Fisica I
Gioele Logrippo 1
INDICE
1 misure 5
Grandezze fisiche
1.1 5
Misure
1.2 5
Incertezze
1.3 6
Misure indirette
1.3.1 7
2 cinematica 8
Moto rettilineo
2.1 8
Moto rettilineo uniforme
2.1.1 9
Moto uniformemente accelerato
2.1.2 10
Moto sul piano
2.2 11
Grandezze intrinseche
2.2.1 11
Coordinate polari
2.2.2 13
Moto circolare uniforme
2.2.3 16
Moto armonico
2.2.4 17
Sistemi a dimensioni
2.3 3 18
3 dinamica 21
Leggi di Newton
3.1 21
Quantità di moto
3.1.1 22
Interazioni fondamentali
3.2 23
Forze d’attrito
3.2.1 24
Forza elastica
3.2.2 25
Pendolo semplice
3.2.3 26
Energia e lavoro
3.3 27
Energia cinetica
3.3.1 27
Lavoro di una forza
3.3.2 28
Energia potenziale
3.3.3 29
Conservazione dell’energia meccanica
3.3.4 30
Energia potenziale elastica
3.3.5 30
Lavoro della forza d’attrito
3.3.6 31
Gradiente di un campo scalare
3.3.7 32
Equilibrio ed energia potenziale
3.3.8 33
Dinamica rotazionale
3.4 34
Momento di una forza
3.4.1 34
Momento della quantità di moto
3.4.2 34
Forze centrali
3.4.3 35
Trasformate
3.5 36
Trasformate di Galileo in sistemi inerziali
3.5.1 36
Trasformate nei sistemi non inerziali
3.5.2 37
Correzioni relativistiche
3.5.3 38
Sistemi di particelle
3.6 39 2
INDICE 3
Centro di massa
3.6.1 39
Momenti torcente e angolare
3.6.2 39
Potenza
3.6.3 41
Teoremi di König
3.6.4 41
Corpo rigido
3.7 43
Centro di massa
3.7.1 43
Momento d’inerzia
3.7.2 44
Teorema del momento angolare corpi rigidi 47
3.7.3 Forze nei corpi rigidi
3.7.4 47
Moto rototraslatorio
3.7.5 48
Pendolo composto o fisico
3.7.6 50
Urti
3.8 51
Energia cinetica negli urti
3.8.1 52
Urti nel piano
3.8.2 52
Urti con corpi rigidi
3.8.3 53
4 gravitazione 54
Legge di gravitazione universale
4.1 54
Forza gravitazionale come forza centrale
4.1.1 55
Potenziale gravitazionale
4.1.2 55
Orbite
4.1.3 56
Leggi di Kepler
4.2 59
Prima legge di Kepler
4.2.1 59
Seconda legge di Kepler
4.2.2 60
Terza legge di Kepler
4.2.3 60
Sistemi gravitazionali
4.3 61
Sistemi di masse puntiformi
4.3.1 61
Sistemi di masse continue
4.3.2 62
Flusso di campo gravitazionale
4.4 63
Flusso di un campo
4.4.1 63
Legge di Gauss per il campo gravitazionale
4.4.2 63
Dimostrazione legge di Gauss
4.4.3 67
Effetti della gravitazione sulla superficie terrestre 67
4.5
5 carica elettrica 69
Confronto con la gravitazione
5.1 69
Forza elettrostatica
5.1.1 69
Campo elettrostatico
5.1.2 70
Sistemi di cariche
5.1.3 71
Legge di Gauss in elettrostatica
5.2 72
Campo di una sfera carica cava
5.2.1 72
Campo di un filo carico
5.2.2 73
Campo generato da un lastra piana
5.2.3 74
Linee di campo
5.2.4 75
Teorema della divergenza
5.3 75
Divergenza di un campo scalare
5.3.1 75
Teorema della divergenza di gauss
5.3.2 76 INDICE 4
6 meccanica dei fluidi 80
Statica dei fluidi
6.1 80
Pressione
6.1.1 80
Equilibrio statico
6.1.2 80
Legge di Stevin
6.1.3 81
Principio di Pascal
6.1.4 83
Capillarità
6.1.5 84
Tensione superficiale
6.1.6 85
Principio di Archimede
6.1.7 86
Dinamica dei fluidi
6.2 86
Moto stazionario
6.2.1 87
Equazione di Bernoulli
6.2.2 89
Teorema di Torricelli
6.2.3 90
7 termodinamica 95
Sistemi termodinamici
7.1 95
Calore e temperatura
7.1.1 95
Principio zero
7.2 96
Primo principio della termodinamica
7.3 96
Energia interna
7.3.1 96
Calorimetria
7.3.2 97
Trasmissione del calore
7.3.3 98
Gas Perfetti
7.4 99
Equazione di stato dei gas ideali
7.4.1 99
Lavoro di un gas ideale
7.4.2 102
Trasformazioni reversibili e non
7.4.3 103
Diagramma di Clapeyron
7.4.4 103
Trasformazioni reversibili nei gas ideali
7.4.5 104
Cicli termodinamici reversibili
7.4.6 108
Secondo principio della termodinamica
7.5 109
Enunciato di Kelvin
7.5.1 109
Enunciato di Clausius
7.5.2 109
1 MISURE
1.1 grandezze fisiche
Le leggi fisiche stabiliscono un legame tra le grandezze fisiche,
in particolare si occupano solo di grandezze perché vuo-
misurabili
le descrivere la realtà. Le grandezze fisiche si possono dividere in
due categorie: e La scelta delle grandezze
Fondamentali Derivate.
