Il castello originariamente Visconteo, sorge nella cerchia dei Navigli a Nord-Ovest.
Tra il 1447 e il 1450 secondo alcune le*ure il castello viene completamente, secondo
altre solo in parte. Quando Francesco Sforza prende il potere restaura la rocca
viscontea e probabilmente cambia il castello, con l’obbieUvo di trasformarlo da
rocca a sede signorile. In una le*era, Francesco Sforza in cui richiede la presenza di
Filarete nel can9ere del castello visconteo, prima ges9to dai Ducali. L’inserimento di
Filarete nel can9ere è dovuto al desiderio di Francesco Sforza di dis9nguere il
castello dal resto della ci*à. Secondo alcuni le trasformazioni del castello non sono
da a*ribuire a Filarete ma ad altri, sopra*u*o perché è stato cacciato dal can9ere
molto presto. Vi sono 3 torri, 2 a pianta
circolare collocate
all’estremità del
quadrilatero di base e
quella centrale quadrata
nota come Torre di
Filarete, reinventata
dall’archite*o Luca
Beltrami. Quella centrale
doveva garan9re
l’ingresso tramite una porta monumentale affacciata sul ponte levatoio. (C’è
qualcosa di analogo con la porta dell’arsenale di Venezia). La torre crolla nel 1521,
quindi non ne conosciamo le fa*ezze ma Luca Beltrami nella ricostruzione si ispira ai
disegni di Filarete presen9 nel tra*ato, in parte alla torre di Vigevano e in parte la
reinventa. Le torri sono collegate da un camminamento di ronda che doveva essere
sostenuto da una serie di mensole, non in legno, come si era soli9 fare, ma con
beccatelli e mensole a sbalzo costruite in pietra, secondo il disegno dell’archite*o;
questo crea irritazione tra gli ingegnerei Ducali che devono trasformare un
camminamento u9le in un coronamento.
La concezione dei 2 torrioni circolari e le grandi
finestre che cara*erizzano la facciata del castello
verso la ci*à sono da a*ribuire a Filarete secondo
mol9. I torrioni sono rives99 con bugnato a punta di
diamante, realizza9 con una pietra appositamente
scolpita. Vi è una nuova a*enzione formale verso
ques9 edifici, costrui9 fino ad ora solo per scopo pra9co.
Nel corAle della bocche5a troviamo un ballatoio e re*o da una serie di mensole a
sbalzo realizzate in pietra, molto più simili al disegno di Filarete.
Nel 1452 viene allontanato dal can9ere del castello e chiamato nel can9ere del
Duomo di Milano. A metà del 400 si stanno ancora realizzando le campate del
transe*o. Viene chiamato per contribuire al problema della copertura. E Filarete
propone la costruzione di un tamburo sull’imposta o*agonale e di una cupola,
probabilmente si ispira alla chiesa di San Marco a Venezia e la basilica di San
Lorenzo. Il Duomo di Sforzinda che disegna nel suo tra*ato è una chiesa a croce
greca, con al centro una cupola e 4 torre negli angoli, molto simile allo stato
contemporaneo del Duomo, ad eccezione delle torri.
Un altro edificio commissionato da Francesco Sforza è il Banco Mediceo dire*o da
Pigello PorAnari e abba*uto, del quale ormai rimangono solo la porta d’ingresso e i
disegni di Filarete contenu9 nel suo tra*ato. Secondo il disegno di Filarete doveva
prevedere due ordini, con tre portali d’ingresso, di cui uno maggiore realizzato come
un arco trionfale ridimensionato. La sua rappresentazione è di 9po illusorio con un
atrio por9cato e alla fine un giardino. TuU ques9 elemen9 cara*erizzavano davvero
il banco mediceo. A dividere i due ordini vi è una trabeazione, con elemen9
decora9vi in terraco*a nel fregio. Mentre il secondo livello è cos9tuito come una
serie di finestre a nastro intervallate da colonne in pietra e i clipei della famiglia. Il
palazzo presenta uno s9le go9co/tardogoAco; infaU, le colonne non seguono la
suddivisione del primo ordine della facciata. Anche se il primo livello presenta alcuni
elemen9 dell’anAchità, tra cui la trabeazione e gli archi.
Pigello PorAnari commissiona anche la costruzione di una cappella, oggi nota come
Cappella Por9nari, portata a termine entro il 1468, anno in cui Por9nari muore. Il
modello di riferimento è la Cappella Medicea, per cui i modelli di riferimento non
sono solo an9chi ma anche moderni. La cappella non si può a*ribuire certamente a
Filarete.
