Anatomia patologica
Appunti a cura della studentessa Milazzo Antonella
Università degli studi di Catania
Corso di Laurea In Infermieristica
Indice
- Introduzione
- Anatomia patologica e patologia clinica
- Anatomia patologica e medicina legale
- Anatomia patologica generale e speciale
- Il danno
- Fattori scatenanti
- Il danno reversibile
- Tipi di danno
- Degenerazione
- Atrofia
- Ipertrofia
- Iperplasia
- Metaplasia
- Displasia lieve
- Accumuli
- La morte cellulare
- Fissazione dei tessuti
- Morte cellulare per denaturazione e digestione enzimatica
- Necrosi coagulativa
- Necrosi colliquativa
- Conseguenze della morte cellulare
- Evoluzioni della morte cellulare
- Morte cellulare programmata o apoptosi
- La risposta
- L'infiammazione
- Infiammazione acuta
- Risposta immunitaria
- Infiammazione cronica
- Infiammazione mista
- Propagazione dell'infiammazione
- Guarigione
- Complicanze: evoluzione sfavorevole
- I tumori
- Caratteristiche generali
- Nomenclatura dei tumori
- Tumori benigni epiteliali
- Tumori benigni dei melanociti
- Tumori maligni connettivali
- Tumori maligni epiteliali
- Eponimi
- Classificazione dei tumori
- Il comportamento
- Origine di un tumore
- Morfologia di un tumore
- Colore del tumore
- Consistenza
- Forma
- Aspetto istologico
- Diffusione dei tumori
- Invasività
- Cascata metafasica
- Previsione esistenza metastasi
- Previsione sede metastasi
- Diagnosi
- Prognosi
- Prevenzione delle neoplasie
- Polipi cisti e papillomi
- Polipo
- Cisti
- Papilloma
- Verruche virali
- Il lavoro dell'anatomopatologo
- I passaggi e le fasi di un esame
- Esami citologici
- Autopsia e riscontro diagnostico
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Introduzione
La patologia è lo studio delle malattie. Per quanto riguarda l’anatomia patologica, essa ha come obiettivi:
- La rappresentazione delle malattie, ovvero dimostrare una correlazione dal punto di vista sia macroscopico che microscopico con le caratteristiche cliniche del paziente, che manifesta segni e sintomi di varia natura. Difatti, quando si presenta un segno clinico sicuramente ci sarà stata un'alterazione o lesione e allo stesso modo, quando c’è una lesione o alterazione sicuramente a breve comparirà il segno clinico.
- L’uso dell’anatomopatologo, anche se bisogna prima conoscere il ruolo professionale dell’anatomopatologo nel sistema sanitario. Nel passato l’anatomopatologo si occupava soprattutto di fare le autopsie. Al giorno d’oggi, l’a.p si interessa dei tessuti e degli organi asportati da persone vive. Il campione di tessuto o di liquido sono il substrato morfologico di un malato. Dunque possiamo affermare che l’anatomopatologo è un medico che, collaborando con gli altri sanitari, formula diagnosi e fornisce indicazioni per terapia e prognosi, esaminando liquidi corporei, tessuti e organi.
Anatomia patologica e patologia clinica
| Anatomia patologica | Patologia clinica |
|---|---|
| È esercitata da medici anatomopatologi | È esercitata da medici con qualsiasi specializzazione, da biologi e chimici. |
| Analizza liquidi biologici, tessuti ed organi | Analizza sangue e liquidi |
| Esito dell’esame: referto, interpretazione dei risultati alla luce delle interazioni con il quadro clinico. Si aggiungono commenti, suggerimenti, possibilità diagnostiche e diagnosi quasi sempre certe. | Esito dell’esame: risultato, espressione diretta di un esame, valutato alla luce dei controlli indispensabili per garantire esattezza e qualità, ma privo di qualsiasi valutazione clinica. |
Anatomia patologica e medicina legale
| Anatomia patologica | Medicina legale |
|---|---|
| Formulano diagnosi per curare i pazienti | Non pongono diagnosi per prescrivere terapie, ma stabiliscono i danni residui e chi o cosa li ha causati. |
| Opera per individuare e analizzare le alterazioni indotte da stati della malattia in organi e tessuti. | Impiegano le nozioni mediche allo scopo di valutare la persona, psichica e fisica, nei suoi rapporti con il diritto. |
| L’autopsia clinica o riscontro diagnostico serve a determinare le cause della morte, mentre le circostanze hanno minore importanza. | Indaga sulle cause e sulle circostanze della morte, accidentale o conseguenza di un atto criminoso. Se c’è qualcosa che non è naturale, interviene il medico legale che cerca le cause di un evento delittuoso. |
L’anatomopatologo quindi esamina:
- Esami istologici, un campione di tessuto che può essere stato prelevato dalla parte del corpo in cui si sospetta si stia sviluppando un tumore o un'altra malattia tramite una biopsia, oppure da un pezzo asportato in sala operatoria, o anche nel corso di un'autopsia. L'anatomopatologo esamina il vetrino su cui è stato preparato il materiale per verificare le caratteristiche delle cellule.
