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TEMPIO DI ATHENA ED EPAHISTOS- AGORA’ DEL CERAMICO, ATENE (464 a.C.): è un tempio ancora oggi ben

conservato, sulla collina del Kolonos Agoraion, ha resistito a diversi terremoti. L’area sottostante è stata

scavata fino alla roccia e furono trovate una serie di cavità quadrangolari poste all’interno del themenos,

risalenti all’Età Ellenistica. Dentro queste cavità furono ritrovati dei vasi, quindi sono resti di un boschetto

sacro. Era un uso molto diffuso nell’antichità creare dei vasi sepolti nelle cavità della roccia con alberelli per

costituire boschetti sacri. Il gradino più basso del tempio presentava la stessa roccia del Koilon Agoraion,

mentre tutto il resto del tempio era in marmo Pentelico. La planimetria nella fase iniziale non prevedeva un

colonnato interno. Sappiamo che l’architetto del Tempio di Athena ed Ephaistos avrebbe costruito altri 3

templi, il Tempio di Ares, il Tempio di Poseidone e del terzo non si sa nulla, costruiti a distanza di 4 anni uno

dall’altro dal 449 al 430 l’ultimo. La cronologia del Tempio di Athena ed Ephaistos, sulla base di alcuni

caratteri rinvenuti sul cassettonato in marmo del tempio, era piuttosto degli anni 460 a.C., quindi era un

tempio dell’Età di Cimone ed anche l’ordine era congruente. Cimone certamente utilizzava Teseo come

elemento propagandistico per la sua figura, la sua connessione con Teseo emergeva spesso anche nella

letteratura dell’epoca, ed il fatto che questo tempio aveva sulla fronte del pronao un fregio ionico continuo

con raffigurate le Gesta di Teseo, e che aveva sulle metope del primo e del secondo interasse a partire dalla

fronte orientale, a sud, andando verso occidente e a nord 4 e 4 , quindi 8 metope con le Gesta di Teseo,

dovrebbe essere un messaggio abbastanza chiaro. Un altro elemento che conferma la connessione con

Cimone è che il tempio presentava 10 metope sulla fronte orientale con rappresentazioni dell’Età di Eracle,

quindi i personaggi che emergono sono Eracle e Teseo, né nelle metope né nei frontoni vi erano riferimenti

ad Athena ed Ephaistos. I gruppi scultorei erano uno datato agli anni 30, questo vuol dire che se il tempio fu

costruito nel 464 a.C., restò fino al 430 a.C. senza immagini di culto, il che non avrebbe senso perché un

tempio era la casa dell’immagine di culto, quindi molti elementi lasciano perplessi. La trasformazione della

planimetria con l’inserimento del colonnato interno degli anni 430 a.C. fu post-Partenone, quindi dopo che

il Partenone introdusse il colonnato interno alla cella vennero introdotte per creare una sorta di quinta

scenica. Il tempio era predisposto per avere degli affreschi, quindi inizialmente la cella era affrescata. La

planimetria era un periptero 6x13, tutto realizzato in marmo Pentelico, salvo il tetto in marmo Pario, anche

se questo è un elemento che ci porterebbe a datare il tempio in fase pre-Partenone, perché dal Partenone

in poi i templi avevano tetto in marmo Pentelico. Tra le particolarità di questa planimetria vi era

l’allineamento tra la fronte del pronao e la terza colonna dei lati lunghi, un allineamento curioso perché vi si

collega il fatto che la trabeazione del pronao proseguiva fino ad innestarsi nella trabeazione della peristasi,

venendo a determinare una sorta di vestibolo, sottolineato dal fatto che le uniche metope scolpite erano

quelle della fronte e dei primi due interassi, corrispondenti a questo vestibolo. Un effetto collaterale di

questa corrispondenza lo troviamo nelle ante perché diversamente da quelle doriche che erano presenti

nell’opistodomo e che avevano un risvolto maggiore verso l’interno e minore verso l’esterno, qui avevano

un risvolto uguale sui 3 lati perché sorreggevano la stessa trabeazione tanto verso l’interno e tanto verso

l’esterno. Poi la trabeazione si fermava in corrispondenza del collegamento tra il nucleo della cella e la

peristasi, ed in questo modo era ottenuta una quota molto più alta peri i travetti del soffitto delle peristasi

laterali, che passavano in corrispondenza più o meno della cornice. Mentre i travetti dell’opistodomo erano

ad una quota un po’ più bassa. Questa singolarità nella planimetria faceva si che potesse essere introdotto

un unico fregio che passava intorno al vestibolo, ma figurato solo nel tratto posto sul pronao e poi liscio nel

resto, quindi un fregio ionico posto su un architrave ionico. Dalla sezione trasversale capiamo alcuni

dettagli dell’ordine architettonico che era dorico. Le colonne erano molto snelle, l’ordine era dorico

canonico, la sima era di produzione cicladica, il tetto cicladico, e poi vi erano alcuni particolari di formazione

attica, come ad esempio la Goccia in corrispondenza del triglifo angolare. Furono sostituite le incisioni

dell’ipotrachelion (la membratura terminale superiore del fusto di una colonna, sotto il collarino,

corrispondente alla massima rastremazione) con un semplice listello, quindi è chiaro che questo tempio più

che riconducibile allo stesso architetto cicladico di altri templi, era espressione di una cultura architettonica

ionica ed in qualche modo non era coincidente con gli architetti dell’Acropoli. Se pensiamo alla

problematica che aveva il Partenone ed alla risoluzione con la soluzione ottastila periptera, qui il problema

fu risolto nella versione iniziale, eliminando le colonne nella cella. Una cella molto ampia si poteva ottenere

quindi non mettendo le colonne nella cella, soluzione che coinvolse poi gli altri templi dello stesso

architetto. Il capitello d’anta era attico di V sec. a.C., riconoscibile perché il collarino presentava un tondino

in quel periodo, un kyma dorico canonico e poi un abaco parallelepipedo incoronato da una modanatura

ionica. Questa tipologia era diffusa in tutta la produzione attica del V sec.a.C. I cassettonati marmorei

furono trovati nei resti della ricostruzione degli anni 460. Il collegamento del cassettonato alla peristasi

avveniva molto in alto ad altezza della cornice, mentre la trabeazione del pronao si collegava all’altezza

dell’architrave, e questo determinava il venir meno dell’effetto di continuità che veniva appunto interrotto

dalla trabeazione del pronao e dava la sensazione di un vano a sé stante prima del pronao, un vero e

proprio vestibolo. Nel prospetto orientale vi erano le metope con le Gesta di Eracle, mentre le 8 metope a

nord e a sud rappresentavano le Imprese di Teseo (lotta con il Minotauro). Sull’opistodomo il fregio

figurato si limitava alla fronte dell’opistodomo, diversamente sul pronao il fregio figurato si estendeva in

modo singolare fino alla trabeazione laterale, creando la sensazione di un vestibolo, mentre se lo guardavi

dall’opistodomo avevi la sensazione del nucleo della cella isolato rispetto alla peristasi. Le foto che vediamo

con le porte di accesso alla cella, parzialmente restaurate con blocchi volutamente non finiti, mostrano le

trasformazioni che furono attuate per la modifica in Chiesa di San Giorgio, che prevedeva un rovesciamento

dell’orientamento del tempio, perciò quello che era prima l’accesso orientale divenne l’abside, quindi

quelle colonne furono smontate e sostituite dall’abside. Poi dopo la Chiesa di San Giorgio venne

smantellata e fu ripristinata la struttura originaria, ma i pezzi che erano usati in antico erano in gran parte

mancanti, quindi fu necessario integrare in maniera consistente le due colonne che vediamo in foto, con

rocchi volutamente non scanalati. La traslazione invece di alcuni rocchi delle colonne dal centro del fusto, è

tipica degli effetti sismici che furono consistenti. Una veduta dall’interno della cella ci mostra la restituzione

degli archeologi americani, con le statue delle immagini di culto su una base con effetto Cammeo e le

colonne poste successivamente che risvoltavano sul fondo. La tecnica della sima con questa decorazione fa

pensare ad una produzione cicladica, come anche il frontone con rappresentata l’Apoteosi di Eracle.

Durante la trasformazione del tempio in Chiesa di S.Giorgio, nel pronao orientale venne abbattuto il muro,

eliminate le colonne, fu messo un abside poligonale, venne aperta una porta nell’opistodomo, due porte su

ogni lato. La copertura del vano nella cella fu realizzata con una volta a botte. In età ancora successiva la

chiesa venne coinvolta dalla cultura straniera, divenne Chiesa degli Stranieri per cui nella pavimentazione

del tempio furono alloggiate tombe, come era in uso nel Medioevo.

TEMPIO DI ARES- AGORA’ DEL CERAMICO, ATENE (Età Augustea): in qualche modo gli archeologi americani

ricostruirono il Tempio di Ares, e scoprirono che era identico al Tempio di Athena ed Ephaistos. Era situato

nell’area scoperta dell’Agorà del Ceramico, proprio davanti al Tempio di Athena ed Ephaistos, ed i suoi

frammenti si possono anche visitare. Nella ricostruzione ci sono però dei problemi, il primo è nella tesi del

prospetto orientale. Il Tempio di Ares si dice che fu smontato in un demos e rimontato così com’era

nell’Agorà. Nel mondo greco e nel mondo romano, quando vennero ricostruiti i templi in Età Augustea con i

frammenti originari di V sec. a.C., i templi ricostruiti erano sempre completamente diversi, non c’era

quest’uso di ricostruirli esattamente uguali a com’erano. Gli elementi che hanno portato gli americani a

sostenere la tesi della ricostruzione identica sono due: la fondazione del tempio non era una fondazione in

linea, mentre tendenzialmente i greci facevano fondazioni in linea, bensì era una fondazione a platea.

