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Il passaggio dal latino all'italiano

Il passaggio dal latino all'italiano, una lingua normata (stabilita su testi scritti), è avvenuto attraverso un'evoluzione durata circa mille anni. Il latino volgare (parlato tra il primo e il quinto secolo a.C.) è una lingua orale, difficile da ricostruire in quanto alcuni passaggi della trasformazione sono chiari, altri invece sono solo supposti. Dopo la caduta dell'Impero, questa lingua comincia a differenziarsi sempre di più.

Caratteristiche del latino volgare

Essa è quindi una lingua:

  • Vasta e variegata: le influenze crescevano all'allontanarsi da Roma (es. germanici, greco-bizantini). Era quindi una lingua con particolarità diverse anche tra luoghi vicini.
  • Diafasica: si differenzia in base al registro utilizzato, in base alla differente situazione comunicativa.
  • Diatopica: si differenzia in base al luogo.
  • Diastratifica: si differenzia in base allo strato sociale.
  • In continua trasformazione: essendo una lingua orale, le fonti sono pressoché inesistenti e quindi è difficile da ricostruire.

Il passaggio dal latino volgare al volgare (non documentato) avviene attraverso due direttrici: il suono e l'integrazione delle parole (lessico). Si forma quindi una lingua letteraria, l'italiano, che nasce come lingua scritta per poi evolversi in lingua parlata. Le lingue sono divise tra quelle del superstrato (dominanti, come il latino volgare), quelle del sostrato (“che stanno sotto”) e quelle dell'adstrato (si contaminano per vicinanza).

Le trasformazioni principali a livello vocalico

In latino esistono 10 vocali (lunghe e brevi), mentre in italiano 7 (5 grafemi) a seconda dell'accento e dell'apertura. (Il nostro sistema vocalico è pre-romanzo; quello siciliano ha 5 vocali per 3 suoni). Il sistema della durata entra in crisi nel latino volgare: le vocali lunghe diventano chiuse, quelle brevi diventano aperte. Questa differenza di timbro porta quindi anche a una differenza di significato (differenza fonologica) a seconda dell'apertura. Es.: Vitam -> Vita (la 'i' lunga rimane 'i'), Nivem -> Neve (la 'i' breve diventa 'e').

La 'A' è considerata vocale di primo grado, la 'E' e la 'O' aperte sono di secondo grado, la 'E' e la 'O' chiuse di terzo grado, la 'I' e la 'U' sono di quarto grado.

Trasformazioni riguardanti la forma della parola

  1. Dittongamento: una vocale si scinde in due formando dittonghi. Ciò avviene solo se la sillaba che contiene la vocale breve è pura (consonante+vocale). (es.: pedem -> piede)
  2. Anaforesi: due vocali brevi si chiudono. (es.: E -> i, O -> U). È il passaggio inverso e successivo al precedente. Esiste anche la metafonesi, un fenomeno che avviene nei dialetti.
  3. Palatalizzazione: è una trasformazione che riguarda le consonanti - quelle dure ('C' e 'G') diventano dolci. In spagnolo, ad esempio, sono diversificate tra 'c' e 'ch', mentre in italiano vengono usati gli stessi grafemi.

Nella nostra lingua la corrispondenza tra suono e simbolo non è univoca: a volte abbiamo bisogno di più grafemi, e per questo motivo è stato creato l'IPA (International Phonetic Alphabet) – comune in tutti i paesi – in cui ad ogni suono corrisponde un solo simbolo. (c dolce=ts, g dolce=dZ | c dura=k, sc = S, gn=n, z sorda= tS, z sonora tZ).

Le distinzioni delle consonanti

  1. Sordee sonore: le sorde non producono suono a differenza delle sonore.
  2. A seconda dell'aria che esce dalla bocca: Distinguiamo tra
    • Occlusive: il flusso d'aria è completamente bloccato dalla lingua (es. P D M T B) o dal velo palatale (k, gh).
    • Fricative (o spiranti): il flusso d'aria è libero (es. L F).
    • Affricate: il flusso d'aria è parzialmente bloccato.
  3. A seconda del luogo di articolazione (si parte dalle labbra per arrivare al velo palatale):
    • Labiali: le labbra.
    • Labio-dentali: tra le labbra e i denti (F, V).
    • Dentali: i denti (T, D, N).
    • Alveolari: alveoli (L, S, Z, R).
    • Palatali: palato (GN, GL, SC).
    • Velari: occlusione del velo palatale (K, GH).

Tra il quinto e l'undicesimo secolo nascono le doppie attraverso il fenomeno dell'assimilazione regressiva (la lettera che sta dopo assorbe la precedente – es. Septem). Nei dialetti esiste anche il fenomeno dell'assimilazione progressiva (inverso al precedente – es. Andiamo -> Annamo). Esistono parole latine la cui radice fa nascere due parole diverse in italiano (es. Radium -> Raggio e Radio). Si parla di allotropi o doppioni.