- Esami citologici, l’analisi morfologica delle cellule che possono essere prelevate con differenti metodi, tramite lo striscio di secrezioni del capezzolo; l’apposizione o abrasione di lesioni erosive del capezzolo e l’agoaspirazione con ago sottile di contenuto di cisti o di noduli solidi palpabili o non palpabili.
- Autopsie per riscontro diagnostico.
Anatomia patologica
L’anatomia patologica si studia come unica materia, in due fasi:
- Anatomia patologica generale
- Anatomia patologica speciale o d’organo o sistematica.
A.P. generale Studia le alterazioni generali di cellule e interstizio non tenendo conto delle differenze legate a sede, età, sesso ecc e segue regole generali che vengono normalmente applicate per lo studio dei differenti organi o apparati.
A.P. speciale Studia le specifiche malattie di organi e apparati tenendo conto dell’età, del sesso e della sede e seguendo regole che sono particolari per ogni situazione, organo o apparato.
L’anatomia patologica generale parte da uno stimolo nocivo, che causa delle alterazioni a cellule e interstizio, causando, a seconda dei casi, adattamenti, alterazioni dei geni, degenerazioni, morte, flogosi o infiammazione e insorgenza di tumori.
Dunque la patologia studia le malattie seguendo quattro aspetti fondamentali:
- Etiologia, che studia la causa delle malattie
- Patogenesi, che studia i meccanismi d’azione attraverso cui una malattia si presenta
- Morfologia, che studia le alterazioni della forma di cellule, tessuti o organi
- Conseguenze, che possono essere segni clinici, sintomi del paziente o complicanze legate alla malattia.
L’anatomia patologica generale studia quindi:
- Il danno, che può essere cellulare o tissutale, causato da qualsiasi agente nocivo
- La risposta al danno, cioè come l’organismo reagisce di fronte ad un patogeno: se scatenando un’infiammazione e attivando la risposta immunitaria
- Le neoplasie, ovvero l’insorgenza dei tumori.
Quando le cellule di un organo sono danneggiate, quasi sempre, si verifica una risposta e viceversa se in un organo c’è un’infiammazione la cellula si danneggia.
Il danno
Il danno può essere un’alterazione biochimica che non si vede o una lesione. Può sempre non essere visibile. Il danno può essere reversibile, quando, tolta la causa e ripristinate le condizioni precedenti, la noxa (danno) che ha provocato il danno, una volta tolta, genera nell’organismo un rispristino delle condizioni precedenti, e irreversibile, quando la noxa ha provocato un danno irreparabile, come la morte cellulare. Il danno irreversibile è costituito da un aumento delle dimensioni, aumento del numero per iperplasia, cambiamento del tipo di cellule o aumento del cambiamento del numero di cellule. A seconda dei casi e delle situazioni, e spesso ci si confonde tra adattamento e danno reversibile. Per adattamento si intende che la cellula o l’organismo risponde al danno senza che si vedano alterazioni e si mette in condizioni tali da reagire e resistere a ciò che la noxa ha causato.
Danno reversibile
Il danno reversibile può essere di diversi tipi, a seconda che la noxa sia:
- Noxa lieve intensità, breve durata = quando si ha adattamento senza alterazioni (sospendendo le funzioni cellulari non finalizzate alla sopravvivenza e continuando solo quelle fondamentali per la sopravvivenza)
- Noxa lieve intensità, lunga durata = quando si ha adattamento con alterazioni, come l’alterazioni di crescita, che la cellula rimpicciolisce o si divide. Comunque ricordiamo:
- Degenerazione idropica
- Crescita (atrofia, ipertrofia, iperplasia)
- Differenziazione (metaplasia, dispasia lieve)
- Accumuli di sostanze varie
- Noxa permanente o di forte intensità, quando si presentano necrosi e mutazioni geniche di rilevante importanza.
