Letteratura italiana
La Gerusalemme liberata
La Gerusalemme liberata è stata composta sulla spinta della vittoria cristiana alla battaglia di Lepanto contro la flotta ottomana. Questo evento ha prodotto una fioritura editoriale grandissima. Questa battaglia, da un punto di vista militare, è stata totalmente insignificante. Questa guerra è cominciata perché l’Impero Ottomano aveva occupato Cipro. Chi vince o perde in una guerra si vede sulla base delle acquisizioni territoriali. Alla fine l’Impero Ottomano mantenne Cipro: quindi la guerra l’hanno vinta loro.
Inoltre, come disse il visir all’ambasciatore veneziano: “Voi con Lepanto ci avete strappato un pelo della barba (la barba ricresce, la flotta si ricostruisce), noi con Cipro vi abbiamo strappato un braccio (il braccio non ricresce, e voi non sarete più in grado di operare militarmente nel bacino orientale del Mediterraneo)”. L’evento fu più che altro simbolico (ma è stato un effetto simbolico importante).
Il problema è che La Gerusalemme liberata non c’entra nulla con la Battaglia di Lepanto. La fortuna dell’opera fu aiutata da questo clima europeo post-Lepanto. Ricordiamoci che i cronisti cristiani dell’epoca si vantavano che alla Gerusalemme Conquistata il sangue arrivava fino al garretto dei cavalli (esagerazione). La Gerusalemme liberata non c’entra nulla con la Battaglia di Lepanto anche perché in realtà Tasso l’aveva cominciata molti anni prima della Battaglia stessa.
Torquato Tasso e il contesto storico
Con Tasso siamo nel 1544 (nascita). Nel ’59 comincia un poema che si chiama “Gierusalemme”, dedicato al tema della Gerusalemme liberata (siamo 12 anni prima dell’opera). Tasso era estremamente precoce ed era anche un figlio d’arte, tant’è che all’epoca era noto come “Il Tassino” (perché il vero Tasso era il padre: Bernardo Tasso). Nel ’59 il padre stava preparando per la stampa e portando a termine la sua opera (“L’Amadigi”), mentre Tasso era a Venezia (capitale dell’editoria mondiale) per lavorare a fianco del padre sull’edizione dell’ “Amadigi”; nel frattempo scrive l’opera “Gierusalemme”, che poi abbandona dopo 116 ottave (molto all’inizio). Queste 116 ottave verranno poi recuperate e inglobate nella Gerusalemme liberata.
Possiamo riconoscere nel I Canto della Gerusalemme liberata questo poema giovanile di Tasso. Dopo di che Tasso abbandona “Gierusalemme” e si mette a lavorare su un altro testo intitolato “Il Rinaldo”. Tasso si era reso conto che non era pronto per un poema epico.
La Gerusalemme liberata è in ottave, esattamente come l’Orlando Furioso, ma la questione se Gerusalemme liberata e Orlando Furioso appartengano allo stesso genere (se sono inseribili nello stesso alveo) è molto complicata. Torquato Tasso nega questo aspetto: per lui l’Orlando Furioso appartiene ad un genere, la Gerusalemme liberata ad un altro.
L’Orlando Furioso ha un problema che lo rende inaccettabile ormai: quando Ariosto comincia a comporre l’Orlando Furioso non esiste una teoria letteraria che possa essere usata per quel testo (Ariosto comincia molto presto a comporre la sua opera, forse a partire dal 1506). Ariosto si trova a lavorare su un sistema di generi estremamente ricco: non c’è solo l’innamoramento dell’Orlando e di Boiardo, ma ci sono tantissimi cantari in ottave (materia molto viva, molto mobile), però non ha una teoria, il che garantisce una grande libertà e una grande possibilità di innovazione (non solo per Ariosto, ma anche per gli altri autori che si cimentano in questo genere).
Il recupero della poetica aristotelica
Con Torquato Tasso è cambiato completamente tutto, perché c’è un grande crinale nella storia della cultura europea, cioè il recupero filologico della poetica di Aristotele. Aristotele è il fondamento della cultura e filosofia occidentale; anche Dante chiama Aristotele “Il maestro di color che sanno”. Nel Medioevo Aristotele era conosciuto, ma era molto meno nota la poetica di Aristotele.
Inoltre nel 1500 la poetica beneficia di due cose: la filologia (c’è il tentativo di capire che cosa veramente Aristotele avesse detto) e una grande vivacità teorica e nuove istituzioni che studiano Aristotele. Sul crinale del 1550 cominciano ad uscire una serie di commenti ad Aristotele e alla sua poetica, che diventano la base della critica letteraria nuova. Il problema è che Aristotele nella poetica guarda a quelli che sono i generi nobili della sua epoca: tragedia e poema omerico (epica).
La tragedia e la commedia sono un recupero molto tardo nella nostra cultura; non a caso i medievali e Dante per primo equivocano su tragedia e commedia (tant’è che c’è un titolo che si chiama “Commedia per poema in terzine”). Nel ‘500 invece c’è un recupero filologico: si va a guardare veramente a cosa pensava Aristotele, a quali generi guardava e si dice “noi dobbiamo fare poesia, secondo il modello di Aristotele e la sua teoria”.
Il problema è che se il modello è Omero, Ariosto non c’entra nulla e diventa inidoneo. Bisogna pensare a fare epica come Omero, ma secondo la nuova cultura ed epoca (questo è il grande crinale tra Ariosto e Tasso). Tasso quindicenne che vuole scrivere un poema alla maniera di Omero, si trova ad entrare giovanissimo in un campo completamente nuovo che non ha dei veri modelli: gli mancano gli strumenti. Lui dice: “Si rende conto che ha bisogno di pensare e di leggere”.
Allora lascia da parte “Gierusalemme”, comincia a scrivere dei trattati di critica e di commenti ad Aristotele per cercare di capire come leggere Aristotele. Quando si legge Aristotele, non si capisce molto bene che cosa egli intenda, questo perché i suoi testi non sono scritti che Aristotele ha curato per la stampa; ma molto spesso sono gli appunti delle lezioni di Aristotele. Questo fa sì che effettivamente i commendi ad Aristotele nel ‘500 possano assumere anche posizioni piuttosto diverse (ulteriore elemento di complicazione per il giovane Tasso).
Il percorso letterario di Tasso
Così Tasso inizia a studiare la teoria ed inizia a scrivere il Rinaldo, che si inserisce nel genere del romanzo e ariostesco. Tasso si mette a scrivere un’opera per la quale ha dei modelli, ha un linguaggio e delle forme. “Gierusalemme” è una città, ma in quest’opera Tasso parla di un evento; il “Rinaldo” invece parla di un personaggio che viene seguito attraverso una serie di vicende che si susseguono l’una all’altra (attraverso un principio additivo: conclude un’avventura e prosegue con un’altra).
Tasso scrive una lettera di dedica che premette al Rinaldo. Luigi D’Este è il dedicatario, anche se Tasso non è ancora al servizio degli Este. Tasso è legato a Ferrara, dove vi è arrivato da adulto. Tasso è un partenopeo esiliato di origini bergamasche che gira per il nord Italia per un po’.
Così comincia la sua opera di avvicinamento alla corte degli Este (vera capitale culturale del romanzo in ottave; es.: Innamoramento di Orlando e Orlando Furioso); è un genere che è molto amato a Ferrara per il fatto che la corte degli Este, che incarna l’antica aristocrazia, si proietta come immaginario sul mondo del Furioso (mondo di dame e cavalieri). Tasso nella lettera dice al cardinale D’Este (fratello del duca) di guardare che bel romanzo in ottave che è riuscito a scrivere così giovane.
Nel testo viene spiegata tutta la strategia retorica del poeta che cerca impiego e menziona i personaggi che lo supportano culturalmente (a cui è vicino). Insiste molto su quanto lui sia giovane. Infatti il padre (Bernardo) non voleva che pubblicasse questo testo (lo dice in una lettera) perché...
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Gerusalemme Liberata
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Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata