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LEZIONE 1 11.03.2020

Francesco Guardi, Ascensione di un pallone sul canale della Giudecca (1784), dipinto di piccola taglia di un

famoso pittore veneziano che rappresenta una scena che possiamo considerare come una soglia epocale.

Siamo a Venezia, si vede la laguna, c’è una folla incuriosita che addita uno spettacolo sullo sfondo, dov’è

rappresentato un pallone che sta volando. È un esperimento, che porterà poi all’invenzione dell’aeroplano.

Da un lato c’è Venezia, città ancorata alla storia, le persone ancora con gli abiti del 700, ma che guardano

uno spettacolo che preannuncia un mondo nuovo. Mondo Novo è il titolo di un altro dipinto: Giandomenico

Tiepolo, Mondo Novo; abbastanza simile come tema a quello precedente. Questo ci fa capire la sensibilità del

tempo per dei cambiamenti epocali. Il dipinto rappresenta una folla che cinge una piccola costruzione, la

lanterna magica, uno dei primi prodotti della scienza che porterà al cinematografo. La folla è interessata a

qualcosa che segna la soglia di due epoche diverse. Infatti, tra il 600 e il 700 ci sono una serie di cose che

mutano nel mondo e che fanno quindi mutare l’architettura. La distinzione cronologica dei due corsi,

architettura e architettura II, rispecchia una frattura molto decisiva, un salto. La distinzione cronologica non

è di comodo, c’è una frattura.

Foto dell’Inghilterra nel 600, raffigura un momento di passaggio, vediamo il paesaggio inglese, bucolico con

le colline i boschi (Gli scali per il carbone lungo il fiume Wear nel 1680), ma con alcuni primi importanti

interventi umani che presuppongono un sempre più rapido sviluppo dell’industrializzazione. Il primo disegno

rappresenta uno scalo per il carbone, guardando un altro dipinto (Veduta dei dintorni di Bath intorno al 1750)

è raffigurata una villa palladiana sulla sinistra, che presuppone una famiglia aristocratica, nobile, ma sulla

destra il paesaggio è tagliato in modo brutale dalla ferrovia, l’emblema dell’irrompere sulla scena di un nuovo

sistema di rapporti, di poteri e di una nuova epoca che porterà in pochi decenni ad una trasformazione del

territorio mai vista. L’Inghilterra della metà dell’800 diventerà per cui un paese industrializzato, come si vede

nel dipinto di George Childs, Dowlais Ironworks 1840. Tutto ciò si intreccia con una rifondazione disciplinare,

la frattura che avviene a metà del 700 è un momento di cambiamento del mondo con la rivoluzione

industriale, ma anche l’epoca di una rifondazione disciplinare, nel senso che è questo il periodo in cui si

radicalizza uno sforzo inedito di un tentativo investigazione razionale sulle basi dell’architettura. Il tentativo

di ricondurre l’architettura a pochi principi di validità universale, basati sulla ragione. La ragione diventa

fondamentale, la più grande impresa culturale del 700 è la messa a punto dell’enciclopedia, siamo in un

momento in cui si decide di provare a spazzare via secoli di incertezze grazie all’uso della ragione. Questo

però si interseca ad un altro tipo di tentativo.

Osservando il frontespizio del trattato di architettura di Robert Morris, An essay in defence of ancient

architecture 1728, è raffigurata la figura femminile che, con la mano sinistra indica il cielo e con l’altra porge

all’architetto un foglio su cui compaiono tre colonne, sono le tre colonne antiche e la famosa affermazione

che compare nel libro è “siano tre”. Gli ordini sono tre, nel senso che all’architetto viene consegnata una

verità unica ed eterna, gli ordini sono tre, non è un fatto su cui si può avere un dibattito, le cose stanno così,

la figura femminile si fa portatrice della verità. Questo tipo di preoccupazione la capiamo meglio se facciamo

un passo indietro che ci aiuta a capire meglio. Guardiamo l’opera di un gesuita (Villalpando) che scrive un

lunghissimo libro di esegesi biblica, diventa famoso perché contiene la ricostruzione del tempio di Salomone,

un edifico dall’importanza simbolica per il mondo cattolico, com’era quello del 500 europeo, tanto più in

epoca controriformista. Il primo grande tempio descritto dalla Bibbia era stato distrutto, le uniche

testimonianze erano le parole della bibbia. Lui cerca di fare una ricostruzione, è importate il tipo di

operazione che lui compie, non è solo un’operazione archeologica, ma come lui stesso dice, tutto ciò ce di

buono c’è in un edificio è stato preso dal tempo dell’architettura, il tempo contiene tutte le verità

dell’architettura, il tempio sarebbe l’edificio perfetto, l’architettura rivelata, il meglio che si possa fare è non

allontanarsi. L’idea dell’individuazione di un’origine univoca dell’architettura è molto forte tant’è che Newton

tra le tante cose che fece, scrisse un libro dove proponeva una cronologia dell’antichità sbagliata, folle, dove

il suo obbiettivo era dimostrare che il tempio di Salomone era stato costruito prima dell’esistenza degli egizi,

dei mesopotamici, era più antico, era la prima architettura, quella da cui tutte le altre erano derivate. Questa

necessità di fondamento, di avere delle regole a cui rifarsi, ottiene il massimo della visibilità nel frontespizio

del trattato sull’architettura dell’abate Laugier. Quest’immagine non è molto diversa da quella di Morris.

Anche qua viene indicato al lettore un esempio, nell’altro caso era un foglio di carta con disegnati gli ordini,

mentre in questo caso viene indicata la capanna primitiva. Si tratta di una costruzione rudimentale fatta di

tronchi male abbozzati, accostati, quattro sostegni, delle trabeazioni sulle quali sono appoggiate delle frasche

che costituiscono un tetto a falde. L’immagine ribadisce la convinzione molto forte in questo periodo che il

momento di verità dell’architettura è rappresentato da i suoi inizi. L’inizio è il momento della pura

realizzazione, la storia rispetto a quello è tutto un processo di decadenza, il meglio che si possa fare è

avvicinarsi il più possibile all’inizio. Quello che si sta cercando di individuare non è un modello ma una norma,

un principio, una logica che riguarda tutta l’architettura. Un presunto inizio di tutta l’architettura che

consenta di eliminare qualsiasi forma di arbitrio. Siamo nel 700, in Francia, nella fase terminale del Roccocò,

in un’epoca in cui l’architettura ufficiale è estremamente decorata e che parte della cultura architettonica

inizia a ritenere arbitraria, eccessiva, ingiustificata.

Il rigorismo di questo tipo di posizione ha come punto di partenza la necessità di contrapporre a quell’arbitrio

una norma univoca, un principio a cui rifarsi. La capanna è la rappresentazione della legge della natura,

fondamentale soprattutto in un’epoca in cui Laugier vive e che ritiene di decadenza. Ogni presupposto deve

avere uno sguardo al passato. Ogni passo in avanti dev’essere un ritorno a quell’inizio. Questa idea dell’inizio

come momento di perfezione è tipico di quest’epoca, il caso fondamentale e Rousseau, per i quale la storia

è tutta una decadenza e tanti altri fenomeni di quest’epoca hanno a che fare con questo tipo di concezione.

Unica via per arrivare alla bellezza e per non rimanere invischiati nei gusti del tardo barocco, del roccocò.

Un’altra cosa che Laugier ci indica e che è un’altra grande novità di questo trattato è il ruolo che va attribuito

ai greci: tutto ciò che dell’architettura è perfetta è l’arte greca, il modello non è più quello romano ma quello

greco. L’antico a cui si è invitati a risaline non è più quello romano, ma quello greco. L’architettura del

rinascimento ignorava la Grecia, qui si va più indietro, riguardando alla Grecia. Questi sono tutti sintomi di

un’inquietudine della mancanza di punti di riferimento. Il tempo greco per Laugier è una sorta di attuazione

della capanna primitiva, lo schema del tempio greco infatti ricorda molto lo schema della capanna primitiva.

Anche nel rinascimento, che si fonda sullo studio e reinvenzione dell’architettura antica, questa era quella

romana. Alberti, Bramante si rifacevano all’architettura romana. L’architettura greca era sconosciuta, la

Grecia faceva parte dell’impero turco, la Sicilia era al di fuori dei percorsi. Fu Piranesi l’unico a cogliere nei

tempi di Paestum qualcosa che faceva risuonare all’arte greca, anche se non fu mai un fautore nel ritorno

dell’architettura greca, fu però il primo a cogliere la potenza di questa architettura, rimasta fino a quel

momento non percepita.

Tra le figure che in questo fine 700 spostano il principale riferimento dell’architettura da Roma alla Grecia è

sicuramente Winckelmann, studioso di arte e cultura, scrisse una storia dell’arte e autore soprattutto di due

fondamentali libri: Pensieri sull’imitazione delle opere greche e la Storia dell’arte dell’antichità (1756). Due

libri in cui viene ristabilito il peso delle priorità per il presente, la riconsiderazione a cui viene sottoposta

l’architettura greca significa che essa viene additata come modello da seguire per il presente, non è solo uno

studio del passato, ma influisce sull’architettura costruita, non solo uno sguardo al passato: “per i moderni

non c’è che un modo pe essere grandi, anzi inimitabili: imitare i greci”. L’unico modo per essere inimitabili è

imitare, ma l’unico modo per ottenere la grandezza è di guardare indietro al passato greco.

A questi anni risalgono le prime testimonianze di cosa fosse l’architettura greca, che fino a quegli anni era

quasi sconosciuta. C’era un umanista che si era recato più volte in Grecia, ma si sapeva pochissimo, è soltanto

a metà dell’700 che escono in maniera concomitante due libri sull’arte greca. Uno è il libro di due inglesi:

James Stuart e Nicholas Revett, The Antiquities of Athens, 1762 e quello di David Leroy, Le rovine dei più bei

movimenti della Grecia, 1758. È interessante che indipendentemente più architetti si recarono in Grecia.

Stuart fu uno dei primissimi a costruire un tempio dorico in Europa continentale, nel parco di una villa.

L’atteggiamento dei due è diverso, i due inglesi sono interessati a cogliere l’architettura così com’è, Leroy

invece è interessato a ricostruire l’aspetto ideale che avrebbe dovuto avere l’arte greca, per arrivare,

idealmente, alla perfezione. Ricostruzione ideale dei monumenti antichi interpretati come parte della cultura

greca.

Ciò porta la cultura europea del 700 ad una scoperta abbastanza sconvolgente: ogni cultura ha una sua

architettura. Se un elemento è legato alla cultura che l’ha prodotta, come può essere preso e introdotto in

una nuova cultura, separandolo dalla cultura che l’ha prodotto. E se quell’architettura è legata ad una cultura,

non dovrà essere ogni architettura legata ad una cultura e quindi diversa dalle altre? È una domanda che

rimane in sospeso inizialmente, ma che torturerà la coscienza degli architetti perché se così è, non c’è

un’architettura migliore di tutto. È la scoperta del relativismo, una fondamentale apertura mentale di una

coscienza che credeva che tutta l’architettura venisse da Roma. È un passaggio epocale molto interessante.

L’epoca che sta ricercando l’origine, la regola, la norma, è anche l’epoca che scopre come tutti questi sforzi

alla fine non potranno che essere vani, perché non esiste un solo modello, ci sono più modelli e nessuno è

l’unico.

Questo problema della varietà del passato viene reso da Piranesi. Lui era un grandissimo ammiratore

dell’architettura romana, che raffigurava con grande precisione ma anche con grande enfasi retorica: le figure

umane sono rese proporzionatamente piccole per enfatizzare la grandezza del passato. Guardando le

rappresentazioni delle Antichità Romane, è come se fosse rappresentato un bazar in cui un mercante ci sta

proponendo la qualsiasi, sono accatastati prodotti, oggetti, urne obelischi, qualsiasi forma di testimonianza

dell’antichità è accatastata in maniera disordinata e non si sa bene cosa scegliere. È presente un passato

prepotente, diversificato e non si sa bene come muoversi, cosa fare.

A metà del 700 l’elite culturale è estremamente internazionale, soprattutto nell’Europa. La comunicazione è

molto rapida. Fino ad un certo momento era Roma il riferimento, poi arriva la Grecia, ma non basta. Si

comincia a guardare ad altre antichità, Palmyra, Balbec. Poi vengono scoperti Ercolano e Pompei, ed è

un’architettura romana, ma differente, ignota e che cambia l’idea che si ha dell’architettura romana. Inoltre,

aumenta l’interesse sempre più spiccato esercitato dall’architettura gotica, che dal Rinascimento era

considerata dispregiativa, un’arte barbara. A partire dal 700 il gotico inizia a piacere, ad affascinare. La prima

figura importate in questo senso è Walpole, l’inventore del romanzo Noir. Il gotico diventerà una moda che

rimarrà fortissimo a lungo in Inghilterra. Non mancarono addirittura tentativi di conciliare il gotico con il

classico. Ad esempio a Parigi viene costruito una delle più importanti chiese della città, oggi conosciuta come