Esistono anche parole di derivazione germanica (bellum -> guerra) e franca (garde -> giardino). Gli elementi che cambiano con le influenze estere sono:

  1. I suoni
  2. Le parole
  3. La struttura morfologica (la grammatica), ovvero l'elemento più difficile da cambiare. Quando questo elemento viene modificato, si parla di una nuova lingua.

Il cambiamento della struttura morfologica dal latino all'italiano

- Cadono le declinazioni e le desinenze: rimangono solo la prima – il femminile, e la seconda – il maschile.

- I generi vengono ridotti da tre a due: il neutro scompare, anche se esso dà origini a nomi sia maschili che femminili, come ad esempio "folum, -a" -> foglio, foglia.

- Nascono nuovi modi di strutturare la frase con la nascita di articoli e preposizioni.

Grazie a questi cambiamenti scompare il latino in favore del volgare, ma solo nella lingua orale, in quanto il latino continuerà ad essere usato fino al 1600 grazie alla Chiesa, l'unico elemento di coesione del Medioevo – periodo avvolto dal senso della Divina Provvidenza - in quanto le parole della Chiesa hanno importanza dominante: sono gli unici luoghi dove si conserva la cultura del sapere, in cui si scrive, si legge e si tramanda la cultura.

La ricostruzione di una parola italiana avviene attraverso 3-4 fasi: se essi sono certi, il passaggio è a catena; se invece sono solo supposti, un asterisco ce lo farà capire. Le parole più deboli per lo stesso significato scompaiono (es. bellum; bellus continuerà ad essere usato per indicare il "bello"). I latinismi continueranno ad essere usati in italiano, soprattutto quelli di origine dotta (es. problema; disco -> desco -> disco ("tavolo imbandito"), una trasformazione popolare).

Storia della nascita del volgare

Tra il 1100 e il 1200 il latino, la lingua della scrittura per eccellenza, inizia a perdere la sua unicità poiché appaiono i primi testi scritti in volgare. Nel Seicento il volgare viene usato nella scrittura scientifica con Galileo Galilei; nel 1700 Genovesi impartisce lezioni di meccanica in italiano. La nostra lingua narrativa deriva direttamente da Boccaccio, che crea una lingua sì vivace, ma discendente dal latino, e quindi con un periodare ipotattico molto forte.

Tra i primi documenti (ma non il primo) della lingua italiana che diventa scritta, abbiamo l'Indovinello Veronese, che tratta dell'atto della semina – metafora della penna e dello scrivere. Ma affinché ci sia la certezza dell'uso di una nuova lingua, anche chi scrive deve esserne consapevole, e ciò non avviene nell'Indovinello. Non c'è quindi la certezza dell'uso di una nuova lingua in questo documento. In esso c'è la caduta delle desinenze – ma non tutte; l'uso della parola albo (di derivazione latina, "bianco"); la costruzione sintattica latina (con il verbo alla fine).

In altri documenti siamo certi che l'autore stesse usando una nuova lingua/scrittura, come ad esempio negli atti notarili, perché sono diretti a qualcuno: appaiono delle formule in un linguaggio diverso, delle frasi in volgare. Tra questi ricordiamo L'iscrizione di Comodilla ("Non dicere ille secrita a Bboce") e quella di San Clemente, due iscrizioni religiose su pietra, rivolte a qualcuno che non sapeva il latino.

Il Placito Capuano (o "Cassinese") del 960 è il primo documento scritto sicuramente in modo consapevole. Esso è un atto di giuramento all'interno di un testo in latino a riguardo della proprietà di alcune terre: tre testimoni giuravano che le terre appartenevano al monastero di Montecassino da trenta anni. Recita così: "Sao ke kelle terre, per kei konfini que ki conteni trenta anni le possette parte sancti Benedicti".

Nell'Alto Medioevo il volgare diventa il linguaggio dei predicatori che diffondono il verbo di Cristo, per poi prendere piede nelle scritte letterarie (inizialmente negli scritti mercantili). La trascrizione avviene solo attorno al Mille, quando la lingua orale si consolida. Il Medioevo è caratterizzato dal policentrismo: in Italia si parla di volgarI, diversi da regione a regione.

A Nord abbiamo le trattative didascaliche, nell'Italia mediana una letteratura di tipo religioso, ma è a Sud che avviene il cambiamento più importante. In Sicilia infatti si forma la Scuola Poetica di Federico II di Svevia che porterà all'unificazione letteraria nel 1250: questa scuola per prima usa il volgare siciliano illustre con il suo gruppo di cortigiani (uomini colti, come notai, giuristi, oltre lo stesso Federico ed il figlio Manfredi) che trova un tema comune: l'amore cortese, ripreso dai provenzali giunti in Italia.

Quando il volgare illustre viene portato dalla Sicilia alla Toscana, esso diventa illustre, ma nella trascrizione i copisti la modificano: c'è quindi la sparizione delle I (che diventano O) e delle U (che diventano E). Nasce la scuola italiana, che riprende il tema dell'amore siciliano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Giammarco Anna Maria Elena.
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