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-FORO DI CESARE (I sec a.C= 51 a.C) Roma (Impero Romano, Italia Centrale): fu il primo dei Fori Imperiali ad

essere realizzato, un progetto unitario con lo scopo di ampliare gli spazi del Foro Romano e allo stesso

tempo di celebrare Giulio Cesare, che lo fece costruire e lo inaugurò nel 46 a.C. Cesare donò alla città un

nuovo Foro adiacente al Foro romano, acquistò a sue spese i terreni ed edificò un complesso monumentale

in marmo con tempio in asse dedicato a Venere Genitrice (della gens Julia) dandosi discendenza divina

attraverso Julo, figlio di Enea, figlio di Venere, e tutto ciò non fu ben visto dai Senatori che pensavano che

Cesare volesse imporre il sistema del principato, portando alle Idi di Marzo, quando fu assassinato. Il Foro

era costituito da una piazza porticata a pi greco, con portico rialzato su tre gradini, di ordine corinzio, in

marmo, a doppia navata, con il lato di fondo chiuso dal tempio di Venere Genitrice, pianta che costituì il

modello di partenza per i successivi Fori Imperiali. Sui lati del Foro vi erano botteghe e la Curia Julia, al

centro della piazza vi era la statua equestre di Cesare e numerose altre. Il Foro fu restaurato da Traiano nel

113 d.C. Lo scavo del Foro di Cesare avvenne tra il 1939 e il 1932

-

TEMPIO DI VENERE GENITRICE (I sec. a.C= 46 a.C ) Roma (Foro di Cesare, Impero Romano, Italia Centrale):

chiudeva scenograficamente il Foro di Cesare sul lato breve. Venne promesso in voto da Giulio Cesare a

Venere durante la Battaglia di Farsalo, vinta nel 48 a.C contro Pompeo Magno. Era un ottastilo 8x8

periptero sinepostico (privo del colonnato sul retro). L'accesso al tempio su doppio podio avveniva tramite

scalinate poste sui fianchi e il podio, rivestito in marmo, era preceduto sulla fronte da due fontane.

L'interno della cella presentava sul fondo un'abside, bordata all’interno da un doppio ordine di colonne

addossate alle pareti, che ospitava la statua di culto, opera dello scultore neoattico Arcesilao.

-FORI IMPERIALI (46 a.C-113 d.C) Roma (Impero Romano, Italia Centrale): costituivano una serie di piazze

monumentali edificate nel cuore della città di Roma da parte degli Imperatori. Il primo dei Fori Imperiali fu

quello di Ottaviano Augusto (2 a.C), ma quello di Giulio Cesare (46 a.C) dette il modello. Poi Vespasiano

costruì il Foro della Pace (75 d.C), Domiziano il Foro di Nerva o Transitorio (98 d.C), Traiano il Foro di

Traiano (112-113 d.C). I Fori Imperiali erano solo spazi pubblici rappresentativi, non avevano funzione

commerciale né politica, in generale erano celebrativi della città e dell’imperatore. Queste costruzioni

seguivano lo schema ellenistico, strutture porticate con tempio in asse. Il Foro di Traiano fu l’ultimo ad

essere costruito, anche perché non c’era più spazio.

-FORO DI AUGUSTO (I sec. a.C= 2 a.C) Roma (Fori Imperiali, Impero Romano, Italia Centrale): fu inaugurato

nel 2 a.C. Ottaviano Augusto aveva promesso in voto un tempio a Marte Ultore (Vendicatore) in occasione

della Battaglia di Filippi del 42 a.C nella quale lui e Marco Antonio avevano sconfitto gli uccisori di Giulio

