Storia della filosofia - 9 febbraio 2015
John Locke e l'approccio empiristico
John Locke è il primo autore che focalizza l'indagine filosofica sulla questione della conoscenza, emergendo un approccio empiristico.
Idea: storia semantica del termine
Nella storia del pensiero abbiamo due significati:
- Idea come fondamento ontologico: è tipica della tradizione platonico-aristotelica e neoplatonica, ripresa poi dal platonismo medioevale e rinascimentale. Il punto di svolta per passare tra queste due tradizioni è Cartesio, l'uso del termine diventa psicologico. Malebranche, per esempio, continuerà la tradizione platonica ed agostiniana, nonostante si collochi storicamente dopo Cartesio. L'idea di fondamento ontologico, inoltre, è ancora presente in Kant, Hegel e Schopenhauer. Il termine ontologico non viene usato in riferimento alla tradizione psicologica per distinguere lo studio della mente e dei contenuti umani dalla realtà extra-mentale. Quando parliamo dell'ontologia ci riferiamo all'essere delle cose per come sono in se stesse al di là della mente umana che le apprende.
- Idea come rappresentazione mentale e contenuto di pensiero: tipica del pensiero moderno, implica una visione restrittiva. L'idea viene vista come ogni contenuto della mente: le riflessioni astratte si cumulano con sensazioni e sentimenti. Il Saggio sull'intelletto umano di Locke presenta nel I libro una critica all'innatismo: la teoria delle idee innate si ricollega alla prima accezione del termine idea.
Le idee in Platone
Per Platone le idee sono delle essenze (ousia), esse devono essere conosciute dalla mente umana. Etimologicamente l'idea (eidos) è l'oggetto della visione dell'intelletto; essa è un'intelligibile. Tale oggetto non è un concetto, ma esiste indipendentemente dalla mente umana che lo concepisce. Lo status oggettivo dell'idea è paragonabile allo stato degli oggetti fisici: Urano esiste anche se non lo pensiamo, il suo essere non dipende dal rapporto con la nostra mente.
Il confronto tra idealisti e materialisti
Le idee sono oggetti ideali: in un passo del Sofista Platone parla di una gigantomachia (i filosofi del tempo che si danno molte arie) in cui si disputava circa l'essenza e su quale fosse la natura ultima della realtà. Il confronto è tra:
- Idealisti: avanzano una teoria più ostica, ammettono che esistano sostanze intelligibili ed incorporee; non cogliibili dai sensi. Queste realtà sono la vera essenza, essa non può stare nei corpi perché frantumano la realtà corporea con i ragionamenti e dicono che essa sia un flusso in divenire, i corpi infatti cambiano continuamente. Noi però vogliamo conoscere l'essenza, intesa come ciò che permane e consiste inalterato in tutte le trasformazioni: se vogliamo conoscerla dobbiamo affidarci ad un'entità ideale. Proviamo a chiederci che cosa è un uomo: per coglierne il suo tratto unitario. Esso è un animale razionale.
- Materialisti: essi dal cielo e dall'invisibile trascinano tutto verso terra, come se afferrassero con le mani pietre. Questi filosofi sono legati alle cose sensibili e negano l'esistenza della realtà ideale, essi sostengono che abbia consistenza d'essere soltanto ciò che provoca un contraccolpo e un contatto. Il corpo e l'essenza per loro sono coincidenti; quanto è incorporeo è da loro disprezzato senza riserve. Platone si riferiva, per esempio, all'atomismo di Democrito.
Il fenomeno unitario delle idee
L'idea è un fenomeno unitario che troviamo in fenomeni molteplici: due esempi:
- Morale: il termine "giustizia" ci permette di conoscere dei casi appartenenti e non a quel significato; dunque deve esserci un principio unitario che di volta in volta si manifesta in vari gradi. Tutti i valori morali hanno una loro consistenza reale, è come se ci riferissimo a delle norme che sussistono in modo immutabile.
-
Matematico: tutti i corpi materiali sono riconducibili a figure geometriche regolari e conosciute nelle loro proprietà. Il loro contenuto non ci è dato dalla cognizione sensibile, queste conoscenze sono salde, non cambiano nel tempo e in relazione agli oggetti sensibili che afferriamo di volta in volta. Le idee geometriche designano oggetti ideali perché:
- Il loro contenuto è stabile e non mutevole.
