TEOREMA DI ESISTENZA DEGLI ZERI
Ipotesi: Sia f: [a, b] → ℝ f continua in [a, b]
f(a). f(b) < 0
Allora ∃c ∈ ]a, b[: f(c) = 0 (tesi)
Dimostrazione: Prima di incominciare con la dimostrazione facciamo tre osservazioni delle ipotesi:
Osservazione 1: f(a). f(b) < 0 significa
f(a) > 0 e f(b) < 0
f(a) < 0 e f(b) > 0
Osservazione 2: c ∈ ]a, b[ vuol dire che c è interno all’intervallo ma c ≠ a e c ≠ b =>
a < c < b
Osservazione 3: ∃c ∈: f(c) = 0
Prima parte della dimostrazione. Dimostriamo che a c è b. Per ipotesi f(a) f(b) < 0 e f(a) < 0 e f(b) > 0. Consideriamo un insieme E = {x ∈ [a b] : f(x) < 0}. Questo è un insieme formato da tutte le x che rendono la funzione negativa. Dato che, per ipotesi, f(a) < 0:
- a ∈ E => E ≠ ∅
- Inoltre E è un insieme che ammette maggioranti perché se x considero una x ∈ E => x < b. Scegliamo come estremo superiore dell’insieme E (c = sup E) e dimostriamo che:
- c ≠ b, c < b
- c ≠ a, a < c
1) e ≠ b, e < b: Per ipotesi sappiamo che f(b) > 0 e per il teorema sulla permanenza del segno esisterà un intervallo di b (I.s) sinistro tale che per ogni x appartenente a questo intervallo la funzione mantiene lo stesso segno che aveva in b [f(x) > 0].
Più precisamente ∃ ε > 0: ∀ x ∈ [b - ε, b [ si avrà f(x) > 0. Perciò accade che I [b - ε, b [ ∩ E = ∅ perchè in ] b - ε, b [ la f(x) > 0 mentre in Ec f(x) < 0 e questo porta a non avere punti in comune fra i due insiemi. Analizzando B₀ e possiamo dire che se c = b...
... si ha f(c) ≤ 0. Per cui esisterebbe un I i con punti di E ( ] b - ε, b [ ∩ E ≠ ∅ ) in comune. Questo è un assurdo perchè b è l'estremo superiore dell'intervallo di punti che rendono la funzione negativa. Per cui e ≠ b, e < b.
2) t ≠ a, a < e. Per ipotesi sappiamo che f(a) ≤ 0 e per il teorema sulla permanenza del segno esisterà un intervallo di r( a ) destro tale che per ogni x appartenente a questo intervallo, la funzione mantiene lo stesso segno che aveva in a (f(x) <0). Più precisamente:
∃ε >0: ∀x ∈ ] a, a + ε [ si avrà f(x)<0. Perciò accade che
] a, a + ε [ ∩ E ≠ ∅ poichè ] a, a + ε [ è la f(x)<0 ed in E
la f(x)<0 e questo porta ad avere punti in comune fra
i due insiemi. Analizzando la e possiamo dire che
se e = a
è un assurdo perchè e è l'estremo superiore dell'in-
tervallo di punti che rendono la funzione negativa.
Per cui e ≠ a, a < e.
Seconda parte della dimostrazione
Dimostriamo che f(e)=0.
Scegliamo ε>0 e consideriamo due intervalli, uno destro ed uno sinistro:
- ]e-ε, e[
- ]e, e+ε[
Poiché e è l’estremo superiore di E (e=sup E) si ha che:
- ]e, e+ε[ non ha punti in comune con E (]e, e+ε[ ∩ E = ∅)
- ]e-ε, e[ ha punti in comune con E (]e-ε, e[ ∩ E ≠ ∅)
Questo si ha per la 2a proprietà dell’estremo superiore.
Se consideriamo l’intervallo ]e-ε, e+ε[ sono presenti all’interno dei punti in cui la funzione assume valori negativi (f(x)<0) ed altri in cui la funzione assume valori positivi (f(x)>0).
Per cui consideriamo questi punti e analizziamo i due possibili casi:
1) f(e) > 0 → Impossibile perché e è l'estremo superiore dell'insieme E e dell'intervallo di punti che rendono la funzione negativa.
2) f(e) < 0 → Per il teorema sulla permanenza del segno: ∃Ie: ∀x ∈ Ie, si ha f(x) < 0. Dovrà sovralles esistere un valore e+δ la cui f rimane < 0 (∃e+δ: f(e+δ) < 0). Questo va contro l'ipotesi che e=sup E data la 2° proprietà dell'estremo superiore. Per cui possiamo affermare che:
f(e)=0 (tesi)
Teorema dei valori intermedi
Enunciato: Se una funzione f(x) è continua in un intervallo chiuso e limitato [a, b], allora essa assume tutti i valori compresi tra il suo minimo (m) ed il suo massimo (M) (assoluti).
