Letteratura italiana
Canto secondo
I cristiani giungono sotto Gerusalemme alla fine del canto I. L'azione si sposta all'interno di Gerusalemme, dove c'è il re Aladino, costruito un po' sul modello di Erode. Il re Erode inizialmente pensa di sterminare i cristiani di Gerusalemme (città quadripartita: quartiere ebraico, musulmano, cristiano, armeno). Se non che, si opta diplomaticamente per un espediente diverso, magico: altro aspetto fondamentale perché nel romanzo la dimensione della magia è importante (si pensi a Mago Merlino, Spada nella roccia, morte di re Artù); ed è uno degli aspetti che affascina molto.
La magia è fondamentale anche nell' Orlando Furioso (così come nell'Innamorato). È una magia che risale al modello arturiano. La magia viene percepita come dimensione demoniaca. È in quest'epoca che avviene la grande repressione contro la magia. Tasso riassorbe questo elemento attraverso la formula del "meraviglioso cristiano": il magico viene rielaborato attraverso o il miracolo cristiano (interventi divini) o l'intervento demoniaco. In questo caso, all'inizio del II canto si trovano entrambi: l'intervento miracoloso cristiano e la magia nera.
Il concetto del meraviglioso cristiano è la rielaborazione nel nuovo segno epico del meraviglioso ariostesco o romanzesco. Tasso è consapevole dell'importanza narrativa, in vista del diletto, del tema della magia, nonostante non sia accettata. Lo stesso Furioso ha rischiato di essere censurato proprio per i numerosissimi episodi di magia (cosa che poi non è accaduta). La Gerusalemme liberata è un'opera che si occupa di una guerra sacra; per questo motivo il problema della magia è più stringente. Il meraviglioso cristiano non è un espediente per affermare qualcosa che il potere ha delegittimato.
Questa è una società profondamente convinta che le forze sataniche abbiano scatenato una guerra contro l'uomo e che l'uomo questa guerra la stia perdendo. C'è un'inquietudine, un tormento completamente diverso, che per esempio si esprime nella ferocia della caccia alle streghe. Jean Bodin fu un intellettuale francese, è in un certo senso il padre della "teoria dei prezzi", cioè lo studio matematico del problema dell'oscillazione dei prezzi; fu una figura scientifica nel senso moderno. Bodin fu anche uno dei padri del concetto di laicità moderna dello stato.
È francese e la Francia è tormentata da ferocissime guerre di religione tra cattolici e protestanti (ugonotti); un esempio fu la notte di San Bartolomeo). Così si spiega anche da un punto di vista filosofico e culturale anche la spinta per uno stato laico e quindi di uno stato che non si identifichi con nessuna delle comunità. La ferocia delle guerre di religione non è solo francese. La Valtellina è stata insanguinata da una ferocia fortissima proprio perché terra di infiltrazione e di confine. Infatti, il sistema dei sacri monti è proprio pensato come baluardo sacro contro l'infiltrazione protestante.
Jean Bodin è stato anche l'autore di un trattato: "La demonomania degli stregoni"; trattato in cui con gli stessi strumenti scientifici applicati ai prezzi o al problema della laicità viene affrontato il tema della stregoneria, per dimostrarne l'esistenza, la pericolosità e gli strumenti. Ad esempio, tra gli strumenti si trova una delle grandi questioni: si può torturare un bambino sospettato di stregoneria? La risposta di Jean Bodin è sì, è una risposta che parte da documenti ufficiali e storici. La caccia alle streghe è stata più feroce nel mondo protestante, forse perché meno coordinata centralmente.
Questa demonomania è stata tradotta da Ercole Cato (a cui dobbiamo il titolo in italiano) che è stato un corrispondente e un dedicatario di opere, sonetti e dialoghi di Torquato Tasso a Ferrara. La demonomania appare dopo la composizione della Gerusalemme Liberata, ma è questo il clima a cui dobbiamo pensare quando ci confrontiamo al problema della legittimazione del magico o dello stregonesco (quindi del meraviglioso cristiano) all'interno della Gerusalemme Liberata. Non è un problema formale, di legittimazione di espedienti narrativi.
Tasso si troverà a cimentarsi con obiezioni da parte della commissione romana ad alcuni episodi di meraviglioso cristiano perché ritenuti troppo magici. Il secondo Canto è fortemente bipartito, aspetto importante; vi troviamo subito il tema del meraviglioso cristiano. La scena si è spostata all'interno di Gerusalemme, ormai assediata. Qui assistiamo ai preparativi da parte del Re Aladino (che non è una figura storica) per la difesa. Buona parte della popolazione di Gerusalemme è cristiana (questo è un dato storico) e il Re Aladino teme insurrezioni, ribellioni, appoggi nei confronti dei crociati che si trovano dall'altra parte delle mura.