fondamentali è arbitraria, nel sistema internazionale sono state scelte
e Ogni grandezza può poi avere natura
Lunghezza, Tempo Massa.
(il solo valore basta a definirla es. temperatura) o
Scalare Vettoriale
(serve un vettore per descriverla es. velocità). Ogni grandezza fisica è
definita in modo operativo, cioè dal modo o dall’insieme delle diverse
procedure che vengono usate per misurarla (es. il tempo è quella gran-
dezza che viene misurata con l’orologio), non si può quindi misurare
una grandezza in maniera arbitraria ma bisogna seguire questi metodi.
Unità di misura
Ogni grandezza fisica deve avere un unità di misura associata. Le
unità di misura fondamentali sono quelle delle grandezze fonda-
3
mentali, le altre si derivano da lì ma possono avere un nome loro es.
2
·
kg m/s
Newton (N) =
Equazioni dimensionali
Questo tipo di equazione mette in relazione le unità di misura di
un’equazione fisica. Un’equazione dimensionale verifica la correttezza
di un’equazione per quanto riguarda la relazione tra le grandezze
che compaiono. Perché un’equazione dimensionale sia corretta devo
avere i due membri uguali. Nell’equazione dimensionali non sono
considerate le costati.
1.2 misure
Le misure possono essere fatte in modo (confronto con
diretto
un’unità campione o una sua copia es. un righello) o cioè
indiretto,
misurando un’altra/e grandezza/e e ricavando quella di interesse
dalle formule. Ciò che vogliamo ottenere da una misurazione è il 5
1.3 incertezze 6
valore più probabile, non potremo mai avere il valore vero; per fare
questo si procede calcolando il valore medio delle N misure
N
1 ∑
= x
x̄ (1.1)
i
N =
i 1
poi nel caso di una misura indiretta si utilizza il valore medio nelle
formule. Se c’è più di una grandezza misurata si procede nello stesso
modo.
1.3 incertezze
Ogni misura è legata ad un incertezza (non perché questo
errori
presuppone che io conosca il valore corretto), queste possono essere di
tipi:
2 • Accidentale: dovuta a fattori casuali che impattano sulla singola
questo errore va a disperdersi con un elevato numero di
misura,
misure. Se questo tipo di incertezza è piccolo la misura è precisa
• Sistematico: (es. un righello metallico usato a diverse tempe-
rature) impatta su si può tenere conto di ciò
tutte le misure,
attraverso metodi statitici avanzati. Se questo tipo di incertezza è
piccolo la misura è accurata
L’incertezza può essere calcolare come (con essa possiamo
assoluta − +
x̄ I x̄ I
dire con buona certezza che il valore esatto starà tra e ) o
A A
≤
N
Nel caso delle misure dirette con 5
relativa. −
x x I
max min A
= =
I I
A R x̄
2
Quando il numero di misure è più elevato possiamo usare metodi
statistici più avanzati per definire l’incertezza
1 2
−
x
1 µ
( )
−
√
|
( ) =
f x e (1.2)
2
µ, σ σ
2π
σ
questa formula descrive la curva di Gauss, che determina la densità
di probabilità delle misurazioni. I valori di e corrispondono
µ σ
rispettivamente al punto di massimo della curva e alla sua ampiezza
= x̄,
Sappiamo anche che mentre è la deviazione standard.
µ σ
Per calcolare quest’ultima dobbiamo utilizzare la formula dello scarto
quadratico medio s N
∑ 2
−
( )
x x̄
i
=
i 1
= (1.3)
σ −
N 1 1.3 incertezze 7
Rappresentazione grafica della funzione (1.2) al variare di e
Figura 1.1: µ σ
utilizzando N-1 al posto di N rendiamo la formula utilizzabile anche
nel caso di una misura singola (altrimenti avremmo ottenuto e ’co-
0)
stringe’ a fare più misurazioni per avere la stessa accuratezza dell’altra
formula. Affianco al valore più probabile in una misura va invece
affiancato , cioè
σ
µ σ
√
= (1.4)
σ
µ N
1.3.1 Misure indirette
Nel caso di misure indirette (cioè ottenute tramite una formula)
il calcolo dell’incertezza dipende dalla formula, se questa è data da
somme o sottrazioni avremo ∑
=
I I
A Ai
i
cioè l’incertezza assoluta corrisponde alla somma delle incertezze.
Nel caso di una forma monomia del tipo
α β γ
=
S x y z
la corrispondenza si ha negli errori relativi
∑
= ( )
I I
exp
R Ri
i i,
con exp esponente della grandezza queste sono forme semplificate,
in casi con poche misure la formula completa sarebbe
f
∂
∑
∆ ∆x
=
f (1.5)
i
∂x i
i
quando ho invece tante misure la formula da usare è
v 2
u
f
∂
∑
u
= (1.6)
σ σ
x
t
f i
∂x i
i
2 C I N E M AT I C A moto punto materiale
La cinematica si occupa di descrivere il di un
(trascura quindi la sua massa e le sue dimensioni)
variazione della posizione spaziale nel tempo rispetto ad un
moto
sistema di riferimento sistema che permette di riconoscere uni-
sistema di coordinate
vocamente la posizione di un punto. Un sistema di coordinate in n
dimensioni ha bisogno di n coordinate, di cui almeno una deve essere
una distanza. Il più comune è il sistema a coordinate quel-
ortogonali,
lo classico con gli assi x, y e z nello spazio. Il sistema di coordinate
viene scelto in base a quanto semplifica la situazione e i calcoli.
equazione che descrive la traiettoria del moto o come
legge oraria
viene percorsa (velocità, accelerazione. . . ) ⃗
r,
Il moto è caratterizzato in particolare dal dal
vettore posizione
⃗ ⃗
v a.
e dall’accelerazione Il primo è definito come il
vettore velocità
vettore che parte dall’origine del sistema cartesiano e va al punto P
dove si trova il punto all’istante t, la velocità è invece definita come la
variazione della posizione nel tempo, cioè
⃗
d r
⃗ =
v (2.1)
dt
mentre l’accelerazione è la variazione della velocità nel tempo
2
⃗ ⃗
d v d r
⃗ =
=
a (2.2)
2
dt dt
Queste relazioni sono valide indipendentemente dal sistema di
coordinate. insieme dei punti dello spazio che il punto occupa
traiettoria
nel tempo. Può essere descritta come la somma delle variazioni
⃗ ( )
d r t
infinitesimali del vettore posizione, cioè la somma di tutti i
2.1 moto rettilineo
Il moto rettilineo è un moto caratterizzato da una traiettoria che
sta su una retta (cioè dritta). In questo tipo di moto il sistema più 8
2.1 moto rettilineo 9
conveniente da usare è il sistema di coordinate ortogonale. Per sempli-
ficare i calcoli consideriamo inizialmente il movimento solo sull’asse x,
⃗ ( ) = ( )
r t x t î
avremo quindi che e di conseguenza dalle relazioni viste
( ) ( )
dx t dv t
( ) = ( ) =
v t a t
prima e . Facciamo alcuni passaggi a partire
dt dt
da quest’ultima equazione:
Z Z Z
⇒ ⇒
( ) = ( ) ( ) = ( ) ( ) = ( )
dv t a t dt dv t a t dt v t a t dt
ottenendo un integrale indefinito nella sua risoluzione avrò anche una
costante che dovrà corrispondere dimensionalmente ad una velocità,
v
questa può essere ricondotta alla velocità iniziale . Possiamo quindi
0
scrivere l’integrale sopra come t
Z
( ) = ( ) +
v t a t dt v 0
t 0
tutto ciò può essere riportato esattamente per la posizione, dove però
x
la c dell’integrale corrisponde alla posizione iniziale 0
Z Z
( ) = ( ) + +
x t a t dt v dt x
0 0
portando questo nelle dimensioni avrò
3
( ) ( ) ( )
dx t dy t dz t
⃗ ⃗ ⃗ ⃗
( ) = + + = + +
v t î ĵ k̂ v v v
x y z
dt dt dt
In questo sistema di coordinate i versori sono costanti, per questo non
sono considerati nelle derivate. Questo è il caso più generale, ci sono
poi alcuni casi particolari
2.1.1 Moto rettilineo uniforme
In questo tipo di moto abbiamo una velocità costante; essendo
l’accelerazione la derivata della velocità essa sarà nulla. Avremo
quindi ( ) =
a t 0
t
Z
( ) = ( ) + = =
v t a t dt v v v (2.3)
0 0
t 0
t
Z −
( ) = + = + ( )
x t v dt x x v t t
0 0 0
t 0 2.1 moto rettilineo 10
A sinistra il grafico della posizione in funzione del tempo, a
Figura 2.1: destra la velocità in funzione del tempo per il moto rettilineo
uniforme
2.1.2 Moto uniformemente accelerato
Moto in cui l’accelerazione è costante, in formule avremo quindi
( ) =
a t a
t
Z −
( ) = + = + ( )
v t a dt v v a t t (2.4)
0 0 0
t 0
t 1
Z 2
−
( ) = ( )
( ) + = + +
x t a t t
v t dt x x v t 0
0 0 0 2
t 0
A sinistra il grafico della posizione in funzione del tempo, a de-
Figura 2.2: stra la velocità in funzione del tempo per il moto uniformemente
accelerato
Moto con accelerazione proporzionale alla velocità
Si potrebbe prendere come esempio l’effetto dell’attrito dell’aria. In
questo caso avremo quindi −
( ) = ( )
a t t
αv 2.2 moto sul piano 11
Il parametro che moltiplica v è negativo in quanto l’attrito crea una
− 1
s
decelerazione. Dimensionalmente sarà . Dall’equazione (2.2) pos-
siamo scrivere ( ) ( )
dv t dv t
− −
= ( ) =
t dt
αv α
( )
dt v t
1
Z Z −
+
t c c
− − αt
( ) = = + = =
dv t dt v c v e e e
ln
α αt
( )
v t
c
e deve corrispondere dimensionalmente ad una velocità, avrò quindi
c =
e v
che , quindi la formula finale della velocità sarà
0 − αt
( ) =
v t v e
0
Velocità media
La velocità media è definita come la velocità costante che il punto
dovrebbe tenere per percorrere uno spazio x in un tempo t. Si calcola
semplicemente come ∆x
=
v m ∆t
questo può essere applicato ad ogni tipo di moto. Nel caso di un moto
non lineare questa è diversa dalla media delle velocità
2.2 moto sul piano
Per rappresentare un moto non rettilineo ho bisogno almeno di
dimensioni. Per semplicità iniziamo a considerare uno spazio in
2 2
dimensioni, in questo caso avremo che il vettore posizione è
⃗ = ( ) + ( )
r x t î y t ĵ
Ogni direzione è dalle altre e quindi può essere anche
indipendente
trattata separatamente.
2.2.1 Grandezze intrinseche
Nel moto non rettilineo ci sono casi in cui può convenire utilizzare
sistemi di coordinate non ortogonali, un esempio sono le grandezze
intrinseche. Queste sono comode quando ho sistemi in movimento
7→ grandezze misurate rispetto al siste-
grandezze intrinseche
ma dell’oggetto di studio distanza percorsa lungo la traiettoria
spostamento intrinseco 2.2 moto sul piano 12
Rappresentazione grafica dell’accelerazione in coordinate intrin-
Figura 2.3: seche
In questo sistema di coordinate i versori sono uno tangente alla
)
û û
traiettoria ( ) e uno perpendicolare (normale) ad essa ( ). In questo
T N
sistema derivando va tenuto conto delle derivate dei versori in quanto
non sono costanti ma variano con la traiettoria. Scriviamo quindi la
formula della velocità ⃗ ( ) = ( )
v t v t û T
L’accelerazione sarà sempre la derivata della velocità, ma essendo che
anche il versore cambia nel tempo dovremo considerare l’espressione
come la derivata di un prodotto:
( ) ( )
dv t û dv t dû
T T
⃗ ( ) = = + ( )
a t û v t
T
dt dt dt
Il primo termine rappresenta la variazione in modulo della velocità
a
lungo la traiettoria, che corrisponde all’accelerazione .
tangenziale T
Il secondo termine invece descrive la variazione della direzione della
a
velocità, cioè l’accelerazione . Dobbiamo però capire a
normale N
û
cosa corrisponde la derivata di : essa descrive la variazione della
T
direzione della velocità, cioè la curvatura di v; essa avrà direzione
normale dû T
( ) = ( )
v t a t û
N N
dt
L’equazione c
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