Informazioni sul corso e la professoressa Castellano
La professoressa Castellano riceve in via della Pergola (DILEF) il martedì dalle 11 alle 13. Le lezioni terminano il 1 aprile. L'argomento del corso è il Canzoniere di Francesco Petrarca. Sarà un avvicinamento approfondito ad uno dei testi fondamentali della letteratura italiana (florilegio di liriche). Essendo un libro con una stratificazione del tempo, ne sarà seguita la nascita con un'attenzione alla filologia testuale.
Bibliografia
- Canzoniere Milano-Rizzoli 2012, a cura di Paola Vecchi Galli; (o Canzoniere a cura di Marco Santagata per Milano-Mondadori 2018)
- Serena Fornasiero, Petrarca - Guida al Canzoniere
- Questioni formali su Moodle: Rosanna Bettarini - L'officina del Pianto, dentro al labirinto (la canzone delle visioni).
- Moodle: Secretum
L'esame sarà orale e sarà basato su il commento di uno o due testi e sarà accessibile da giugno.
Eventi storici e biografia di Petrarca
1348: Il 6 aprile muore Laura, la musa, ad Avignone. In quel giorno Petrarca era in Italia, a Verona. Nell'autunno di quell'anno aveva lasciato la Provenza e si era trasferito nella sua casa a Parma. Petrarca è stato un uomo che non si è mai sentito a "casa" in nessun luogo, tema visibile anche nella costruzione del libro. Proprio a Parma lo aveva raggiunto, verso la fine di maggio, una lettera che recava la notizia della morte della donna amata. La lettera gli venne inviata da Ludwig Van Kennen, chiamato Socrate, un musico che lavorava ad Avignone; uno dei più cari amici di Petrarca. Francesco viene a sapere anche della morte del Cardinale Giovanni Colonna. Il biennio 1347-1348 fu funestato da una lunga serie di lutti e di perdite, che aveva decimato non soltanto la popolazione italiana, ma anche quella europea.
Il rapporto tra Petrarca e Giovanni Colonna era iniziato nel 1330, dopo la conoscenza con Giacomo Colonna (1325). Nella casa di Colonna, Francesco godeva di un prestigio enorme: era un domestico, faceva il cappellano, ma godeva di molte libertà. Tra i due sussisteva una frattura insanabile: se tra Giacomo e Francesco c'era molta affinità, Giovanni si comportava come un dominus. I rapporti si complicano anche con l'aperto sostegno che Francesco manifesta per Cola di Rienzo ed il movimento antinobiliare. Francesco aumenta la frequenza delle peregrinazioni e dei ritorni in Italia.
Incontro con Laura e simbolismo
Il primo incontro con Laura avviene nel 1327 nella chiesa Avignonese di Santa Chiara. Questo mito della vita e della poesia petrarchesca ha la capacità di affievolirsi poco a poco: Laura appartiene al territorio della donna mai posseduta e desiderata, che diviene una "fiamma languente" che si metaforizza in figure simboliche ed emblematiche. Laura si metaforizza in alcune figure poetiche, come il lauro, allora immagine delle Sacre fronde della Poesia: i connotati del desiderio sublimano. Laura diviene anche una donna che impregna di sé l'universo naturale: sentimento della lontananza e della nostalgia.
La donna che muore di peste ad Avignone e quella che vive nelle rime del suo amante sono figure già divise da tempo; era viva nei versi con delle implicazioni più profonde e durature (una Laura storica era stata sottoposta all'ombra della Laura poetica). Dal mito erotico si ramifica un profondo mito culturale. Questo immaginario epico è destinato a divenire allegoria dell'immaginario ideologico e concettuale di straordinario rilievo.
L'epistolario e il "Bucolicum Carmen"
Esistono una serie di tracce nell'epistolario ed anche nel "Bucolicum Carmen": scrive "Laurea occidens", la morte del lauro; che ci dà la misura esatta in cui Petrarca abbia vissuto la morte di Laura come vissuto culturale. Francesco si identifica come pastore silvano che racconta all'amico Socrate, che l'aveva informato dell'accaduto, come la morte di Laura sia intervenuta come una bufera che sradica la pianta del lauro. Alla descrizione di questa catastrofe precede una lunghissima storia: si racconta della storia del lauro (simbolo della poesia) ed indugia alle cure amorose che dedicò alla crescita di quella pianta, le fatiche nel corso degli anni, i sacrifici ed i viaggi per affinare la propria arte.