Fattori scatenanti
Il danno può essere influenzato da vari fattori, che possono essere correlati a:
- Agente Nocivo = per quanto riguarda la:
- Natura = in base al fatto se viene riconosciuto dal sistema immune o se non viene riconosciuto. Vengono riconosciuti dal sistema immunitario embolie, virus batteri, parassiti e proteine non necessariamente estranee all’organismo. In base a questo le noxe vengono definite endogene, cioè causate da un agente nocivo riconosciuto. Tale noxa causa le malattie autoimmunitarie, che sono croniche per definizione. Quando il danno non viene riconosciuto, si hanno le noxe esogene e sono causate da raggi solari, corrente elettrica, colpi di pistola e altri fattori di questo genere.
- Durata = il danno dipende molto da quanto tempo ci sta il patogeno a causare il danno e fino a quanto persiste tale danno
- Intensità = il danno può essere lieve come può essere forte e questo influenza molto il tipo di danno.
- Tessuto colpito = ruolo chiave nel determinare il tipo di danno. È importante sapere dunque:
- Differenziazione e tipo cellulare = per esempio un’ischemia causata da un trombo, nel giro di 3-4 minuti provoca danni irreversibili a livello celebrale, mentre le cellule del cuore che sono più resistenti resistono più a lungo, per circa 20 minuti, ma dopo anche in queste si manifestano danni, come necrosi dell’organo o della zona irrorata.
- Tipo di circolazione = a seconda che essa sia collaterale o doppia. La circolazione doppia è più resistente: infatti come esempio abbiamo la circolazione del polmone che, a meno che non ci sia un regime di ipertensione, difficilmente di può avere un infarto.
- Condizioni precedenti al danno = che riguardano la nutrizione ecc. Un danno sarà più grave in una persona che è malnutrita piuttosto che in una persona che ha uno stato nutritivo adeguato.
Tipi di danno
- Degenerazioni
- Degenerazione idropica e vacuolare
- Alterazioni crescita
- Atrofia
- Ipertrofia
- Iperplasia
- Alterazioni differenziazione
- Metaplasia
- Displasia Lieve
- Accumuli
- Grasso
- Ferro
- Bilirubina
- Carbone
- Calcio
- Morte cellulare
- Violenta
- Naturale (apoptosi)
Degenerazione
La degenerazione è un’alterazione regressiva cellulare e/o tissutale caratterizzata da anomalie strutturali e diminuzione delle funzioni. Possiamo anche considerarla una risposta non specifica a varie noxae. Un tipo di degenerazione è la degenerazione idropica, un processo patologico dovuto all’accumulo di acqua all’interno della cellula. Tale processo è dovuto a un danneggiamento e conseguente difetto delle pompe sodio potassio, che porta a un eccessivo accumulo di ioni sodio nel citoplasma, dovendo la pompa pompare sodio fuori e potassio all’interno della cellula, nel citosol. Questo comporta, a causa di fenomeni osmotici, un massivo ingresso di acqua all’interno della cellula che può portare alla successiva lisi a causa di un danno citoplasmatico. Istologicamente si vedono dei granuli quando c’è poca acqua o la giusta quantità di acqua; quando aumenta la quantità di acqua, invece di granuli si osservano delle piccole goccioline: sono dei vacuoli in cui è contenuta l’acqua e in questo caso si parlerà di degenerazione vacuolare.
Atrofia
Per atrofia si intende la diminuzione delle dimensioni e della funzione di un organo o tessuto per riduzione della grandezza delle singole cellule, teoricamente senza morte cellulare ma tutte le volte che parliamo di atrofia, spesso siamo in presenza di morte cellulare. Si parla di agenesia o aplasia, il mancato sviluppo di un organo, per esempio quando alcuni neonati nascono senza cervello. Si parla invece di ipoplasia, quando si ha la crescita incompleta di un organo sia per forma che per dimensioni, come ad esempio la spina bifida. L’atrofia può essere sia fisiologica che patologica e molto spesso i confini non sono netti:
- Atrofia fisiologica, meglio chiamata involuzione, come ad esempio il timo, che nel neonato è abbastanza sviluppato ma con la crescita dell’individuo, tale organismo diventa sempre più piccolo e si ha quindi l’involuzione. Tutte le volte che un organo va incontro ad involuzione, si ha per motivo fisiologico, che lo spazio libero viene occupato dal tessuto adiposo o dai linfociti T. Nell’anziano si ha invece la cosiddetta atrofia senile, legata non solo all’invecchiamento ma anche a problemi di natura vascolare.