Ipotisi: f: [a, b] → ℝ
f(a) ≠ f(b)
f continua in [a, b]
min {f(a), f(b)} < ϒ < max {f(a), f(b)}
Allora ∃ c ∈ ]a, b[: f(c) = ϒ (tesi)
Dimostrazione: Consideriamo f(a) < ϒ < f(b) e definiamo una nuova funzione g: [a, b] → ℝ
g continua in [a, b]
g(x) = f(x) - y. Per cui risulta che:
- g(a) = f(a) - y con g(a) < 0 poiché f(a) < y < f(b)
- g(b) = f(b) - y con g(b) > 0 poiché f(a) < y < f(b)
g(a) < 0 e g(b) > 0 => g(a) ⋅ g(b) < 0
Dato che sono soddisfatte tutte le ipotesi del teorema di esistenza degli zeri nella funzione g(x) possiamo dire che per quest'ultima funzione:
∃ c ∈ ]a, b[ : g(c) = 0. Ma g(c) = f(c) - y => f(c) - y = 0 => f(c) = y (tesi)
Corollario Teorema dei Valori Intermedi
Enunciato: Una funzione continua in un intervallo [a, b] assume tutti i valori compresi tra f(a) e f(b).
Ipotesi:
- f: [a, b] → ℝ continuo in [a, b]
- f(a) ≤ f(b)
Allora:
∀y0 ∈ [f(a), f(b)] ∃ x0 ∈ [a, b]: f(x0) = y0
Dimostrazione:
Partendo dalla tesi possiamo distinguere tre casi:
- Se y0 = f(a) allora si può porre x0 = a
- Se y0 = f(b) allora si può porre x0 = b
- Se y0 ∈ ]f(a), f(b)[ significa che: f(a) < y0 < f(b)
Dallo sopra disuguaglianze notiamo che
- f(a) < yo → f(a) - yo < 0
- yo < f(b) → f(b) - yo > 0
Consideriamo ora la seguente funzione ausiliaria: g: [a, b] → &R;
g(x) = f(x) - yo
∀ x ∈ [a, b]
che è anch'esso una funzione continua poiché f(x) e yo sono funzioni continue. Per cui risulta che.
- g(a)=f(a)-y0 con g(a)0 per -
g(a)0 => g(a) · g(b) f(x0)-y0=0 => f(x0)=y0
Teorema
Sia f : [a, b]→ℝ una funzione monotona. Sia c∈[a, b] un punto di discontinuità per f. Allora:
1) Se r ∈ ]a, b[ allora r è un punto di discontinuità di prima specie
2) Se r = a oppure r = b allora r è un punto di discontinuità di terza specie
OSSERVAZIONE
Se f è una funzione monotona allora essa può avere al più uno infinito numerabile di punti di discontinuità
Caratterizzazione dei sequenzialmente compatti in R
K ∈ R sequenzialmente compatto K chiuso e limitato
Dimostrazione:
- Ipotesi: K ∈ R sequenzialmente compatto
- Tesi: K chiuso e limitato
Supponiamo, per assurdo, che K non è limitato. Ciò significa che:
∃ xₙ ∈ K : lim xₙ = ∞ n -> ∞ ∀ n ∈ N
Per il teorema sulle successioni estratte:
∃ xₙₖ : lim xₙₖ = ∞ k -> ∞ ∀ n ∈ N *
Ma quest'ultima formulato conto
l'ipotesi K ⊆ R sequenzialmente compatto
data che K ⊆ R è sequenzialmente compatto se,
∀xm ∈ K ∀n ∈ N
∃xmn sottosuccessione ∃e ∈ K lim xmr = e
Il che è un assurdo. Dunque K è limi-
tata. Proviamo ora che K è chiuso.
Sia e un punto di accumulazione per
l'insieme K ⊆ R. Dunque e ∈ D K. Allo-
ra (per un teorema) esiste una succession
xmi di elementi di K convergente a
e con xn ≠ e ∀n∈ℕ. In simboli:
∃{xnk}: xnk∈K ∀n∈ℕ con limn→∞ xn = e
Per il teorema sulle successioni estratte
∃xnk: limn→∞ xnk = e ∀n∈ℕ
Ma quest’ultima formula corrisponde solo all’ipotesi K⊆ℝ sequenzialmente compatto. Dunque D⊆K cioè K è chiuso.
(⇒) Ipotesi: K chiuso e limitato
⇐: K⊆ℝ sequenzialmente compatto.