È qui che interviene lo stregonesco, il meraviglioso cristiano. Facciamo la conoscenza di uno dei principali personaggi dell'opera, il mago Ismeno, che crea una polarizzazione con Pietro l'eremita (che abbiamo visto nel primo canto). Abbiamo una figura sacra in campo crociato e una figura stregonesca in campo musulmano. Mentre Pietro è nel segno della chiarezza (chiarezza di divisione delle verità cristiane), Ismeno al contrario è nel segno della confusione. Sotto questo punto di vista, però Ismeno è anche il portatore della visione umana.
Se guardiamo subito la prima ottava, versi 3-4, capiamo come Ismeno non sia semplicemente una figura sacra della religione islamica, ma sia uno stregone.
Ottava 1
“Mentre il tiranno s’apparecchia a l’armi, soletto Ismeno un dì gli s’appresenta, Ismen che trar di sotto a i chiusi marmi Può corpo estinto, e far che spiri e senta, Ismen che al suon de’ mormoranti carmi Sin ne la reggia sua Pluton spaventa, e i suoi demon ne gli empi uffici impiega pur come servi, e gli discioglie e lega.”
Viene descritto come Ismeno sia in grado di far risorgere i morti. “Mormoranti carmi”: sono le formule della negromanzia, che sono “mormoranti”, non c’è la chiarezza del linguaggio profetico ed esplicito di Pietro l’eremita. Ismeno è in grado di evocare persino i demoni dall’inferno. Lucifero viene detto Plutone: è il dio degli inferi nella mitologia classica; si ha il grande modello dantesco in cui il linguaggio e l’onomastica pagana si deposita sui demoni. Inoltre, persino nell’opera di Sannazaro ("De partu virginis") si utilizza la terminologia del mondo pagano. Nel pensiero cristiano, gli Dei pagani sono in realtà l’aspetto assunto dal demoniaco quando gli uomini, in epoca pre-cristiana, non sono ancora in grado di identificare la dimensione demonica. Alla fine dell’ottava viene detto come Ismeno impieghi come servi i demoni.
Ottava 2
“Questi or Macone adora, e fu cristiano, ma i primi riti anco lasciar non pote; anzi sovente in uso empio e profano confonde le due leggi a sé mal note, ed or da le spelonche, ove lontana dal vulgo essercitar suol l’arti ignote, vien nel publico rischio al suo signore: a re malvagio consiglier peggiore.”
Ismeno è un musulmano convertito. Nella tradizione ottomana, sono moltissimi gli ex cristiani convertiti, semplicemente perché il mondo ottomano concedeva un ascensore sociale che nel mondo cristiano non c’era. Il Pirata Barbarossa era in realtà un cristiano; De André ha dedicato una canzone a una figura del mondo musulmano, che in realtà era un genovese convertito. Nel mondo cristiano tutto questo viene visto come un aggravio di colpa ed è una sorta di traccia negativa ancora maggiore: ossessione per il tradimento, per le quinte colonne, ecc.
Questo aspetto, ossia il fatto che nella prospettiva cristiana sia un rinnegato, ha delle implicazioni, perché (ed è detto esplicitamente in questa ottava 2) Ismeno confonde i due riti (quello cristiano e quello islamico), e lo si nota al verso 2 e al verso 4. La legge cristiana e quella islamica sono poco conosciute a Ismeno, che le mescola: è il tema della mescolanza, visto fin dalla prima ottava come elemento negativo nella concezione tassiana. Inoltre, vuole anche che ci sia l’idea della contrapposizione alla chiarezza della visione di Pietro l’eremita. Ismeno inoltre opera “da le spelonche” (verso 5): è il polo negativo di Pietro, è una sorta di ribaltamento negativo dell’asceta cristiano. Il mago Ismeno si presenta al re Aldino con una proposta operativa contro l’assedio che ormai si prospetta.
Il re Aladino, che già progetta di infierire contro i cristiani di Gerusalemme, in realtà si trattiene per calcolo politico, per evitare di aggravare la situazione. Il mago Ismeno si presenta con una proposta che è stregonesca.
Ottava 3
“Signor, dicea, senza tardar se 'n viene Il vincitor essercito temuto, ma facciam noi ciò che a noi far conviene: darà il Ciel, darà il mondo a i forti aiuto. Ben tu di re, di duce hai tutte piene Le parti, e lunge hai visto e proveduto. S’empie in tal guisa ogn’altro i propri uffici, tomba fia questa terra a’ tuoi nemici.”
Ottava 4
“Io, quanto a me, ne vegno, e del periglio E de l’opre compagno, ad aiutarte: ciò che può dar di vecchia età consiglio, tutto prometto, e ciò che magica arte. Gli angeli che dal Cielo ebbero essiglio Costringerò de le fatiche a parte. Ma dond’io voglia incominciar gl’incanti E con quai modi, or narrerotti avanti.”
Ai versi 5-6 si ritrova l’idea di usare gli angeli scacciati dal cielo (diavoli) come propri strumenti. Dall’ottava 5 si ha la proposta.