Cesare, Bruto e Cassio, vendicando la sua morte. Il tempio venne costruito in una nuova piazza

monumentale, il Foro di Augusto, che si disponeva ortogonalmente al Foro di Cesare, ed il Tempio di Marte

aveva sul retro un altissimo muro che divideva il monumento dal quartiere popolare della Suburra. Sui lati

lunghi della piazza sorgevano portici che si aprivano sui lati esterni in ampie esedre (spazi semicircolari

coperti), che ospitavano le attività dei tribunali. Le esedre erano separate da un diaframma di pilastri in

marmo cipollino, sormontato da un secondo ordine di colonne in marmo africano (che nonostante il nome

proveniva dall'Asia Minore), che oltrepassava il tetto dei portici permettendo di dare luce all'ambiente. La

parete di fondo delle esedre era decorata da un duplice ordine di semicolonne, in marmo cipollino quelle

inferiori e in marmo giallo antico quelle superiori, che anche in questo caso inquadravano nicchie con

statue, delle quali sono stati rinvenuti vari frammenti. La nicchia centrale, di dimensioni maggiori, era

inquadrata da un'edicola costituita da due colonne staccate da parete. Le esedre erano pavimentate da

lastre rettangolari alternate nei marmi giallo antico e africano. Nelle esedre vi erano statue di personaggi

della storia di Roma e dei membri della famiglia Giulia, le divinità che l’hanno generata fino ad Enea. Alla

testata del portico settentrionale un ambiente distinto schermato da due colonne con fusti in marmo giallo

antico, di altezza maggiore degli spazi dei portici, ospitava una statua colossale dell’Imperatore alta circa 12

m. Anche in questo caso si voleva propagandare il nuovo regime, il Principato di Augusto. I portici sono in

un ordine aulico neo-attico, con motivi a girali di acanto, colonne corinzie con fusti in marmo giallo antico,

trabeazione attica, attico superiore con Cariatidi (sculture usate come colonne che rappresentano figure

femminili), tra le quali vi erano scudi (Clipei) con protoni divine (Giove-Ammone). In asse alla piazza vi era il

Tempio di Marte Ultore. Le nuove ipotesi di ricostruzione vedono la presenza di 4 esedre per la comparsa di

un nuovo muro curvilineo, che altrimenti potrebbe appartenere ad un’ipotetica basilica posta

trasversalmente come nel Foro di Traiano successivo.

-TEMPIO DI MARTE ULTORE (2 a.C= I sec. a.C) Roma (Foro di Augusto, Fori Imperiali, Impero Romano, Italia

Centrale): chiudeva scenograficamente il Foro di Augusto sul lato di fondo, era dedicato al dio Marte

Vendicatore (colui che dalla sconfitta risolleva). Il tempio somiglia a quello di Venere Genitrice, era

periptero sinepostico (senza colonne sul retro) ottastilo 8x8 corinzio su doppio podio con gradinata di

accesso, con cella absidata bordata all’interno da un doppio ordine di colonne addossate alle pareti. Si

innalzava su un podio (alto circa 3,5 m) rivestito in blocchi di marmo ed aveva otto colonne corinzie in

facciata e altrettante su ciascuno dei fianchi, dove il colonnato terminava contro il muro di fondo con una

lesena. I colonnati e le pareti esterne della cella erano realizzati in marmo lunense. Il podio era costituito da

fondazioni in opera cementizia e in blocchi di tufo, sotto i muri, e in tufo e travertino, sotto i colonnati; le

fondazioni erano rivestite da blocchi di marmo. Vi si accedeva per mezzo di una scalinata frontale di 17

gradini in marmo, su fondazioni in cementizio, interrotta al centro da un altare. La cella aveva le pareti

interne decorate da due ordini di colonne staccate dalla parete, rispecchiate sul muro da altrettante lesene.

Sul fondo la cella terminava con un'abside, staccata mediante un'intercapedine dal muro di fondo,

occupata da un podio per le statue di culto, preceduto da una scalinata rivestita in lastre di alabastro. Vi

erano ospitate statue di Marte e di Venere; altre sculture erano probabilmente ospitate nelle nicchie che si

aprivano sulle pareti tra le colonne, che avevano Pegasi Alati al posto delle volute. La raffigurazione che

occupa il frontone ospitava la personificazione del Palatino semisdraiata, Romolo seduto che seguiva con lo

sguardo il volo degli uccelli Venere con Eros, Marte con la lancia, la Fortuna, la dea Roma e la

personificazione del fiume Tevere.

CORNICI MODIGLIONATE NEI TEMPLI CORINZI DI ETA’ AUGUSTEA: La cornice a modiglioni diventerà quella

canonica dell’ordine in associazione al capitello corinzio, specie a partire dall’Età Augustea (27 a.C- 14 d.C).

L’elemento modiglionato detto “Rodio” trae spunto dall’architettura ellenistica d’Oriente (Tempio di Apollo

in Circo, a Rodi III sec. a.C), e caratterizzerà tutta la produzione augustea e buona parte della produzione

imperiale successiva. I modiglioni del Tempio di Saturno e della Magna Mater sono derivazioni della

tipologia pergamena.

ARCHITETTURA TEMPLARE DI ETA’ AUGUSTEA E PROTOIMPERIALE NELLE PROVINCE: Nelle province del

Nord si esportano modelli che a Roma si erano già diffusi in età tardorepubblicana quali lo pseudo

periptero perché consentono di costruire edifici che hanno la monumentalità del periptero senza

necessariamente averne le dimensioni. Templi costruiti sul podio, con gradinata frontale, trabeazioni

abbastanza canoniche con modiglioni, architrave a fasce, fregio a girali di acanto, capitelli corinzi.L’operato

di Ottaviano Augusto al di fuori di Roma ha lasciato tracce del suo disegno politico in varie testimonianze.

Una di queste è l’impronta monumentale lasciata nei centri di nuova fondazione o assoggettati a Roma che

proprio sotto il primo imperatore si configurano come città monumentali, dotate di servizi per la

cittadinanza che le rendono riproduzioni “in miniatura” di Roma. L'arte dell'età di Augusto è caratterizzata

dalla raffinatezza, dall'eleganza, adeguata alla sobrietà ed alla misura che Augusto aveva imposto a sé

stesso e alla sua corte. Augusto si poteva vantare di aver trovato una Roma "di terracotta" e di averla

lasciata "di marmo". In effetti fu in quest'epoca che Roma assunse l'aspetto simile a quello delle più

importanti città ellenistiche. Il gusto scenografico ellenistico venne assimilato dagli architetti romani e

sviluppato ulteriormente, portando l'architettura a nuovi vertici.

-MAISON CARREE (I sec. a.C = 19-16 a.C ) Nimes Nemausus (Francia meridionale, Gallia, Impero Romano):

costruito da Marco Vipsanio Agrippa (politico, militare e architetto romano), dedicato ai suoi figli Gaio e

Lucio Cesare (Augusto era loro nonno), morti entrambi in giovane età. Ancora oggi è in ottimo stato di

conservazione perché divenne chiesa cristiana nel IV sec. d.C. Il suo nome “Casa Quadrata” indica la sua

pianta rettangolare. Il tempio è su podio alto 2,85 mt e domina la piazza del Foro della città, vi si accede

tramite 15 gradini. È pseudodiptero (peristasi inglobata nei muri della cella) esastilo con pronao profondo

con 3 colonne libere sui fianchi, 8 semicolonne addossate al muro della cella e 6 semicolonne sul retro. Le

colonne sono corinzie con fusti scanalati, la trabeazione è riccamente decorata, la cornice è modiglionata e

il fregio presenta girali di acanto. L’iscrizione dedicatoria ai figli, in lettere di bronzo (rimossa durante il

Medievo) occupava lo spazio di fregio e architrave. Il portale aveva mensole decorative sui lati, la cella era

rivestita con lastre di marmo.

-TEMPIO DI ROMA E AUGUSTO (14 a.C= I sec. a.C) Ancyra (Ankara, Turchia, Impero Romano): in Oriente

una tradizione culturale molto forte fa si che non sia pensabile esportare modelli da Roma. La tipologia

richiama direttamente un tempio ellenistico, il Tempio di Artemide a Magnesia al Meandro: soluzione

ottastila pseudo periptera. Conteneva il testamento dell’Imperatore Ottaviano Augusto. In un’importante

centro amministrativo della provincia romana di Ancyra il tempio fu dedicato ad Augusto e alla dea Roma,

personificazione divina della città conquistatrice. Alla morte di Augusto i romani scolpirono sul marmo del

tempio le Res Gestae Divi Augusti, copia del documento originale inciso su due pilastri di bronzo all’ingresso

del Mausoleo di Augusto a Roma. il testo descrive le imprese di Augusto e la trasformazione dalla

repubblica in Impero. Il Tempio di Roma e Augusto sorgeva su una crepidine di 8 gradini davanti alla quale

vi era l’altare, era periptero ottastilo ionico con ampliamento dell’intercolumnio centrale, il pronao era

prostilo tetrastilo corinzio, alla cella si accedeva attraverso 5 gradini, e vi era la statua di culto, mentre

l’opistodomo era distilo in antis corinzio.

-FORO VECCHIO (I sec d.C= 1-6 d.C) Leptis Magna (Libia, Africa Settentrionale, Impero Romano): le famiglie

abbienti locali decisero di dedicare un tempio a Roma e ad Augusto come atto di apertura verso Roma.

Leptis Magna diventerà poi il centro del commercio dei beni provenienti dall’Africa centrale. Il porto

principale di imbarco degli animali feroci verso Roma era proprio Leptis Magna. il Foro più antico di Leptis

Magna, fu realizzato con aspetto monumentale sotto l’Imperatore Ottaviano Augusto. Augusto fece

dell’Africa un’unica provincia e concesse a Leptis Magna di autogovernarsi, fu trasformata in città romana

con una pianta a scacchiera avente al suo centro l’incrocio tra Cardo e Decumano e il foro Vecchio.

Presentava portici colonnati su 3 lati e Tempio di Augusto e Roma in asse (14-19 d.C) in pietra calcarea,

affiancato da altri due templi di Liber Pater e di Ercole. Il tempio presentava un'alta tribuna anteriore

decorata da rostri, probabilmente utilizzata come palco dagli oratori che tenevano discorsi sulla piazza. Sul

lato opposto della piazza una Basilica e la Curia.

-TEMPIO DI ROMA E AUGUSTO (14-19 d.C= I sec. d.C) Leptis Magna (Libia, Africa Settentrionale, Impero

Romano): sul lato nord-ovest del Foro Vecchio di Leptis Magna, in pietra calcarea, sorgeva tra il Tempio di

Liber Pater e quello di Ercole, su un podio con gradinate, poggiato su un’alta tribuna anteriore decorata da

rostri (tribuna rostrata, era un Templum Rostratum), utilizzata come palco dagli oratori che tenevano

discorsi sulla piazza che aveva accesso da gradinate laterali; il tempio era una celebrazione della famiglia di

Augusto, era periptero ottastilo 8x8 sinepostico, ionico. La cella era coronata da un fregio dorico. Un ricco

apparato scultoreo completava l’edificio. Gli acroliti di Roma e Augusto, in trono, erano nella cella su una

banchina, mentre quelli di Tiberio e Livia erano ai lati del portale esterne alla cella, e altre statue davanti

alle colonne e sulla tribuna quadriga di bronzo con sopra Germanico e Druso. Sotto il tempio, all’interno del

podio vi erano le Favisse, un deposito ipogeo di oggetti votivi (equivalente romano del thesauros greco). La

tipologia del tempio era la stessa dei due templi ai suoi fianchi, sinepostici entrambi e richiama i templi

romani aventi tribuna antistante (Venere Genitrice, o del Divo Giulio). In facciata la soluzione trovata per la

colonna angolare è l’utilizzo del pilastro cuoriforme, simile a quello del tempio vicino di Ercole ed altri

monumenti leptiani coevi, ma assente a Roma, quindi la planimetria richiama le costruzioni romane,

mentre l’elevato è punico ellenistico. Soluzioni particolari spiegano la totale assenza di architravi. Architravi

monolitici, infatti, non sono stati trovati in nessuno degli edifici di questa zona. Qui si usa una sorta di

travertino locale che non raggiunge mai grandi dimensioni. Loro risolvono questo problema utilizzando

spesso piattabande. Fu restaurato in Età Tiberiana.