- Atrofia patologica, quando è generalizzata causata da malnutrizione o cachessia, oppure localizzata, quando interessa organi o tessuti che non vengono utilizzati, che presentano una riduzione del flusso sanguigno, una denervazione, una stimolazione ormonale ridotta o una semplice compressione. Si ha atrofia del muscolo da non uso, nel caso in cui questo sia stato fermo (fasciato) per lungo tempo.
Ipertrofia
Per ipertrofia si intende un aumento del volume di un organo in seguito ad aumento del volume delle singole cellule, non del numero (almeno teoricamente). L’ipertrofia può essere fisiologica o patologica ma non hanno confini ben definiti e marcati perché una può sfociare in un’altra, cioè un’ipertrofia fisiologica può diventare ipertrofia patologica. Un esempio si ha nel caso in cui il cuore, nel caso di ipertensione, si ipertrofizza e quindi quando si contrae ha bisogno di una forza maggiore per sovrastare l’ipertensione arteriosa. La parete del cuore diventa più spessa e così siamo passati da un’ipertrofia fisiologica, dovuta a una necessita del cuore per pompare sangue, a una ipertrofia patologica, in quanto il cuore, quando non ce la fa più, si dilata e il paziente va incontro a insufficienza cardiaca. Nel caso dell’ipertrofia dell’atleta, si ha l’ipertrofia del muscolo perché l’atleta fa uso di anabolizzanti, sostanze che per altro non fanno aumentare le dimensioni della cellula, ma aumentano l’interstizio tra di loro. In questo caso, l’ipertrofia è meglio definirla ipertrofia. L’ipertrofia può essere reversibile, distrettuale (quando è coinvolto un organo o un tessuto, ad eccezione della macrosomia fetale) o irreversibile, cioè che porta alla morte cellulare.
Iperplasia
L’iperplasia è un aumento del volume di un organo in seguito ad aumento del volume delle sue cellule. Ipertrofia e iperplasia vanno pari passo, come ad esempio nel caso della gravidanza in cui si manifestano entrambe. Anche l’iperplasia può essere fisiologica o patologica:
- Fisiologica = e può essere di vari tipi:
- Ormonale, nel caso della gravidanza in cui l’iperplasia è accompagnata all’ipertrofia.
- Compensatoria, quando vi è un’aumentata richiesta funzionale, come nel caso post trasfusionale, dopo che un soggetto dona il sangue: egli avrà un’iperplasia al midollo osseo ma dopo la fase di riposo, ad un certo punto l’organo ricomincia a lavorare normalmente.
- Patologica, come nel caso di iperplasia post traumatica o irritativa (in corrispondenza di un dente dove si osserva una parte bianca dovuta al fatto che l’epitelio si ispessisce e lascia vedere meno la mucosa. Un altro esempio è il callo o il tiloma e poi l’iperplasia nodulare alla tiroide, chiamata anche gozzo, in cui la tiroide cerca di sopperire alla carenza di iodio nella dieta aumentando il proprio volume, e provocando appunto l’iperplasia. Infine, un’altra iperplasia molto frequente è l’iperplasia nodulare della prostata per eccesso di androgeni.
Metaplasia
La metaplasia è la trasformazione reversibile di una struttura epiteliale o connettivale adulta in un’altra pienamente differenziata. Si cambia dunque la morfologia e di conseguenza anche la funzione di quel determinato sistema. La metaplasia può essere dovuta per adattamento a mutate esigenze ambientali, nelle flogosi croniche, dopo irritazione meccanica e stimolazione. La metaplasia epiteliale è reversibile e spesso ha un significato adattativo ad un ambiente ostile; la metaplasia connettivale invece è irreversibile e non ha significato adattativo. Esempi: epitelio dei bronchi che da epiteli ciliati pseudostratificati passa a epitelio pavimentoso stratificato.
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