Razionalità limitata e decisioni: Herbert Simon e la sua scuola
Nel campo del pensiero organizzativo, la maggiore alternativa teorica al funzionalismo è rappresentata fin dagli anni '40 da Herbert Simon e dalla sua scuola chiamata comportamentista per sottolineare che il suo oggetto di analisi sono i comportamenti umani all'interno delle organizzazioni. La rivoluzione simoniana si costituisce di tre punti.
La decisione come oggetto fondamentale
La decisione è l'oggetto fondamentale della conoscenza organizzativa. Per capire il modo in cui si decide, occorre assumere come unità di analisi le premesse delle decisioni umane; ogni decisione dipende da molte premesse che sono numerose nella definizione di un solo ruolo. Studiare il comportamento di un gruppo umano all'interno di un'organizzazione significa vedere l'organizzazione come uno schema che fornisce a ogni appartenente al gruppo buona parte dell'informazione, delle premesse, degli obiettivi e degli atteggiamenti che influenzano le sue decisioni. L'organizzazione è un luogo dove gli uomini decidono secondo una certa programmazione e un certo coordinamento.
Razionalità limitata
L'uomo dispone di una razionalità limitata. I limiti oggettivi della conoscenza, l'impossibilità di considerare contemporaneamente troppe variabili, l'incertezza interna a ogni gerarchia delle preferenze, la disposizione mentale, le convinzioni dovute alla formazione culturale e i vari condizionamenti sociali fanno sì che nella maggior parte dei casi le decisioni vengano prese secondo un criterio di sufficienza e di soddisfazione minimale.
Equilibrio tra incentivi e contributi
Obiettivo di Simon consiste nel riprendere il modello proposto da Barnard sull'equilibrio tra incentivi e contributi come principio generale di funzionamento di un'organizzazione. Tale equilibrio appare come la risultante nel tempo di un complesso di decisioni tutte limitatamente razionali; esse riguardano il flusso delle attività interne all'organizzazione, le procedure che regolano tali flussi e le scelte che gli individui compiono in rapporto all'organizzazione. In tale prospettiva, l'oggetto centrale dell'analisi è rappresentato dalle forme e dall'intensità dell'identificazione dei soggetti con l'organizzazione complessiva e sue sub-unità.
Critica ai principi della scuola classica
Simon effettua una critica radicale dei principi di amministrazione presentati dalla scuola classica come delle verità universali e inoppugnabili; essi stabiliscono che l'efficienza tende ad aumentare se si specializzano i compiti in seno al gruppo di lavoro, si assegnano i componenti del gruppo a una sola gerarchia di autorità, si restringe l'ambito del controllo ad un piccolo numero di dipendenti e si raggruppano quest'ultimi secondo criteri coerenti come fine, procedimenti, clientela e luogo di lavoro. Simon analizza tali criteri per dimostrarne l'inconsistenza.
Principio di specializzazione
Il principio di specializzazione stabilisce che l'efficienza aumenta se i dipendenti vengono specializzati; tale affermazione può essere valida secondo due criteri. Il primo è in base alle funzioni svolte, in modo che i dipendenti devono occuparsi di tutti i problemi attinenti a una data funzione a prescindere dal luogo in cui essi si verificano; il secondo è su base territoriale in modo che i dipendenti collocati in una data area devono occuparsi di tutto ciò che avviene in quell'area. La scuola classica non dice quale di questi due criteri sia migliore; di conseguenza, la grande teoria amministrativa non offre alcuna soluzione concreta.
Principio di unità di comando
Il principio di unità di comando stabilisce che ogni dipendente debba ricevere ordini da un unico superiore; tale principio trova dei contrasti in quanto esistono catene complesse di lavori e competenze che non possono essere affidate ad un unico superiore.
Principio dell'ambito di controllo
Il principio dell'ambito di controllo dichiara che quanto più i gruppi sono piccoli tanto più è facile controllarli e quindi maggiore è l'efficienza. Applicare tale principio significa optare per una struttura a maglie strette le quali devono essere coordinate in modo da garantire le comunicazioni verticali e orizzontali. Tale principio contrasta con un altro secondo cui l'efficienza aumenta se si riduce il numero dei livelli amministrativi attraverso i quali passano le comunicazioni.