Le Pantheon, fuori ha delle forme apertamente classicheggiati, ma in realtà all’interno il sistema decorativo

è classicheggiante, ma la costruzione non è muraria, è svuotata, leggera. L’intento dei costruttori era infatti

quello di unire la purezza e magnificenza dei greci con la leggerezza e audacia dell’architettura gotica,

tentativo di unire due tradizioni che 50 anni prima sarebbero considerate entrambe blasfeme. Tentativo di

unire un antico greco con l’arte gotica, ritenuta da sempre il male in campo architettonico, epoca di

allargamento degli orizzonti.

Progetto di Fisher von Erlach, libro straordinario perché raccoglie testimonianze che vanno dalle antichità

all’oriente, alle opere di fantasia o comunque a noi non note. È un’epoca di ampliamento della varietà del

modo in cui si pensa l’architettura, tanto che in Inghilterra alcuni nobili signori, come gesto di modernità, si

fanno costruire le pagode cinesi nei giardini. Un’altra grande annessione è quella dell’architettura egizia,

Napoleone fa una spedizione in Egitto, la sua squadra rileva tutto dell’architettura egizia e ne fa una

pubblicazione: Description de l’Egypte. Potremmo dire che quest’epoca è contrassegnata da una ricerca

dell’inizio e da una moltiplicazione dei paradigmi. È la prima volta in cui non c’è una risposta univoca su cos’è

meglio. La ricerca dell’origine porta alla scoperta che non esiste un solo principio, ma che ce ne sono tanti,

altrettanto validi. Qualche decennio dopo ci sarà un architetto tedesco, Heinrich Hubsch, che scrive un libro

segno di un’epoca: In quale stile dovremmo costruire? (1828)

Ci sono tanti stili, ma oggi, nel 1828, come dovrei fare? È evidente che l’immagine della cultura architettonica

del assato è come quella che aveva colto Piranesi. Qualche hanno dopo l’architetto inglese Thomas Cole lo

rappresenta in The architect’s dream, dove sono raffigurati una serie di architetture appartenenti a culture

diverse. Il sogno o incubo dell’architetto consiste nell’avere sterminati riferimenti provenienti da diverse

epoche del passato: sarà questo il presupposto dell’eclettismo, più paradigmi senza che ve ne sia uno da

ritenersi superiore. L’eclettismo consente un enorme libertà agli architetti, una libertà che ha alla base

un’ansia e un orrore del vuoto, la mancanza di un riferimento e quindi l’utilizzo di tutti i riferimenti possibili.

Per rendere non arbitrario il lavoro degli architetti si cominciò a prendere un certo riferimento del passato a

seconda dell’opera che si stava costruendo. Questo è il caso della fabbrica di lino in Inghilterra: all’interno è

una fabbrica con la struttura in metallo, fuori è contrassegnato da tratti dell’architettura egizia. La

giustificazione in questo caso consiste che il lino è tessuto tipico dell’Egitto, per cui la fabbrica di lino avrà

riferimento all’Egitto. Altro riferimento è la fabbrica di tappeti a Glasqow, che dentro non ha uno stile

marcato, che fa ricorso alle ultime novità della tecnologia, capriate in ferro, ma esternamente è configurato

come una sorta di tappeto con riferimenti evidenti all’architettura veneziana, come fosse da ponte verso

l’oriente, da cui non a caso vengono i tappeti. Ci sono anche versioni in senso modernizzanti, una delle più

eccessive in questo senso è quella dell’azienda automobilistica, dove la sede dell’azienda si rifece

all’architettura antica utilizzando un frontone, ma l’elemento decorativo è un’automobile con le trombe.

Emblematico in questo senso è quello che succederà a Vienna, quando di ricostruì una parte di città nuova si

utilizzarono diversi stili, per ogni tipo di edificio, per cui il teatro sarà barocco perché questa è l’epoca del

teatro, il parlamento sarà in forma di tempio greco perché l’origine della democrazia è nell’Atene di Pericle.

Tutto questo sforzo di ridefinizione di categorie si interseca con i grandi cambiamenti epocali che stanno

avvenendo in quest’epoca.

Prime immagini, ferrovia, scalo del carbone. L’Inghilterra è il fulcro dei cambiamenti

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiapaci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura dall’ottocento al movimento moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Pisani Daniele.
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