Sia {xn} una successione di elementi di K (perciò xn ∈ K ∀n ∈ ℕ). Poiché, per ipotesi, K è limitato allora anche la successione {xn} è limitata. Di conseguenza, per il corollario sul teorema di Bolzano-Weierstrass, esiste una sottosuccessione {xnk} convergente. Per cui supponiamo che lim xnk = e e di mostriamo che e ∈ K (con facenda e . . .) ma la dimostrazione dato che sarà soddisfatto la definizione ai insieme se
quasi compatto. Supponiamo, per assurdo, che e ∉ K. Dato che
K ⊆ ℝ allora e ∈ ℝ \ K e quindi:
∀ ε > 0 ∃ I(e): I(e) ∩ K = ∅
Poca lo affermato suposa che lim xnn = e
e quindi per la definizione di limite:
∃ I(e), n̅ ∈ ℕ. xnn ∈ I(e) ∀ n ≥ n̅
Dunque le due espressioni e − sono in contraddizione fra loro e quindi
e ∈ K.
Teorema di Weierstrass
Ipotesi: Sia K ⊆ ℝ un insieme sequenzialmente compatto. Sia f: K → ℝ una funzione continua. Allora f è una funzione dotata di minimo e di massimo assoluti cioè:
∃ x0, x1 ∈ K: f(x0) ≤ f(x) ≤ f(x1) ∀x ∈ K (teorema)
Dimostrazione: definiamo una successione {yn} ⊆ f(K) ∀n ∈ ℕ. Allora ciò vuol dire che:
∃ xn ∈ K: yn = f(xn) ∀n ∈ ℕ.
Poiché per ipotesi, K è un insieme sequenzialmente compatto, si ha (per la definizione di insieme sequenzialmente compatto) che ogni successione appartenente all'insieme K ammette un estratto convergente ad un certo valore x̅∈K.
Avendo detto precedentemente che {xn}∈K possiamo definire un estratto convergente, cioè:
∃ {xnpp}⟶x̅∈K (limp→∞ xnpp = x̅ ∈ K)
Poiché, per ipotesi, f è una funzione continua in K allora lo sarà anche in x̅ poiché x̅ ∈ K.
il teorema ponte si ottiene che:
f(xnp) → f(x̄) cioè limp → ∞ f(xnp) = f(x̄)
Per la formula è possibile affermare che:
limp → ∞ ynp = f(x̄)
Essendo x̄ ∈ K allora è vero anche che f(x̄) ∈ f(K)
Ma f(K) è, per ipotesi, un insieme mentre compatto. Perciò per il teorema:
K ⊆ ℝ è sequenzialmente compatto (⇔ K è chiuso e limitato
Ogni insieme chiuso e limitato ammette massimo e minimo assoluti. (tesi)
Dimostrazione dell'esistenza del massimo assoluto.
Ricordiamo che K⊆ℝ e quindi f(K)⊆ℝ.
Poniamo M=sup f(K) e proviamo che M∈f(K).
Supponiamo per assurdo che M∉f(K). Ciò vuol dire che M∈ℝ\f(K) e dato che f(K) è un insieme chiuso e limitato allora significa che l'insieme M∈ℝ\f(K) è un insieme aperto.
Allora:
∃n>0 : I(M,n)⊆ℝ\f(K)⇔I(M,n)∩f(K)=∅
Dato che M=sup f(K), per la 1a proprietà caratteristica del sup in corrispondenza ad n:
∃f(x)∈f(K) : f(x)>M-n
M+r > M > f(x̄) cioè f(x̄) ∈ I(M, r) contro ciè detto per
edentemente ovvero I(M, r) ∩ f(K) = ∅
Allora M ∈ f(K) e quindi M = max f(K) (tesi)
Dimostrazione dell'esistenza del minimo assoluto:
Ricordiamo che K ⊆ ℝ e quindi f(K) ⊆ ℝ
Poniamo m = inf f(K) e proviamo che m ∈ f(K)
Supponiamo per assurdo che m ∉ f(K). Ciò
vuol dire che m ∈ ℝ \ f(K) e dato che f(K) è un
insieme chiuso e limitato allora significa
che l'insieme m ∈ ℝ \ f(K) è un insieme aperto
Allora:
∃r>0.I(m − r,m)⊆ℝ∣f(K)⟷I(m,r)∩f(K)=∅
Dato che m=inf f(K), per la 2a proprietà caratteristica dell'inf in corrispondenza ad r:
∃f(x̄)∈f(K):f(x̄)<m+r
Per la 1a proprietà caratteristica dell'inf si ha che:
m−r<m≤f(x̄) cioè f(x̄)∈I(m,r) contro ciò detto precedentemente allora I(m,r)∩f(K)=∅
Allora m∈f(K) e quindi m=min f(K) (tesi)
Teorema di Weierstrass (Corollario)
Ipotesi: Sia f: [a, b] → ℝ continua in [a, b]
Allora f è dotata di minimo e di massimo assoluti
cioè: ∃x0, x1 ∈ [a, b]: f(x0) ≤ f(x) ≤ f(x1) ∀x ∈ [a, b]
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