L’esperienza della Bellezza in Platone-Aristotele- Plotino
L’esperienza della bellezza è l’apparire delle cose nella spontaneità del loro essere. La bellezza è una realtà
che mostra la verità riguardo al proprio essere; essa viene vissuta da tutti ma vive in tutti in modo
differente, è qualcosa di oggettivo nella sua soggettività.
Per bellezza:
non si intende qualcosa di puramente estetico (se per “estetica” intendiamo bellezza esteriore) nel
senso letterale del termine, qui l’idea di “bellezza estetica” assume altri connotati;
Ma un’esperienza estetica diversa da un’opera d’arte che dipende strettamente dalla nostra
percezione.
La bellezza non è un contemplare distaccato, bensì un’attività generativa che crea tutte le cose.
In Plotino l’intelletto è bellezza perché produce l’universo e la contemplazione è attiva manifestazione di
bellezza.
In Platone la bellezza, essendo colei che genera le cose, rappresenta proprio il principio primo creatore.
Essa è strettamente legata alla conoscenza o l’intelletto perché solo pensando l’uomo si connette a quella
forza generativa che muove tutte le cose e che per Platone è il bene.
Il pensiero e quindi la conoscenza generano la realtà e la bellezza non è altro che la produttività
dell’intelletto (esso partecipa alla bellezza).
Dialoghi: sono pervenute tutte le opere di Platone e Plotino ma è impossibile stabilirne l’ordine
cronologico;
Il Simposio di Platone: è un dialogo nel quale viene inscenato un simposio in occasione della vittoria
in un agone oratorio del poeta protagonista. Gli invitati, come si usava, scelgono un tema sul quale
incentrare la conversazione e viene proposto l’elogio di Eros con l’intento di lodare questa forza.
Dopo aver illustrato vari aspetti di Eros l’ultimo a parlare è Socrate che introduce la figura di
Diotima, da lui sostiene di aver ricevuto un insegnamento sull’eros. Ha compreso che l’eros è
caratterizzato da varie sfaccettature e analizza solo quelle forme di impulso che nascono dall’amore
fisico alla sensazione di un qualcosa.
L’uomo creando qualcosa che sia un figlio o un oggetto, partecipa all’immortalità ma solo in modo
incosciente, con forme incompiute (quindi il s. non è veramente partecipe dell’immortalità).
Diotima quindi distingue:
- le forme di ricerca di rigenerazione: l’eros compie un percorso per giungere all’immortalità
non eliminando il rapporto con la realtà ma integrandola in una prospettiva superiore che
trascende il livello fisico e psichico per arrivare ad un livello dove l’uomo è congiunto alla
forma più alta di conoscenza. Tale livello conoscitivo non elimina gli altri ma li integra in una
via che porta all’immortalità.
“Tutte le realtà vanno integrate in una prospettiva illuminata in una luce che porta alla vera
bellezza”.
Il Dialogo si conclude con la fine del simposio tutti sono ubriachi compreso Alcibiade, ad
eccezione di Socrate che resta sobrio.
Una tematica molto affrontata da Platone è il concetto di Eros che non è altro che impulso nella volontà sia
controllato attivamente che non controllato verso qualcosa. Se non c’è questo impulso non c’è il percorso
verso la bellezza.
L’Eros viene collocato da Platone in una dimensione dell’essere che trascende l’umano ma non coincide
con enti divini, è una forza che aspira bellezza, è una ricerca della generazione nel bello.
L’eros è una forza che tiene insieme l’universo, concetto ripreso da:
- Empedocle: amicizia universale;
- Parmenide: forza primitiva;
- Esiodo;
- Veda: eros come impulso forza dell’assoluto (auto-generazione) e conoscenza della bellezza.
EROS: impulso che mira al raggiungimento della conoscenza piena;
BELLEZZA: è ciò che manifesta questa forza generativa.
L’assenza di eros genera caos.
Platone: La bellezza e l’ascesa al mondo delle idee
Nel pensiero di Platone si coglie una netta contrapposizione nei confronti dell’estetica relativistica ed
edonistica dei sofisti.
Se, da un lato, viene proposta una concezione oggettiva del bello, dall’altro viene ripresa l’idea pitagorica
della bellezza come armonia fondata sulla proporzione. Platone considera la bellezza anche come
splendore.
