Mies van der Rohe
Nato ad Aachen (Aquisgrana), 27 marzo 1886 con il nome di Maria Ludwig Michael Mies, è il più giovane di cinque fratelli. Il padre Michael Mies è uno scalpellino. Nel 1905 si trasferisce a Berlino, dove lavora senza salario in vari cantieri della città. Questo fino a quando non entra nello studio di Bruno Paul, come disegnatore di mobili. Nel 1907 Peter Behrens entra nel Deutscher Werkbund e lo stesso anno Mies entra nello studio di Behrens dove rimane fino al 1912, lavorando al fianco di Gropius e per breve tempo anche di Le Corbusier.
Inizialmente individua le caratteristiche che desidera emulare nella severa struttura della Cappella Palatina ad Aquisgrana del IX sec., nella severità neoclassica e nella geometria precisa di Skinkel. Queste tendenze iniziali si rivelano essenziali durante la sua maturità, in particolare perché cercherà dei paralleli tra il moderno telaio in acciaio e il sistema tettonico dell’architettura classica. Nel 1937, su invito dell’Armon Institute, ribattezzato in seguito Illinois Institute of Technology (di cui diventa preside), si trasferisce negli Stati Uniti, a Chicago, patria del telaio in acciaio.
Famoso per i suoi motti "il meno è più" (less is more) e "Dio è nei dettagli" (God is in the details), Mies cercò di creare spazi contemplativi, neutrali, attraverso un'architettura basata su un'onestà materiale e integrità strutturale, con uno studio esemplare del particolare architettonico. Negli ultimi vent'anni di vita, Mies van der Rohe giunse alla visione di un'architettura monumentale "pelle e ossa" ("skin and bone"). I suoi ultimi lavori offrono la visione di una vita dedicata all'idea di un'architettura universale semplificata ed essenziale.
Opere
Progetto per la Stanley Resor House, Wyoming, 1937
È il progetto per la prima casa americana, mai realizzata. Doveva sorgere in un ambiente imponente e selvaggio (in un torrente su una sorta di zoccolo), vincolato dalle fondamenta già gettate. L’ambiente doveva essere completamente vetrato, la pianta libera, il prospetto con basamento rivestito con la pietra del luogo, i pilastrini che sostengono la casa sono a croce (già utilizzati nel padiglione di Barcelona), dall'interno si vede tutta la natura. L’innovazione sta nell’aver coniugato natura, uomo e architettura in un’unità più elevata (continuità esterno-interno). Per la raffigurazione realizza un collage, dove inserisce anche un’opera di Klint.
Progetto di museo per una piccola città (1942)
È un progetto teorico che racchiude tutti gli elementi chiave dell’architettura di Mies. Nella raffigurazione inserisce la Guernica di Picasso.
Progetto di sala da concerto per piccola città (1942)
È un progetto dove appare evidente il suo interesse per le costruzioni industriali. Affianca qui gli elementi base, la parete dritta, quella curva e il tetto piano con copertura metallica a traliccio.
Illinois Institute of Technology (Chicago 1939/56)
L’attenzione riservata fin dalla prima fase di progettazione da Mies van der Rohe per i particolari costruttivi degli edifici del campus universitario dell’Illinois Institute of Technology configura lo studio del dettaglio come strumento per il controllo espressivo e per la verifica della fattibilità tecnica della soluzione prospettata. Gli edifici progettati, a completamento del master plan, sono caratterizzati da una identica matrice costituita dall’accostamento dell’acciaio, del vetro e della muratura in laterizio. Il progetto per il nuovo campus dell'Università di Chicago, è collocato in un'area degradata di Chicago sud, e Mies decide di adottare un modulo ordinatore di 24 piedi, articolando il quale realizza edifici differenti ma coerenti per struttura, che dispone in calibrata asimmetria lungo un asse viario principale. Della zona centrale, distribuita su tre piani con un interrato. Nella zona sud era previsto il posizionamento delle funzioni amministrative, mentre nella zona nord quello della biblioteca. Il blocco centrale avrebbe dovuto ospitare gli uffici. Il ventennale impegno nella costruzione del campus gli offre l'occasione di una paziente sperimentazione sull'edificio a telaio in acciaio che è anche la ricerca di un'espressività dell'architettura intesa come tecnica teorizzata da Mies. Ogni indagine sulla espressività degli edifici dell'IIT non può prescindere dalla valutazione del dettaglio costruttivo e dalle variazioni, apparentemente minime, che l’architetto introduce nei diversi edifici, pur nella unitarietà d'insieme. Nel progetto definitivo, del 47’, ci sono 22 edifici, le funzioni principali sono collocate su scatole rettangolari collocate in un podio. Rifacendosi alla tradizione dei grattacieli in acciaio, ne rispetta la normativa rivestendo l’acciaio di uno strato ignifugo, ma per esprimere onestamente la struttura, adotta l’artificio di un ulteriore rivestimento in acciaio. Questo espediente determina un curioso dettaglio d’angolo, in cui la struttura sembra rientrare.
- Centro di ricerca sui minerali e i metalli (1942/43)
È il primo edificio costruito nel campus. Si fonda sulla sintassi del telaio in acciaio con tamponature in mattone e vetro prevalendo la continuità dell'involucro, pur in una denunciata presenza della struttura. - Biblioteca ed edificio amministrativo
Con i tamponamenti in mattoni e vetro, non fu mai realizzato ma presenta interessanti dettagli, come l’angolo. - Alumni Memorial Hall (1949)
Edificio a pianta rettangolare diviso in tre campate sul lato corto e 9 campate sul lato lungo, un grande ambiente per riunioni. Il problema dell'angolo, mostra l'appoggio a terra dell'angolo, elemento che poggia a L che va a coprire - due profilati a doppio t che vanno a bloccare il muro di rivestimento mentre l'elemento a l copre il pilastro con il profilo a h che è nel cemento, il profilo a doppia t o a h che va a bloccare il muro in mattoni, da questo particolare si capisce la sua architettura: il particolare è ciò che aiuta a capire il tutto [sineddoche] “Dio è nel particolare”. - Cappella di Saint. Savior (1949/51)
Costituisce l’unico esempio di architettura ecclesiastica sviluppato da Mies van der Rohe. La cappella è concepita come una unica grande sala dove trova posto l’altare realizzato con blocchi di travertino. Anche in questo caso lo sviluppo del dettaglio costruttivo costituisce, allo stesso tempo, lo strumento per la verifica della fattibilità tecnico-economica del progetto e per il controllo del risultato espressivo della soluzione proposta. Il volume dell’edificio presenta, in corrispondenza del lato corto, una grande vetrata di ingresso che interrompe la muratura in mattoni a vista in tutta la sua altezza. Esternamente l’edificio è caratterizzato dalla presenza della trave di bordo, a coronamento della muratura e della vetrata, mentre lo spazio interno è caratterizzato dall’intradosso della copertura con le travi lasciate a vista. - Crown Hall (1950/56)
È destinata a dipartimento di architettura, raggiungibile attraverso una rampa di scale intermezzate da un podio. La struttura primaria è costituita da una serie di travature a ponte, da cui il tetto è sospeso. La Crown Hall è il primo edificio del campus per il quale non è stato previsto l’utilizzo dei mattoni. Esso è infatti concepito come una successione di quattro portali che sostengono l’involucro vero e proprio dell’edificio costituito dalla copertura e da pareti di tamponamento completamente in vetro e acciaio. La scatola di vetro, derivante dall’immagine della fabbrica, determina uno spazio che si presta a qualsiasi uso. La struttura secondaria è formata da travi e pilastri a doppia T, sottili e appiattiti all’esterno dall’involucro principale e che generano una soluzione d’angolo un po’ diversa rispetto all’Alumni. L’analisi del dettaglio consente di sottolineare come nella realizzazione delle pareti di tamponamento i profilati di acciaio, che contribuiscono in modo decisivo a rimarcare l’organizzazione compositiva dell’intero edificio, siano stati utilizzati con una valenza “decorativa”.
