CANTIERI E TECNICHE COSTRUTTIVE ( VII- XII secolo)
Un paesaggio di legno
Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che nell'alto medioevo italiano erano
dominanti le architetture in legno, dopo la scomparsa del ceto medio con l'impero
romano d’Occidente e quindi la perdita di manodopera e il crollo dell'organizzazione
economica ed amministrativa, che abitava in confortevoli domus in muratura, si di usero
abitazioni semplici in legno, le le capanne che trasformano anche le città in insediamenti
di tipo rurale. Una scoperta interessante sono alcune residenze dell'aristocrazia romana in
età carolingia trovate nei resti del foro di Nerv a, al piano terra costruite in muratura con
grandi blocchi di ripiego recuperati nelle vicinanze ma il piano superiore era in legno così
anche nei castelli e nelle strutture difensive il materiale prevalente erano materiali
deperibili.
Dopo la progressiva introduzione di materiali non deperibili (pietra, mattoni, calce) il legno
rimase con nato alle aree marginali, ove inutilizzato per le attrezzature di cantiere (per
esempio ponteggi), per le infrastrutture (ponti) per balconate o luoghi che potessero
ampliare lo spazio interno delle case o incastellare (forti care) le torri.
Tra le importanti opere di architettura, troviamo il so tto ligneo della cappella palatina
Palermo, opera di maestranze orientali, costruito negli anni 1140 su committenza del re
normanno Ruggero II, un'iscrizione greca nella cupola celebra la committenza del
sovrano, che per il monumento reclutò artisti bizantini, arabi, latini.
Una nota centrale coperto da un so tto interamente in legno, intagliato con stelle e
ottagoni.
Murature in pietra e malta : l’opera incerta o romanense
Tenendo presente il panorama delineato, si comprende chiaramente perché le costruzioni
in pietra e malta risalenti all’alto Medioevo siano tanto rare. Nei documenti scritti si trova,
talora, l’espressione “domus de muro” a riprova che non esistevano molte varianti e che
pertanto era su ciente indicare che si trattava di un edi cio in pietra e calce per
attestarne le migliori caratteristiche strutturali e, soprattutto, la non in ammabilità.
L’analisi archeologica delle costruzioni altomedievali indica che, in tutto il territorio
italiano, tra VII e X secolo, la maggior parte degli edi ci è costituita da elementi lapidei
non di cava, ma raccolti; non lavorati, diversi per forma e dimensioni, disposti senza lari
regolari. Nonostante l’aspetto apparentemente “disordinato”, i muri di questo tipo sono in
realtà solidi e durevoli, perché costituiti da un reticolo omogeneo di pietre ben
congegnate, oltre che legate con buona malta. La gura artigianale essenziale per
realizzarle era il muratore, esperto nella selezione del materiale vario, da disporre in opera
sapientemente, in modo da formare strutture tridimensionalmente omogenee. Sono
proprio queste le caratteristiche che l’architetto latino Vitruvio aveva descritto, circa un
opus incertum,
millennio prima, come tipiche del cosiddetto una struttura non bella a
rmiorem) De Arch.,
vedersi, ma più solida ( di altre (Vitr. II, 8, 1). Si tratta forse dell’unica,
fra le numerose murature di epoca classica, che sembra essere sopravvissuta anche
dopo la ne dell’Impero romano d’Occidente. L’aspetto irregolare del paramento era,
generalmente, nascosto da uno o più strati di intonaco, che avevano soprattutto lo scopo
di proteggere la struttura da in ltrazioni d’acqua. romanense,
Queste murature possono essere identi cate con l’opera menzionata nel
Memoratorium de mercedibus Commacinorum
prezziario longobardo noto come e
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gallica
alternativa all’opera in legno. La sua denominazione fa capire che essa era
percepita dai contemporanei come una diretta eredità del mondo classico. Si noti che
non si fa riferimento ad alcuna varietà tipologica dei muri in pietra. Si dice soltanto che il
prezzo può aumentare a seconda dello spessore, che può essere da 1 a 5 piedi; in
quest’ultimo caso il compenso va quintuplicato. Il costo cresce anche quando “si sposta
l’impalcatura” per realizzare una struttura più alta. È interessante notare che la stesura
dell’intonaco è ritenuta una prestazione da pagare separatamente. Esempi signi cativi di
questo tipo di tecnica sono il celebre “tempietto” di Santa Maria in Valle a Cividale (Udine)
(VIII-IX secolo) o la possente cinta difensiva della Benevento longobarda ( g. 5).
foris portas
Della Chiesa di Santa Maria di Castelseprio (Varese) si conservano
integralmente, in alzato, la navata, l’atrio, l’abside orientale, come hanno provato recenti
ricerche. Lo studio archeologico delle murature ha portato anche a formulare interessanti
ipotesi sulla probabile organizzazione del cantiere. Un numero esiguo di muratori,
calcinai, garzoni avrebbe provveduto a gettare le fondazioni (in argilla e poca malta) e ad
innalzare gli elevati, in malta tenace e rinza ata, ri nita a cazzuola a raso-sasso e
parzialmente coprente. Il cantiere di costruzione si è sviluppato in almeno otto fasi, prima
di avviare la stesura degli a reschi ( gg. 6a, b, c, d).
Se l’opera incerta di età classica ha potuto continuare ad essere realizzata e a
tramandarsi nel corso dei secoli, ciò è dovuto al fatto che anche le conoscenze
necessarie per produrre buone malte di calce non vennero perdute. Nelle chiese rurali
della Toscana meridionale l’opera incerta è in uso no all’inizio dell’XI secolo, altrove,
come in Calabria, ha una notevole continuità, decisamente maggiore rispetto ad altre
regioni dell’Italia; è attestata infatti per tutta l’epoca normanna (XI e XII secolo) ( g. 7).
Talora i cantonali sono costituiti da elementi di grandi dimensioni, appena sbozzati, o da
laterizi. Anche in Puglia sono attestati castelli bizantini che, in pieno XI secolo, utilizzano
una tessitura di ciottoli e pietre a spacco in opera incerta, come nel caso delle mura della
cittadella bizantina di Vaccarizza (Foggia).
La “lunga durata” dell’opera incerta nell’area afferente alla Langobardia minor potrebbe in qualche
modo essere collegata anche alla presenza dei magistri commacini, che a Salerno e a Trani sono
attestati ancora nel XII e nel XIII secolo.
Opere di spolia
L’utilizzo, più o meno occasionale, di elementi (mattoni, marmo, pietre) provenienti da
edi ci precedenti è un fatto molto frequente per tutti i secoli del Medioevo. Tuttavia
meritano una ri essione a parte i muri costituiti interamente da elementi riutilizzati.
Sporadicamente questa tecnica è attestata in re
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