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Letteratura italiana II

L'Orlando Furioso

Martedì 4 ottobre 2016

L'Orlando Furioso è la continuazione dell'Orlando Innamorato di Boiardo, incompleto per la morte dell'autore. Ariosto vi lavora per metà della sua vita.

Documenti sulla composizione dell'Orlando

- Lettera di Isabella d'Este al cardinale Ippolito d'Este: Ariosto le ha letto parti dell'opera ancora abbozzata.

- Alfonso d'Este a Ippolito: spera che I. gli mandi questa continuazione dell'Innamorato.

- Ariosto a Francesco Gonzaga (marito di Isabella): non può mandargli il libro perché non finito né corretto, ma glielo invierà quando parzialmente finito.

— > non c'è mai né titolo né materia, lo si definisce sempre aggiunta/continuazione a Boiardo.

- 1515, Ippolito a Francesco: il libro è finito e serve carta per la stampa.

Boiardo e l'Orlando Innamorato

Boiardo: 3 libri incompleti, che finiscono con la distinzione tra l'epoca di pace del 400 e le guerre d'Italia del 500 che impediscono a Boiardo di completare l'opera. Muore nel 1494, quindi non vede la crisi ma la prevede, infatti nelle parti scritte negli ultimi anni il ritmo cambia — > la storia reale sostituisce la finzione.

Viene percepito come popolare e gli si preferiscono generi più alti. Ariosto continua una storia già in declino, modificando alcuni personaggi ed elementi e unendo vari generi ed elementi, rifacendosi soprattutto all'epica antica di Omero e Virgilio. Ci sono comunque continui riferimenti alla contemporaneità (battaglie e storie) che danno equilibrio (XIV, 9: si riferisce al destino di Ravenna e ai molti francesi morti).

Le edizioni dell'Orlando Furioso

Ci sono 3 edizioni dell'Orlando Furioso:

  • I edizione (A): 1516, 40 canti, Ferrara
  • II edizione (B): 1521, 40 canti, Ferrara (cambia il signore, da Ippolito ad Alfonso)
  • III edizione (C): 1532, 46 canti, Ferrara (edizione definitiva: nel 33 Ariosto muore)

Il dibattito sul volgare è vivo, Ariosto vuol essere un modello, quindi si adatta alle indicazioni di Bembo. Nelle 3 edizioni diventa sempre più modello di contemporaneità, con una lingua comprensibile dalla maggior parte delle persone e quindi con conseguenti modifiche anche della struttura. Nell'edizione del 1532 le aggiunte sono 4:

  • Olimpia (IX-XI)
  • Rocca di Tristano (XXXII-XXXIII)
  • Marganorre (XXXVII)
  • Leone (XLIV-XLVI)

In generale l'opera è più calibrata e la pazzia diventa l'episodio centrale dell'opera (XXIII-XXIV).

Proemio dell'Orlando Innamorato

Mercoledì 5 ottobre 2016

- Non ci sono le doppie (tipico delle lingue settentrionali, che porta a errori o a eccessi di correttismo).

- Mancano i dittonghi [Es: NOVE invece di NUOVE] (tipico sempre delle lingue settentrionali).

- Campo semantico della comunicazione [Es: OLDIR, ASCOLTATI] — > l'oralità è importante e l'autore è come un cantastorie, simile a un cantambanco, ma il suo pubblico è la corte, i signori e i cavalieri, quindi un pubblico di suoi pari.

Nella II parte della prima ottava spiega l'argomento. Nella I ottava manca l'invocazione a una divinità/Madonna/santo. Nella II ottava riprende l'argomento, che crea stupore come dice nel primo vv: Amore personificato sottomette anche i più orgogliosi. C'è poi un elenco con correlativi negativi di tutto ciò che non può opporvisi ma cede per forza (τόπος dell'invincibilità dell'amore, superiore a qualunque altra forza).

Rompe con la tradizione cavalleresca degli anni 60/70 del 400, che avevano gli stessi personaggi ed eventi, con poche vicende sentimentali. Boiardo è il primo a mettere al centro l'amore al posto delle vicende dei paladini. Sia Boiardo sia Ariosto prendono i paladini carolingi e li pongono in vicende più tipiche dei cicli di re Artù. Boiardo mette in luce come l'amore causi eventi e vicende. Orlando nella tradizione aveva giurato fedeltà alla donna che avrebbe dovuto sposare e gli era rimasto sempre fedele, quindi sarà il suo innamoramento a farlo impazzire.

Nella III ottava: Turpino, vescovo di Reis, è l'iniziatore dei racconti del ciclo carolingio e testimone degli eventi. Ha nascosto la storia perché fastidiosa per Orlando.

