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Edizione degli incunaboli

Inizio nel V sec. momento di passaggio in cui c'è la necessità di allargare l'erudizione  aiutare chi ha dei buchi nella conoscenza del latino. In età barbarica per quanto riguarda la classificazione dei generi abbiamo l'età della letteratura erudita. I nomi da tenere presenti per questo periodo: Boezio, Cassiodoro, Isidoro di Siviglia (560-636). Fino a metà del 1400 tutti i testi prodotti sono scritti a mano  copie pieni di errori. Autografi: copie scritte a mano dagli autori.

Il medioevo e la memoria

Il medioevo era un’età in cui il fulcro era la memoria perché non aveva sistemi particolari che potessero aiutarla. La letteratura mediolatina viene definita come un insieme chiuso (integro e omogeneo) e confessionale disegno clericale e monastico  autori mediolatini sono ecclesiastici o vicini all’ambiente ecclesiastico. La letteratura è legata indissolubilmente agli auctores (gli autori che hanno ricevuto un’autorevolezza da un autore più grande di loro, dall’auctor del periodo che è la chiesa perché essa ha ricevuto l’autorità dal più grande autore di tutti ovvero Dio) di cui sono citati i passi  nel mondo medievale si citano le cose in modo paradossale: in modo che si perda il ricordo dell’auctor ma che allo stesso tempo non si perda.

La citazione nella letteratura latina

La letteratura latina, ogni volta che cita gli auctores, opera in due modi: un modo selettivo e uno connettivo. Selettivo significa che sceglie quello che va bene ed elimina quello che non va bene, poi si connette (connettivo) tutto in un’unica opera. La citazione che viene recuperata viene destrutturata e certificata nella sua esistenza, viene arricchita, modificata. C’è una specie di mescolamento tra le varie tradizioni per dare vita ad una “nuova citazione, trasformata”.

Sistema enciclopedico

L’auctor esprime una scelta che indica una preferenza e può connettersi con altre scelte operate nello stesso modo. La scelta e la citazione di un auctor definisce un sistema enciclopedico cioè una struttura di autori e testi preferiti, il che ci induce a sapere il sistema enciclopedico di autori e testi che sono stati rifiutati. L’inserimento di una citazione in un testo vuol dire che in questo testo si inserisce un passo per un determinato fine  la citazione viene trasformata e inserita in un sistema di riferimento diverso. Citazione occulta ovvero citazione nascoste (non viene detto da chi viene presa la citazione)  non sono opere anonime ma sono citazioni di opere famosissime che servono per un fine morale o religioso e non attribuite all’autore.

Utilizzo della citazione e auctoritas

Utilizzo della citazione: abitudine mentale. Concetto di auctoritas: se gli autori sono dotati di una certa autorevolezza non solo bisogna imitarle ma proprio copiarle  massima auctoritas Bibbia.

Poemetto e aforisma

Versus de Unibove: il topos che regge il racconto è quello del raggiro degli incauti e degli stolti. Per spiegarlo questo autore inizia con quattro versi che sembrano dire esattamente il contrario. “Rebus conspectis seculi non satiantur oculi, aures sunt in hominibus amicae novitatibus.” L’auctoritas è un passo della Bibbia (Ecclesiaste 1,8-10)  il poemetto ha un fine di moralizzare perciò prende questo passo della Bibbia. Questo poemetto ad uso di un ambiente colto, parla in negativo fin dall’inizio e ci porta a concludere che il poemetto non è impostato in senso farsesco ma in senso aforistico e sapienziale  aforisma un detto famoso che condensa facilmente un principio sapienziale (dal greco ἀφορισμός).

Simbolismo e creduloni

Questo pezzo è un’analogia con il passo biblico  non è una novità ma bensì un passo biblico. Questi creduloni sono il simbolo degli stolti della storia umana; il savio non sarebbe mai caduto negli imbrogli perché esso ha la memoria sapienziale del passato  neutralizzare le false novitates del contadino. La lingua latina, sacra, si rivolge ad uomo per portarlo da questa realtà ad un’altra realtà  un uomo che vive in questo mondo ma che mira a qualcosa che va al di là di questo mondo  inserimento nell’opera di una citazione di un auctor.

Ruminatio e memoria

Per l’autore medio latino scrivere vuol dire riscrivere la parola di altri e questa è la forma mentis dell’epoca  il concetto del diritto di proprietà e della proprietà intellettuale è tardissimo: le prime regole risalgono al XI sec. ma non hanno il fine di tutelare l’autore e farlo guadagnare sui suoi scritti, la prima norma moderna risale al 1710.

Bibliografia

  • La citazione a cura di Gianfelice Peron articolo sulla “Citazione mediolatina”

Epistolografia

Genere dell’epistolografia: lettera di un monaco dell’XI sec. (Ermanricus Augiensis) scrive ad un altro per chiedergli l’amicizia  si seguiva un dictamen (insegnamento di come scrivere le lettere).

Ermanricus Augiensis

“Per ottenere la vostra amicizia, dottissimo precettore, ho pensato molto se scriverti ma poi sono stato colpito da due luminari: il più grande è quello che ci porta verso Dio, l’altro è quello che ci porta verso il prossimo”  “duo magna luminaria” citazione della Genesi 1.16. In parte è una citazione parola per parola, in parte una trasformata dalla tradizione cristiana (nella Genesi i “magna luminaria” sono il sole e la luna). I due luminari nel corpo sono gli occhi  uomo microcosmo in riferimento al mondo macrocosmo. Gli occhi del corpo servivano a vedere gli oggetti concreti, gli occhi della mente servivano a vedere i concetti metafisici (intuizione delle verità assolute e delle verità celesti)  uomo esteriore (oculus carnis) e uomo interiore (oculus mentis).

