Storia del Design (10^ Lezione) - Sara Catalano
La dimensione culturale delle tecniche italiane affonda le sue radici
nell'artigianato. Si è sempre trattato di un paese in cui l'artigianato
ha avuto la meglio, si ci sporcava le mani. Epicentro di questa
tradizione e innovazione è Milano; capitale riconosciuta del design
italiano ed internazionale. Ogni aprile, a Milano, si tiene il salone
internazionale del mobile. Sostanzialmente questo evento fotografa il
momento in cui la community nazionale ed internazionale s'incontrano.
Grazie a Gio Ponti, abbiamo due intuizioni culturali: connettere la
cultura del progetto italiana con quella internazionale. Egli ha
istituito anche un premio: il premio del compasso d'oro, che riconosce i
migliori e più innovativi progetti di design, ogni due anni. Questi
progetti vengono poi raccolti e pubblicati. A Milano esiste anche un
museo del design molto importante, nel quale si possono vedere tutti i
design di tutti i compassi d'oro dagli anni '50 ad oggi. Milano, essendo
l'epicentro della cultura del progetto, la si può identificare come la
vetrina. Ma la dimensione produttiva, legata al design del mobile,
arredo, prodotto, si concentra in Brianza. Il design al sud, invece, avrà
sempre caratteristiche di altro tipo. Nella Milano degli anni '50-'60
nasce una cultura del progetto che lega architettura e design. La torre
Velasca e il Grattacielo Pirelli ne sono i migliori esempi. Il
grattacielo è stato progettato e costruito da Gio Ponti e Pierluigi
Mervi.
Soffermiamoci sugli anni '50. Questi, rappresentano per l'Italia l'epoca
del boom economico. Dalla fine del secondo conflitto mondiale al 1973,
l'Italia vive un momento di benessere diffuso, grande innovazione, tanto
da diventare un riferimento non solo in termini di design e stile, ma
proprio in termini di stile di vita. Vi sono alcuni film durante questo
periodo come "La Dolce Vita" o "Vacanze Romane" che mostrano proprio la
visione internazionale dell'Italia. In questo periodo nascono delle
aziende; si tratta di aziende a impianto familiare e artigianale che
incontrano la visionarietà di architetti. Ciò avviene perché ancora, in
Italia, non c'erano ancora le scuole di design. La prima facoltà di
design, al Politecnico di Milano, verrà fondata dopo i moti del '68.
L'architetto quindi copriva un po' la figura del designer, e incontrava
il desiderio di innovazione di imprenditori illuminati. I primi designer
italiani provengono dalla tradizione dell'architettura.
La capacità innovativa di progettare proviene dal loro nutrirsi di
esperienze internazionale. Il design italiano nasce su una base
culturale. Il designer, che non è una figura tecnica, deve avere cultura
e conoscenza se vuole progettare e produrre. Non si può essere ignoranti
nell'ambito del design e del progetto; se non si conoscono panorami e
scenari in cui ci muoviamo, replichiamo ciò che è già stato fatto. Questi
architetti si sono muniti di informazioni e ispirazioni da tutto il
mondo.
Introduciamo quindi una figura molto importante; come abbiamo visto con
l'arts and crafts, anche in Italia si crea un doppio binario: c'è chi
sostiene lo sviluppo del Made in Italy, e chi interroga questo sistema.
Enzo Mari sarà uno di questi ultimi. Enzo Mari crede che il design
italiano non diventerà mai un design di massa, ma rimarrà sempre una
scelta qualitativa. Morris diceva lo stesso per il design inglese.
Secondo Mari, si dovrebbe quindi affermare che si tratta di prodotti
artigianali, appartenenti alla poetica industriale.
Molto spesso l'innovazione del design si lega ai materiali. Per
analizzare e considerare approfonditamente la nascita del Made in Italy e
del design italiano, possiamo legare la nascita del Made in Italy e
l'affermazione di esso in ambito internazionale a dei materiali: le
plastiche. La plastica è il materiale che ha modellato la modernità. Le
grandi innovazioni, soprattutto nella modernità domestica, sono legate
alle plastiche. Giulio Natta brevetta la plastica più comune: quella
delle bottiglie: "
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Lezione 1 di Storia del design
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Lezione 3 di Storia del design
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