TIPI DI CAPSULE
La Farmacopea ci indica diversi tipi di capsule:
• Capsule rigide/dure
• Capsule molli
• Capsule a rilascio modificato: con un involucro modificato ad hoc per ottenere il rilascio
modificato
• Capsule gastroresistenti: dove l’involucro è stato modificato ad hoc per essere gastroresistente
• Cialdini: forma farmaceutica abbastanza obsoleta, sono comunque simili alle capsule ma con
forma diversa, sono dei contenitori che presentano sostanzialmente la stessa composizione
dell’ostia, cioè miscela di amido, farina e acqua (pane azzimo). Non si usano più a causa della
ridotta praticità.
Vediamo i vantaggi delle capsule, rispetto alle compresse. Lo svantaggio è che costa un po' di più
perché le capsule vanno acquistate, a un prezzo di circa 1 centesimo. Però considerando l’utilizzo in
laboratorio galenico ci accorgiamo che sono molto pratiche se non si ha a disposizione una macchina
comprimitrice, nell’industria farmaceutica le capsule costano un po' di più ma hanno dei vantaggi:
• Ridotto tempo di disaggregazione dell’involucro e dispersione/dissoluzione del contenuto. La
gelatina, infatti, è attaccata rapidamente dall’acqua contenuta nei fluidi biologici, dunque il
disfacimento avviene in pochi minuti. Invece per la compressa i tempi possono essere più lunghi,
perché l’acqua deve bagnare la superficie della compressa, penetrare e portare alla
disgregazione della compressa e poi liberazione delle particelle fini da aggregati più grossolani,
per poi passare in soluzione. Immaginando delle curve plasmatiche ottenute somministrando lo
stesso principio attivo in capsule e compresse, a parità di caratteristiche chimico-fisiche del
principio attivo, le capsule presentano un Tmax minore rispetto a quello delle compresse (=
minor tempo necessario per raggiungere la Cmax proprio dovuto alla maggiore velocità di
disaggregazione che hanno le capsule rispetto alle compresse), una Cmax leggermente più alta,
perché la velocità con la quale inizia il processo di dissoluzione mi dà anche un effetto sulla forma
della curva e quindi sull’altezza.
• Possibilità di formulare principi attivi di diversa natura liquida, oleosa, pastosa. Che non
devono essere in un solvente acquoso.
• Precisione nel dosaggio ed elevata riproducibilità tra lotti
• Elevata “compliance”: la capsula è molto bene accettata dal paziente ed è considerata una
forma di dosaggio elegante. 93
CAPSULE RIGIDE
La struttura delle capsule rigide comprende due parti denominate corpo e testa ovvero degli
involucri costituiti da due sezioni cilindriche cave preformate, il corpo è l’estremità che viene
riempita e la testa viene inserita sul corpo; una parte delle due (corpo) è arrotondata e chiusa,
l’altra invece è aperta. Il calibro della testa sarà maggiore rispetto a quello del corpo così che si
inserisce su di esso per poter chiudersi. La capsula può essere aperta o richiusa inserendo la testa
sul corpo. In questa forma, la capsula presenta un problema: può
essere aperta e chiusa tantissime volte. Quindi poteva essere
riaperta e manomessa in qualsiasi momento o
accidentalmente.
Inoltre, l’apertura della capsula tra testa e corpo poteva far penetrare ossigeno atmosferico e
umidità che potevano compromettere la qualità del contenuto dopo il riempimento.
Si pensò inizialmente di sigillare con una striscia di gelatina le capsule con una chiusura però non si
riusciva a mantenere la velocità di riempimento della capsula.
Per ovviare il problema è stato modificato sia il corpo che la testa,
andando a creare delle scanalature concave e convesse in entrambe le
parti, in modo tale da evitare aperture accidentali o manipolazioni.
L’azienda farmaceutica fornisce le capsule pre-chiuse, in questa
posizione: non essendoci una scanalatura, riesco ad aprire e richiudere la
capsula più volte.
Quando si vorrà chiudere definitivamente la capsula, non servirà altro che spingere la testa sul
corpo e chiuderla così in maniera definitiva. A questo punto non sarà più possibile riaprire la capsula
TM
senza romperla. SNAP-FIT è il nome brevettato della tecnologia, che mi permette di ovviare ai
problemi elencati precedentemente.
Ricapitolando, la chiusura definitiva mi garantisce che la capsula:
• Non si apra accidentalmente
• Che non venga manipolata
Ma non risolve completamente il problema dell’ingresso di ossigeno: nel caso di sostanze
particolarmente sensibili all’ossigeno, anche qui posso applicare un film di gelatina per isolare
ermeticamente l’esterno dall’interno della capsula.
Un’altra ottimizzazione è stata quella di abbassare un po’ le
scanalature e smussare la parte finale dell’apertura del corpo:
questo permette un migliore fit quindi sovrapposizione tra testa
e corpo, garantendo una maggiore entrata del corpo nella testa.
TM
Questo brevetto prende il nome di CONI-SNAP . 94
Un’altra modifica effettuata nel tempo, utile per quanto riguarda il riempimento industriale di
capsule, fu l’air vent: ovvero un’altra scanalatura che permetterà la fuoriuscita dell’aria una volta
che la testa viene ad essere sovrapposta al corpo.
