L’origine del culto proveniva dalle aree rurali dell’Attica, dove la coltivazione della vite si diffuse presto. Poi quando si consolidò il potere centrale e nacquero le polis attraverso i fenomeni di aggregazione spontanea di persone verso un centro urbano, si operò per mantenere stretti rapporti di comunanza tra i territori della città attraverso l’integrazione di quei culti propri delle aree rurali, quindi vennero portati nella città i culti diffusi nell’Attica, tra cui il culto di Dioniso.
L’istituzione delle Grandi Dionisie venne a costituire uno dei principali culti di Dioniso ad Atene, a cui se ne affiancavano altri, ad esempio le Lenee (culto di Dioniso Leneo). Quindi i culti dionisiaci erano più di uno ad Atene, e poi avevano un loro riverbero anche nel territorio, per cui esistevano le Piccole Dionisie, ovvero le dionisie rurali, il corrispettivo locale delle Grandi Dionisie. Non tutti i culti dionisiaci avevano necessariamente rappresentazioni del Dramma Letterario, ma le avevano sicuramente questi grandi eventi rituali delle Grandi Dionisie e delle Lenee. Ovviamente nell’ambito di queste rappresentazioni si affiancavano le rappresentazioni del Dramma Letterario e del Dramma Rituale.
Nelle immagini vediamo le origini del Dramma Letterario, per cui la famosa Danza della Gru, quando Teseo, tornando da Creta, dopo aver liberato le giovani ed i giovani ateniesi che erano predestinati a venire uccisi dal Minotauro, e dopo aver abbandonato le Cariatidi a Naxos, si recò a Delos con i giovani dove incontrò Apollo ed Artemide e presso l’altare fecero questa danza. Poi questa famosa rappresentazione di danza e canto corale presso l’altare a Delos, si ripeté per ogni anno perché la nave di Teseo (una nave dell’Età del Bronzo), che veniva conservata ad Atene e restaurata continuamente, ci dicono le fonti, veniva messa in acqua ogni anno e portava un gruppo di ateniesi a Delos, che ripetevano la Danza della Gru. Questa danza non la conosciamo nel dettaglio ma metteva insieme danza e canto corale, accompagnati da uno strumento a corde, la Lira. Quindi tutte le forme del Dramma Letterario avevano il coro e gli attori. Un’importante componente era il travestimento, già presente negli affreschi Micenei. Evidentemente veniva a costituire parte delle forme di rappresentazione dei drammi rituali e letterali già in età molto antica.
Nelle rappresentazioni delle Lenee le donne ateniesi bevevano vino in abbondanza, mentre una musica ritmica quasi ossessiva conduceva ad una sorta di liberazione, danze sfrenate delle giovani ateniesi, gli uomini non erano ammessi. Questa festività era importante perché poi avveniva anche una volta all’anno al Santuario di Delfi, ovvero il Santuario di Apollo. Apollo però in inverno lasciava il santuario, e lo occupava Dioniso, per cui nel periodo invernale il Santuario di Apollo a Delfi aveva in Dioniso una figura importante. Gli ateniesi andavano a Delfi per celebrare sul Parnaso, monte situato al di sopra del Santuario di Apollo a Delfi, e facevano un rito basato sulla musica, la danza e la consumazione del vino, che durava tutta la notte e si concludeva con la cattura di un capro che veniva ucciso e mangiato crudo (il capro rappresentava Dioniso).
Invece, in occasione dell’Antesteria (festività primaverile in cui si iniziava a bere il vino pigiato in autunno, momento in cui il mosto diventava vino, quindi si iniziava a bere il vino sin dalla giovane età), vi era una rappresentazione di un Dramma Rituale e nel vaso che vediamo nell’immagine era rappresentato un carro con sul retro delle persone sedute, ovvero il Matrimonio tra Dioniso ed Arianna, il culto dello Hieros Gamos, ovvero il Matrimonio Sacro, veniva rappresentato in occasione dell’Antesteria e vi partecipava il sacerdote ufficiale del culto di Dioniso dell’Antesteria, ovvero l’Arconte Basileus, in una rappresentazione di forma rituale che replicava il Matrimonio Sacro tra Dioniso ed Arianna. Quando Dioniso si recò a Naxos, trovò Arianna che era stata abbandonata da Teseo, ed in quell’occasione la sposa. Le forme di rappresentazione del Dramma Satiresco erano con parziale travestimento anch’esse, perché i personaggi del Dramma Satiresco erano i Satiri, perciò i travestimenti erano nelle forme dei Satiri e delle Ninfe che ve
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