Casa Farnsworth (1945/50)
Qui sperimenta la sua idea "less is more" nell’abitazione privata. Resta uno dei più celebri progetti dell'architetto Ludwig Mies van der Rohe. Progettata e costruita, tra il 1945 e il 1951, come casa per i weekend, con al centro il blocco dei servizi. È collocata in un contesto un tempo rurale, a 80 chilometri a ovest-sud-ovest di Chicago, nei pressi del fiume Fox, a sud della cittadina di Plano. La casa in vetro e acciaio fu commissionata dalla dr.ssa Edith Farnsworth, che desiderava un luogo dove poter godere della natura e dedicarsi ai suoi hobby. Mies creò una casa di 140 m² che è divenuta uno dei simboli del movimento moderno. Il primo podio è aperto, il secondo è più alto con l’abitazione in vetro, senza una vera e propria partizione interna, a eccezione del blocco sei servizi. La struttura è nera ma è laccata di bianco e il pavimento è in travertino. L'uso di pareti vetrate apre l'interno verso l'ambiente circostante, limitando l'opacità alle sole partizioni orizzontali, due lastre, che racchiudono l'ambiente abitabile. I bordi delle lastre sono caratterizzati dall'uso di acciaio a vista, dipinto di bianco. La casa si trova a circa 1,5 metri da terra, sopraelevata mediante 8 pilastri (con il profilo ad H), anch'essi in acciaio bianco, collegati alla piastra del pavimento e a quella del soffitto. L'edificio sembra galleggiare senza peso sopra la superficie che occupa. Una terza piastra, leggermente ribassata rispetto al livello della casa, funge da collegamento tra il suolo e il piccolo portico antistante l'ingresso. Mies applica qui il concetto di open space, un grande spazio non strutturato, ma disponibile ad adattarsi alle esigenze di più persone. Al centro della grande camera si trova il "nocciolo" dei servizi, due blocchi in legno contenenti un guardaroba, il bagno e la cucina. Lo spazio restante è caratterizzato dalla presenza di elementi mobili che suggeriscono una suddivisione spaziale non rigida. L'architetto applicherà nuovamente questo concetto spaziale nelle sue opere successive, dalla Crown Hall dell'Illinois Institute of Technology fino alla Neue Nationalgalerie. La sua carriera è stata una lunga e paziente ricerca per un'architettura che fosse il vero prodotto della sua epoca, oltre che una chiara manifestazione sul posto dell'individuo nella sua Era. Per l'architetto, la sua era è quella della produzione industriale di massa, una civiltà formatasi dalla forza del rapido sviluppo tecnologico. Mies ha voluto che l'architettura fosse lo strumento per aiutare la riconciliazione tra l'individuo e la nuova società.
Progetto per casa di 50x50 piedi di lato (1950/52)
Progetto mai realizzato dove predomina la figura del quadrato. La grande copertura è sostenuta da un pilastro a centro di ogni lato e sotto alle quali si trova un unico spazio indifferenziato.
Progetto per convention hall (Chicago 1952/54)
Progetto mai realizzato, affronta il tema dello spazio aperto della Crown Hall. È costituito da una grande copertura di travi reticolari sorretta da tozzi pilastri, assenti agli angoli.
Shore Drive (Chicago 1948/51)
Primo progetto di grattacielo in America di Mies, composto da due torri gemelle per appartamenti ubicate in un lotto triangolare nel lago Michigan. I due edifici di 26 piani sono parallelepipedi con stessa pianta e dimensione, disposti in modo che i lati lunghi siano rivolti in direzioni diverse. Le torri sono unite ai livelli inferiori da aggetti in acciaio, mentre gli atri trasparenti sono rifiniti in acciaio lucido e marmo. Gli ascensori salgono attraverso il centro di ogni blocco. La regolarità delle piante è espressa in un sistema di campate, che si ripete nelle facciate. Ci sono minime variazioni di dimensioni delle finestre alla fine di ogni fila orizzontale di 4, dove i montanti strutturali verticali salgono lungo la facciata. I pilastri sono rivestiti in ignifugo coperto dall’acciaio. In queste case ad appartamenti, Mies utilizza l'ossatura in acciaio coperta da uniformi pareti in vetro. In questi casi tutta l'architettura dipende, dalle proporzioni di un singolo elemento, il pannello ripetuto ritmicamente. La concezione strutturale e costruttiva di Mies è qui finalizzata anche ad ottenere dei piani liberi in cui, fatti salvi i vincoli degli elementi distributivi verticali, gli alloggi possono organizzarsi con estrema libertà volumetrica.
Seagram Building (New York 1954/58)
Progettato insieme a Philip Johnson nella Park Avenue, il grattacielo raggiunge qui un carattere celebrativo e un aspetto imponente, sobrio e simmetrico (con eleganti materiali quali bronzo, vetro ambrato, travertino e marmo verde). È alto 156,9 metri e ha 38 piani. Rappresenta uno dei massimi esempi di estetica del Funzionalismo e uno dei principali manifesti del Movimento Moderno. L’estetica ortogonale della facciata continua nasconde le controventature diagonali presenti all’interno. Si accede all’edificio lungo un asse principale, tra i simmetrici specchi d’acqua bordati di marmo. La soletta aggettante accenna ad un portico che guida il visitatore verso l’atrio principale, che precede l’ascensore.
