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Danno ischemico ed ipossico

È il tipo più comune di danno cellulare in clinica. A differenza dell’ipossia, durante la quale la produzione di energia per via glicolitica può continuare, l’ischemia compromette l’arrivo di substrati per la glicolisi. Quindi nei tessuti ischemici, la produzione di energia per via aerobica si ferma dopo che i substrati per la glicolisi sono terminati e dopo che la funzione glicolitica è inibita dall’accumulo di metaboliti che in condizioni normali vengono rimossi dal flusso sanguigno.

L’ischemia quindi porta a danno tessutale più velocemente dell’ipossia. Il danno ischemico è l’espressione clinica più comune del danno cellulare dovuto a mancanza di ossigeno. Durante l’ischemia si verificano modificazioni patologiche complesse in diversi sistemi cellulari. Col tempo, queste alterazioni si aggravano, compromettendo infine strutture vitali e componenti biochimiche e provocando la morte cellulare.

Comunque, fino a un certo punto, per un periodo di tempo variabile da un tipo cellulare ad un altro, il danno è in grado di essere riparato e le cellule colpite possono tornare ad uno stato di normalità se i substrati metabolici sono nuovamente resi disponibili dal ripristino della circolazione sanguigna. Le modificazioni patologiche caratteristiche delle cellule ischemiche che sono in grado di ripristinare una condizione normale, se gliene venga data l’opportunità, prendono il nome di danno ischemico reversibile.

Prolungamento dell'ischemia

Con il prolungarsi dell’ischemia, le strutture cellulari continuano a deteriorarsi, per l’inesorabile progressione dei meccanismi di danno. Con il tempo, l’apparato energetico della cellula (catena mitocondriale e via glicolitica) si danneggia irreparabilmente. A questo punto tutto il danno ischemico può essere ricondotto alla deplezione cellulare di ATP e all’incapacità di generare composti ad alta energia tanto da essere considerato un punto di non ritorno, a cui una volta giunti la riperfusione non né permette il recupero. Anche se l’apparato energetico fosse rimasto intatto, il danno irreparabile al genoma o alle membrane cellulari assicurerebbe una evoluzione letale indipendentemente dalla riperfusione.

Danno ischemico irreversibile

Questo è il danno ischemico irreversibile. In particolari circostanze, quando viene ripristinato il flusso di sangue in cellule che erano andate incontro ad ischemia senza morire, il danno è spesso esacerbato e procede ad un ritmo accelerato. Di conseguenza, i tessuti vanno incontro a perdita di cellule in aggiunta a quelle già irreversibilmente danneggiate alla fine dell’ischemia.

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Scienze mediche MED/08 Anatomia patologica

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