Questo faceva si che la configurazione del tempio appariva diversa dall’uso comune. I materiali non sono

mai stati pubblicati dagli americani, quindi non abbiamo un’attestazione stratigrafica. L’altro elemento era

che i frammenti architettonici risalivano al V sec. a.C. e recavano sopra le lettere di rimontaggio che

avevano dimensioni apicate (le lettere apicate sono quelle con i tratti rettilinei terminanti a coda di

rondine, un carattere può essere con grazia o senza grazia, ovvero ad esempio le punte che si aprono alla

terminazione della I in Times New Roman, quelle in epigrafia si chiamano apicature). Nella scrittura antica

le apicature apparirono non prima della fine del IV sec. a.C., erano tendenzialmente Ellenistico-Romane,

quindi secondo gli archeologi americani questi caratteri non erano cronologicamente congruenti con la

costruzione del tempio, quindi parlano di ricostruzione. I caratteri delle lettere presentavano apicature e le

lettere erano poste su superfici non visibili, sui letti di posa dei blocchi. Queste lettere erano in realtà

numeri, nel mondo greco la numerazione è con le lettere, alfa sta per 1, beta sta per 2, e questo tipo di

numerazione era usata sia per le ricostruzioni che per le costruzioni. Se si costruiscono degli architravi, si

hanno i pezzi, si predispongono a terra secondo la sequenza di montaggio, poi si mettono delle lettere e

durante il montaggio si mettono i blocchi secondo le numerazioni. Nella ricostruzione si tenderà a mettere i

numeri sulle facce contigue, quindi al contatto tra il primo blocco ed il secondo si mette alfa e alfa per

ricordare che uno va con l’altro. Ma se si smonta un edificio le lettere si mettono prima di smontarlo, è

questa la differenza, infatti se vediamo i blocchi di templi con frammenti certamente oggetto di un

rimontaggio, vediamo che nelle colonne che furono smontate, ad esempio, la numerazione alfa-alfa, beta-

beta era messa nelle scanalature delle colonne, e questo fu fatto per 2 ragioni: la prima perché i numeri se

si mettono prima di smontare le colonne, si possono poi facilmente rimontare e i numeri venivano magari

stuccati, ma non è che prima smontavano tutto e poi si domandavano questo dove andava?, nel caso delle

scanalature era molto complicato perché non erano mai tutte uguali, non si potevano ruotare come pareva,

non a caso le scanalature venivano fatte dopo il montaggio dei rocchi e non prima. Le lettere di smontaggio

e rimontaggio quindi erano nelle aree a vista, mentre quelle della prima costruzione erano nascoste, come

quelle che troviamo nel Tempio di Ares. L’altra ragione è che gli edifici erano realizzati in blocchi, montati a

secco attraverso dei legami verticali ed orizzontali, ovvero grappe metalliche (orizzontali) e tenoni metallici

(verticali), quindi quando venivano smontati, le grappe metalliche venivano tolte scalpellando il marmo e

sfilandole. Quando poi venivano rimontati non potevano usare la vecchia cavità con la scalpellatura che

ormai l’aveva svasata, ma veniva fatta una nuova serie di grappe, nuove cavità. Nel caso dei frammenti del

Tempio di Ares non troviamo affatto un doppio sistema di grappe ma uno singolo, allora la situazione

risulta difficile perché alcuni elementi danno ragione ad un’interpretazione ed altri ad un’altra

interpretazione. Una opzione sarebbe la costruzione neoclassica di fine IV sec. a.C. quindi magari hanno

costruito un edificio che imitava i modelli del V sec. a.C. e che quindi giustificherebbe le apicature presenti

sui blocchi. Alla fine del IV sec. a.C. vi erano molte costruzioni neoclassiche, vi era la tendenza di riprendere

forme classicheggianti. Nelle immagini vediamo uno degli acroteri ancorati al tempio, e sotto la

riproduzione dell’Altare di Zeus Agoraios, anch’esso, secondo gli americani, smontato dalla Pnice e

rimontato nell’Agorà del Ceramico in Età di Augusto, ed anche per lui lo stesso problema.