Progetto sede Bacardi (Cuba 1957/60)
Non fu mai realizzata e ripropone la struttura base su podio. I pilastri si presentano a sezione cruciforme con un restringimento terminale, che costituisce idealmente un capitello.
Nuova Galleria Nazionale (Berlino 1962/68)
Qui Mies immagina un tempio in acciaio e vetro su podio, una sorta di altare per l’arte moderna. I sostegni principali sono disposti quasi a sopperire una versione attualizzata delle colonne classiche, mentre la copertura sporgente in acciaio evoca la trabeazione. La griglia ortogonale delle cassettonature del soffitto richiamano alcuni progetti di Skinkel. L’interno ripropone la precedente versione di Mies di uno spazio astratto universale, suddiviso qui da colonne e flessibili partizioni piane usate per sostenere i quadri.
La lezione di Mies
In Italia la figura di Mies si diffonde anche grazie agli articoli di Persico su Casabella (n. 47 del 31), oltre che per la mostra a lui dedicata alla triennale del 1933.
Ignazio Gardella
Ignazio Gardella è stato un architetto, ingegnere e designer italiano. Insieme a Luigi Caccia Dominioni l'azienda Azucena, la prima che inaugurò la produzione italiana di design di qualità. Gardella ha progettato principalmente mobili d'arredamento. L'architettura di Gardella mantiene sempre una compostezza che si potrebbe definire classica. Ciò lo si desume sia dalla estrema raffinatezza del dettaglio, che lo accosta talvolta al contemporaneo amico Franco Albini, sia dal controllo del disegno complessivo dell'edificio e dello spazio architettonico. Nella sua architettura c'è la preoccupazione di distaccarsi dall'immediato, dalla moda del momento, e di ricercare un altrove senza tempo. Complementare a questo aspetto è invece la capacità di cambiare registro, di adattarsi al genius loci.
Villa Borletti (Milano 1935/36)
Egli fu incaricato della ristrutturazione del piano terra di una villa ottocentesca. Tenta di convincere la proprietaria, una borghese milanese, ad abbattere tutti i tramezzi e rivestire i muri portanti rimanenti con lastre di granito. Interessante è la loggia creata da Gardella, che sembra ispirarsi alle abitazioni giapponesi, probabilmente derivate dall’influsso di Bruno Taut. Dopo pochi anni intervenne sulla casa Tommaso Perazzi che creò un ambiente settecentesco.
Figini e Pollini
Casa studio per un artista, V triennale di Milano (1933)
Si tratta di una casa modello temporanea costruita con valore dimostrativo. I due progettisti abbinano elementi come setti, strutture esili in metallo e due patii, che sono chiaramente ispirati all’opera di Mies, anche se in questo caso si ha un edificio chiuso per tutto il perimetro, contrariamente alle case al patio, caratteristica che può essere spiegata dal fascino esercitato dalla casa patio pompeiana. Nella casa studio il patio è coperto con un impluvium che richiama le case romane e allo stesso tempo un punto focale, una scultura, come nel patio del padiglione tedesco. Gardella mette insieme architettura giapponese e la lezione miesiana, Figini e Pollini, invece, accostano a questa lezione la casa pompeiana. Gli ambienti chiusi dell’abitazione si alternano ai cortili interni, legati alle pareti con vetrate. Il centro dell’abitazione è la grande sala soggiorno.
Ian Moore e Tina Engelen
La Rose House
Realizzata tra il 1998 ed il 2000, dagli architetti Tina Engelen e Ian Moore, più che una residenza di tipo tradizionale, sembra una piattaforma panoramica abitabile. I proprietari, Maria e Peter Rose, desideravano un'abitazione non convenzionale che rispondesse alle esigenze di vita della loro famiglia e che consentisse di godere a pieno dello splendido panorama offerto dal sito. La casa sorge nel New South Wales, a circa due ore da Sidney, in un sito che si affaccia sulla laguna di Werri Creek e si arrampica sulla verdeggiante collina che conduce all'osservatorio di Saddleback Mountain. La Rose House si presenta come un lungo rettangolo, sospeso sul declivio quasi simmetrico che si estende da est ad ovest, con le facciate nord e sud interamente vetrate e quelle est e ovest rivestite, come il tetto, di lamiere grecate di acciaio verniciato. Questo tipo di struttura favorisce la ventilazione naturale, sotto il piano di calpestio della casa, migliorando le condizioni ambientali.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti prima parte Storia contemporanea
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Terza
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea Parte Finale