Proemio dell'Orlando Furioso

L'Orlando Furioso sta più nel filone dell'epica classica (il proemio è simile, e diverso da quello dei cantari contemporanei) che in quello dei cantari.

Similitudini e differenze con l'Innamorato

Similitudini con l'Innamorato:

  • L'ultimo vv della I ottava è il più simile
  • CAVALIER è nella stessa posizione

Differenze:

  • In Boiardo le ottave sono divise a metà e paratattiche; in Ariosto sono un periodo unico e ipotattiche
  • Emerge l'autore e la sua presenza IO CANTO

vv3: informazioni cronologiche (maggiori di Boiardo: specifica motivi e ragioni).

vv3-4: anastrofe simile alla canzone all'Italia.

Oltre a richiami classici, ci sono anche quelli volgari (Dante e Petrarca) II ottava: rivendicazione della novità della materia.

Lunedì 10 ottobre 2016

Ci sono invocazione (ma non a una divinità, quindi come in Boccaccio), materia e proposizione. I richiami ad autori alti sottolineano la sua volontà di essere modello.

Dedica e finalità dell'opera

III ottava: Contiene la dedica al cardinale Ippolito, figlio di Ercole I d'Este, al servizio del quale si trova Ariosto. Le finalità dell'opera sono la fama e l'onore degli Este, andando a raccontare degli antenati della famiglia, cioè i personaggi di cui narra. Viene ripreso il riferimento a Ercole, che richiama l'Ercules Furens Seneca. C'è una correlazione tra Ippolito e Ruggero, fondatore della dinastia degli Este.

Quest'opera è il ringraziamento più alto che Ariosto può fare al suo signore. In realtà è un rapporto problematico quello tra il poeta e la famiglia, cosa che viene sottolineata sia nell'Orlando sia nelle Satire. Ariosto è infatti pagato per elogiare la famiglia, quindi mette in guardia il lettore del fatto che lui sia pagato per scrivere encomi degli Este.

I tre filoni dell'opera

Ariosto distingue i tre filoni dell'opera:

  • Guerra tra cristiani e saraceni, che è lo sfondo dell'opera
  • Storia di Orlando, cioè il suo amore sfortunato che lo porta alla follia
  • Storia del saraceno Ruggero e della cristiana Bradamante, sui quali s'innesta la componente encomiastica. Alla fine Ruggero si converte e sposa l'amata, originando la stirpe estense

Sia Orlando sia Ruggero sono fondamentali per la vittoria dei cristiani: è Ruggero a uccidere Rodomonte, uno dei principali guerrieri saraceni.

Tecnica dell'entrelacement

Tecnica dell'entrelacement, ovvero dell'intreccio e dell'incastro. Non abbiamo dichiarazioni poetiche di Ariosto, ma ci sono alcune similitudini tra le sue opere. L'entrelacement consiste nel non concludere il racconto di un episodio iniziandone un altro; a volte ciò viene fatto all'apice della narrazione di una vicenda. Il poeta varia il procedere del suo racconto continuamente, a volte si finge uno scrittore sbadato che si è dimenticato di un personaggio; a volte un suonatore che mentre suona il suo strumento, per ottenere una certa melodia, gli cambia spesso la corda, ottenendo una varietà e un'armonia. È per questo che tratta vicende comiche, tragiche, patetiche, … variando registri e ottenendo un'armonia.

Le linee narrative appaiono indipendenti inizialmente, ma in realtà sono ben intrecciate tra loro. Nella prima parte del poema l'entrelacement è moderato, la variazione dei racconti riguarda solo pochi personaggi ed eventi quasi contemporanei. Più avanti invece l'intreccio coinvolgerà più piani temporali, con vari flashback. È un intreccio diverso da quello degli altri poemi cavallereschi: diminuisce lo spazio dato alle armi e aumenta quello dell'amore; in Ariosto ci sono sia pathos sia ethos, cioè vengono presentati anche giudizi etici [Es: nell'episodio di Rinaldo e Ginevra].

C'è una direzionalità degli eventi, soprattutto per il fine encomiastico dell'opera: gli eventi si devono concludere col matrimonio per originare gli Este.

Già nelle prime ottave si deve recuperare ciò che è accaduto ai paladini: Orlando è tornato in Francia con Angelica, ma la donna gli viene sottratta da Carlo Magno per farlo concentrare sulle battaglie. Carlo Magno decide di dare Angelica a colui che sarebbe stato il paladino più valoroso (ottava IX). I Francesi però perdono e Angelica fugge.

L'inizio quindi è gia intessuto di errori, cosi Ariosto inserisce il suo commento.

L'Orlando quindi inizia in medias res, ma Ariosto non comincia a narrare tutte le vicende esattamente dove Boiardo s'era interrotto: a volte modifica vicende, personaggi o episodi.

