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Architettura e città in Europa dopo la II guerra mondiale

Con la fine del II conflitto mondiale, l'architettura e l'urbanistica assumono un ruolo di rilievo nel piano per ricostituire una società nuova, in modo da cancellare in poco tempo le pesanti tracce della guerra, che ha causato circa 50 milioni di morti e molte città totalmente distrutte. L'atteggiamento generale è pervaso però da un ottimismo supportato dalla finalità di costruire in modo migliore rispetto al passato ciò che è stato distrutto.

Inghilterra

Il dibattito sulla ricostruzione in Inghilterra si avvia già nel 1940, dopo i primi attacchi aerei subiti e la distruzione di Coventry, da cui il termine coventrizzare, che aveva portato a 1200 vittime e alla totale distruzione dell’insediamento e dell’area industriale della città per colpa della Luftwaffe. Altri bombardamenti nel 1944 avevano colpito anche Londra nella sua parte meridionale.

La politica del governo conservatore era già stata a favore dell’adozione di modelli derivati dalle città-giardino di Howard nei primi del Novecento con la costruzione della città di Letchworth (1903) e Welwyn (1920). Inoltre, nel 1938 si emana il Green Belt Act, legge che prevede un’area di verde larga 8 Km intorno all’area urbana di Londra, che andava già a fissare le basi per il successivo Greater London Plan di Patrick Abercrombie del 1944.

Il piano di Abercrombie si basava su criteri di zonizzazione e proponeva il non incremento delle industrie e della popolazione nell’area metropolitana, il decentramento sul territorio allargato delle attività produttive e delle unità residenziali e l’istituzione di organi in grado di controllare le fasi di pianificazione del territorio. Così il territorio si divideva in quattro fasce circolari: l’anello interno era per le attività e per la popolazione, quello suburbano per le rilocalizzazioni centrali, l’anello verde era così la concretizzazione del Green Belt Act, e l’anello esterno diveniva il territorio per procedere ad un’espansione pianificata su cui costruire una serie di città-satellite, le New Towns, derivate dalle città-giardino di Howard.

Tra il 1946 e il 1949 si costruiscono 12 nuove cittadine in territorio inglese e gallese e altre 2 in Scozia con il New Towns Act del 1946 (con abitanti tra i 29.000 e i 140.000); nella seconda fase degli anni ’60 vengono costruite altre 5 nuove città da oltre 250.000 abitanti. Le New Towns verranno criticate da Richards, che evidenzia la poca storicità consolidata delle nuove cittadine, e lo stesso Abercrombie ipotizzerà che le New Towns debbano garantire anche un decentramento lavorativo; non così lineare è l’idea del London City Council, che vede come priorità la costruzione di alloggi a basso costo, escludendo gli edifici pluripiano, nel tentativo di dare vita a nuove realtà urbane caratterizzate da una buona qualità dei servizi pubblici.

La compresenza di diverse ricerche tipologiche e formali la si può vedere nel quartiere Alton e Roehampton (London County Council Architects Department, 1951-58) dove si trovano modelli ripresi dalla ricerca architettonica svedese, dalla tradizione dei materiali inglesi e alcuni temi lecorbusiani come l’impianto urbanistica della Ville Radieuse e la tipologia dell’Unité d'Habitation.

Francia

La Francia inizia la propria ricostruzione già nel 1940 col governo collaborazionista di Petain dopo l’armistizio con la Germania. In questi anni si avvia la redazione di piani per la ricostruzione di diverse città della valle della Loira come Orléans. I principi di base sono la necessità di armonizzare la tradizione e la storia dei luoghi con la modernità intesa come attenzione alle mutate esigenze di vita.

Con la fine della guerra, il governo di Charles De Gaulle segue la stessa direzione intrapresa dai costruttori del 1940 ma con una costruzione più onerosa per i bombardamenti degli anglo-americani. Si propone così un invito all’uso dell’innovazione architettonica con misura, senza adottare le proposte urbanistiche degli architetti funzionalisti. È in questo quadro che si inserisce la ricostruzione completa della città di Le Havre da parte di Perret (1945-59).

L'elezione di Petit a capo del ministero della Ricostruzione, personaggio vicino al Movimento Moderno, illude i maestri sulla realizzazione di tante loro opere, soprattutto per Le Corbusier. Così non è e Le Corbusier riesce a costruire solo l’Unité d'Habitation a Marsiglia (1947-52).

Riguardo a Parigi, in una situazione simile a Londra, c’è il bisogno di affrontare il problema del congestionamento demografico e industriale e a partire dagli anni ’60 si procede con la creazione di Villes Nouvelles secondo uno schema simile a quello delle New Towns inglesi. Differentemente dalle New Towns però si procede con diversi modelli insediativi e tipologici improntati prevalentemente al Gran Ensemble (grande insediamento) con migliaia di alloggi ispirati all’Unité d'Habitation che si rivela economico per la prefabbricazione di ogni elemento, ma fallimentare dal punto di vista sociale per le dinamiche di emarginazione e concentrazione di popolazione a basso reddito in zone esterne alle città.

Proprio questa idea di isole avulse dalle grandi metropoli francesi in cui confinare le fasce più basse della popolazione, porterà nel 2005 alle rivolte scoppiate nelle Banlieues parigine per l’estremo degrado delle periferie.

Germania

La Germania dopo la guerra si presenta come un cumulo di macerie in cui circa il 50% degli alloggi è danneggiato e il 25% distrutto, come nel caso di Dresda. Le scelte su come ricostruire le città distrutte portano ad una rinascita del Movimento moderno e alcuni sostenitori del razionalismo che erano rimasti in Germania, come Scharoun, provano ad elaborare le linee di una nuova architettura tedesca in contrapposizione al periodo nazista e le sue imposizioni monumentali e storiciste.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Montanari Guido.
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