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Storia del mondo contemporaneo

Prof. Maria Bocci

Introduzione dell’argomento totalitarismo

Hannah Arendt è una ebrea tedesca, è fuggita dalla Germania e rifugiata negli Stati Uniti: subito dopo la Prima Guerra Mondiale ha pubblicato “Le origini del totalitarismo” nel 1951. Auschwitz ci colpisce più di ogni altra cosa, sembra l’incarnazione del male assoluto, la persecuzione degli ebrei tedeschi ed europei, lo sterminio, l’uccisione di sei milioni di ebrei ad opera dei nazisti.

Il primo genocidio del Novecento inizia durante la Grande Guerra e lo fanno i Turchi nei confronti del popolo armeno. Arendt dice che questo genocidio non è avvenuto in Turchia, ma nel cuore della civiltà europea. Auschwitz è avvenuto per responsabilità di un paese, la Germania, che era un paese moderno, sviluppato, che era riuscito a superare il disastro economico dopo la Prima Guerra Mondiale. Ricordiamo la Repubblica di Weimar, una Germania democratica, con una Costituzione (la nostra Costituzione ha preso spunto dalla Costituzione della Germania).

Parliamo di un fatto storico molto vicino a noi, perché è cominciato da noi. Hitler prende potere solo nel 1933, dieci anni dopo l’inizio della Prima guerra mondiale. La storia della democrazia e della crisi in Europa parte dalla Rivoluzione Francese, alla carta dei diritti dell’uomo e del cittadino, in particolari ai 3 principi che hanno ispirato tutto quello che è successo dopo (libertà, uguaglianza, fratellanza). Nel corso dell’Ottocento si sono sviluppati stati liberali come il nostro (nato nel 1861), espressione della democrazia basati sull’idea di libertà.

Le 3 aspirazioni/premesse belle si sono trasformate nel giro di poco tempo in negazione totale: vediamo Auschwitz, genocidio. Non c’è solo la negazione della libertà, ma c’è qualcosa di più, più della vecchia schiavitù: è la negazione dell’umano, una sorta di ribiologicazione dell’uomo. Non c’è niente di personale. È un corpo che non ha vita. Ribiologizzato = trattato come fosse animale, vegetale, sasso, perché tanto non ha vita.

La crisi della democrazia ci riguarda!! Viviamo in un sistema politico che assomiglia a quello di all’ora, a quello di inizio Novecento. Quando ci occupiamo di democrazia, ci occupiamo anche dell’anarchia.

Il Novecento: crisi della democrazia e la “seduzione totalitaria” (E. Gentile)

Troviamo dei regimi. Finisce nel 1989, si stimano anche in Spagna; comunista sovietica dei 100 milioni di vittime bolscevichi Portogallo; Austria. Regime non si posa sul popolo, ma si fonda sul potere assoluto di un capo (dittatore); Arendt lo definisce come regime fascismo nazismo totalitario imperfetto, non chiaramente riuscito.

Perché i totalitarismi sono esistiti solo dal Novecento e non prima?

Gli studiosi dicono che i totalitarismi sono frutto della democrazia, perché per esserci non potevano nascere prima e perché hanno bisogno del popolo, hanno bisogno di coinvolgerlo. Quel dittatore, il capo assoluto e incontestabile, ha sempre avuto un popolo. Luigi XIV di Francia non aveva questo problema. Giulio Cesare ce l’aveva ma non in questi termini. Il capo vuole che il popolo non solo obbedisca ma che si convincano, che condividano le idee del capo, si immedesimino nelle idee del capo, per buttarsi in massa nelle mani del capo. I regimi totalitari hanno bisogno di questo, di mobilizzare costantemente la popolazione nell’inserimento totalitario, ma soprattutto hanno bisogno di sedurre i cittadini: sedurre = attrarli a sé, affascinarli, una persona sedotta è nelle mani del seduttore, e non se ne accorge ma ha bisogno del seduttore per vivere. I regimi totalitari non si accontentano di schiavizzare i cittadini, ma li vogliono coinvolti emotivamente, sedotti. I sentimenti non possiamo procurarceli, e qualcuno non può procurarceli, sono istintivi eppure i regimi totalitari vogliono il consenso dei cittadini, il loro entusiasmo. Alcuni regimi totalitari hanno bisogno del popolo per funzionare. Per esempio, Mussolini aveva tanti consensi perché si gonfiava, studiava, faceva la retorica, non è solo capace di parlare al popolo, era capace di mostrarsi come colui che davvero era vicino al popolo: ricordiamo la campagna del grano: si toglieva la giacca, arrotolava le maniche e andava a raccogliere il grano. Lo faceva per dimostrarsi vicino agli Italiani, soprattutto anche con i contadini. Capacità di mostrarsi come uno del popolo.

