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Modulo C: la vita e l'opera di Francesco Petrarca

Petrarca è l'autore per eccellenza della lirica d'amore: con la sua opera ha creato un linguaggio e un repertorio di situazioni e motivi che hanno influenzato per secoli la poesia amorosa occidentale. Petrarca è considerato il fondatore di quel movimento anch'esso di respiro europeo, che va sotto il nome di umanesimo (riscoperta dei classici, risalendo al genuino aspetto dei classici). Autore fondamentale di un metodo fisiologico e autore fondamentale per la nascita di un metodo storiografico nel tentativo di pervenire ad una ricostruzione prevedibile della storia (interessato alla storia di Roma e del mito ad essa legato).

Petrarca ha lasciato ai posteri una sensibilità nuova nei confronti della soggettività e dell'interiorità, che fa della letteratura uno straordinario strumento di analisi di sé e che si sostiene su una corrente di pensiero che attraverso Sant'Agostino (primo riferimento dell'umanesimo cristiano petrarchesco) conduce al neoplatonismo di Platone, in contrapposizione alla logica aristotelica e a favore di una riflessione duttile e flessibile, capace di cogliere la profondità, la vastità e la complessità dell’animo umano.

È un autore che si spostò moltissimo, soprattutto verso l’Europa centrale. Era un autore che possedeva uno spiccato interesse per la geografia. Una parte dell'itinerario che descrive riguarda esperienze personali, altre sono pure conoscenze libresche. Era un autore importante anche sullo sviluppo del pensiero, si è discusso molto sul fatto di poter parlare di una filosofia petrarchesca. Il suo pensiero però non da vita ad un sistema, non c’è una riflessione di carattere metafisico né un interesse nei confronti delle scienze naturali. Petrarca da un primato mai visto prima all'interiorità umana. Ciò implica il rifiuto della matrice scolastica di tipo aristotelica per un pensiero più duttile che non si lascia sistematizzare poiché si dedica all’esportazione dell’identità dell’individuo. Viene portato dalla riflessione di Cicerone, di Sant’Agostino e ad un adattamento della realtà storica attraverso il cristianesimo, che lo porta ad un interesse nei confronti della filosofia di Platone. La sua opera si pone per questi motivi ad come un autentico spartiacque segnando un passaggio fondamentale tra il medioevo e la modernità.

L'opera "Africa"

Africa” è un poema in latino che tenta di ricreare il genere epico cavalleresco, e con l’intento di celebrare le azioni di Scipione durante la seconda guerra Punica; concepito e iniziato tra anni Trenta e Quaranta, più volte abbandonato, ripreso e ritoccato.

Il lamento di Magone

La «fondamentale uguaglianza dell’animo umano»: il lamento di Magone.

«Ahi, sommità vacillante dei grandi onori, speranza fallace degli uomini, gloria vana rivestita di falsi allettamenti. Ahimè, come incerta è la vita, dedita a una fatica perpetua, come certo è il giorno di morte, né mai previsto abbastanza. Con che iniqua sorte è nato l’uomo sulla terra! Gli animali tutti riposano; l’uomo non ha mai quiete e per tutti gli anni affretta ansioso il cammino verso la morte. E tu sola, o morte, ottima tra le cose, scopri gli errori, disperdi i sogni della vita trascorsa» (Africa VI [trad. it. di Guido Martellotti])

In questo passo viene messa in luce la finitezza e la piccolezza dell’essere umano e della vanità di cui si interessa (mentalità tipicamente medievale). Questi versi all’epoca di Petrarca fecero scalpore poiché queste parole vennero messe in bocca ad un pagano ma riflettono una mentalità tipicamente cristiana. Petrarca in una risposta indirizzata a Boccaccio, in questa lettera (che fa parte delle opere chiamate Seniles e sono le opere scritte durante la maturità di Petrarca).

Risposta di Petrarca alle critiche

«In nome di Dio, domando io loro, qual parola si trova in que’ versi che propria s’abbia a dire solo de’ cristiani, e non piuttosto di tutti gli uomini e di tutte le nazioni? Il piangere, il dolere, il pentirsi non sono cose naturali a ognuno che s’appressa alla morte? [...] Può conoscere il proprio errore e sentirne conseguentemente vergogna e dolore anche chi non è cristiano: se non la mercede, il pentimento può essere uguale. [...] Sebbene [...] solo il cristiano conosca a chi e in qual modo confessar si debba, l’esame di se stesso, il rimorso della coscienza, il pentimento e la confessione sono cose comuni a tutti gli esseri ragionevoli. [...] Ben io peraltro mi avveggo che poco o nulla da cotesti miei correttori fu letto di queste che ho citato o delle altre filosofiche sentenze di molti scrittori, ma specialmente di Platone e di Cicerone, delle quali, se noto non fosse l’autore, giurar potresti che fossero scritte da sant’Ambrogio o da sant’Agostino, intorno all’anima, a Dio, alle miserie, agli errori degli uomini, al disprezzo di questa vita, al desiderio dell’altra» (Petrarca, Seniles II 1 [trad. G. Fracassetti]).