EDILIZIA RESIDENZIALE IN AREA ITALICA E ROMANA: CASE, DOMUS, INSULAE, VILLE: Le prime case degli

Etruschi erano fatte in legno e fango; non ci sono quindi molti resti delle loro città. La maggior parte delle

informazioni su questo popolo deriva dalle tombe, costruite in pietra: esse contenevano molti oggetti e

spesso sulle loro pareti erano dipinte scene di vita quotidiana. Questi reperti ci dicono che la civiltà etrusca

era ricca e raffinata. Troviamo riferimenti nell’architettura funeraria della Necropoli di Cerveteri (Roma),

che era caratterizzata dall’atrio con tetto a falde inclinate che faceva convergere l’acqua nell’impluvium.

Nelle necropoli etrusche alcune tombe scavate nella roccia presentano al proprio interno alcuni caratteri

delle architetture domestiche. Si tratta di architetture scavate in grotte per cui quelli che sembrano dei tetti

a doppia falda sono del tutto finti, ma l’atrio della casa etrusca era realizzato in questo modo. Questa è

l’unica testimonianza, oltre a qualche modellino fittile, che ci dà qualche idea di come potesse essere la

Casa Etrusca. Abbiamo anche un altro indizio planimetrico: l’assialità tra l’ingresso, l’atrio e la stanza

principale sul fondo che doveva essere presente anche nella tipologia abitativa. Questa stanza sul fondo,

che nelle tombe conservava i sarcofagi, doveva essere la sala di rappresentanza delle case. Le abitazioni

erano generalmente a pianta rettangolare, ripartite in più vani da muri portanti che poggiavano su

fondazioni a secco in tufo, alberese o galestro a seconda delle disponibilità locali. I pavimenti erano

generalmente in terra battuta e le murature a graticcio o in mattoni, con travi e pilastri portanti in legno. I

tetti, a loro volta sostenuti da travi lignee, erano ricoperti da tegole in terracotta; in alternativa era

praticata la tecnica del pisè, pressando argilla all'interno di casseri; tali muri erano più robusti e potevano

essere portanti senza bisogno di aggiungere travi e pilastri.

MARZABOTTO (Bologna, fine VI sec. a.C): Città etrusca, nel corso del periodo arcaico si assiste alla nascita di

fondazioni abitative più stabili, che hanno lasciato evidente traccia di sé nelle città di Kainua a Marzabotto e

a Gonfienti a Prato. Si tratta di edifici a pianta centrale, strutturati attorno a un portico aperto con

impluvium e ambienti che spesso sul lato della strada principale venivano destinati a fondaci o attività

commerciali. Il modello su cui esse si strutturavano era quello a oggi definito come "domus pompeiana",

non solo nella sua dislocazione ma anche nel suo effettivo funzionamento: le acque piovane venivano

convogliate verso un pozzo nel cortile centrale o attraverso canalette alle zone esterne all'edificio. I tetti

erano realizzati con tegole e coppi, in maniera molto simile a come si può trovare attualmente in Toscana,

ed erano dipinti e decorati da maschere con motivi "a palmetta" e antefisse. Sulla sommità venivano anche

poste statue. Questa tipologia prevedeva un accesso, “fauces”, un corridoio che conduceva all’atrio, uno

spazio ampio arieggiato dall’apertura nel soffitto, due aree a muro basso. Poi i Cubicular, ambienti per

dormire e altri ambienti accessori. La tipologia abitativa italica deriverà in gran parte dalla tipologia etrusca.

Come accade nel tempio etrusco abbiamo poche prove archeologiche perché, esattamente come per il

tempio, le case erano realizzate in materiali deperibili quali legno e mattoni crudi. L’insediamento di

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Rocco Giorgio.
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