La questione della seduzione totalitaria

Programmi eversivi = sfruttare il clima per rovesciare i sentimenti della folla. Queste capacità eversive hanno cercato di sedurre la folla, oggetto dell’esperienza totalitaria. Questi strumenti provocano terrore: gli strumenti che governano i meccanismi si usano per terrorizzare, e far sì che la popolazione terrorizzata non si ribelli. Con seduzione si introduce il fascino. I regimi totalitari non sono solo la crisi della democrazia, ma per nascere hanno avuto bisogno della democrazia: Mussolini aveva un modo di politica che includeva anche il popolo, aveva bisogno del popolo, e per farlo si comportava come loro (es. campagna del grano). I regimi totalitari sono arrivati ad avere il consenso dei totali (non in modo totale, non ovunque, ma in maniera diversa).

La democrazia si è affermata ma in maniera non lineare perché ci sono state delle cadute e contraddizioni. Però che cosa può garantirla? (es. Italia 1919-24; Germania 1933). I fatti ci dicono la debolezza della democrazia: la situazione dell’Italia 1919 nascita dei Fasci di combattimento, 1924 assassino di Matteotti, 1925 il fascismo diventa totalitario. L’Italia da poco era uno stato democratico, c’erano elezioni libere a cui doveva partecipare tutta la popolazione: nel 1912 Giolitti aveva fatto una riforma elettorale e aveva concesso il suffragio universale maschile (le donne poterono votare solo dal 1946, dopo la Seconda guerra mondiale).

Nel novembre 1919 ci sono le prime elezioni dopo la Prima guerra mondiale: i fasci erano pochissimi; riuscirono a prendere potere perché erano agili, agivano in tempo. In queste elezioni vince Partito Socialista Italiano, è il primo partito che si ispira ai bolscevichi. Il secondo partito era quello di Sturzo, il Partito Popolare italiano. Di fronte a un piccolo partito, la democrazia non resiste. Il secondo esempio è della Germania nel 1933 (10 anni dopo dalla marcia su Roma): ci sono le elezioni, c’erano dei grandi partiti di massa, uno socialista (Partito Socialdemocratico), partito religioso (Partito Cristiano Cattolico), partito di estrema sinistra e partito di estrema destra. Hitler si era iscritto nel partito socialista, e nel 1933 diventa cancelliere tedesco, cioè capo del governo tedesco: una buona parte della popolazione tedesca vota per i nazisti (sapevano cosa era il nazismo, cosa che gli italiani nel 1919 non lo sapevano; i tedeschi lo sapevano perché 10 anni prima nel 1922 Hitler ha tentato un colpo di stato).

Il progresso

Perché i totalitarismi sono esistiti solo dal Novecento e non prima? Il progresso ha condizionato: medico, scientifico, tecnologico e tanti altri ambiti. Nell’Ottocento, la vita media degli europei era sui 30-35 anni, perché morivano spesso di malattie. Col progresso la vita media è salita (nel Novecento sui 50 anni), in quanto è migliorato, ci sono stati progressi nella medicina (prevenzione delle malattie), migliori abitudini.

Le comunicazioni anni fa avvenivano attraverso radio o riproduzioni cinematografiche (es. la propaganda hitleriana): necessitavano del progresso tecnologico. I fascisti sono stati molto attenti a formare le maestre, gli insegnanti così in questo modo potevano controllare la popolazione, i bambini e far sì che anche loro seguano la stessa ideologia e obbediscano; lo sanno anche loro che la generazione giovane era il loro futuro. Senza includere i giovani si sarebbero arresi presto, avrebbero perso.

Per le guerre servivano gli armamenti, che producevano il popolo. Per far sì che funzioni, ci vuole l’organizzazione di massa: schiavizzare, creare campi di concentramento, campi di sterminio, portare gli ebrei sui treni, etc. Serve una grandissima organizzazione, ricordiamo per esempio la catena di montaggio (schiavo del piccolo e uguale gesto che compie per tutto il giorno), l’universo concentrazionale.

La questione della responsabilità dell’operaio: non sentirsi in colpa perché compievano solo un’azione di una serie di azioni. L’organizzazione spezzetta i compiti in diverse persone, è tutto organizzato in modo che tutto venga realizzato e nulla lasciato per caso: purtroppo causa sofferenze e vittime. L’organizzazione è composta da chi vigila, da funzionari, operai: ognuno ha il proprio compito. L’organizzazione ricorda l’alienazione, chi guidava il treno non compieva atti di violenza, compieva solo il suo compito/responsabilità, ognuno è alienato e alienante.