Petrarca avverte l’esistenza di un fondo comune e di un insieme comune di valori peculiarmente umani tra il mondo cristiano e il mondo pagano/classico. Alcuni attori classici, come Cicerone e Platone, hanno anticipato le riflessioni compiute successivamente da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, intorno all’anima, a Dio, alle miserie degli uomini, al disprezzo di questa vita e al desiderio dell’altra.

Petrarca individua un insieme di preoccupazioni, ansie e pensieri comuni a tutti gli uomini di tutte le epoche. E ciò significa cercare un’uguaglianza fra tutti gli uomini, e ciò non significa cristianizzare, ma oggettivare. Era un pensiero innovativo e profondo per l’epoca di comprendere che tutti gli uomini, di fronte ad un destino comune che è la morte, provano gli stessi sentimenti, riflessioni e paure.

Biografia

«Di nessun altro uomo vissuto nella sua epoca o nelle precedenti abbiamo tante notizie quanto quelle che riguardano Petrarca, ma esse derivano perlopiù da testimonianze dirette di sua mano, che sovente offrono elementi tra loro discordanti e sempre sono più o meno rielaborate per costruire, attraverso il velamento e l’alterazione dei dati storici, un’autobiografia ideale: per questo, se pure non sono da considerare completamente inattendibili, lasciano tuttavia larghi margini di incertezza» (Francisco Rico-Luca Marcozzi, Francesco Petrarca. Profilo biografico (1304-1374), in F. Rico, I venerdì del Petrarca, Milano, Adelphi, 2016).

L’autore è testimone di se stesso, ciò ha dei risvolti positivi che elementi da tenere in considerazione poiché non si può fare totalmente affidamento a queste testimonianze. Volontà di riscriversi, di costruire una propria biografia, che è alla base di tutta la maturità di Petrarca. Idea di creare un ritratto autobiografico che però è idealizzato e non può essere preso di per se veritiero. I fatti della sua vita sono adattati in un’opera di ricostruzione autobiografica che mira anche di fare della propria autobiografia un esempio da seguire e da leggere per le altre persone. In questa ricostruzione c’è una tendenza a dare importanza e ad enfatizzare anche ai momenti di dubbio, di caduta e di difficoltà e ciò che Petrarca attraverso un percorso di tipo morale (percorso di liberazione del proprio io dei propri errori per giungere ad una differente consapevolezza ed adesione intima ai precetti religiosi), e non solo nella enfatizzazione di se stesso. L’autobiografia è sempre pretenziosa.

Nel 1304 nasce ad Arezzo da ser Petracco di Parenzo, notaio, e da Eletta Canigiani. I suoi genitori erano fiorentini, ma egli nasce fuori dalla città poiché il padre, guelfo bianco, era stato esiliato da Firenze nel 1302, esattamente come Dante. È Petrarca stesso a riferirlo in una lettera scritta a Boccaccio. Petracco viene esiliato da Firenze nell’ottobre del 1302 (qualche mese successivo all’esilio di Dante). Nasce Petrarca lo stesso giorno della battaglia della Lanza (battaglia attraverso la quale i guelfi bianchi entrarono di rientrare nella città). Petrarca passò tutta la sua vita lontano da Firenze. La Commedia e il Canzoniere sono scritti da due fiorentini fuori da Firenze, ma mentre Dante e stato sradicato dalla madrepatria, a cui resta indissolubilmente legato, Petrarca è nato e vissuto sempre lontano da essa, e nonostante ami definirsi e firmarsi florentinus (in omaggio al padre), non sente alcun vincolo nei confronti della patria dei genitori.

Tra il 1311-1312 Petracco trasferisce la famiglia in Provenza, ad Avignone. Avignone in quegli anni era diventata la sede del papa e diviene il nuovo centro della cristianità. Francesco Petrarca conosce e matura in un ambiente cosmopolita, che è un autentico crocevia e conferisce a Petrarca una prospettiva di tipo europeo. Alla curia papale appartengono personaggi provenienti da tutta Europa che provengono dall’élite.

1316-1326 Studia diritto a Montpellier e successivamente dal 1320 a Bologna. Non arriverà mai a laurearsi anche poiché gli studi vengono interrotti dalla morte del padre. A Bologna non abbiamo molte testimonianze di Petrarca ma egli entrò sicuramente a far parte della storia della poetica italiana. Era la patria dell’Università per eccellenza e di scambio europeo. In quel periodo a Bologna possedeva la cattedra Giovanni Del Virgilio (appellativo elogiativo nei confronti delle bucoliche dell’autore dell’Eneide). In questo luogo Petrarca stabilisce delle amicizie, tra le quali in particolare ricordiamo l’amicizia di un membro della famiglia dei Colonna, il suo coetaneo Giacomo Colonna destinato a diventare un vescovo (fratello di Giovanni Colonna, cardinale della chiesa romana).

Nel 1330 entra al servizio del cardinale Giovanni Colonna, con la funzione di cappellano. Scelse ciò poiché avrebbe potuto beneficiare delle rendite dei possedimenti ecclesiastici che gli servono per condurre un regime di vita non di certo comune per l’epoca, soprattutto poiché egli amava la letteratura e l’arte e molto spesso procurarsi i manoscritti su cui studiare costavano particolarmente. Petrarca diviene chierico: questa scelta lo obbliga sostanzialmente al celibato (nonostante egli ebbe due figli durante la sua vita) non gli richiede di svolgere funzioni sacerdotali e di entrare in servizio per la famiglia dei Colonna. Ciò significava entrare in un ambiente prestigioso per l’epoca. Grazie ai Colonna Petrarca gode di un’importante rete di relazioni culturali, decisiva ad esempio per portare a termine l’impresa, fisiologica del giovane Petrarca, di riunire le opere “Ab urbe condita libri” (della storia di Roma) scritta da Tito Livio. Raccoglie manoscritti delle testimonianze di parti dell’opera allora conosciute e di compararle tra di loro.

L'incontro con Laura

6 aprile del 1327 in questo giorno Petrarca incontra Laura nella chiesa di Santa Chiara di Avignone. L’indicazione del giorno avviene in un episodio inoltrato all’intero dell’opera (Rfv. 211, 12-14) era un venerdì santo in cui si ricordava la passione di Cristo (non era in realtà un venerdì).

Rvf 211, 12-14

«Mille trecento ventisette, a punto su l’ora prima, il dì sesto d’aprile, nel laberinto intrai, né veggio ond’esca.»

Altro evento fondamentale che si colloca dieci anni dopo l'incontro con Laura è la scelta di prendere casa in Provenza, in Valchiusa, in un luogo naturalisticamente meraviglioso (con acque cristalline del fiume Rodano e dalla vegetazione rigogliosa). Ciò avvenne nel 1337 quando egli compì un viaggio a Roma e acquista una casa a Valchiusa.

Per Petrarca Roma resta l’insostituibile centro della cristianità. Egli indirizza epistole in versi latini ai papi di Benedetto XII e Clemente VI per esporli a riportare la sede del papato a Roma. Il viaggio del 1337 pone Petrarca di fronte alla decadenza della Roma medievale. Al contrario di Avignone è una città in piena espansione grazie alla presenza del Papato e della curia.

Con il tempo Petrarca acuisce la propria ostilità nei confronti di Avignone, Petrarca sottolinea spesso l’odore che si respira nella città, vista come la nuova Babilonia (luogo di esilio della cristianità nei confronti di Roma), il luogo della cattività e dell’esilio del popolo ebraico. La crescita tumultuosa di Avignone è uno dei motivi che aumentano l’intolleranza di Petrarca nei suoi confronti. La scelta di Valchiusa risponde alla volontà di staccarsi da quel luogo e all’intima propensione di Petrarca per la solitudine e del raccoglimento interiore legata a luoghi appartati. È in questa situazione di solitudine che Petrarca scrive l’Africa.

Petrarca in Campidoglio

1341 viene incoronato storico e poeta in Campidoglio, ricevendo la cittadinanza romana. Petrarca racconterà di aver ricevuto offerte per la laurea anche da Parigi. Il rifiuto di Parigi, vista nel medioevo come una Fons scientiarum, implica sia una netta ostilità nei confronti della Francia a favore di Roma e dell’Italia sia il rifiuto della cultura medievale che aveva della dialettica l’asse portante del sapere. Petrarca riceve la laurea nonostante abbia prodotto assai poco: ha solo cominciato a comporre il “De viris illustribus” e “l’Africa”. La cerimonia di fece dunque in buona parte alla sapiente regia e sponsorizzazione dei Colonna che volevano accrescere il loro prestigio. Prima di essere incoronato Petrarca viene esaminato a Napoli da Re Roberto d'Angiò, a cui legge brani dell’Africa. Siamo all’apice del Petrarca avignonese e vicino agli ambienti della curia. Petrarca racconta di aver ricevuto contemporaneamente un invito per incoronare questa laurea sia da Parigi che da Roma. La scelta di Roma significa designarla come centro vero della poetica occidentale.