Contro i sofisti, che definivano bello ciò che procura piacere, Platone afferma che una cosa ci piace
perché è bella. Le cose belle sono tali in virtù dell’idea del bello; se quindi la bellezza delle cose ci
avvince e affascina, ciò avviene in virtù della bellezza perfetta che, secondo il mito platonico, si
trova nel mondo delle idee (Iperuranio).
L’anima è immortale ed ha vissuto nel mondo delle idee contemplandone la bellezza e la perfezione; se da
un lato, l’esperienza sensibile è per l’anima una condizione negativa, dall’altro, è punto di partenza verso il
mondo ideale.
Una funzione fondamentale spetta alla bellezza: proprio la visione delle cose belle ridesta i ricordi della
realtà sovrasensibile, stimolando la tensione verso l’ideale. La bellezza è l’unica tra tutte le idee eterne ad
essere immediatamente accessibile al più alto dei nostri sensi, la vista. Proprio perché si manifesta
innanzitutto alla vista, la bellezza viene qualificata in termini di splendore.
La bellezza, splendore del bene e del vero, è al tempo stesso quella simmetria e proporzione che
possiamo riscontrare nell’ordine geometrico delle cose, nello sviluppo organico delle funzioni e delle forme
del nostro corpo, nel rapporto equilibrato tra corpo e anima, nel giusto esercizio del potere, nella
convivenza armonica delle forme sociali.
Aristotele: la bellezza come attuazione della forma
Una cosa è bella quando attua pienamente il proprio fine; il bello è inteso come realizzazione di una forma
e procura piacere e conoscenza. Percepire qualcosa come bello significa innanzitutto riconoscere che
qualcosa ha raggiunto il suo fine: la sua perfezione.
Un oggetto è bello secondo alcune proprietà: l’ordine e la misura.
Plotino: la bellezza come traccia dell’uno
La bellezza esprime la presenza costante dell’uno, essa è la luce che permette di ricondurre le cose del
mondo all’uno che è partecipe del tutto. (26 settembre 2014)
2b8
E’ un invito a disprezzare la manifestazione della bellezza a diversi livelli rispetto al rapporto con l’unità
originaria, non alla cancellazione del rapporto con la singola rappresentazione. Non bisogna assolutizzare la
singolarità e la prospettiva in cui si manifesta.
La singolarità nel suo essere bella è trasparenza di un qualcosa che la trascende, non si identifica in quella
singolarità: bisogna riuscire ad essere attenti alla singolarità con la concentrazione su ciò che genere la
bellezza.
Platone afferma che non bisogna mai assolutizzare una prospettiva ma esercitarsi a trascendere i confini
per arrivare alla realtà fondante in ultima istanza.
BELLEZZA :
1) Corpi
2) Anime
3) Opere-occupazioni
4) Scienze-saperi
Quattro livelli che si rapportano al soggetto umano.
Ad oggi l’uomo è considerato come il prodotto di corpo e anima, ma Platone sostiene:
Corpo: è il livello della corporeità visibile;
Anima: è ciò che relaziona la visibilità del corpo con il livello dello spirito (divino). Le realtà divine in
senso pregnante hanno la radice in quest’ultimo livello.
Nel soggetto umano la vita non è manifestazione immediata ma una mediazione dell’anima che
deve manifestare l’azione dello spirito nella vita del corpo. L’uomo è un essere tripartito.
Spirito: il nous è ciò che connette la realtà ai suoi principi e ciò che genera le relazioni che portano
la realtà ad essere sussistente e a manifestare la vera identità.
L’attività in cui si manifesta questa natura è denominata scienza (episteme): attività che è ferma in
sé e genera le relazioni che vanno a configurare la realtà.
Per esempio: la tripartizione nell’arte medica il corpo è quello del medico che si relaziona con gli
altri, ma senza spirito egli non saprebbe gestire consapevolmente i sistemi di relazione dell’arte, se
fossimo solo anima potremmo agire in modo casuale o per istinto, come le formiche.
Le formiche non sono individualmente consapevoli dei principi che regolano la loro arte; l’uomo
individualizzazione ed è capace di gestire consapevolmente le arti.
Attualmente siamo soliti identificare la mente con lo spirito.
