Storia della letteratura italiana: origine e sviluppo della lirica italiana dai poeti provenzali a Leopardi
Selezione argomenti
- La nascita e la genesi della lirica italiana: Andrea Cappellano, il De Amore, i provenzali;
- Il Duecento: le origini della Lirica Italiana, la Scuola Poetica Siciliana, la toscanizzazione dei testi siciliani; problemi di carattere filologico della trasmissione dei testi,
- Guittone e i Guittoniani: Bonaggiunta Orbicciani, Dante da Maiano, Andrea Monte, Chiaro Davanzati;
- Lo Stilnovo: poetica ed elementi chiave; gli apporti innovativi dello stilnovo; Guinizelli, e l’allontanamento dallo Stilnovo; Cavalcanti, Dante; La Vita Nova Convivio; le Rime Petrose; Cino da Pistoia;
- La poesia comico-realistica o comico-parodica: Cecco Angiolieri e seguaci; Cielo d’Alcamo,
- La poesia giullaresca e la poesia religiosa: S. Francesco (Cantico delle creature) e Iacopone da Todi;
- Il Trecento: Petrarca, il Canzoniere (genesi, composizione, struttura, numerologia delle rime sparse; la figura di Laura e la simbologia del nome Laura; la gloria poetica; il Secretum); Il problema dei rapporti della lirica petrarchesca con la lirica precedente; rime sparse; Chiare, fresche e dolci acque;
- Il Quattrocento: gli albori del Petrarchismo, Giusto de Conti; Matteo Maria Boiardo (Amores, Orlando innamorato, l’Arcadia); Lorenzo il Magnifico e la sua corte;
- Il Petrarchismo cinquecentesco: Ariosto; la stampa del Canzoniere; il Petrarchino; Pietro Bembo (Gli Asolani; Le prose della volgar lingua); Alessandro Vellutello; Trissino (Il Castellano); Gaspara Stampa;
- Il Cinquecento: Torquato Tasso, la Gerusalemme Liberata; Rime amorose, Rime encomiastiche, Rime religiose, Rime in musica; l’Arcadia;
- Il Seicento: il Barocco, Marino e i marinisti, gli Anti-marinisti,
- Il Settecento: Alfieri (Vita Scritta da esso; Della tirannide; Del principe e delle lettere), Alfieri iniziatore del Preromanticismo; L’Ottocento: Sesto Tomo dell’Io,
- Il Romanticismo, Foscolo, Jacopo Ortis, I Sepolcri, Notizie intorno a Didimo Chierico, Le Odi, I sonetti; i poeti del Neoclassicismo, Pindemonte e Monti; Leopardi, Manzoni.
- Leopardi: il pessimismo storico, il pessimismo cosmico; la Natura come madre-matrigna; la poetica del vago e dell’indefinito; la teoria del suono; le opere (Canti e Idilli; Le Operette morali; lo Zibaldone; i Grandi Idilli; la Ginestra);
Storia del genere lirico
La nascita e la genesi della lirica italiana
La lirica italiana, ma non solo, nasce nel segno e sulle tracce della lirica provenzale. Non si può capire la lirica italiana, la sua genesi e il suo sviluppo, se non si considera questo grande modello di lirica d’Oltralpe e il trattato sull’amore, il De Amore di Andrea Cappellano. Il trattato riflette la visione cortese dell’amore ed ebbe una fortuna sterminata in Europa. È stato un testo letto, tradotto nelle varie lingue volgari e fu letto, tenuto presente e fruito persino da Dante, Boccaccio. Tutta la letteratura, non solo lirica, d’amore del Duecento e del Trecento risente della lettura di questo trattato di Andrea Cappellano che è dunque fondamentale nello sviluppo della letteratura d’amore, italiana ed europea.
Non si può capire la nascita di questo genere letterario e della letteratura d’amore, tema prevalente all’interno dell’area della cultura letteraria italiana e straniera, se non si hanno presenti questi due referenti:
- La lirica provenzale;
- Il De Amore di Andrea Cappellano.
Andando per ordine, per capire come nasce la lirica italiana, avente come modello quella provenzale per la sua prima esperienza che fu quella dei poeti siciliani, è necessario caratterizzare, nelle sue linee essenziali, la letteratura francese. È allora inevitabile caratterizzare dal punto di vista tematico, metrico e stilistico, questa esperienza lirica provenzale. La lirica provenzale nasce nelle corti della Provenza, nel sud della Francia, dove si sviluppa ed entrerà poi in contatto con i primi poeti italiani della cosiddetta Scuola poetica siciliana che sorse alla corte di Federico II a Palermo.
Le caratteristiche della lirica provenzale sono principalmente:
- A coltivare questa lirica sono i trovatori, poeti che vivevano all’interno delle corti della Provenza, e che scrivevano le loro poesie e generalmente affidavano l’esecuzione di queste ultime a dei professionisti, i giullari, i quali recitavano le poesie accompagnandosi con la musica;
- Una peculiarità della lirica provenzale è che prima di tutto il testo non è scritto. La trasmissione dei testi dei trovatori, dei lirici provenzali, avviene per linea orale, non per via scritta. Non esistono libri scritti dai provenzali. Il giullare aveva un testo scritto, aveva anche la musica scritta, ma poi quel testo non si faceva circolare attraverso la scrittura. All’interno della corte, elegante e raffinata, si ascoltava il testo e attraverso la recitazione il testo, anche più testi, circolava e faceva il giro delle corti della Provenza.
Quindi le prime due caratteristiche della lirica provenzale sono: la trasmissione orale e l’accompagnamento musicale dei testi.
Il tema affrontato dai trovatori nelle loro liriche è prevalentemente il tema dell’amore, a cui affiancavano in subordine temi di natura morale, politica, anche di satira politica e temi di carattere polemico. C’è un inventario tematico non larghissimo, ma che ha comunque una sua ampiezza. Generalmente la tipologia dei componimenti prediletti dai trovatori è anch’essa differentemente ampia: il componimento prediletto per eccellenza è quello della canzone d’amore, ma c’era anche il sirventese, componimento di carattere politico, di satira politica, talvolta morale.
C’è poi un’altra tipologia di componimento frequentata dai trovatori, quella della pastorella, componimento in cui un cavaliere cerca in tutti i modi di convincere la pastorella, la popolana, una ragazza di umili origini, a cedere alle sue profferte d’amore. Un altro è quello della tenzone, una contesa poetica in versi tra due persone. Vi sono infine altre due tipologie: uno è il plazer, elenco di una serie di cose che rendono la vita piacevole e che il poeta vorrebbe che entrassero nella sua vita. Esattamente l’opposto è l’enueg, l’elenco delle cose spiacevoli della vita che il poeta vuole assolutamente evitare. L’inventario dal punto di vista dei componimenti metrici, quindi, è piuttosto ampio.
Un’ultima annotazione di carattere stilistico: i trovatori ricorrevano all’uso di due opzioni stilistiche, due stili:
- Uno stile piuttosto oscuro, complesso, difficile, il trobar clus, il poetare chiuso, trobar è una parola provenzale che significa poetare, fare versi. È una tecnica stilistica che rende il testo piuttosto arduo, difficile da capire, di comprensione oscura;
- Allo stesso tempo i trovatori utilizzavano una tecnica stilistica diametralmente opposta, il trobar leu, il poetare lento, uno stile piano, semplice, alla portata di tutti.
Questo è brevemente il quadro sintetico, necessario, della lirica provenzale. Il tema prevalente è ovviamente l’amore. La visione dell’amore e della donna elaborata dai poeti provenzali. Il rapporto tra l’innamorato e la donna è quasi di tipo feudale. L’uomo si dichiara vassallo della donna, come il rapporto esistente fra il vassallo e il feudatario, pronto a tutto, a offrire il proprio servizio d’amore pur di ricevere l’amore della donna, anche il minimo gesto da parte sua, come il saluto o lo sguardo. La donna, la castellana, ha un ruolo centrale, dominante all’interno di questa dinamica dell’amore elaborata dai poeti provenzali.
Questa è la situazione che c’era in Provenza, nella quale però a un certo punto, su questo sistema delle corti provenzali, si abbatte un evento traumatico che mette in crisi questo sistema delle corti che vigeva in Provenza: la crociata promossa dal papa Innocenzo III all’inizio del XIII secolo, intorno al 1208-09. La crociata è un evento di carattere religioso, che si trasforma in un evento bellico, militare. Innocenzo III promuove questa crociata contro un’eresia che aveva la sua roccaforte in Provenza, ad Alby, contro gli Albigesi. Il papa, in accordo col re di Francia, fa arrivare l’esercito crociato in Francia, guidato a sua volta da un francese, Simon de Monfort.
La crociata non ha nulla a che fare con le corti e i poeti, però divenne un cataclisma per la Provenza. Il sistema delle corti fu scardinato e abbattuto. I diversi massacri e distruzioni misero in ginocchio dal punto di vista economico e materiale le corti stesse, tanto che non fu più possibile per i trovatori e i giullari, che vivevano all’interno delle corti, quella era la loro dimora stabile o quanto meno l’area in cui si estendeva la loro sfera d’azione, restare qui. Non fu più possibile. Furono costretti ad abbandonare le corti e trovare una nuova sistemazione. Alcuni se ne andarono nel Nord della Francia, restando in patria, mentre altri sconfinarono, alcuni in Germania, e altri arrivarono in Italia.
Un gruppo di trovatori arriva in Italia e si stanzia nella marca triveneta, nel nord dell’Italia, nel cosiddetto Triveneto e nel Monferrato, soprattutto la sede in cui vengono accolti i trovatori, protagonisti di questa fuga di carattere letterario, fu la corte prima di Alberigo e poi di Ezzelino da Romano. I trovatori cominciano ad operare, ad agire in Italia, a diffondere le loro poesie e tutto ciò avviene in un’area ben precisa, quella del Triveneto e del Monferrato, e c’è soprattutto una personalità che ha avuto un ruolo fondamentale, un trovatore, Uc de Sensaire, perché non solo fece conoscere le sue poesie ma si preoccupò di diffondere anche le poesie di altri trovatori e di metterle per iscritto, quindi di conservarle, ma non solo, accompagnò ai testi o i testi con la vita, le notizie biografiche del trovatore stesso e con il commento talvolta delle poesie stesse. Il ruolo che questo trovatore ha avuto per circa vent’anni in Italia è stato fondamentale. Questi testi iniziano a diffondersi per iscritto e questo modello di poesia comincia ad attirare l’attenzione in Italia.
Il Duecento: le origini della lirica italiana
In Italia si comincia a far poesia lirica in lingua provenzale, in lingua d’oc, imitando i poeti provenzali. Si tratta di poeti italiani che scrivono in lingua d’oc, sono così affascinati da questo tipo di poesia che cominciano a scrivere anche loro in lingua d’oc. Sordello da Goito, uno dei più importanti trovatori dell’Italia settentrionale, che Dante incontra nel V canto del Purgatorio, scrive in lingua provenzale, in lingua d’oc. Per capire l’incidenza di questa diffusione, si possono considerare i 2500 testi di poeti provenzali che ci sono pervenuti attraverso codici manoscritti.
Si dispone di 40 codici che ci hanno trasmesso i testi di questi trovatori, dei poeti provenzali di cui poco più della metà sono codici nati in Italia, non sono provenzali, sono stati confezionati e copiati in Italia a conferma della diffusione di questa poesia. Da qui nasce un primo problema. La prima espressione lirica italiana è quella dei poeti siciliani. L’area della circolazione dei poeti provenzali è stata quella dell’aria settentrionale italiana, che poi ha toccato le zone centrali, ma non pare che al sud questa poesia sia pervenuta. Per quanto si sa non sembra che alcun trovatore abbia mai messo piede alla corte di Federico II, per cui nasce il problema.
Se i poeti siciliani imitano i poeti provenzali è ovvio che hanno dovuto conoscere la loro produzione. Ma se i poeti siciliani ruotano alla corte di Federico II e i poeti provenzali non vi hanno mai messo piede, come è avvenuto questo incontro, se mai è avvenuto? Qui gli studiosi si sono scervellati per cercare di avanzare delle ipotesi, per cercare di capire come sia potuto avvenire quest’incontro che di sicuro è avvenuto, e uno studioso italiano, grande filologo romanzo, Aurelio Roncaglia, nel 1984, ha pubblicato un saggio dedicato alle corti medievali e quindi anche alla corte di Federico II. In questo saggio Roncaglia, con toni quasi trionfalistici, afferma di avere scoperto l’anno di nascita della Scuola Poetica Siciliana e quindi quando è nata questa scuola poetica e le modalità dell’incontro tra i poeti siciliani e i poeti provenzali e la loro produzione. Roncaglia si rifà a un episodio storico realmente accaduto. Nel 1232, a Pordenone, è avvenuto l’incontro tra Alberigo da Romano, alla cui corte i trovatori avevano ricevuto grande ospitalità, e Federico II. È un incontro che ha alle spalle motivazioni politiche. Le fonti del tempo testimoniano di quest’incontro. Non ci sono dubbi dunque sul fatto che sia avvenuto.