1341-1351 fase in cui Petrarca si definisce un Peregrinus Ubique straniero dappertutto. Questa fase è caratterizzata dall’inquietudine e incapacità di trovare pace. Il decennio successivo alla laurea è segnato da frequentissimi spostamenti, che riflettono una vita molto ricca di relazioni, impegni, incarichi, ma rispondono anche a un’inquietudine profonda che si può sintetizzare con alcuni versi di una epistola in versi latini “...fortuna..huh volvis et illuc,\ nullaque iam tellus, nullum michi permanent aer\ incola ceu nusquam, sic sum peregrinus ubique” (Fortuna, mi travolgi qua e là, ne più un cielo mi resta ov’io abbia sosta. Di nessun luogo son cittadino, dappertutto sono straniero). La vita di Petrarca è contraddistinta da una straordinaria mobilità. Gli spostamenti e le frequentazioni di Petrarca negli anni Quaranta, specie del Nord Italia (soprattutto a Parma e Padova), lasciano intravedere il desiderio di sganciarsi da Avignone e dalla dipendenza della famiglia Colonna, forse per un progettato accasamento presso Azzo da Correggio. Petrarca individua nel suo quarantesimo compleanno, un anno di svolta. Il problema che si pone per un intellettuale rimane la possibilità di come condurre un’esistenza dedita allo studio e alla scrittura e di come mantenerla materialmente. Il problema fondamentale fu quello di trovare dei protettori. Tra questi protettori spicca il nome di una famiglia: la famiglia Correggio a cui Petrarca tenta di legarsi. Azzo da Correggio risiede a Parma, ed è amico di Petrarca, Petrarca trova un posto appartato Selvapiana (esattamente come quello di Valchiusa).

Nel 1343 il fratello di Petrarca, Gherardo, decide di entrare nell’ordine certosino. Petrarca ebbe due figli:

  • Giovanni nato nel 1337, con il quale avrà un rapporto molto tormentato e che morirà di peste a Milano nel 1461.
  • Francesca, nata nel 1343 a cui fu sempre molto legato; e visse con lei e il genero negli ultimi anni della sua vita.

La probabile vicinanza della conversione del fratello e della nascita della figlia, a un dipresso dal compimento dei quarant’anni, dovette avere un alto valore simbolico per Petrarca. Cola di Rienzo, personaggio che nel 1347 a Roma rovescia il governo (gestito in assenza del papa dalle famiglie aristocratiche baronali), istituendo un governo repubblicano. Petrarca aveva avuto modo di conoscere questo personaggio un anno prima ad Avignone quando Rienzo si trovava in città per chiedere al papa di istituire il giubileo nel 1450. Nel 1347 Petrarca aderisce in maniera entusiastica all’azione di Cola di Rienzo. Inizialmente anche il papa non trova quest’azione come negativa, cambiando successivamente idea. La sua azione rischia di mettere in pericolo le prerogative del papa: Cola di Rienzo, cultore dell’antico recupera la tavola “Lex Vespasiani de Imperio”, esponendola pubblicamente e affermando che il papa non doveva avere il suo ruolo. Federazione con a capo Roma, progetto che incontra l’avversione della curia romana. A ciò si aggiungerà un conflitto con le famiglie che tradizionalmente gestivano il potere a Roma, in particolare della stessa famiglia Colonna (Cola di Rienzo si vede protagonista dell’uccisione di molti membri della famiglia). L’appoggio di Petrarca alle azioni rivoluzionarie di Cola di Rienzo fa in modo che nel 1348 si giunga ad una separazione tra Petrarca e la famiglia Colonna.

Nel 1348 l’infuriare della peste segna la perdita di molti amici e figure rilevanti nella vita di Petrarca, a partire da Laura e del cardinale Giovanni Colonna. Le due morti sono accomunate in un canto del canzoniere. Franco Cardini, Le cento novelle contro la morte: in Europa «Il flagello [...] uccise, stando ai calcoli forse più attendibili, dai 20 ai 25 milioni tra il 1347 e il 1350, quindi da quasi la metà a un quinto» (a seconda...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giadaa98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana dal 1200 al 1800 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Baldassarri Gabriele.
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