- Mente (mànas): nella filosofia moderna la mente è associata anche a prospettive che normalmente
sono legate ad anima e spirito.
La mente è la somma delle esperienze conoscitive e percettive che costituiscono un soggetto.
Una questione importante per l’antropologia:
UOMO ≠ ANIMALE
Lo spirito manifesta attività
Ha un rapporto ma non le impersona (usa
individualizzato con
lo spirito (intelletto) l’istinto).
Arte (téchne)
- No tecnica;
- Qualsiasi attività svolta con consapevolezza dei suoi principi;
- Per Platone: è associata alla filosofia e al sapere supremo verso cui conduce.
L’anima media tra il visibile e il divino, ma non è da loro completamente autonoma.
- se l’anima fosse sganciata completamente dallo spirito regnerebbe il caos, poiché sarebbe
riassorbita dalla corporeità.
Cosa fa il demiurgo nel Timeo?
Il Dio era buono e intervenne sul caos: corporeità svincolata da qualsiasi rapporto con lo spirito e da
cui ogni presenza di anima è ritratta.
Se l’anima è completamente assorbita dal corpo precipitiamo nell’animalità: la condizione dei pesci.
Il demiurgo ordina la realtà sensibile configurando l’anima dell’universo in modo che non ci sia
contatto diretto tra spirito e corporeità ma che si manifestino in modo armonioso.
La costituzione dell’anima in Platone
ANIMA:
- anima appetitiva (epithymétikòn): componente degli atti istintivi (fame-sete), volontà nella sua
manifestazione istintiva.
- anima irascibile (o sensibile, thymoeidés): l’impulso del sentire nelle sue variazioni fino ai
sentimento raffinati;
- anima razionale (loghistikòn): il logos lega l’anima elle realtà spirituali (idee), apre al bello.
Tale tripartizione è dinamica ma non consequenziale, è legata a forze che interagiscono tra gli enti.
1 ottobre 2014
Dai livelli di manifestazione della bellezza alla bellezza in sé
Il percorso guidato da Eros è giunto all’unità della scienza del bello che armonizza in sé le molteplici
manifestazioni della bellezza legate all’ambito delle scienze.
Emerge una discontinuità tra le dimensioni della bellezza e la bellezza nella sua essenza, nell’esperienza
diretta in cui non c’è più mediazione tra chi sperimenta e la bellezza: “improvvisamente” ciò accade. La
nozione che Platone lega a questo improvvisamente è: l’accadere di uno stato che non è deducibile da ciò
che lo precede, emerge una discontinuità la cui esperienza non è programmabile, non c’è un metodo
universale. Mentre il percorso precedente Platone lo indica attraverso le varie fasi della bellezza, qui
diventa generico quasi a sottolineare che si tratta di un momento in cui l’individualità del percorso
determina il momento dell’esperienza. Essa riguarda una realtà che pur presente ai livelli precedenti di
esperienza, non è identificabile con nessuno di questi livelli.
“Bello per sua natura meraviglioso”:
- Esiste perennemente: non cambia, resta sempre identico a sé;
- Non nasce e non muore mai;
- Non è né bello né brutto;
- Non è bello per alcuni e brutto per altri: le manifestazioni non sono parti dell’idea;
- Non appare come un oggetto, una rappresentazione e una scienza: nessuna manifestazione della
bellezza esaurisce la bellezza in sé;
- Non risiede in qualcosa di diverso dal bello;
MA è qualcosa in sé e per sé (anche con sé): vive secondo quello che è e con se stessa (coscienza di sé).
Questa realtà non è tale perché in rapporto con qualcosa, ma trascende tutte le cose con cui è in rapporto
in quanto sono sua manifestazione.
Ha un’unica forma, non diventa né maggiore né minore e non è soggetto ad alcun evento.
Rapporto tra idea in sé e manifestazione della bellezza in sé
Problema della filosofia platonica ma anche idealista.
!
Il bello in sé rispetto alle sue manifestazioni è come un valore a cui quelle manifestazioni si approssimano
all’infinito, senza mai coincidere con quel valore (sono immagini o imitazioni dell’idea originale).
Indipendentemente dal numero di manifestazioni di bellezza considerate, in nessun punto, si avrà
l’esperienza della bellezza in sé.
La bellezza in sé non può essere dedotta a partire dalle sue manifestazioni, così come qualsiasi idea.
Rispetto alle sue manifestazioni l’idea del bello è inesauribile.
Per esempio, in ogni mela è presente il concetto di mela, ma questo può sempre manifestarsi in un numero
infinitamente più alto rispetto a quello da noi esperibile.
L’idea è concretamente presente nelle manifestazioni, ma esse non la esauriscono: potrò assaggiare 3000
mele, ma non avrò mai il concetto puro di mela.
Non è vero che mondo delle idee e delle manifestazioni siano incomunicabili, ma l’idea è trascendente
rispetto alla sua presenza nella manifestazione. Presenza reale dell’idea che non esaurisce l’essenza
dell’idea. Il rapporto è di trascendenza radicale ma anche di immanenza (presenza reale della
manifestazione all’essenza dell’idea). In ogni manifestazione è presente l’idea però mai una manifestazione
coinciderà con l’idea.
L’uniformità, immobilità dell’idea di bello: sotto tale nozione non si deve immaginare qualcosa di fisso ma
qualcosa che comunque si manifesti, rimane quella che é. Per esempio, ogni mela contiene tutte le qualità
che noi troviamo nelle mele, ma anche infinite altre che non sono realizzate nella manifestazione sensibile i
quel concetto, eppure esso rimane sempre uguale.
Non si tratta di astrarre ma rendere concreto ciò che si ha;
La manifestazione deve essere vista come astrazione perché non può contenere in sé tutte le possibilità
dell’idea, ma è quest’ultima ad essere concreta.
Il bello in sé è contemplabile, è una trascendenza la cui esperienza è concretamente raggiungibile da parte
dell’essere umano.
Le manifestazioni partecipano all’idea ma NON la compongono! Il concetto di sedia è uno e tutto tanto
nella sedia, quanto in sé. L’idea è integralmente sempre se stessa ed è presente in ogni manifestazione,
altrimenti la cosa che la manifesta sarebbe un’altra.
Viene caratterizzata la natura dell’esperienza del bello in sé: non si tratta di una contemplazione intesa
come pure passività rispetto ad un oggetto separato da chi contempla, “si tratta di vivere insieme”, il
soggetto non è solo contemplante ma è unito, convive nel senso di essere pienamente insieme a questa
realtà.
L’unione reale è dimostrata dalla generazione: è un’esperienza reale di unione con la realtà del bello in sé
è in quanto tale ha come frutto un parto, una generazione, ovvero la vera virtù, non immagini.
La realtà con cui si guarda il bello in sé, ovvero lo strumento, non è altro che il nous (intelletto-spirito), lega
l’anima alle realtà divine.
L’essere umano ha in sé una componente che porta all’esperienza diretta dell’idea (bello in sé) e questa
esperienza si rivela attività generativa chiudendo il cerchio rispetto all’idea di Eros, come idea di
generazione del bello. Unione del bello in sé porta alla vera virtù = BENE
Il rapporto tra bellezza e bene si manifesta anche nell’analogia tra il bene e il sole del sesto libro della
Repubblica.
Questa analogia è collocata nel punto centrale della Repubblica, il dialogo più famoso di Platone. Il senso
della sua presenza è di illustrare il rapporto tra il principio di tutte le cose (bene in sé) e l’essere generato
dal principio.
Socrate spiega che senza riferimento ad un’esperienza reale di questo bene in sé non sarebbe possibile
governare una comunità giusta e armonica. Non è possibile realizzare nulla di quello che Socrate ha
accennato riguardo alla costituzione della comunità retta secondo giustizia.
Questa analogia è seguita da altre due immagini:
- La linea che illustra le varie forme di conoscenza nel loro rapporto con il bene;
- La caverna che illustra la condizione degli esseri umani rispetto alla vera conoscenza e alla
formazione che porta ad essa;
La repubblica è un dialogo in cui si caratterizza la struttura della comunità giusta, ma il centro d’attenzione
è la giustizia nell’anima.
Parte da un incontro tra Socrate ed alcuni interlocutori in cui si avvia una discussione sull’essenza della
giustizia, questa discussione si arena e Socrate allora propone di facilitare il confronto ricorrendo ad un
approfondi
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