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STORIA POLITICA DELLA REPUBBLICA 1943/2006 – COLARIZI

CAPITOLO 1 - La transizione dal fascismo alla democrazia. 1943-1948

- 1° tappa 1943-1945 In questa prima fase della transizione il territorio italiano è

ostaggio degli eserciti stranieri dove è in atto una guerra civile. La nazione è spaccata

in metà: al sud gli alleati al nord i tedeschi. La resa dell'Italia dell'8 Settembre 1943

segna una continuità con il regime fascista e anche con il regno sabaudo. Contro il Re

si schierano sia i fascisti che gli antifascisti e quest'ultimi organizzati nel CLN non

perdoneranno la fuga di Vittorio Emanuele III da Roma al momento della firma per

l'armistizio. Sia il Re sia il CLN non riconoscono la nuova RSI di Mussolini che collabora

con il nemico tedesco, al quale sia il Re che il CLN hanno dichiarano guerra. L'obiettivo

è quello di ricostruire un'istituzione. La questione è quella di definire quale forma di

stato e quale sistema politico dare all'Italia dopo un ventennio di dittatura fascista. E

da qui nacquero numerosi partiti politici destinati a diventare i protagonisti della vita

politica dei prossimi cinquant'anni. Le tre facce dell'Italia, Re, fascisti e antifascisti

devono confrontarsi con gli alleati e con i nazisti poiché le sorti dello Stato italiano

dipendono anche da loro. Sconfitta la Germania, l'Italia passa sotto l'influenza di Gran

Bretagna e U.S.A. dai quali dovrebbe ereditare il modello politico e istituzionale.

1.1 Il crollo del fascismo

Con lo sbarco degli alleati in Sicilia, il colpo di stato del re e il crollo del fascismo, si

riaprono le porte delle carceri e gli antifascisti ritornano in scena dal loro esilio.

(Palmiro Togliatti segretario del PcdI dal rifugio in Unione Sovietica, Pietro Nenni capo

del Psi dall'isola di Ponza, altri dalla Francia del Sud, eccetera...). I quarantacinque

giorni L'arresto di Mussolini il 25 Luglio 1943 non chiude definitivamente i giochi al

fascismo, nonostante il PNF si disgrega inaspettatamente. Durante i quarantacinque

giorni che precedono la firma della resa dell'Italia agli angloamericani Vittorio

Emanuele III cerca di conservare il patrimonio di ordine sociale e di repressioni di

libertà civili e politiche lasciato dal fascismo ma diventa impossibile poiché nonostante

il Primo Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio (capo di governo) cerchi di reprimere ogni

fermento del paese si ritroverà costretto ad aprire un dialogo con i partiti antifascisti,

forti del colpo di stato, che si stanno rapidamente riorganizzando in un Comitato delle

opposizioni. Il popolo italiano invece è oramai entusiasta della disgregazione della

macchina di repressione antifascista e associano erroneamente tutto ciò alla fine del

conflitto, acclamando il Sovrano Vittorio Emanuele III la cui popolarità però declina

precipitosamente quando annuncerà alla radio "la guerra continua a fianco dell'alleato

tedesco". L'8 Settembre 1943 Le conseguenze furono un aumento delle diffidenze nei

confronti del Re da parte degli alleati, con i quali sta trattando per un armistizio, che

però tarda ad arrivare cosicché lasciò campo libero ai tedeschi che in meno di un mese

occuparono tutta la penisola. L'8 Settembre 1943 in pieno stato di panico e confusione

per la nazione arrivata la tanto attesa firma, Vittorio Emanuele III e tutto il suo Stato

Maggiore si ripara nelle retrovie alleate a Brindisi. Nel frattempo l'avanzata

dell'esercito tedesco apre le prigioni a Mussolini, che rinchiuso in un albergo sul Gran

Sasso viene trasferito in Germania dal Fuhrer e incaricato immediatamente dallo

stesso a ricostruire uno stato fascista con capitale a Salò. Intanto lo stato è scomparso

e il territorio è diviso, Mussolini al Nord e il Re al Sud con gli alleati che fanno fatica a

riconoscere l'autorità di Badoglio e del Sovrano che pure nell'Ottobre '43 dichiarano

guerra alla Germania e si schierano al fianco di Stati Uniti e Gran Bretagna. Si

affaccerà un terzo potere a rivendicare il ruolo legittimo di guida del popolo italiano, il

Comitato delle opposizioni antifasciste si trasforma in Comitato di Liberazione

Nazionale (CLN).

1.2 I partiti del Comitato di Liberazione Nazionale

Democrazia Cristiana (DC): Nasce nel '42, si svilupperà rapidamente in tutta la

penisola grazie al nulla osta ricevuto in Vaticano. Se il PPI di Don Luigi Sturzo si

dichiarava un partito a-confessionale, la DC ha intenzione di fare della Chiesa la sua

struttura principale, assumendo quindi la forma di partito confessionale. La vastità

degli elettori a cui si riferisce è tenuta unita da quel potente collante che è la fede

cattolica. Ottenere l'approvazione del papa però non fu facile, dato che la Chiesa ha

sempre ritenuto di non doversi dotare di un braccio politico, dato che aveva già sotto

di sé una miriade di associazioni cattoliche. --Partito comunista d'Italia (PcdI): Nasce

nel 1921 da una costola del Partito Socialista Italiano (PSI). Organizzato all'inizio come

un partito di avanguardia rivoluzionaria basato sul partito bolscevico di Lenin, segue le

direttive del Comintern, che però dopo l'ingresso dell'Urss in guerra nel '41 per via di

un attacco tedesco che non mantenne il patto di non aggressione siglato nel '39 tra

Stalin e Hitler, cambiò strategia e tutti i partiti comunisti d'Europa si accordarono con

socialisti, cattolici, liberali, eccetera cosicché nacque l'alleanza internazionale URSS-

GB e poi anche con USA, intervenuta in guerra a seguito dell'attacco su Pearl Harbour,

tutte per combattere contro il forze nazifasciste. Dopo lo sbarco angloamericano in

Italia nel Luglio '43 prima e in Francia nel Giugno '44 poi la nazione diventa una

scacchiera militare e politica tanto che i territori via via liberati passano sotto

l'influenza di chi li libera e l'Italia che sta per essere liberata dagli angloamericani si

prepara una forte ipoteca democratica di certo non congeniale ai comunisti. La Russia

è troppo lontana per rovesciare le sorti della situazione, e Togliatti che torna dall'esilio

Moscovita nel ''44 lo sa bene e concorda con Stalin la nuova strategia da perseguire

per arrivare al potere, mirata a rafforzare la presenza del PCI nei paesi sotto il dominio

angloamericano. La rivoluzione è rimandata, la strada da percorrere è

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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