EDIFICI DI ETA’ ARCAICA- PENDICI DEL KOLONOS AGORAION: alla metà del VI sec. a.C. l’Edificio F, che gli

americani ritenevano essere la residenza di Pisistrato, conviveva con una serie di altre strutture. L’idea degli

americani che la configurazione delle fondazioni dell’Edificio F faccia somigliare questa struttura ad una

residenza, è un’idea totalmente priva di fondamento, tralaltro Pisistrato non avrebbe mai realizzato la sua

residenza in un’area sacra, e nessuna fonte ce lo dice. Anzi le fonti ci dicono che Pisistrato tendeva ad avere

comportamenti assai poco autoritari, quindi molto accomodanti, quindi tutto volveva fare tranne che

mostrarsi come autorità super partes, piuttosto voleva mostrarsi come mediatore delle posizioni politiche,

quindi quest’ipotesi è totalmente sbagliata. L’edificio F aveva un peristilio, un magazzino di prodotti, come

una grande struttura residenziale. Vi era un muro che delimitava l’area e comprendeva l’Edificio D e

l’Edificio C (due edifici con porta centrale) che non c’era motivo fossero nello stesso contesto di una

residenza, e poi alle spalle una struttura semicircolare in cui avveniva la riunione della prima Boulè dei 400

(100 membri per ognuna delle 4 tribù pre-Riforma Clistenica), quindi perché mettere insieme le strutture

civili e di culto della città? Quindi più verosimilmente avremmo la sede della Boulè dei 400, gli archivi e

l’originaria Prytanikon dei conti, che aveva una configurazione di una casa grande per il semplice fatto che

destinava le sue funzioni d’uso al vitto e all’alloggio dei Pritani, quindi era una residenza. Mentre nella fase

post-Clistenica (primo decennio del VI sec. a.C.) la struttura venne sostituita da un complesso di Boulè

scoperta e poi da un nuovo Bouleuterion con copertura quadrata e vestibolo, gradinata su 3 lati e colonne

che sostenevano la copertura.

In Età di Cimone (460 a.C.) poi l’Edificio F (che fu distrutto dai Persiani 480 a.C) venne sostituito dalla

struttura circolare a tholos (Pritanikon) con 6 colonne, 6 sostegni interni con una struttura conica psota

all’interno di un altro recinto con una struttura annessa, forse una cucina, e poi una serie di santuari legati

ai culti connessi alla cittadinanza. Alla fine del V sec a.C. venne tagliata la roccia ad ovest e realizzato il

Nuovo Bouleuterion con portico e gradinata interna circolare, che era accessibile da un apposito propileo

che fu costruito. Il vecchio Bouleuterion fu trasformato in Arkeja (archivio) e vi si svolgeva il culto di Meter

alla fine del V sec. a.C. Sulla configurazione del Nuovo Bouleuterion vi sono molti dubbi, furono trovate

fondazioni, blocchi, sappiamo che vi era una sorta di vestibolo antistante, ma la reale disposizione delle

gradinate interne non la sappiamo. La trasformazione ultima fu quella di Età Ellenistica in cui venne

spostato il Monumento degli Eroi Eponimi, venne ristrutturata tutta una parte, venne abbattuto il Vecchio

Bouleuterion, fu conservato solo il Propileo e fu completamente ricostruita la parte del Vecchio

Bouleuterion e del Tempio rettangolare che fu distrutto dai persiani, con un vero e proprio Tempio di

Meter con un altare antistante con strutture annesse, due vani che secondo gli americani erano altri

archivi. Il tutto era poi coordinato da un unico fronte che omogeneizzava il prospetto verso l’Agorà

coerentemente con l’uso ellenistico, per regolarizzare i bordi dell’Agorà. La Tholos, che poi venne

abbattuta, al suo interno aveva uno zoccolo alto di blocchi isodomici di pietra, l’intero elevato era in

mattoni crudi e poi vi era una copertura fittile di forma conica. All’interno vi erano 6 sostegni, un altare

centrale e panchette disposte tutto intorno, forse mangiavano a turni. Questa tholos poi la ritroviamo

sovrapposta alle strutture dell’Edificio F. In Età Augustea poi la tholos ebbe una trasformazione, fu aggiunto

un pronao antistante, venne fatta una pavimentazione in cementizio e schegge di marmo, e poi in Età

Traianea venne restaurato, furono aggiunte lastre di marmo sul pavimento e venne costruita la copertura a

cupola con tegole a losanga a bordo triangolare ed antefisse a palmetta ed acroterio centrale. All’interno

della tholos venivano conservate le unità di misura. La ricostruzione dell’esterno ci mostra che aveva la

parte bassa con blocchi in pietra squadrata, la parte alta in mattoni crudi e poi il tetto con tegole a losanga

concluse con una sima nel bordo e antefisse. In Età Protoclassica gli edifici pubblici non religiosi non

avevano una particolare ricchezza monumentale, erano edifici prevalentemente funzionali e non

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura IV antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Rocco Giorgio.
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