A questo punto Roncaglia fa scattare la sua ipotesi. Certamente, egli afferma, come era in uso a quel tempo, durante l’incontro ci sarà stato uno scambio di doni tra Alberigo da Romano e Federico II e sicuramente, in quell’occasione, Alberigo da Romano ha voluto donare a Federico II un canzoniere, cioè una raccolta contenente poesie di trovatori che Federico II ha accettato, portato alla sua corte e utilizzato. Roncaglia aggiunge però un fondamento alla sua ipotesi: Andando a prendere la prima poesia di Giacomo da Lentini, considerato il caposcuola dei poeti siciliani, poesia che apre il canzoniere dei poeti siciliani, Madonna, dirvo voglio, questa poesia è la traduzione in volgare siciliano dal provenzale di Folchetto di Marsiglia. Se ciò è avvenuto, evidentemente Giacomo da Lentini doveva possedere il testo scritto. E non è l’unico caso. Ci sono altri componimenti che denunciano una dipendenza marcata, notevole, da un testo provenzale che il poeta siciliano doveva avere davanti.
Quindi Roncaglia conferisce forza alla sua ipotesi attraverso questo ragionamento. In ogni caso, accogliendo o respingendo l’ipotesi di Roncaglia, per quanto suggestiva e interessante, sta di fatto che l’incontro tra i poeti siciliani e i trovatori c’è stato. È indiscutibile che i poeti siciliani abbiano conosciuto e letto i poeti provenzali. Come, quando, in che occasione, non si sa, ma che li abbiano conosciuti e tenuti presenti è certo. Quindi la Scuola poetica siciliana nasce sulle tracce della lirica provenzale, però nasce alla corte di Federico II, la Magna Curia, dove i poeti provenienti dalle varie parti d’Italia si riuniscono. Ci sono siciliani, molti messinesi, come Guido delle Colonne, ma c’erano anche campani, calabresi, qualcuno proveniva persino dalla Liguria, per riunirsi alla corte di Palermo, ambiente colto e raffinato che diede spazio alla cultura latina, alla cultura araba, normanna, ma che poi diede spazio a quest’importante esperienza lirica.
Quindi, è sicuro che i poeti alla corte di Federico II abbiano conosciuto i poeti provenzali e li abbiano utilizzati. Però, rispetto al modello, i siciliani hanno avuto un atteggiamento non di sterile imitazione, ma di emulazione nel senso di entrare in gara col modello, quindi lo tengono presente, mutuando da questo qualche elemento, ma molte altre cose le respingono. Mostrano un atteggiamento selettivo nei confronti del modello. Qualcosa accolgono e qualcosa rifiutano. Che cosa accolgono e cosa rifiutano?
Una prima grande differenza tra la lirica provenzale e la lirica dei poeti siciliani sta nel fatto che i poeti siciliani cantano solo l’amore, quindi operano una drastica selezione dal punto di vista tematico. Non trattano temi morali, non trattano di politica, ma discernono solo l’amore. Per questo si sottolinea spesso il monotematismo amoroso della Scuola siciliana. L’unico tema affrontato è quello dell’amore. Ma non è l’unica differenza. I poeti siciliani si allontanano dal modello anche sotto altri profili.
La fruizione del testo lirico dei trovatori è fatta in maniera selettiva. Ci sono alcune cose che i siciliani prendono più o meno alla lettera dai provenzali, cioè ripropongono un tema o una tecnica stilistica o un particolare tipo di componimento però ne prendono le distanze per altre cose. La selezione è sempre un tentativo di innovazione. Normalmente, di fronte ad un modello di riferimento ci sono tre possibilità:
- L’imitazione pedissequa, fedelissima, sterile e banale;
- Il rifiuto dell’imitazione del modello che si conosce, si legge, ma si procede poi autonomamente e indipendentemente da questo;
- L’utilizzazione misurata e con discernimento, quasi critica del modello di cui si sceglie di rilanciare certi elementi e di tralasciarne altri, cosa che fanno i poeti siciliani.
Dal punto di vista tematico i siciliani prendono dai provenzali la concezione dell’amore cortese però anche qua questa visione viene riproposta dai siciliani con una differenza. Perché i poeti siciliani pongono particolare attenzione alla descrizione della fenomenologia dell’amore. Sono molto attenti a descrivere modalità, temi, caratteristiche di come l’amore si manifesta, di come avviene l’innamoramento e di come questo si sviluppa, si evolve. Questa è un’attenzione che nei poeti provenzali non c’è. Questa è una differenza notevole all’interno di un’omologa concezione dell’amore e nel fare questo i poeti siciliani si avvalgono del ricorso all’uso dei bestiari e dei simboli.
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