Se non ci fosse stata la rivoluzione dei treni, in Germania non sarebbe esistito la Shoah, però la rivoluzione era necessaria, ed è efficiente ancora oggi. In Germania dopo la seconda metà del Novecento è stata costruita la rete ferroviaria. I fascisti hanno più modello, più avanguardia: c’è stato il sistema dei trasporti e la creazione delle macchine (es. in Italia la FIAT).

La catena di montaggio è alienazione: ripetere lo stesso movimento, l’alienazione dipende dalla stessa responsabilità. Per far funzionare i loro obiettivi, lo strumento tipico del governo (terrore) è necessario il coinvolgimento di molte persone (le persone obbediscono/accettavano i consensi perché probabilmente avevano paura, se invece si fossero rifiutati sarebbero passati nell’altra categoria come future vittime = collaborazionisti, fare collaborazione; le persone pertanto preferivano ovviamente stare nella parte “del più forte”). Questo tipo di terrore usato per far politica ha una data di nascita: il primo a usare il terrore è stata la Rivoluzione francese. Per far funzionare i regimi totalitari servono milioni e milioni di persone. L’indifferenza è la parola chiave.

Il processo di Gerusalemme (1961)

Visione del video sul processo svolto a Gerusalemme tra il 1961 e 1962: l’imputato è un nazista molto famoso, responsabile dell’uccisione dei 6 milioni di persone (dell’Olocausto). È Adolf Eichmann. Si rifugia in Argentina perché non esisteva l’estradizione: a Berlino aveva organizzato la manifestazione degli ebrei. Un suo familiare si tradisce con un amico, e questa persona riconosce l’imputato, si diffonde la notizia e il servizio segreto israeliano lo rapisce, lo porta in Israele e lo sottopone a un processo. Nel 1962 considerato colpevole, viene impiccato.

Hannah Arendt assiste al processo e scrive dei reportage pubblicati sui giornali americani, e scrive un volume “La banalità del male” sul processo. Nella parte iniziale del video c’è la descrizione dell’avvocato nei confronti dell’imputato, lo descrive come un mostro: Hannah è contraria a questo pensiero: per lei le persone conformiste sono quelli pericolosi, i pericolosi non sono mostri, non sono fanatici ma conformisti.

Dal minuto 14 al minuto 20: ci sono scambi di domande e risposte + l’intervento di Eichmann. Fa impressione quello che risponde il testimone: gli è stato ordinato di scavare fosse che contenevano fino a 5000 persone, e vide la fucilazione di almeno 1000-1200 di ebrei, divisi in gruppi. Ricoprivano la fossa con la terra, nonostante ci fossero persone solo ferite che chiedevano aiuto poi venivano dei tedeschi a buttare la calce. Il testimone svolgeva solo il compito richiesto. L’indifferenza è mancata nel testimone, si sentiva agitato (lo capiamo dai movimenti delle mani), era teso perché si trovava in tribunale, e faceva di tutto per rimanere lucido.

Nel racconto della vittima fa impressione: gli è stato chiesto di cosa hanno parlato gli agenti SS, lui ha descritto cosa facevano, molto probabilmente erano anche ubriachi e drogati, proprio per compiere gli atti atroci senza essere consapevoli. Il testimone è l’unico sopravvissuto della famiglia, perché era un uomo giovane e forte, scavava e obbediva agli ordini. Oltre ad essere una vittima era anche un carnefice. Hannah Arendt nota che Eichmann non era un pazzo, non è affatto un mostro, non era un fanatico, non era uno che diceva “viva Hitler” “viva nazismo” (non credeva tanto al nazismo), ma si è difeso come se fosse un impiegato di un meccanismo molto più grande del quale non aveva responsabilità. Eichmann era un uomo comune però senza idee e senza sentimenti: era un conformista* (= adeguarsi all’opinione comune, non farsi domande, non mettere in discussione niente, non avere spirito critico). Il titolo del libro “La banalità del male”, si tratta di un male alla portata di tutti: basta essere persone del tutto normali. Arendt è stata molto criticata per questo libro perché nel linguaggio dell’epoca si era abituati a descrivere i gerarchi nazisti come delle belve disumane, così facendo Arendt viene accusata di un piccolo male ma non intendeva questo: una persona talmente comune; eppure, viene accusata di essere responsabile di un atroce. Non è un male più pericoloso, è un male molto facilmente diffondibile, alla portata di tutti noi.