Relazione con Avignone e la famiglia Colonna
Petrarca è un uomo insofferente nei confronti del potere: è costretto ad Avignone, al rapporto di sudditanza con la famiglia Colonna (che arriverà ad odiare). Non ama Avignone, era sedotto dai luoghi dove si poteva meditare, estraniarsi dal mondo come condizione necessaria della poesia. Petrarca rifuta la formazione scolastica ed universitaria: grazie alla famiglia Colonna apprende il latino ed il greco, restituisce grandi testi per l'Umanesimo italiano, ma è uno stipendiato della famiglia.
Sia pure nell'ombra saranno i Colonna a promuovere il conferimento della laurea a Roma che lo renderanno un poeta laureato. La morte di Giovanni Colonna rappresenta l'infrangersi di una catena; Petrarca è libero, ma fornisce l'alibi a Francesco di lasciare Avignone. Avrebbe potuto scegliere di rimanere, ma subisce la seduzione del paese d'origine: questi è corteggiatissimo dalle più disparate sedie. Non sa dove andare. Tutto ciò portò al periodo più fecondo della vita di Petrarca, che riprende ancora più veementemente a viaggiare.
Petrarca e il Canzoniere
La creazione del Canzoniere
Un'egloga latina, la X, contiene dei versi in cui Silvano si interroga sul proprio futuro, sul fondo di una natura amena, con una domanda: "sotto quali ombre placherò la mia angoscia?".
1350: nell'autunno Petrarca torna a Roma ed è un rientro molto difficile, che assume connotati di sconforto e di profonda desolazione. Il soggiorno a Firenze è narrato in alcune lettere dove si parla del "segno" che la città lascia su di lui: un suo amico, Lapo, gli fa dono le "Institutiones" di Quintiliano. A Firenze incontra Boccaccio (che diverrà il più grande amico di Petrarca), che lo aiuterà a fare delle pratiche per riprendere i territori paterni confiscati dopo la loro partenza. Le radici toscane sono state divelte troppo presto. Petrarca si firmava sempre con Florentinus.
Se non fosse stato un pellegrinaggio per il Giubileo, Petrarca non sarebbe tornato a Roma. Si ferisce ad una gamba nel viaggio e passa delle settimane febbricitante in un letto. La Roma del tempo è lontana dai fasti del passato. Il poeta entra a Roma da solo e, inoltre, anche il sogno di Cola di Rienzo è lontano e destinato ad essere sconfitto.
Manoscritti e composizione del Canzoniere
1351: temporaneo ritorno ad Avignone. In questo Vaticano Latino 3195 è un manoscritto molto importante: è un idiografo ma anche un autografo, un caso fondamentale per lo studio della genesi del Canzoniere. Viene allestito quindi anche da Petrarca a partire però da una certa data (si può dire, a tutti gli effetti, da un'età matura), e per mezzo della scrittura a quattro mani, assieme cioè al copista, anche allievo di Petrarca, Giovanni da La Verna, una figura avvolta dal mistero, di cui si sa poco o nulla.
Fu anzi con Giovanni che lavora alle strette dipendenze del poeta (che vedremo anche molto ingombrante, che interviene), molto presente, a partire dal primo 1366, dall'autunno, fino all'aprile 1367. Lavora alacremente e riempie dei fogli nobili, membranacei e non di carta, come per il Codice degli Abbozzi. È un testo d'autore ed è il più antico originale della poesia italiana. È un testimone silenzioso di una vicenda unica: la nascita del primo libro di poesia moderna che si snoda tra entusiasmi, pentimenti, ripensamenti; Francesco interviene con numerosi cambiamenti, sono presenti addirittura delle abrasioni sulle quali si sovrappongono delle trascrizioni. Leggere questo testo significa avere la possibilità di spiare l'officina del poeta e di capire come lavorava.
Una cosa importante è che Giovanni non procede in senso lineare, ma in parallelo: nella mente di Petrarca c'è già una divisione dell'opera, che non corrisponde alla divisione delle rime in vita ed in morte (questo può essere considerato solo come un cavillo degli studiosi), ma Mandolini inizia a trascrivere la prima parte ed anche la seconda. Nella prima parte siamo sicuri della mano di Mandolini per i componimenti dall'1 al 190; nel 264, nel 318.
In seguito, dal 1367, Petrarca inizia sistematicamente a trascrivere, a portare avanti da solo l'opera di trascrizione (fino al 1374, giorno della morte). Le 72 carte di pergamena fortemente decorate vennero messe insieme in un secondo momento, vennero ordinate ed, in modo particolare, che siano istoriate le lettere iniziali del primo sonetto e la prima lettera della 264, come a segnare l'inizio della prima parte e della seconda. Il manoscritto è inframmezzato da carte bianche: voleva lamentarsi? Voleva inserire nuovi componimenti? Nessuno lo sa.