Si tra*a di uno spazio cubico, con sopra un tamburo, un prisma di 12 facce e un te*o
a falde e in cima una lanterna. L’elemento più filare9ano sono i 4 torrini. La pianta è
quadrata con una scarsella, le parete sono scandite da delle paraste che reggono la
trabeazione con sopra 4 archi e 4 pennacchi che disegnano l’imposta circolare, sopra
la quale si erge tamburo (un anello circolare) decorato con delle sculture in
terraco*a che raffigurano degli angeli cantan9.
Sopra vi è un ogge*o che rimanda alla cupola a
creste e vele, ma diversa.
La cupola ha delle lune*e in cui si aprono degli
oculi ed è colorata. Con un oculo centrale, che
garan9sce l’ingresso di una grande quan9tà di
luce e ai la9 due grandi finestre go9che.
Il 1400 milanese si bassa sull’integrazione tardogo9ca e la tradizione moderna.
Mappa della
Milano del 400:
gran numero di
can9eri che
contribuiscono a
cambiare il volto
della ci*à.
L’ospedale maggiore, opera di Filarete, oggi ospita la sede dell’università Statale di
Milano. Collocato nella cerchia dei Navigli e opposto al Castello Sforzesco. L’ospedale
farà del Navilio, il proprio canale di scarico.
È anche questo un proge*o di Francesco Sforza, che vuole sos9tuire le foresterie e
infermiere che si trovavano nei conven9 delle ci*à, dove si curavano le persone
meno abbien9 e che fino a quel momento avevano sempre dato la disponibilità di
ospitare anche mala9 molto gravi. Vuole sos9tuire ques9 centri sparsi, con un unico
centro di cura laico: so*rarre la cura dei corpi a coloro che erano già occupa9 a
curare le anime.
Il proge*o è innova9vo dal punto di vista igienico-sanitario e poli9co. Anche il
proge*o archite*onico di Filarete si rivela innova9vo.
Questo is9tuto deve autosostenersi, produrre farmaci, venderli e dunque disporre di
laboratori, forni, lavanderie e altre infrastru*ure che perme*ono all’edificio di
funzionare come una gigantesca
macchina.
Filarete disegna un impianto
basato sul modulo quadrato.
L’edificio è concepito secondo
due parA simmetriche. Ai
ver9ci dei quadra9 ci sono delle
torri. Si basa sulla crociera, uno spazio quadrato con pianta a croce greca che
incrocia le corsie ospedaliere. Al centro delle crociere c’è un altare, per cui non si
allontana totalmente dalla dimensione spirituale, mentre i leU sono dispos9
ortogonalmente rispe*o alle mura e ogni 2 leU vi è una porta che conduce
nell’intercapedine tra paramento esterno e interno e proprio qui si realizzavano i
servizi. La crociera è contenuta in uno spazio quadrato con dei porAci, presen9
anche nei 4 cor9li che si ricavano nello spazio vuoto della crociera.
Del proge*o filare9ano viene
costruito tu*o in maniera piu*osto
fedele. Cambieranno giusto le
dimensioni del cor9le e verrà
eliminata la chiesa centrale.
Come si vede nella pianta, l’integrazione
dell’acque è pensata fin dall’inizio, le
canalizzazioni corrono in corrispondenza delle
mura perimetrali delle crociere. Al centro dei
cor9li vi erano dei padiglioni lega9 al
funzionamento di questa grande macchina.
Probabilmente Filarete si è ispirato alla
stru*ura delle terme romane. L’ospedale è sopraelevato,
perché perme*e all’edificio di
essere più salubre. Gli spazi
so*erranei sono coper9 da delle
volte a bo5e e percorribili, nei
quali si ricava lo spazio per si
ricava lo spazio per le bo*eghe,
laboratori. Le corsie sono
illuminate da grandi finestre e la
crociera è coperta da una
stru*ura lignea e nel punto di incrocio vi sono degli archi sopra i quali si costruisce
un Aburio.
L’edificio è stato bombardato nel 1943 e ricostruito in parte. Forse il proge*o di
filarete prevedeva un solo livello di por9cato quello al piano terra, per evitare di
oscurare le finestre.
Filarete non è un personaggio molto amato, sopra*u*o dagli ingegneri Ducali, che
lavorano per i Viscon9, impiega9 nei vari campi, infrastru*ure, edifici diversi. Filarete
u9lizza il disegno come strumento di proge*o (simile a Brunelleschi).
Architettura del Quattrocento in Italia: Palazzi,
signori e città.
Il cantiere del Palazzo Ducale di Urbino.
Dalla ci*à di Urbino arriva Bramante, che ha lavorato molto a Milano. Così come il
duca della ci*à: Federico da Montefeltro, ha avuto mol9 legami con la ci*à di
Milano.
Federico da Montefeltro (1422-1482), prende il potere nel 1441 ed è molto simile a
Francesco Sforza e Ludovico il Moro, più avan9. U9lizzano tuU i mezzi per
conquistare il potere e conservarlo. È un uomo d’armi, educato per essere un
militare e si muove in un territorio molto ampio, si reca a Venezia, a Mantova, a
Milano. Più avan9 diventa un capitano di ventura. Il suo esercito da un sostegno
importante al regno di Napoli e poi anche al Papa. Ques9 lavori lo ricompensano con
grandi ricchezze, u9lizzate per la ricostruzione e trasformazione di Urbino, che piano
diventa un vero e proprio piccolo stato. Per affermare il proprio potere si rivolge ai
massimi esponenA della cultura umanisAca e arAsAca. Nonostante la sua aUvità
poli9ca con9nua a essere un militare e morirà nel 1482 per ferite di guerra.
Piero della Francesca realizza per il duca
questo diUco. Inizialmente le 2 tavole
dovevano essere legate tra loro da una
cerniera come in un libro di fotografie, ma
successivamente vennero incornicia9.
Sono rappresenta9 di profilo, perché
Federico da Montefeltro era cieco da un
occhio, a causa di uno scontro cavalleresco.
E sullo sfondo è rappresentato il paesaggio
collinare che circondava la ci*à.
La ci*à di Urbino si trova in una
posizione strategica importante,
collocata su una conformazione
collinare. La ci*à si sviluppa dunque su
più livelli ed è circondata da altre
colline. Foto: mostra il
livello più basso
con il torrione
che perme*e di
salire ai livelli
superiori; e la
facciata con i
torricini.
Il palazzo di Urbino è l’edificio più rilevante della ci*à.
Il termine deriva dal la9no: “pala9um”, termine che indicava il luogo di residenza ed
esercizio del potere, non iden9ficava un’archite*ura in par9colare.
Quello di Urbino in realtà è una reggia, un castello; il termine palazzo è un po’
stre*o. È un luogo for9ficato, residenza della famiglia al potere ma anche degli
ar9s9. La ci*à è forAficata
con due strade, una
che segue
l’andamento della
collina, l’altra
trasversale, alle cui
estremità vi sono le
porte della ci*à: una
rivolta verso Roma,
l’altra verso il mare.
La sua organizzazione
fa pensare a una ci*à
di origine romana.
La ci*à è costruita in ma5oni e pietra d’Istria, trasportata dall’altra costa
dell’adria9co, poiché nei dintorni di Urbino non esiste una pietra con le stesse
cara*eris9che tecniche.
La pianta del palazzo viene ridisegnata da Luciano Laurana, da Zara. Basata su
un’organizzazione molto geometrica con una forma re*angolare che si affaccia sulla
piazza, dove originariamente vi era il palazzo comunale distru*o da Federico da
Montefeltro. L’ingresso dalla piazza
al palazzo è possibile
tramite un androne
ricoperto da una volta
a bo*e, inserito in un
complesso de*o
manica; e non è
centrato, per cui non
risalta.
A destra ci sono le
guardie armate che
controllano chi entra a
sinistra vi è la biblioteca
comunale, una delle
biblioteche più grandi
del 400; infaU Federico
da Montefeltro inviava i
propri uomini ad acquistare libri nei conven9, provenien9 da ogni parte del mondo,
trasformandola in una biblioteca internazionale.
L’androne perme*e l’accesso anche al porAco che racchiude la corte del palazzo e
che accoglie le varie delegazioni, ci si organizzano delle feste, cerimonie. Una
seconda manica parallela alla prima si affaccia verso uno spazio, probabilmente un
cor9le.
Il por9co è l’elemento che perme*e di raggiungere tu*e le stru*ure del piano terra
e anche la scala, completamente costruita in pietra e coperta con delle volte in
muratura. È una scala a più rampe e pianero*oli ed il luogo dove si svolge il
cerimoniale. A questa scala sono legate una serie di regole (se il padrone di casa è
meno importante dell’ospite è lui che deve scendere tu*a la scala per riceverlo, se è
il contrario deve aspe*arlo nel salone del trono, se sono di pari livello allora si
incontrano su un pianero*olo). La corte è circondata da
capitelli composiA e Il tema
che ricorre è an9co; infaU, la
corte e il por9cato sono
abbastanza tradizionali e no9.
Il disegno del prospe*o è lo
stesso dell’ospedale degli
innocenA, di Brunelleschi, per
cui Laurana è aggiornato.
Urbino è ci*à culla della prospeUva e tridimensionalità.
Questo spazio è stato proge*ato in tre dimensioni: innanzitu*o Laurana man9ene il
doppio ordine: la colonna regge l’arco e la parasta regge la trabeazione, ma qui c’è
qualcosa in più. Laurana per la soluzione d’angolo, non ado*a la colonna, ma un
pilastro, perché coerente con il prospe*o Brunelleschiano e questo pilastro è di 90°
a “L” che me*e in relazione i due prospeU adiacen9. Questa soluzione viene
ado*ata per un cara*ere pra9co: Laurana ha aggiunto maniche ortogonali alla
prima che girano a*orno al por9co. In corrispondenza del pilastro ad angolo vi sono
degli elemen9 che non hanno una misura proporzionale al resto ma è ciò che eccede
dalle 5 e 6 campate che seguono invece un determinato modulo re5angolare.
Ques9 architeU hanno risolto diversi problemi lega9 al fa*o che il sito aveva
determinate dimensioni. Questo palazzo è molto più complesso
rispe*o agli altri costrui9 in Italia.
So*o al livello della corte, ci sono degli
spazi parzialmente già esisten9 altri
aggiun9 e lega9 alla vita quo9diana
del castello: cucine, forni, luoghi di
stoccaggio delle merci, le scuderie, gli
spazi per i maniscalchi (e dire*amente
accessibile dall’esterno a livelli più bassi), 9ntorie, sartorie, bo*eghe che
contribuiscono a creare i colori.
Nella scalinata i corrimano sono ricava9 nello spessore
del muro e il vano scala è coperto da una volte a bo5e
con delle mensole e dei capitelli. Si arriva al pianero*olo
che mostra un gigantesco stendardo in pietra con lo
stemma dei Montefeltro e poi al loggiato superiore aperto
con delle finestre.
Laurana è molto a*ento alla decorazioni scultoree,
avendo la sua famiglia una bo*ega. Per cui sono
riccamente decora9 anche i camini, che diventano delle
opere d’arte.
La facciata con i torricini è molto importante
perché guarda chi arriva da Roma e ci si arriva
dalla sala del trono, decorata con arazzi,
camini.
Solo i privilegia9 possono andare avan9 in una sala re*angolare più piccola chiamata
“sala degli angeli” con porte decorate dalla quale si arriva a stanze più piccole quelle
riservate al duca, nelle quali solo pochissimi eleU possono entrare: lo studiolo e la
camera da le5o del duca. Dallo studiolo si ha accesso alla loggia, ispirata al
Pantheon di Roma; e lo studiolo è decorato con un ciclo di quadri lega9 ai maggiori
uomini del passato, all’interno dei quali si colloca anche Federico da Montefeltro;
mentre la parte bassa è cos9tuita da un intaglio in legno, con delle finte prospeUve.
Ai piani inferiori di questa stru*ura ci sono gli
spazi dedica9 alla devozione laica e profana
I due coni che sono sulle torri sono vuo9.
Secondo le ricerche più recen9 Laurana si
ispira alle descrizioni delle archite*ure
bibliche, le*e nelle biblioteca di Federico da
Montefeltro. Oppure si ispira ai minareA;
sappiamo infaU che Federico da Montefeltro
ha dei contaU con la Persia e colleziona
tappe9 persiani. I torricini dimostrano che guarda all’Oriente.
Le due logge che si sovrastano l’uno all’altra ricordano il lavoro fa*o dallo stesso
Laurana a Napoli. Le logge sono coronate da delle volute che reggono l’aquila,
emblema del duca e forse sono d’ispirazione Alber9ana. Laurana riceve la patente
d’archite*o, si muove in tu*a Italia, come Alber9. Il livello superiore non era
previsto nel proge*o di
Laurana.
Laurana lavora nel can9ere fino al 1472.
Nel 1476 comincia a lavorarci un altro noto archite*o: Francesco di Giorgio Mar9ni
(1439-1501), il quale ci lavora fino al 1482.
Nasce a Siena e qui lavora a diverse infrastru5ure, infaU la ci*à fin dal 300,
so*oterra, presenta un’enorme infrastru*ura legata alla distribuzione delle acque,
che necessita di con9nua manutenzione; e proprio in questo can9ere di
mantenimento si forma Francesco di Giorgio Mar9ni, il quale è anche un abile
ar9sta. Scrive anche un tra5ato di archite5ura civile e militare.
A Francesco di Giorgio Mar9ni si a*ribuisce la facciata davan9 alla piazza e al duomo
della ci*à. Egli decide di inserire una serie di portali tuU uguali, con delle paraste e
riveste l’intera parete con delle lastre di marmo che dissimulano quello che c’è dietro
nobilitandola. Il rivesAmento però era difficile e costoso per questo interro*o.
Francesco di Giorgio Mar9ni aggiunge delle
finestre architravate, nei piani superiori della
corte e rappresentano una novità; si tra*a di
una porta finestra.
All’interno
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Appunti esame - Storia dell'Architettura 2
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Appunti Storia dell'architettura 1 - parte 2
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