Es: nell'ultima ottava di Boiardo, l'intera Italia è messa sotto attacco dai Francesi e l'autore si interrompe con l'innamoramento di Fiordespina per Bradamante. Ariosto non riprende da qui, ma da molto prima, infatti l'episodio dell'amore di Fiordespina lo troveremo solo nel XXV canto (la soluzione sarà l'innamoramento per il gemello di Bradamante, cosi da tutelare il ruolo di Bradamante di iniziatrice della stirpe).

Modifica quindi gli eventi in vista di ciò che gli interessa narrare. Egli infatti non continua semplicemente l'opera di Boiardo, ma vuole svilupparne l'idea, continuarne l'invenzione.

Orlando nei primi canti

Martedì 11 ottobre 2016

Orlando nei primi canti è un personaggio assente: viene nominato nel I canto e torna poi protagonista nell'VIII canto. Fino all'VIII canto sono altri i personaggi che dominano la scena, non il personaggio eponimo. Orlando sulle tracce di Angelica e Bradamante che cerca Ruggero sono guidati uno da un furore l'altro da un amore costante e destinato a originare una stirpe gloriosa.

Tutti i personaggi sono alla ricerca di qualcosa: di un elmo, di un cavallo, … Tutti si muovono cercando qualcosa. Dopo la presentazione dell'antefatto (Angelica in custodia di Namo e sconfitta dei cristiani), vediamo lo scontro tra Orlando e Rinaldo. Essi sono cugini ma in contrasto: si contendono Angelica. Rinaldo inizialmente è molto simile al personaggio di Boiardo, ma poi cambierà e acquisirà un'etica diversa, non sarà più il combattente passionale, ma difensore delle donne e della loro libertà d'amare. Diventerà l'eroe più libertino, nonché portavoce dell'etica di Ariosto.

Dall'ottava X, segue Angelica e il racconto della sua fuga. Angelica prevede la sconfitta, così inizia la sua fuga, caratterizzata dal movimento, che è il campo semantico prevalente (LE SPALLE DIEDE, CORREA, A DIETRO VOLTA, …).

Il movimento di Angelica non ha un obiettivo, sa da dove vuole scappare ma non dove vuole arrivare, vuole solo allontanarsi. Il suo è un movimento centrifugo. Per esprimere quest'idea richiama Inferno V: assomiglia alla descrizione del movimento dei lussuriosi. È quindi implicito un giudizio di questo movimento.

La fuga nel primo canto avviene in un bosco, richiamando ancora Dante. La parola BOSCO diventa quindi una parola chiave, con tutte le idee che essa racchiude. Nel bosco accadono molte delle avventure narrate [Es: il palazzo di Atlante sorgerà nella radura di un bosco].

La protagonista del I canto è dunque Angelica, la cui apparizione riprende i motivi dell'innamoramento di Boiardo. Essa appare come l'incarnazione fresca dell'amore, infatti tutti se n'e innamorano, nemmeno Carlo Magno resta impassibile davanti a lei. Anche quando in fuga, i toni sono sempre idillici.

I personaggi di Ariosto sono "personaggi deboli", costretti all'azione per non perdere il loro significato. Ad esempio Angelica nel I canto non è descritta come un vero personaggio, ma è detta solo bella, non c'è una focalizzazione: la vediamo solo scappare ed è come una funzione narrativa utile solo a causare gli eventi successivi.

È la donna preda, inseguita, che avvia i sentimenti altrui e quindi i loro movimenti. Nella prima parte del Furioso scappa e basta sottraendosi al rapporto con gli altri personaggi. Sembra quasi amata proprio perché evanescente e in continua fuga. Solo l'incontro con Medoro, di cui s'innamora, modifica la sua natura ed esce dall'orizzonte del racconto: il loro matrimonio è l'ultimo episodio che la vede (XIX canto). Esaurisce quindi la sua funzione narrativa e sarà solo a volte nominata.

Viene dunque descritta attraverso gli occhi di coloro che la vedono, non è mai descritta soggettivamente e in modo da raccontarne i sentimenti. È solo un personaggio che per esistere deve entrare in relazione con altri personaggi.

Sembra quasi che Ariosto giustifichi la passione di Orlando per Angelica coi sentimenti che essa suscita negli altri personaggi, sottolineandone ancora la funzione relazionale. Angelica è lontana dai campi di battaglia ma è lei che causa questi scontri. Nella sua fuga è solitamente indipendente.

Divisione del I canto

Il I canto può essere diviso in più episodi:

  • Fuga di Angelica iniziale
  • Incontro tra Angelica e Rinaldo, che si trova nella selva persa cerca Baiardo
  • Ripartenza di Angelica che aveva bevuto dalla fontana del disamore
  • Angelica incontra Ferraù che cerca l'elmo perduto
  • Rinaldo e Ferraù duellano e Angelica fugge nuovamente, cosi rinviano lo scontro
  • Ferraù torna al punto di partenza e incontra il fantasma del fratello di Angelica
  • Si riprendono le vicende di Rinaldo, che sta di nuovo cercando Baiardo
  • Si riprende Angelica, che vagando incontra Sacripante
  • Mentre i due discutono appare un altro cavaliere misterioso, con cui nel II canto Sacripante si batterà

Le azioni sono quasi simultanee e svolte con grande ritmo. Tutti i personaggi cercano sempre qualcosa, un qualcosa che spesso viene sostituito (Ferraù cerca l'elmo, poi Angelica e poi torna al suo elmo; Rinaldo segue Baiardo, poi Angelica e poi riprende la ricerca precedente). Questo è uno degli elementi che rendono il movimento continuo, insieme al differimento.

Ottave significative

Ottava XI

Descrive con tecnica quasi fotografica l'incontro tra Angelica e Rinaldo e la reazione di Angelica di fronte al cavaliere. Ariosto usa molte similitudini spesso prese dall'epica classica o che cercano di assomigliarvi il più possibile. La similitudine tra la rapidità della fuga di Angelica e quella con cui la passerella toglie il piede alla vista del serpente deriva dal II libro dell'Eneide.

Ottava XVIII

La foga nel duello di Ferraù e Rinaldo è tale che non s'accorgono della fuga di Angelica. Prende poi la parola Rinaldo, che con grande pragmatismo propone di rimandare il duello e impegnarsi nell'inseguimento di Angelica.

Ottava XXII

L'odio e la rivalità s'interrompono e Ferraù porta sul suo cavallo Rinaldo, dimostrando la superficialità dei sentimenti. Procederanno insieme finché le loro strade prenderanno due strade diverse.

Calvino e l'Orlando Furioso

Mercoledì 12 ottobre 2016

Calvino paragona la trama dell'Orlando agli scacchi, mossi dall'autore.

Ottava XXIII

Viene descritto il momento in cui Rinaldo e Ferraù si separano e Ariosto segue Ferraù, mentre riprenderà Rinaldo nella XXXI.

Ottava XXXI

Rinaldo ritrova il suo cavallo Baiardo, che fugge nuovamente. Ariosto segue ora Angelica, abbandonata molto prima. Il movimento dei personaggi è un movimento a zig-zag che non ha direzione precisa. Ariosto prende una pedina, la segue, poi l'abbandona e poi la riprende. Lo spazio di questi movimenti non è spiegato e descritto con chiarezza.

Ottava XXXIII

Riprendiamo Angelica che fugge per il bosco (infatti viene ripreso anche il verbo fuggire). Ariosto utilizza una tecnica simile alla coblas capfinidas, cioè si riprende nell'inizio di un verso la fine di quello precedente. Utilizza TRA LE SELVE e PER LOCHI, per dare due sensi diversi. LE FRONDE E LE VERZURE endiadi. Il verbo SENTIA è come una focalizzazione interna, mentre l'intera ottava era impersonale, qui è come se uscissero i sentimenti di Angelica. DI QUA DI LA richiama Inf. 5, vv43 posti in asintoto per rendere il panico di Angelica. Primi 6 versi dell'ottava: fuga e commento di essa. Ultimo distico " ": motivi della sua paura.

Ottava XXXV

Arrivo di Angelica in un BOSCHETTO ADORNO, un locus amoenus in cui cerca riposo e poi s'addormenterà. Le scelte lessicali richiamano la poesia stilnovista e petrarchesca (Care fresche e dolci acque). Alternanza di tempi verbali (passato ANDO', TROVASSI e presente MUOVE, FAN, che dà senso di calma). I significati sono anche richiamati dalle lettere (la R quando c'è lentezza per esempio).

Ottave XXXVI - XXXVII

Ancora elementi del locus amoenus. Angelica si riposa dalla sua corsa.

Ottava XXXVIII

Giunge un cavaliere che però non viene presentato, la sua identità è celata (è Sacripante), ma viene focalizzato attraverso lo sguardo di Angelica.

Ottave XXXXI - XXXXII - XXXXIII - XXXXIV

Lamento di Sacripante, che si lamenta perché è l'unico a non esser stato con Angelica, cosa che gli altri han potuto fare. Ariosto riprende il carme 62 di Catullo, in realtà emulandolo, rinnovandolo: Ariosto vuole riprendere i classici ma rinnovandoli. Egli infatti non esalta la verginità di Angelica, ma racconta di Sacripante che si lamenta d'essere arrivato tardi e non aver ottenuto ciò che gli altri hanno invece avuto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beeabalbi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana del Rinascimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Apollonio Silvia.
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