Principio di raggruppamento
L'ultimo principio sancisce che l'efficienza cresce se il personale viene raggruppato secondo fine, procedimenti, clientela e territorio; non stabilisce niente di valido in quanto fine, procedimenti, clientela e territorio sono criteri organizzativi tra loro concorrenti e ad ogni momento i vantaggi che derivano da tre di essi debbono essere sacrificati per applicare il quarto.
Strumenti operativi e giudizi di valore
Bisogna creare degli strumenti operativi che consentano di pervenire a delle descrizioni scientificamente significative di situazioni amministrative specifiche. Tali descrizioni dovranno mostrare per ciascuna persona quali decisioni essa prende e a quali influenze è soggetta nel prendere ciascuna decisione. Solo dopo aver compiuto questa analisi è possibile un ulteriore esame di eventuali interventi migliorativi.
Simon distingue tra giudizi di fatto e giudizi di valore. I primi sono descrizioni del mondo sensibile e del modo nel quale esso opera; sono giudizi empirici di cui è sempre possibile verificare se sono veri o falsi. I secondi esprimono l'opzione per uno stato di cose ritenuto desiderabile; hanno un valore etico e ottativo. Possono essere accettati o rifiutati in base ad altre premesse di valore e non in base a criteri di verificabilità scientifica in quanto scienza ed etica rappresentano per Simon due dimensioni concettualmente distinte dell'agire umano.
Relazione tra mezzi e fini
Egli vede le decisioni come un processo in cui certi mezzi vengono scelti per raggiungere dati fini; l'adeguatezza dei mezzi è oggetto di giudizi di fatto e la desiderabilità del fine è oggetto di giudizi di valore. Come in Weber alla razionalità rispetto allo scopo corrisponde la burocrazia, in Simon ai giudizi di fatto corrisponde la scienza dell'amministrazione. Weber vede una profonda tensione tra la razionalità rispetto allo scopo e quella rispetto al valore, destinata ad aggravarsi nel mondo moderno a causa della crescente potenza dei mezzi tecnologici. Simon invece, pone in relazione mezzi e fini, quindi giudizi di fatto e di valore; nei concreti comportamenti umani esiste sempre un continuum mezzi-fini. Ogni azione ha sempre due facce: è al contempo un fine dell'azione precedente e un mezzo per l'azione successiva; in quanto mezzo, essa è soggetta a dei giudizi di fatto sulla sua idoneità a raggiungere un dato fine, ed in quanto fine è soggetta a dei giudizi di valore.
Razionalità umana e sistema di valori
Simon definisce la razionalità umana come la selezione di alternative di comportamenti preferiti in rapporto ad un sistema di valori in base al quale sia possibile valutare le conseguenze del comportamento. In contrapposizione con la teoria economica classica, si tratta di una razionalità limitata. Simon analizza le cause che limitano la razionalità delle decisioni umane. In primo luogo, raramente la catena dei mezzi e fini è completa; quanto più il fine è remoto tanto più debole diventa l'integrazione tra le varie azioni. Spesso la connessione tra le attività quotidiane e i fini ultimi sfugge o è mutevole. Talvolta, la mancata connessione è dovuta al rifiuto o all'incapacità da parte dei capi dell'organizzazione di decidere su questioni politiche scottanti. La razionalità illumina così solo un segmento del continuum che poi si perde nell'ombra del non detto, dell'ambiguo, del non ancora deciso; il limite trova le sue radici nell'impossibilità di pervenire a una consapevolezza totale del continuum mezzi-fini.
Scelta dei mezzi
In secondo luogo, la scelta dei mezzi. Spesso si è portati a scegliere una data via escludendo a priori un esame più ampio; ciò può essere causato dalla resistenza ad apprendere nuove strade, dal ricordo di...
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