Particolarmente tormentata è la parte conclusiva: compare in alto a destra una nuova numerazione, la sezione più nobile dell'intero Canzoniere; probabilmente perché qui c'è qualcosa di non finito, (Petrarca aveva forse in testa una nuova organizzazione). Petrarca dice che il libro dovrebbe essere letto per intero con un componimento al giorno; per alcuni interpreti questo numero è, invece, provvisorio.
Il Canzoniere Vaticano abbraccia dunque 366 componimenti caratterizzati da straordinaria varietà metrica: Petrarca è il principe della tradizione letteraria. I metri già presenti nella nostra tradizione poetica sono istituzionalizzati da Francesco. Si contano 317 sonetti, il sonetto costituisce la tramatura profonda, la forma metrica privilegiata da Francesco, 29 canzoni in bimetro nobile della tradizione, 9 sestine (rare), 7 ballate, altro metro fondamentale della tradizione lirica italiana, e 4 madrigali (il madrigale sarà ripreso anche da Montale nei suoi "Madrigali Fiorentini").
La divisione in due parti è in qualche modo una divisione fattuale, già presente anche nel Vaticano Latino 3195 ed è anche sicuramente una divisione d'autore: Petrarca ha pensato e desiderava questa divisione; ma non è una divisione d'autore, e neppure così totale sul testo, quella che sussiste tra le rime in vita e le rime in morte della donna amata. C'è invece una distinzione che sta al cuore al poeta: ovvero il passaggio (che si avverte tra la prima e la seconda parte) dalle rime d'amore della giovinezza, quindi dal giovenile errore, dove ci si imbatte già nel sonetto proemiale, al periodo della maturità.
Le rime della maturità sono contrassegnate dalla crisi morale e da profondi intendimenti filosofici del poeta, e segnati dal lutto che colpisce il poeta (la perdita della donna amata). Non ci si può però fermare alla morte di Laura.
Le 366 poesie hanno poi una connotazione forte nella Rubrica. Il Canzoniere si chiamava originalmente "Rerum Vulgarium Fragmenta". Fragmenta è un titolo che contiene una verità: le liriche nascono dal principio come organismi privi di una relazione; l'orchestrazione del Canzoniere cresce nel tempo e cambia. Anche qui il poeta dice la verità: sono dei frammenti in volgare e sono definiti "rime sparse" nel primo sonetto del Canzoniere.
Nelle "Opere Latine" Petrarca parla molto spesso di questa sua opera in versi e la produzione definisce "nuce", "nucelle", "iuvenilia", "novelle giovanili". L'opera è, a tutti gli effetti, anepigrafa (cioè priva di titolo).
Petrarca inizia a trascrivere alcune copie del Canzoniere, non integrali, e le dedica a qualcuno, le invia in lettura. Ne conosciamo almeno 3: sono tutte, o quasi tutte, le liriche, con alcune varianti. Adesso sono definite "forme del Canzoniere" e sono tutte anepigrafe, non hanno dei titoli. L'unico titolo è quello presente nella Rubrica. Questa è un'opera nei secoli con un titolo che viene lei assegnato nel Cinquecento e si è consolidato solo negli anni più recenti.
Testimonianze parziali e il Codice degli Abbozzi
Non sempre il Canzoniere di Petrarca è stato letto, conosciuto, con il titolo di Canzoniere; ma anche con "Rerum Vulgarium Fragmenta", e con i titoli più vari, come "rime sparse", "sonetti e canzoni"; soltanto gli editori novecenteschi oscillano sui due titoli.
Accanto all'originale ed al Vaticano Latino 3195 conserviamo delle testimonianze parziali delle fasi preparatorie del Canzoniere, nel Codice degli Abbozzi, ovvero nel Codice Vaticano Latino 3196. Questa è la raccolta di 20 carte autografe (la mano di Petrarca è certa) eterogenee, difformi, dove si versano varianti, riscritture, ma anche copie non solo di rime, epistole ed altri scritti che dovevano essere posti nel Canzoniere.
Il Codice degli Abbozzi è la "sede delle lacrime d'inchiostro", testimonianza del labor limae del poeta, definito come "dolcissimo lavoro", dolce fatica, di revisione fino alle soglie del congedo dal mondo. Offre testimonianza importante per le molteplici varianti delle rime e per la mobilità delle liriche all'interno del Canzoniere; Petrarca interviene suggerendo degli spostamenti, dei nuovi inserimenti, all'interno della Macrostruttura del libro. Il Codice degli Abbozzi è stato per la prima volta trascritto da GiancLe rime del Canzoniere presenti nel Codice degli Abbozzi sono solo 54; rime e postille di mano del poeta.
Anche Wilkins, studioso delle forme del Canzoniere, ha studiato il Vaticano Latino 3195 ed il Codice degli Abbozzi, afferma che il libro crebbe lentamente nel tempo, a partire dai primi anni '30 fino al 1374. In modo particolare per Giuseppe Villanovich il primo progetto della raccolta potrebbe risalire al 1330 (unico a fornire questa precisa data a partire da una glossa di Petrarca). Petrarca parla riferendosi ad un suo "libellus" di rime volgari e, secondo Villanovich, questo riferimento fa capo alla nascita del Canzoniere.
Una cosa è la stesura delle singole rime, ben altra è la composizione del progetto Canzoniere: alcune liriche vennero composte prima che si profilasse al poeta una composizione armonica delle stesse. Wilkins vede nel 1332-1333 gli anni in cui Petrarca idea ed inizia a comporre gli attuali frammenti 27, 28 e 103 (i frammenti più antichi del libro), ma è anche probabile secondo Bettarini e Santagata che alcuni componimenti siano stati scritti anche precedentemente a quella data.
Nel congedo del frammento 28 Petrarca mette un'esortazione al poeta: non smarrire le altre compagne; già all'altezza del 1333 si profilerebbe una volontà di non smarrire gli altri frammenti composti fino a quell'altezza, ma si vede l'idea di un assemblaggio di queste liriche, che sono soprattutto canzoni.
La prima silloge documentata dagli autografi è databile al 1336-1338 quando Petrarca aggiunge una glossa ai componimenti trascritti del Mandolini. Questa trascrizione avviene tradendo l'idea di un'organizzazione: primo tentativo armonico di organizzazione.
Dopo qualche anno dalla silloge Petrarca inizia a pensare anche ad una disposizione tematica dei componimenti: nelle epistole pensa ad una raccolta apollinea (1342). Questa micro raccolta all'interno del Canzoniere si incentra sul mito di Apollo e Dafne, sul desiderio d'amore, erotico, insoddisfatto. In qualche modo, però, mettere insieme dei componimenti in nome di Apollo era anche un modo di celebrare la sua "incoronazione" con l'alloro in Campidoglio avvenuta nel 1341.
Questa silloge è nota solo a livello concettuale, non viene poi realizzata. Avrebbe dovuto comprendere un centinaio di componimenti, che non sono presenti in toto nel Canzoniere. Prima del realizzarsi della forma del Canzoniere si vedono moltissime forme: questo libro deve raccontare la storia di un uomo a carattere universale, deve avere il valore di un insegnamento ed è impregnata di uno stile classicheggiante.
Dopo il 1342 e fino al 1349 non esiste neanche una glossa che riporti ad un'armonicizzazione dei componimenti. In primo luogo gli anni '40 sono difficili per Petrarca, dolorosi, di distacco con la separazione dal fratello ed i grandi lutti. Questa incerta visione di sé e del suo futuro portano a delle svolte necessarie; come nel Secretum.
Il Secretum è un dialogo in lingua latina che lega il poeta a Sant'Agostino e non è un caso che sia stato ambientato verso il 1343-44, anche se venne scritto nel 1347. È il primo racconto di coscienza della letteratura italiana e che si connette sia al pensiero cristiano sia al profondo classicismo di Petrarca, sono presenti infatti anche Cicerone e Seneca.
Composizione e struttura del Canzoniere
02-03-2020. In tutto i componimenti sono 365+1 come per le 366 giornate dell'anno bisestile. Il 1350, data di composizione, è importante perché Francesco torna in se stesso ed inizia a raccogliere gli Sparsa animae fragmenta e li organizza in una prima e seconda parte. Secondo gli interpreti questa doppia partitura rifletterebbe l'animo del poeta. Questo testo liminare è un testo "sospeso" tra due tonalità dominanti: il sacro ed il profano; inaugurando una sottile, carsica, simmetria con il testo introduttivo della seconda parte "I'vo pensando", che intrattiene dei rapporti strettissimi con il testo proemiale.
Il primo testo è dominato dal giovenile errore (il passato della gioventù del poeta che collide e si scontra con lo stato attuale, la vergogna). Il poeta unisce quel che era con l'uomo nuovo che è divenuto: il passaggio avviene sotto l'egida di Sant'Agostino ed implica un percorso di crescita e di maturazione, di sviluppo interiore del soggetto.
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