Ottava 5
“Nel tempio de’ cristiani occulto giace Un sotterraneo altare, e quivi è il volto Di Colei che sua diva e madre face Quel vulgo del suo Dio nato e sepolto. Dinanzi al simulacro accesa face Continua splende; egli è in un velo avolto. Pendono intorno in lungo ordine i voti Che vi portano i creduli devoti.”
La proposta è quella di rubare un’icona della vergine, conservata in una cripta di una chiesa cristiana, incantarla (stregoneria), e grazie a ciò, questa icona garantirà che le mura di Gerusalemme non possano cadere. L’icona verrà poi collocata in un minareto in modo da renderla irraggiungibile.
Ottava 6
“Or questa effigie lor, di là rapita, voglio che tu di propria man trasporte e la riponga entro la tua meschita: io poscia incanto adoperò sì forte ch’ognor, mentre ella qui fia custodita, sarà fatal custodia a queste porte; tra mura inespugnabili il tuo impero sicuro fia per novo alto mistero.”
Ottava 7
“Sì disse, e 'l persuase; e impaziente Il re se 'n corse a la magion di Dio, e sforzò i sacerdoti, e irriverente il casto simulacro indi rapio; e portollo a quel tempio onde sovente s’irrita il Cielo co 'l folle culto e rio. Nel profan loco e su la sacra imago Susurrò poi le sue bestemmie il mago.”
Si ritrovano dei termini molto importanti. “Casto simulacro”: è l’icona. “Folle culto e rio”: indica la moschea in cui viene portata l’icona. “Bestemmie”: incantesimi sussultati dal mago sull’icona mariana. L’icona nella notte sparisce dal minareto.
Ottava 8
“Ma come apparse in ciel l’alba novella, quel cui l’immondo tempio in guardia è dato non rivide l’imagine dov’ella fu posta, e in van cerconne in altro lato. Tosto n’avisa il re, ch’a la novella Di lui si mostra feramente irato, ed imagina ben ch’alcun fedele abbia fatto quel furto, e che se 'l cele .”
Ottava 9
“O fu di man fedele opra furtiva, o pur il Ciel qui sua potenza adopra, che di Colei ch’è sua regina e diva sdegna che loco vil l’imagin copra: ch’incerta fama è ancor se ciò s’ascriva ad arte umana od a mirabil opra; ben è pietà che, la pietade e 'l zelo uman cedendo, autor se 'n creda il Cielo .”
Non abbiamo la spiegazione di che cosa accada veramente e infatti il narratore lascia in dubbio su quale sia stata la sorte dell’icona: o è stata rubata da un cristiano oppure il cielo l’ha spostata in modo da renderla inutilizzabile al nemico (versi 1-2) in un’operazione stregonesca. Nei versi 5-6 si trova il termine “mirabil” che riprende il concetto del “meraviglioso cristiano”. Nel dittico finale il narratore propende per il cielo: non propende razionalmente, ma semplicemente da un punto di vista della devozione cristiana. La pietà cristiana vuole che sia stata opera divina, proprio perché la pietà cristiana e lo zelo devono cedere di fronte al divino; ma è un’argomentazione agiografica e non razionale. Ma in realtà, il narratore lascia incerto su quale sia la spiegazione. È un aspetto fondamentale perché nell’epica dovremmo avere un narratore onnisciente che conosce i meccanismi nella storia, mentre spesso questo narratore si presenterà come un narratore all’oscuro di fronte agli accadimenti, ai sentimenti e ai pensieri umani. Il re Aladino si infuria e assume una matrice di nuovo Erode.
Ottava 10
“Il re ne fa con importuna inchiesta Ricercar ogni chiesa, ogni magione, ed a chi gli nasconde o manifesta il furto o il reo, gran pene e premi impone. Il mago di spiarne anco non resta Con tutte l’arti il ver; ma non s’appone, ché il Cielo, opra sua fosse o fosse altrui, celolla ad onta de gl’incanti a lui.”
Ottava 11
“Ma poi che 'l re crudel vide occultarse Quel che peccato de’ fedeli ei pensa, tutto in lor d’odio infellonissi, ed arse d’ira e di rabbia immoderata immensa. Ogni rispetto oblia, vuol vendicarse, segua che pote, e sfogar l’alma accensa. Morrà, dicea, non andrà l’ira a voto, ne la strage comune il ladro ignoto .”
Ai versi 7-8, Aladino ordina l’esecuzione di tutti i cristiani della città.
Ottava 12
“Pur che 'l reo non si salvi, il giusto pera E l’innocente; ma qual giusto io dico? È colpevol ciascun, né in loro schiera Uom fu giamai del nostro nome amico. S’anima v’è nel novo error sincera, basti a novella pena un fallo antico. Su su, fedeli miei, su via prendete Le fiamme e 'l ferro, ardete ed uccidete.”
Ottava 13
“Così parla a le turbe, e se n’intese La fama tra’ fedeli immantinente, ...”
-
Gerusalemme Liberata
-
Gerusalemme Liberata
-
Gerusalemme Liberata
-
Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata