Letteratura umanistica
L'umanesimo
L'Umanesimo è un grande movimento di cultura che ha avuto una vita lunga, circa due secoli e mezzo. L'Umanesimo inizia già nel Trecento e il suo apice avviene nel Quattrocento. Il suo iniziatore poi si trapianta all'estero è Petrarca. Il movimento è un prodotto italiano che anche con discreti risultati. È importante però innanzitutto operare una distinzione tra ciò che si intende con il termine Umanesimo e con il termine Rinascimento. Spesso infatti si tende a confonderli, a considerarli la stessa cosa. In realtà, non si tratta né di due fenomeni equivalenti né di due fenomeni adiacenti.
L'Umanesimo rappresenta il momento culturale più significativo di un vasto movimento di cultura che è stato il Rinascimento, il quale non ha interessato solo il campo della letteratura, ma anche il campo dell'arte, della filosofia, dei costumi, della religione ecc., insomma vari settori del sapere. Di questo grande movimento di cultura, l'Umanesimo rappresenta il momento culturale più significativo. Il Rinascimento è un grande movimento di cultura dentro il quale c'è l'Umanesimo.
Due aspetti fondamentali dell'Umanesimo
Due sono gli aspetti fondamentali dell'Umanesimo. L'Umanesimo segna l'inizio dell'età moderna e persegue due obiettivi di natura diversa:
- Persegue un obiettivo antropocentrico;
- Si propone di riportare in vita, di far rinascere la cultura classica.
Questi due obiettivi in realtà non camminano su vie parallele, ma si incontrano, quasi si intersecano. L'Umanesimo elabora una concezione della vita e della società al centro della quale c'è l'uomo. Antropocentrismo significa porre l'uomo al centro della vita sociale, politica, e al centro dell'universo. Tutta la vita ruota attorno all'uomo, padrone, sovrano della natura.
Rivoluzione rispetto all'età medievale
Rispetto all'Età Medievale c'è una rivoluzione copernicana, un cambio di prospettiva radicale. La civiltà medievale era una civiltà teocentrica al centro della quale c'era Dio: tutto ruota attorno a Dio, tutto è visto in funzione di Dio. È una società e una civiltà profondamente religiosa centrata sul rapporto uomo-Dio, sul prevalere della figura divina e della religione. C'è dunque un capovolgimento. Si passa da una civiltà teocentrica ad una civiltà antropocentrica, esattamente l'opposto e l'Umanesimo nel portare avanti questo nuovo progetto di vita, di società, questa nuova concezione umanistica della vita che vede al centro l'uomo come sovrano e padrone assoluto della natura si avvale anche dell'aiuto, dell'apporto dei classici.
Gli umanisti vogliono riportare in vita la cultura classica perché erano convinti che il Medioevo avesse dimenticato e ignorato la cultura classica. Bisognava riportare in vita i classici, liberarli dalle catene perché il Medioevo aveva compiuto quest'opera fortemente negativa, poiché il mondo classico e i classici sono simbolo di perfezione e la cultura classica può servire, può dare ammaestramenti e lezioni agli uomini del tempo. Quindi i classici devono ritornare in vita, si devono studiare tutte le modalità e tutte le possibilità perché avvenga questa rinascita della cultura classica, da qui il termine Rinascimento, perché riportarla in vita significava una rinascita totale, globale della vita e della società.
L'interpretazione di Jacob Burckhardt
Per chiarire a fondo il problema bisogna parlare di un libro pubblicato nel 1860 da Jacob Burckhardt, studioso della Svizzera tedesca, e scritto in tedesco che fu tradotto in molte lingue, in italiano nel 1876, La civiltà del Rinascimento in Italia. Questo testo e l'interpretazione che l'autore diede di questo volume erano errate ed è oggi ampiamente superata. L'interpretazione che Burckhardt diede dell'Umanesimo-Rinascimento ha avuto una fortuna notevole. Per circa cento anni l'interpretazione ufficiale data dell'Umanesimo-Rinascimento era quella di Burckhardt. L'Umanesimo era presentato così come lo presentava Burckhardt e ancora oggi in qualche manuale sembra affiorare la sua interpretazione. Sulla sua interpretazione si sono formate numerose generazioni di giovani.
Burckhardt, rifacendosi alla contrapposizione che già gli umanisti avevano fra se stessi e il Medioevo, diceva che in fondo tra Medioevo e Umanesimo c'era una netta frattura insanabile. Erano due età completamente diverse, due momenti culturali opposti perché questa frattura lui la vedeva sotto due punti di vista:
- Valutazione di tipo culturale;
- Valutazione di tipo religioso.
Burckhardt sosteneva che il Medioevo aveva dimenticato, e qui riprende un concetto degli umanisti, ignorato la cultura classica. Il Medioevo rappresenta una frattura, un diaframma, uno schermo fra l'età antica e l'Umanesimo e questo è un momento di sosta di diffusione della cultura classica e proprio per questo gli umanisti hanno ritenuto opportuno riportare in vita la cultura classica.
L'altro pilastro della tesi di Burckhardt è di tipo religioso. Proprio perché l'Umanesimo pone al centro della vita, dell'universo l'uomo come artefice del proprio destino, l'Umanesimo-Rinascimento è un fenomeno, un momento irreligioso. L'uomo è il padrone della natura e non più Dio, come era nel Medioevo. Quindi anche dal punto di vista religioso questi due momenti della storia e della vita dell'uomo, Medioevo e Umanesimo-Rinascimento, sono su sponde diverse, su posizioni non conciliabili. C'è una netta frattura e quest'immagine di netta frattura ebbe molta fortuna per più di un secolo.
L'importanza degli studi di Eugenio Garin
Ma Burckhardt sbagliava e gli studi condotti durante il Novecento hanno dimostrato in modo inequivocabile che la sua tesi era errata. Bisogna arrivare intorno alla seconda metà del Novecento, sebbene vi fossero già segnali di un pensiero critico opposto a quello di Burckhardt, per potere avere la dimostrazione della inesattezza, dell'insufficienza della sua tesi.
Ciò si deve a un grande studioso italiano del Rinascimento italiano che ci ha lasciato tutta una serie di studi fondamentali sul Rinascimento e proprio dai suoi studi emerge un'immagine dell'Umanesimo del tutto diversa da quella di Burckhardt perché allo stato dei fatti non esisteva la presunta frattura fra le due età anzi, è stato dimostrato che tra Medioevo e Umanesimo c'è continuità. Questo studioso aveva dimostrato che i due pilastri della tesi di Burckhardt erano fondati su basi d'argilla e dimostrò in modo inequivocabile che Burckhardt aveva torto e che bisognava muoversi nella direzione totalmente opposta.
Contributi di Eugenio Garin e altri studiosi
Eugenio Garin era un professore di Storia della filosofia a Firenze che certamente ha lasciato il segno nella storia del Rinascimento e dell'Umanesimo italiano ed europeo con una serie di saggi molto importanti, alcuni divenuti ormai dei classici della letteratura critica dell'Umanesimo e del Rinascimento. Lui ed altri studiosi hanno segnato una svolta nello studio dell'Umanesimo e dell'interpretazione del Rinascimento e Garin ha contribuito ad abbattere in maniera determinante Burckhardt e a segnare una nuova strada interpretativa esattamente e diametralmente opposta a quella proposta da Burckhardt. Burckhardt aveva torto. La sua interpretazione per oltre un secolo era stata quella ufficiale dell'Umanesimo-Rinascimento.
È stato dimostrato da Garin e da altri che il Medioevo non ha dimenticato la cultura classica, perché se fosse stato così l'Umanesimo non sarebbe mai nato. L'Umanesimo aveva infatti come principale obiettivo, ma non il solo, la rinascita della cultura e degli studi classici e il mondo classico con tutti i valori che la cultura e il mondo classico avevano espressi. Lo facevano innanzitutto attraverso la ricerca di codici contenenti opere di autori classici e la maggior parte di codici di autori classici, come Virgilio, erano stati copiati, che erano nati durante il Medioevo. Diversamente da ciò che pensava Burckhardt, il Medioevo era stato un polmone che aveva permesso alla cultura classica di sopravvivere e di non sparire perché negli scriptoria monastici e conventuali, nelle officine dove c'erano le equipe di copisti costituiti generalmente da monaci, copisti, in questi laboratori durante i secoli centrali del Medioevo vennero copiati e trascritti una quantità notevole di codici contenenti opere di autori classici latini e greci, questi ultimi in minor numero. Il Medioevo aveva perciò svolto un'opera importantissima di tesaurizzazione e conservazione della cultura classica. Se non fosse stato così, gli umanisti che si lanciarono in una ricerca appassionata di codici di autori classici non avrebbero saputo dove andare a cercarli. Era nei monasteri e nei conventi medievali che questi codici si trovavano conservati ed era perciò lì che li tiravano fuori copiandoli a loro volta. Se non ci fosse stato il Medioevo l'Umanesimo non sarebbe mai nato e non avrebbe avuto vita lunga.
Ma Garin dice anche che più si studia il Medioevo più ci si rende conto che tra questo e l'Umanesimo-Rinascimento c'è una linea di continuità e quindi uno dei pilastri dell'interpretazione di Burckhardt crolla, ma crolla anche l'altro che era di segno diverso e riguardava l'ambito, la sfera religiosa in cui nel Rinascimento si pone al centro di tutto l'uomo e non Dio e questo, agli occhi di Burckhardt ma non solo, era come dire che l'Umanesimo-Rinascimento era un grande movimento di cultura sostanzialmente ateo che aveva dimenticato l'importanza che nella vita dell'uomo aveva la divinità, il trascendente. Niente di più falso e che non sia vero lo dimostra un dettaglio ben preciso: la chiesa, tranne in una vicenda particolare, non ha mai osteggiato, non ha mai avuto un atteggiamento ostile, di avversione nei confronti dell'Umanesimo che voleva riportare in vita la cultura classica, una cultura pagana. Eppure la chiesa ufficialmente non ha mai osteggiato l'Umanesimo.
Addirittura molti umanisti anche importanti provenivano dalle file, dalla gerarchia ecclesiastica, tra cui molti monaci, sacerdoti anche qualche papa. C'è un famoso papa, Niccolò V, papa intorno alla metà del Quattrocento, che fu il fondatore della grande biblioteca vaticana che ancora oggi è una delle più grandi biblioteche del mondo, è stato lui stesso un umanista. Anche Pio II fu un grande papa umanista. Quindi molti esponenti della cultura umanistica provenivano dalle file della chiesa. Se fosse stato vero quanto affermava Burckhardt l'atteggiamento sarebbe stato diverso da parte della chiesa che non ha mai assunto un atteggiamento ufficiale. C'era una sorta di convivenza pacifica tra il movimento umanistico e la chiesa.
Il fatto che l'Umanesimo-Rinascimento ponesse al centro della storia l'uomo non era un negare la divinità ma era un voler rivalutare il ruolo dell'uomo nella società e nella storia, nel suo senso più ampio, e questo è anzi uno degli aspetti, uno dei grandi meriti di questo movimento di cultura. Burckhardt nel suo volume, per altro molto complesso ed interessante per molti aspetti, si sbagliava ma egli non era un nemico del Medioevo. Lui si avvicinò al Rinascimento e all'Italia con grande amore. Visse a lungo in Italia e amava così tanto questo paese e la sua cultura da italianizzare il suo nome e cognome. Si faceva chiamare infatti Giacomo Burckardo. Però la sua tesi e la sua interpretazione non rispondevano alla verità dei fatti e quindi viene superato e Garin ha dato un contributo importante.
La continuità tra Medioevo e Umanesimo-Rinascimento
Ma l'aver insistito, da parte di Garin e di altri, molto su questa continuità tra Medioevo e Umanesimo-Rinascimento, questa nuova prospettiva nascondeva un'insidia. Perché se, come diceva Garin e altri, è vero che non c'è stata la frattura fra Umanesimo-Rinascimento e Medioevo dal punto di vista dell'attenzione verso il mondo e la cultura classica, questo ha spinto gli studiosi del Medioevo a parlare di Umanesimi medievali. Per esempio, durante l'età di Carlo Magno si assiste a un rinnovato fervore verso gli studi e la cultura classica. Si parla infatti di Rinascenza Carolingia.
Ecco perché i medievisti in maniera un po' sbrigativa e troppo disinvolta hanno parlato di Umanesimi Medievali perché in fondo, tra Umanesimo e Medioevo non c'era molta differenza. Invece non è così. Perché se è vero, come lo è, che la cultura classica continua a sopravvivere durante il Medioevo e sarà riportata al suo massimo splendore durante l'Umanesimo-Rinascimento è anche vero che tutto ciò avviene con modalità diverse che segnano una netta distinzione tra i due momenti storici, quello medievale e quello umanistico - rinascimentale.
Intanto gli umanisti non commettono l'errore commesso dagli intellettuali del Medioevo di attualizzare la cultura classica. Quando guardano ai classici gli umanisti li studiano e li proiettano nel loro tempo, nel loro momento storico se si voleva comprendere realmente il messaggio che l'autore aveva lasciato, depositato nella sua opera. Questa è una prima grande differenza al di là del fatto che c'è durante l'Umanesimo una spasmodica passione verso la cultura classica che non c'è in questi termini durante il Medioevo.
Lo sviluppo della filologia
Ma l'elemento nuovo che distingue la cultura umanistico - rinascimentale da quella medievale nei confronti del rapporto con la cultura classica è rappresentata dalla filologia. Durante l'Umanesimo si dà molto spazio alla filologia addirittura da arrivare ad elaborare alcuni metodi filologici e l'Umanesimo si fregerà del merito, grazie a Poliziano, di aver posto le fondamenta della moderna filologia. Anche se pure nel Medioevo e nelle scuole medievale maestri e allievi cercavano di correggere i propri testi, quella medievale è una filologia molto rudimentale rispetto all'Umanesimo tanto da portare all'elaborazione di metodi. Diventa la via maestra da seguire.
Quindi, sebbene sia durante il Medioevo che l'Umanesimo ci sia un'attenzione verso la cultura classica, le modalità sono completamente diverse. L'Umanesimo rappresenta un momento veramente splendido di recupero della cultura classica.
La genesi del fenomeno umanistico
Bisogna cercare di vedere da vicino come nasce il fenomeno. Bisogna sottolineare in maniera corretta che lo studio della genesi di qualunque movimento di cultura, quindi anche dell'Umanesimo-Rinascimento, non può prescindere dallo studio del rapporto dialettico che il movimento culturale ha avuto con le strutture politiche del tempo in cui il movimento nasce e si sviluppa. Cultura e politica vanno quasi sempre non d'accordo ma si muovono in maniera quasi parallela. Spesso gli eventi culturali sono sollecitati, dettati da contingenti situazioni politiche, dal contesto storico-politico. Se non si capisce questo non si potrebbe capire la genesi e lo sviluppo dell'Umanesimo.
I pregiudizi sull'Umanesimo
In quest'ambito è importante liberare la mente da quelli che sono tre pregiudizi fuorvianti:
- Francesco de Sanctis nella sua famosa Storia della letteratura italiana, siamo intorno alla seconda metà dell'Ottocento, aveva sostenuto una tesi secondo cui allo splendore che si registra nell'età umanistica c'era stato come corrispettivo uno splendore dal punto di vista economico-finanziario. C'era quasi un'equivalenza tra splendore cultura e splendore economico e sociale. Ma ciò non è vero perché, com'è vero che l'Umanesimo-Rinascimento ha rappresentato un momento splendido della storia culturale italiana ed europea soprattutto nel quindicesimo secolo che è il secolo centrale del fenomeno, non è vero che ci sia stato a fronte di tutto ciò uno splendore sul piano economico e finanziario. Ciò riguarda semmai il tredicesimo e il quattordicesimo secolo ma non il quindicesimo;
- Analogamente non è vero che l'Umanesimo nacque grazie al sistema delle corti signorili che vigeva in Italia a partire dalla seconda metà del Trecento e per buona parte del Quattrocento. Perché in Italia al tempo in cui nasce il fenomeno, l'Italia (da Napoli in su; gli umanisti del sud, siciliani, calabresi e così via si spostavano e operavano nel Nord Italia) presentava una situazione politica piuttosto frammentaria e mossa rispetto a altri paesi in cui c'era un potere centrale. Da Napoli in su la maggior parte dell'Italia aveva un ben preciso colore politico quello delle corti signorili, prevalente. Poi c'erano alcune isole repubblicane, tra cui le più importanti erano Venezia ma soprattutto Firenze. C'era dunque un policentrismo signorile e a fronte si registrano anche dei pochi centri a conduzione politica repubblicana. L'Italia dal punto di vista politico non è uniforme. La culla poi del'Umanesimo-Rinascimento fu Firenze che era un grande centro repubblicano. L'umanesimo quindi nasce in ambiente repubblicano e non signorile e poi si è diffuso nelle varie corti signorili che hanno contribuito notevolmente alla diffusione e alla sopravvivenza del fenomeno ma non ne hanno determinato la genesi. Questo è un dettaglio importante perché l'Umanesimo ha assunto forme diverse a seconda dell'ambiente culturale signorile o repubblicano. Perché è in ambiente repubblicano (a Firenze soprattutto e in Toscana che hanno un ruolo egemonico, centrale, dominante nella storia della cultura italiana.
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