Perché allora questo metodo non l’hanno svolto
anche gli altri? Perché quando le capsule vengono
riempite e chiuse da macchinari a livello industriale,
l’azione di chiusura della capsula avviene ad una
velocità molto elevata. Si è visto quindi che questo
rappresentava un problema perché, la velocità con
la quale la testa veniva messa sopra al corpo, era
così elevata da non far fuoriuscire agevolmente
l’aria contenuta nella testa e quindi la capsula si
sarebbe deformata. Allora è stata modificata la
parte terminale del corpo con queste scanalature, che facilitano la fuoriuscita dell’aria dalla testa:
dunque permettono una migliore performance della chiusura delle capsule ad alta velocità. Quando
la capsula è in pre-chiusura c’è il passaggio di aria tra l’esterno e l’interno, quando la capsula è
chiusa definitivamente non si ha questa scanalatura che mi permette di far entrare o uscire l’aria.
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CONI-SNAP SUPRO è un altro brevetto in cui è stata ridotta la
dimensione del corpo e la testa va a sovrapporsi quasi completamente
al corpo: rimane visibile solo la parte emisferica del corpo. La compressa
più in alto è in pre-chiusura, quella più in basso in chiusura definitiva.
Questo tipo di chiusura garantisce un migliore isolamento tra l’esterno e
l’interno della capsula.
La scelta della colorazione delle capsule non è assolutamente casuale, le aziende hanno negli anni
applicato degli studi per far sì che sia una massima compliance anche considerando il colore della
forma farmaceutica. Oltre alla compliance la scelta della colorazione si è notato nel tempo che
ricadeva anche sull’aderenza alla terapia da parte dei pazienti. L’impiego del colorante non è quindi
assolutamente banale. 95
Quando ci si riferisce al paziente compliance indica l’aderenza alla terapia, ma si può anche parlare
di compliance della forma farmaceutica. Esempio: la capsula ha una compliance più elevata rispetto
ad una iniezione sottocutanea, il paziente accetta di più la capsula rispetto ad un’iniezione (un
termine, due aspetti diversi).
Esistono degli studi che sono stati fatti analizzando quali colori impiegare nella formulazione di
principi attivi per le diverse patologie. Lo psichiatra svizzero Luscher è andato a studiare quale
potesse essere l'impatto del colore sull’accettabilità da parte del paziente e i risultati sono
sicuramente estremamente interessanti.
L’ipertensione è una patologia molto rilevante a livello mondiale, se si osserva il mercato dei
medicinali è evidente che dopo quello degli antiinfiammatori (che è il più importante in termini di
vendite) c'è quello delle patologie cardiovascolari (in cui rientra appunto l’ipertensione). Si è visto
che il paziente affetto da ipertensione preferisce alcuni colori stimolanti, come il rosso e il giallo;
invece, non accetta le tonalità come il blu scuro, il verde scuro che producono ulteriore malessere
(scontentezza e voglia di evadere).
Rosso bruno-bruno morbido caldo, con una punta di grigio che
corrisponde all’effetto terapeutico del sedativo e del rilassante: L 630
I disinfettati, gli antimicrobici sono un’altra tipologia che rientra tra i colori definiti, gli sono stati
attribuiti i colori come l’azzurro o il verde, perché danno un senso di serenità, quindi, aiuta anche la
terapia.
I malati di ulcera duodenale rifiutano colori come il blu scuro e il giallo; sono colori come il verde
che danno più stabilità e sicurezza.
Verde che rappresenta stabilità sicurezza ed affermazione: verde scuro
brunastro L 700
Preparati stimolanti: L 540 arancione/L 510 giallo. Tonalità chiare e calde
Preparati sedativi: L 830 blu scuro/L 650 bruno. Colori scuri e morbidi
Il senso è che anche il colore dell'involucro che il paziente vede è fondamentale per la compliance
della terapia. 96
RIEMPIMENTO DELLE CAPSULE IN LABORATORIO
Si esegue con un’incapsulatrice chiamata anche opercolatrice manuale: generalmente si riempiono
100 capsule, che vengono messe con il corpo in basso e la testa in alto, vengono aperte e si
riempiono del materiale dopodiché si chiudono in maniera definitiva e poi tolte dall’alloggiamento
dell’opercolatrice. In questo metodo le capsule vengono riempite per caduta libera o per gravità ed
è importante perché significa che il principio attivo e gli eccipienti riempiono il corpo della capsula.
Per sapere, quindi, quanta polvere servirà per riempire le capsule, si verserà la polvere in un cilindro
graduato es 100mL si vedrà il peso e si saprà che quella determinata massa occuperà un determinato
volume.
In laboratorio (esempio pratico) dovendo preparare 100 capsule contenenti 200mg di ketoprofene
ciascuna, calcolerò quanta sostanza devo utilizzare per queste 100 capsule quindi, in questo caso mi
serviranno 20g di ketoprofene (200 mg x 100 capsule = 20.000 mg = 20 g), vedrò la tipologia di
capsula che mi servirà in base alla capacità (000, 00, 1…) scelgo per questa prova la 000 che so che
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ha la capacità di 1,37 mL o cm lo moltiplico per 100 e avremo 137mL che sarà il volume che io dovrò
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Tecnologia
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Tecnologia e legislazione farmaceutica I - sospensioni
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Tecnologia farmaceutica
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