- Il contenuto non è prodotto ad arbitrio dalla mente umana, ma è scoperto dall'intelletto che afferra qualcosa e poi mette in luce la struttura di quella cosa, essa si dà all'intelletto in maniera cogente. Nelle conoscenze matematiche viene scoperta una necessità oggettiva: le proprietà discendono tutte da quell'idea.
Le idee secondo Platone e l'influenza di Galileo
Per Platone queste entità ideali esistono separatamente sia dalla mente umana che dai corpi; gli oggetti materiali ne sono la manifestazione imperfetta. Le strutture ideali sono dentro la materia ma non si manifestano nella loro piena perfezione. Galileo riprende tale concezione, egli ha chiara la frattura tra mondo intelligibile e visibile: quando noi troviamo una legge naturale arriviamo ad una regola geometrica che descrive i corpi; la struttura che ci spiega il comportamento dei corpi non è perfettamente visibile, dobbiamo scoprirla al di sotto delle imperfezioni materiali.
Il ruolo delle leggi naturali e l'eredità di Platone
Prendiamo come esempio la legge di gravitazione universale: la forma che agisce tra i corpi è pari al prodotto delle masse. Ciò che è importante sono le relazioni formali, non i dati sensibili come le masse. L'ordine delle leggi naturali ha in sé la connotazione delle idealità. Qui sta la grande differenza tra Platone e Aristotele, per quest'ultimo le idee platoniche sono sempre congiunte alla materia, cioè forma. Il principio ideale esiste sempre in congiunzione alla materia e dà forma alle sostanze ideali: noi non siamo solo corpo ma abbiamo un'essenza, che però non sussiste al di là del corpo.
La conoscenza delle idee per Platone
L'anima pre-esiste rispetto al corpo, essa ha una vita ultraterrena e di volta in volta si incarna in diversi corpi. In tale dimensione le anime sono a contatto con la realtà intelligibile delle idee, osservano gli oggetti ideali e lo contemplano. Quando l'anima si reincarna in un corpo, perde la cognizione diretta delle idee, però ha conservato in sé in maniera latente queste cognizioni che recupera tramite anamnesi.
I sensi ci forniscono l'occasione per esplorare il patrimonio di cognizioni interiori che l'anima possiede e deve riportare alla luce, esse sono sepolte nella sua memoria spirituale. Le nozioni ideali e dei concetti generali sono innate: appartengono alla natura dell'anima, non vengono acquisite dall'esperienza ma questa consente all'anima di esplorarsi e ricordare.
Nel Menone Socrate dialoga con un giovane schiavo che non ha avuto istruzione, egli traccia alcune figure sulla sabbia e pone delle domande allo schiavo. Il risultato dell'interrogazione, intesa come ammaestramento, dà un risultato: lo schiavo senza istruzione riesce a capire il teorema di Pitagora. Le conoscenze geometriche sono latenti nella nostra mente, noi non le apprendiamo dall'esterno ma solo quando intuiamo ciò che ci viene spiegato.
Il termine innatismo è ambiguo: nell'anima sono innate certe cognizioni, queste fanno parte del suo corredo costitutivo. Proprio su questo si appunterà la critica di Locke. Si discute se Platone conferisse valore di idee anche alle specie naturali: esiste l'idea dell'acqua? Certamente ci sono le essenze geometrico-matematiche e i valori morali, mentre è escluso (se si legge il Parmenide), che ci siano idee di cose prive di valore e quotidiane (non esiste l'idea del letto in sé).
Il mito demiurgico e l'influenza cristiana
Nel Timeo Platone descrive la formazione del mondo: esso è cosmologico in quanto descrive la struttura del mondo e cosmogonico, in quanto descrive la genesi delle cose. Il demiurgo ha dinanzi a sé la materia informe che pre-esiste alla sua attività, essa è eterna ed appare come una massa confusa e disordinata. Egli ha la possibilità di osservare il mondo ideale delle forme e traduce queste forme nella materia: così crea il cosmo.
Dal caos viene creato il mondo ordinato. Questo mito demiurgico mostra come le idee siano modelli e cause generative delle cose, la divinità platonica non crea dal nulla ma è una sorta di figura intermedia tra due poli eterni:
- Eternità della materia.
- Eternità delle forme ideali.
Quando la filosofia platonica, con l'avvento del Cristianesimo, viene incorporata nella teologia cristiana:
- La materia sarà ritenuta oggetto della creazione divina, essa non sarà più eterna.
- Le idee verranno immesse nella mente di Dio, diventano la sapienza del Dio creatore.
10 febbraio 2015 - Gli universali
Distinzione degli universali nella filosofia medioevale
Gli universali nella filosofia medioevale hanno una triplice distinzione:
- Ante rem: gli universali sono sussistenti prima dell'esistenza dell'oggetto singolo (come le idee platoniche); tale tesi è sostenuta dai realisti.
- In re: esistono tratti universali ma non sussistono indipendentemente dalle cose singole (idee aristoteliche: forme delle sostanze individuali).
- Post rem: nella realtà ci sono solo sostanze individuali, ognuna di esse deve avere caratteristiche proprie che le distinguano inequivocabilmente da altri oggetti; tale tesi è sostenuta dai nominalisti: Locke è nominalista, ma la tradizione inglese deriva già da Ockham.
Gli universali non sono negli oggetti ma nella mente umana, essi sorgono dopo le cose singole: sono un modo di spiegare le caratteristiche simili degli oggetti singoli.
- Concettualisti: come Locke; essi affermano che esista il concetto universale, emerge però un enigma → noi abbiamo significati che hanno una valenza plurale fortissima.
- Nominalisti estremi: rifiutano l'esistenza degli universali, un esempio è Roscellino. L'unica cosa universale che esiste è il nome. Per esempio: ognuno di noi ha acquisito il concetto di "albero", però non è vero che esso si riferisca a tutti i singoli casi degli alberi e sia sempre uguale, noi abbiamo concetti individualizzati e di volta in volta diversi. I nominalisti non credono nell'esistenza di un ente identico a sé.
I nominalisti ammettono l'esistenza del nome, esso ha validità universale, ma non sanno spiegare da dove derivi questa valenza. Pensiamo al fonema "albero", se lo ripetiamo due volte abbiamo due enti diversi (lo spazio ed il tempo individualizzano ogni cosa); i nomi ricadono sotto la condizione individualizzante.
Come facciamo ad avere scienza del mondo, quando essa è scienza degli universali? Noi usiamo sempre termini generali. A meno che non indichiamo l'oggetto tramite un gesto ostensivo, non possiamo parlare dell'oggetto senza usare termini universali. Bertrand Russel, logico della matematica, dice che il nominalista alla fine è costretto a dire che ci siano enti individuali che siano simili o non simili ad altri. Il nominalista è costretto a ricorrere al concetto di somiglianza tra i tanti simili casi individuali, ma anche questo è un concetto universale.
Lo sviluppo della dottrina delle idee dopo Platone
La fortuna della dottrina platonica si esplica in alcuni passaggi:
- Filone di Alessandria (detto giudeo) 20 a.C – 50 d.C: filosofo ebraico di orientamento neoplatonico. Filone dentro la teologia ebraica opera il passaggio che porta dalla cosmogonia del demiurgo al creazionismo cristiano. Nel De opificio mundi il filosofo definisce le idee platoniche come potenze incorporee di cui si serve Dio per formare la materia. Secondo Filone Dio prima di creare il mondo ne crea un modello perfetto ed incorporeo, simile alla sua mente: esso è definito il Logos divino. Crea la materia priva di qualità, in essa inscrive l'ordine formale che appartiene alle idee della sua sapienza. Le idee di Platone diventano pensieri della mente di Dio. Il Logos divino è la sede delle idee, grazie a cui ordina e plasma le cose materiali.
- Plotino 205 d.C – 270 d.C: egli non crede alla creazione ed è critico delle dottrine cristianezzanti, in particolare contro gli gnostici. Il sistema di Plotino è emanazionistico: dall'Uno derivano necessariamente gli stadi successivi della realtà, essi sono meno potenti di questo ma ne discendono. Il processo non è libero: la struttura del reale è necessaria e non c'è un atto volontaristico. La prima ipostasi è l'Intelletto, esso non è quello umano ma deriva dall'Uno: è il modo in cui l'Uno riesce a contemplare se stesso. Dentro l'Intelletto ritroviamo gli universali platonici. Plotino si domanda, nell'Enneade III (9, 1): "Le idee sono prima dell'Intelletto divino oppure esistono in quanto l'Intelletto divino le pensa? Sono indipendenti o sono il prodotto dell'Intelletto?" Le idee e l'Intelletto sono la stessa cosa, li distinguiamo solo formalmente attraverso una riflessione, nella realtà questi due aspetti vanno insieme. "Niente impedisce che l'intelligibile sia l'intelligenza stessa". L'idea è l'intelligenza in riposo, in unità, in quiete: l'atto dell'intelletto si è immobilizzato, oggettivato, fermato, nei singoli pensieri. Emerge un'auto-contemplazione e atto e pensiero restano indivisibili. L'idea platonica diventa oggetto interno del pensiero divino.
- Il Vangelo di Giovanni: in questo passaggio delle idee di Platone entro la tradizione cristiana, mediato da Filone di Alessandria, gioca un ruolo essenziale tale opera. In particolare è importante la dottrina del Verbum: il verbo è il principio creatore della divinità. "Il principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo. Ciò era sin dall'inizio presso Dio, tutte le cose sono fatte e create per mezzo del Verbo e senza di esso non sarebbe stato fatto nulla". Nel vangelo di Giovanni il Logos è il Figlio, ha a che fare con ciò che emana dalla vita divina, essa produce il mondo.
- Agostino di Ippona 354 d.C – 430 d.C: le idee platoniche sono diventate le ragioni attraverso le quali Dio crea il mondo. Esse sono ragioni stabili e immutabili delle cose. Le ragioni ideali si trovano nella mente stessa del creatore, egli non era come il demiurgo, pensare una cosa del genere è un sacrilegio!
- Tommaso D'Aquino: egli nella Somma contro i gentili si domanda come sia compatibile la molteplicità delle idee con la semplicità divina. Dio è perfetto ed unitario, ma allora l'intelletto divino può essere composto? Egli cerca di capire come si possa parlare delle idee diverse nella mente divina, senza che ciò implichi molteplicità e composizione. Nel dibattere Tommaso esclude che le idee sussistano di per sé, e Dio le conosce perché le crea. Le forme intelligibili non possono esistere fuori dall'essenza di Dio, egli dovrebbe averle conosciute nel suo intelletto per poterle porre fuori di sé. Egli non risolve di tutto il problema teologico, ci sono due opzioni:
- Intellettualismo: la mente divina deve sottostare ai principi della logica e obbedirvi.
- Volontarismo: le idee nella mente divina sono quello che sono perché Dio le ha volute così; non è stato costretto da una cogenza della razionalità.
L'idea come rappresentazione mentale
L'impostazione filosofica di Cartesio muta il quadro della tradizione aristotelico-scolastica, è importante per due ragioni:
- È il grande filosofo della scienza moderna, egli costruisce un sistema filosofico anche in funzione della giustificazione della scienza moderna.
- Pone in primo piano nel suo sistema di pensiero il momento della soggettività umana: l'Io pensante. La metafisica di Cartesio fa perno sull'autocoscienza del soggetto. "Cogito ergo sum": la certezza dell'esistenza contro ogni dubbio scettico è acquisita dal pensiero che riflette su se stesso.
Il termine idea subisce una trasformazione: da forma dell'essere diventa rappresentazione mentale. Immaginiamo un triangolo concettuale: Io-Dio-Mondo;
- Nel pensiero greco (Mondo-Dio): l'elemento prevalente è il mondo (natura), esso muove dall'osservazione del mondo e risale così ai suoi principi. Il Dio greco è principio primo della struttura del mondo.
- Nel pensiero cristiano (Dio-Uomo): la natura...
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