Il '22 è anche l'anno caldo dei progetti di Le Corbusier
● Vediamo come all'avanguardia , e al rinnovamento linguistico del movimento
moderno corrisponde in Italia a un rinnovamento delle strutture politiche e sociali.
L'architettura di regime è stata spesso assimilata all'architettura razionalista. Il
fatto che l'arch. razionalista fosse il linguaggio universalizzato del movimento
moderno degli anni '20, ha fatto si che molte opere architettoniche costruite in quegli
anni fossero lette come edifici di matrice fascista. Quindi in Italia, il linguaggio
razionalista e il linguaggio legato all'architettura politica è spesso un linguaggio che
viene sovrapposti.
● In questo contesto si coagula in Italia, con un' importante gruppo "il Gruppo 7 "
(come il numero dei fondatori). Il nome che spicca tra tutti questi è quello di
Giuseppe Terragni. Il gruppo 7 è un gruppo di architetti razionalisti, che si sono messi
al servizio del regime ,che sposano che le tesi del movimento moderno, ma che allo
stesso tempo cerca di declinarle non secondo la chiave dell'international style,
quanto piuttosto con un tentativo di mitigare la corrente intransigente del movimento
moderno ( quella che dice che l'architettura può essere uguale dappertutto ) con
istanze e necessità locali.
● I primi punti dell'architettura razionalista italiana sono che l'architettura deve
rispondere alla funzione, la struttura dell'edificio deve rispondere agli scopi che gli si
propone. Inoltre, il cemento armato ha ormai dimostrato di essere in grado di
costruire delle forme assolute, ossia delle forme perfette che in tutti i paesi ne sono
diventati il fondamento.
● Nel razionalismo italiano si rivendica un'autonomia in quanto portatrice di un suo
strato culturale che ha un maggior peso in quanto ha un più lungo e pesante passato
alle spalle. L'architettura razionale ha la sua prima esposizione a Roma nel 1928; e
subito dopo si fonda il MIAR ( Il movimento italiano per l'architettura razionale)
che comprende una cinquantina di architetti divisi per regione. Il MIAR ha una vita
molto breve in quanto l'esposizione del MIAR del '31 genera una grande crisi e
rottura. All'esposizione del MIAR del '31 vediamo alcuni membri del gruppo 7
riuniti insieme a mussolini ragionano sulla " tavola degli orrori" che viene esposta alla
galleria di Roma . Questa esposizione genera lo scisma all'interno del movimento e
la rottura stessa. Discutono sulla tavola degli orrori, un collage che mette insieme
diversi titoli di giornale, acconciature di donne ecc… misto ad un linguaggio retrò, e
la provocazione di Bardi è quella di accostare le architetture che il duce ha
commissionato in questi anni a questi tipi di immagini, questo perché voleva
patrocinare un'architettura più razionalista, cercando di screditare agli occhi del duce
i suoi architetti preferiti, che in questo momento sono Piacentini . Si crea quindi una
frattura tra chi prende le posizioni del razionalismo europeo e viene bandito dal
comitato nazionale architetti e fascisti, e chi sposa la causa del neonato movimento
razionalista italiano ( Il RAMI), e chi invece presta giuramento di fedeltà al partito
fascista.
● Nelle retoriche di regime c'è il tema dell'imperium, ossia la legittimazione della presa
di potere nazionale. L'imperium romano è l'aquila che vola su Roma, e che dice che
Roma ha il diritto di conquistare gli altri popoli che sono barbari, e possiamo anche
affermare che la retorica mussoliniana va nella stessa direzione: l'imperium legittima
politicamente la guerra e l'atteggiamento aggressivo dell'Italia nei confronti delle
colonie.
MARCELLO PIACENTINI
● Protagonista indiscusso sulla scena dell'architettura italiana per il trentennio
1910-1940. dopo la guerra , per un lungo periodo f
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