Le vittime e i carnefici

Il Novecento produce due categorie: vittime e carnefici. È stato tale da trasformare addirittura le vittime in carnefici, quindi queste due categorie sono intercambiabili. I carnefici per Hannah Arendt sono “persone normali”: è un male facile da fare, alla portata di tutti noi, molto diffondibile. *Si parla di conformismo anche per le vittime. Come mai questi regimi totalitari riescono a trasformare milioni di persone normali in carnefici? Essi creano una morale vuota (riferimento all’opera “Di fronte all’estremo” di Todorov): creano il cosiddetto stato etico, vuol dire che solo gli stati col potere incidono i poteri del bene e del male: sono solo questi stati (regimi totalitari italiano, tedesco e sovietico) a decidere che cosa è Bene (assoluto) cosa è Male (assoluto, demoniaco). I sudditi non hanno il problema nella loro coscienza, sono liberi dal fardello della loro coscienza e responsabilità personale. Si realizza una specie di schizofrenia sociale: i cittadini pensano di sottomettere solo il proprio comportamento esteriore, ma sono questi stati a imporre il doppio morale, a spingere la coscienza morale che deve andare rispettare. È una duplicità che gli individui pensano di aver sottomesso solo il comportamento e di essere salvi interiormente, ma gli stati sono stati molto passivi a influenzare la morale dei cittadini. Una incredibile passività.

Uno psicologo ebreo rinchiuso in un campo di sterminio, dice che possiamo sempre scegliere che tipo di persona essere, possiamo scegliere che atteggiamento avere, non che cosa fare, ma che tipo di persona vogliamo essere.

Eatherly Claude e la bomba di Hiroshima

A cominciare dalla Prima guerra mondiale, si è instaurato un meccanismo: i soldati che non obbedivano agli ordini dei superiori vengono accusati di diversione e vengono accusati. Questo ragazzo ha dovuto un obbedire un ordine pesante: 6 mattina agosto 1945, la guerra è finita qualche mese fa in Europa ma continua nel Pacifico, gli USA decidono di usare la bomba atomica. Eatherly Claude faceva di mestiere il meteorologo, stava sorvolando il cielo della città di Hiroshima, dove c’era il commando giapponese. L’aereo bombardiere conteneva la bomba atomica fatta esplodere qualche ora dopo. Claude non ha schiacciato la bomba ma doveva avvisare il momento in cui lanciare: sbaglia, invece di bombardare il comando generale di Hiroshima ha bombardato l’intera città di Hiroshima, con conseguenze di 70 mila di vittime e pose fine alla Seconda guerra mondiale.

Eatherly torna a casa e viene accolto come un eroe di guerra nazionale, grazie al suo coraggio: Claude non si sente affatto un eroe, ma si sente colpevole, si sente il peso di un gesto che ha fatto perché gli era stato ordinato e perché l’ha fatto consapevole: non immaginava gli effetti della bomba atomica. Solo lui si sente consapevole, si assume la responsabilità di questo gesto: si mette in vista con gli Alleati, non lo puniscono col carcere ma lo mandano in una clinica psichiatrica, dichiarando che fosse impazzito: non era pazzo, ma non era consapevole delle conseguenze. Da questo momento è cambiata la percezione dell’uomo, perché hanno creato armi atomiche, ed Eatherly sembra il simbolo dell’umanità creato dal mondo durante l’era atomica. Questo filosofo tedesco si è messo a scambiare lettere con il ragazzo, per narrare la sua storia, il suo crimine: ha rinunciato alla pensione di guerra a favore delle vittime di Hiroshima, ha cercato la riconciliazione con qualche giapponese sopravvissuto alla bomba atomica: sono state proprio le vittime a riconoscere lui. È stato pubblicato un libro sulla storia di Eatherly “L’ultima vittima”. Si è preso la responsabilità anche se non era cosciente del gesto: è l’antitesi di Eichmann. Infondo c’è sempre la possibilità di pagare il prezzo, di non essere schiavi delle proprie azioni del passato.

Com’è stato possibile? Com’è stato possibile che ci siano state tante vittime? Che cosa ci mette al riparo dalla seduzione totalitaria? Perché sono stati possibili i regimi totalitari? Che cosa li ha resi impossibili? Un modo per rispondere alle domande è fare uso della memoria (come la Giornata della Memoria): è un modo per sensibilizzare questi temi. Hannah Arendt non basta lo “scandalo emotivo”: non basta per capire cosa è veramente successo, perché...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luciamajdancic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del mondo contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Bocci Maria.
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