Esordio e iperbole

Questo esordio risponde alle regole del dictamen  regola dell’esagerazione (mettere in campo i due luminaria) dal punto di vista della retorica si chiama iperbole  utili per dare credibilità al messaggio  desiderio di voler entrare in una dimensione etica. L’universo sociologico è Dio. I due luminari sono personificazione, sono simbolo: le entità di cui si parla devono assumere connotazioni superiori  i luminari non sono più luminari in sé ma trasfigurazioni  contaminano e si contaminano con altre citazioni.

Letaldo di Micy e il topos del pesce

Attività intellettuale “ruminatio” cioè la rimasticazione mentale della letteratura  abitudine degli autori: serve per imparare a memoria  ogni scrittura deve imprimersi nella memoria  avveniva a bassa voce o mentalmente con la ripetizione di parole sacre, di aforismi. Dal III d.C. c’è il passaggio da rotolo a codex: scritte in pergamena e ovviamente scritti a mano.

Letaldo di Micy scrive “De quondam piscatore quem ballena absorbuit” poema in esametri leonini  topos del personaggio inghiottito dalla balena  si trova in molte culture (Giona) poiché corrisponde al mito della morte e rinascita. Il richiamo del testo biblico serve a dare credibilità a questo testo  “Ionas velut alter”. Questo è un personaggio fantastico e non ha un contesto che possa eternarlo e perciò per fare questo è costretto ad inserire questa citazione. Giona offre credibilità a Within che diventa dotato di autorevolezza essa stessa. Nel libro di Giona non si parla di una balena ma di un grande pesce (in cui rimane 3 giorni e 3 notti pregando) vuole richiamare il mostro primordiale simbolo del caos  col tempo dal grande pesce si arriva fino alla balena. Nomen omen: presagio del suo destino.

Paradigma archetipico

Paradigma archetipico (modello di partenza) è Giona. Exemplum: ricorso all’auctoritas, forma breve, presentazione fatti come realmente accaduti, presentazione di una possibilità di interpretazione, mira ad insegnare e a dilettare. Questa nuova societas cristiana che adatta l’antico alla propria filosofia è consapevole di essere una società nuova e anche se copia un mito antico ne ha una finalità diversa  sempre e continuativamente presente come citazione ovvero perché “ad nostrum dogma convertimus” (per girarli alla nostra legge – S.Girolamo) in un canone di letteratura che ha un fine etico con le necessarie sostituzioni  i personaggi della tradizione pagana assumono connotati cristiani: Orfeo diventa Cristo.

Bestiario di Aberdeen

ICCU sito

  • Inizia dalla creazione quindi prendendo spunto dalla Genesi, in seguito da Isidoro di Siviglia e dal Fisiologus (in greco scritta tra il II e il IV sec d.C.)
  • L’inizio del codice, alla 7* pagina c’è la citazione di Isidoro di Siviglia

Enciclopedia

Nell’antichità e nel medioevo non esiste il concetto di enciclopedia simile al nostro moderno. Enciclopedia come termine può essere fatto risalire a Quintiliano (Institutio oratoria 1.10-1) “Haec de grammatice, quam brevissime potui, non ut omnia dicerem sectatus, quod infinitum erat, sed ut maxime necessaria. Nunc de ceteris artibus quibus instituendos priusquam rhetori tradantur pueros existimo strictim subiungam, ut efficiatur orbis ille doctrinae, quem Graeci encyclion paedian vocant.” …affinché si realizzi quella conoscenza completa che i greci chiamano “enciclopedia”.

Encyclion paedian sono un insieme di discipline che hanno un’interna coerenza e unità di artes liberales  non si tratta di avere una conoscenza specifica ma di acquisire gli aspetti più importanti in forma molto concisa per avere presenti gli aspetti più generali  sapere utile.

Gellio

  • πολυμαθιή ού διδασκει νοόν l’erudizione non insegna l’intelletto
  • Il significato primitivo era quello di sistema completo delle cognizioni umane ordinate intorno a un comune centro (definizione di Enciclopedia dell’enciclopedia italiana)

Ovidio - Ars Amandi

Anche per amare bisogna essere docti “qui sibi notus erit, solus sapienter amabit”. Encyclios significa tondo, circolare e anche adatto a tutti. La prima valenza semantica si sviluppa nel sistema di conoscenza encyclios (orbis doctrinae) e si modellano in un canone fisso (trivio: grammatica, retorica e dialettica + quadrivio: aritmetica, musica, geometria, astronomia) ha anche la valenza di offrire un panorama completo e totalitario di conoscenze. La seconda valenza semantica si esprimerà nel concetto di cultura generale, diventerà indispensabile per qualsiasi tipo di conoscenza specifica. Si giungerà ad Isidoro cioè alla presentazione di tutto il sapere secondo lemmi.

Valorizzazione delle artes liberales

La valorizzazione delle artes liberales non trovava tutti d’accordo, per esempio Seneca, egli non aveva questa fine utilitaristica nella sua produzione perché mirava al bene. I cristiani però vedono in questo un modo per ricollegarsi all’antico e allo stesso tempo mutare i loro modelli per aderirli al loro mondo.

“Eruditio disciplinarum modesta sane atque succincta et alacriores et comptiores exhibet…” una conoscenza delle arti liberali moderata e limitata, a chi desidera abbracciare la verità rende questi più disposti al

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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