Letteratura italiana II 2016/2017
(Storini)
Tzvetan Todorov introduzione alla letteratura fantastica
T. non esaurisce la definizione del fantastico, è una un’ introduzione, vuole porre un
tema.
La sua non è una trattazione storica o teorica esaustiva. Le finalità sono didattiche.
In italia il testo viene percepito come saggio critico.
T. era l’ultimo strutturalista (strutturalismo nel 900 comincia a imporsi negli studi
letterari con la diffusione delle teorie del circolo linguistico di Praga e con Desaussure),
l’idea di base è che i fenomeni linguistici hanno oggettività e scientificità
(NATURALISMO), qui però l’elemento trainante è la lingua: nasce dalla regolazione dei
suoi elementi, che si combinano mediante regole precise.
La letteratura, poi, ha altre regole oltre quelle della lingua (metrica, prosodia..).
Dunque esiste una teoria della letterarietà, dunque, fiducia nel metodo oggettivo e nei
suoi applicatori.
Più avanti con il postmodernismo di Vattimo (Teoria del pensiero debole) si perde
questa fiducia nell’obiettività il soggetto entra in crisi.
Roland Barthes anni più avanti dirà che “l’autore è morto”, a fare il testo, infatti, non
sarà più l’autore ma il lettore. Il punto diventano le lessie, ovvero, unità di lettura
individuate dal lettore (quindi soggettive).
Ci si sposterà, dunque, dal produttore al ricettore, da cui scaturisce l’estetica della
recezione, secondo cui il testo non è il testo ma l’interpretazione del testo.
Tornando a Todorov, siamo negli anni 70 e viene pubblicato il suo testo.
T. non parte dagli autori ma dagli effetti che il testo genera su chi legge e dice che :
- “il fantastico dura solo il tempo di un’esitazione”
- Il fantastico è un genere transitorio
- I protagonisti sono il lettore e il personaggio, di cui il secondo trasmette
esitazione e il primo deve decidere se crederci e se assimilarlo alla realtà
perché il fantastico si misura in base al criterio comune di realtà.
In ogni testo letterario si accetta un patto tra il testo e il lettore, che accetta che
tutto quello viene presentato debba avere un rapporto con quella che è la
concezione di realtà, mentre prima, nella letteratura fantastica, la realtà non
entrava assolutamente. Per questo non può esistere il fantastico in poesia. Nella
poesia non c’è realtà: tutto viene letto allegoricamente.
Dunque DECODIFICAZIONE, IDENTITA’, ESITAZIONE.
Alla fine del testo il patto termina, si torna alla realtà comune, ma così ogni testo
sarebbe fantastico, perché, in effetti, ogni uomo rientra nella propria realtà
lasciando il testo nel suo mondo altro, fantastico o non.
Se alla fine il fantastico del libro il testo viene giustificato il testo è strano, se
invece il fantastico si basa su leggi soprannaturali il testo è meraviglioso.
Il fantastico vive nel tempo di indecisione tra fantastico e meraviglioso.
Il fantastico dal punto di vista del lettore non esiste perché alla fine, per il lettore, il
testo sarà o strano o meraviglioso, mai fantastico.
Dicono i teorici italiani che è quindi un genere che si definisce in base al contenuto
e non in base alla forma, ma allora può definirsi genere? No, è un modo: il genere si
definisce in base alla forma.
Non si può parlare di fantastico ma di poema fantastico, romanzo fantastico…
T. parla di genere che cambia di genere (per la forma) e di un genere sempre
evanescente (per il passaggio tra strano e meraviglioso).
Non c’è dunque oggettività, stabilità, regola ma d’altronde anche il presente è una
categoria evanescente , dunque:
- Collega presente e fantastico sono entrambi contigenti, il fantastico
dipende dalla visione del presente del recettore. Il fantastico è vincolato al
tempo di appartenenza del suo fruitore, ossia, il presente.
- Collega futuro e meraviglioso sono entrambi “di là da venire”. Il
meraviglioso è soprannaturale ed è quindi ciò che ci si aspetta di trovare nel
futuro dopo la morte.
- Collega passato e strano lo strano viene riconosciuto perché ricollegato a
fatti noti che lo spiegano, è un dejavu.
Questi ‘generi’ sono la metafora del rapporto del soggetto con questi momenti
temporali che fanno tutti parte della nostra identità.
Forma sul piano della resa formale si attua con l’evocazione, ossia, la capacità di
determinare nel lettore alcune immagini credibili dal punto di vista oggettivo
(linguaggio naturalistico).
Nell’evocazione, poi, si instilla il dubbio con:
- Sospensione tra naturale e soprannaturale (realtà o sogno?) che crea
angoscia e timore nel lettore e, così, si contrappone ad ogni forma di
oggettivismo la sua contraddizione.
- Sorpresa, ossia estraneamento utilizza per indicare elementi normali
forme perifrastiche, che costringono a riflettere sulla particolarità della
forma, costringendo, così a rallentare la lettura. È quindi “una sottrazione
dell’immagine dalla sua ricezione automatica”. Questa sorpresa turba, quindi
è perturbante, non limitato ma costante.
I temi di solito escatologici, si richiamano ad una certa società, è proprio su
sono
questi che si basa il perturbante: è scelto per perturbare i credi di una certa società in
un certo momento storico.
Il fantastico è un genere determinato dal logoramento di alcune credenze e dal
permanere di altre. È un genere moderno: serve a esorcizzare ciò che di suo è
perturbante con modi naturalistici.
I temi dell’io e del tu IO: colui che produce il testo; TU: colui a cui la produzione è
diretta (EGLI: ciò che viene prodotto)
TU la relazione con me stesso (ipostasi narrativa). I miei pensieri, il desiderio
sessuale e le sue perversioni (incesto, omosessualità, necrofilia, amore a più di due,
androginia). Dunque, il rapporto dell’uomo con il suo desiderio e di conseguenza con il
suo inconscio.
IO la relazione che l’uomo ha con il mondo che lo circonda; tutto ciò che è al di fuori
di me stesso e delle mie perversioni. Quindi, rapporto tra percezione e coscienza
(spirito e materia, metamorfosi, deformazione spazio-temporale, pandeterminismo).
Mentre i primi sono “discorsi”, i secondi sono “sguardi”.
Pertanto, non si può definire il fantastico senza un paradigma di realtà.
LA FUNZIONE DEL FANTASTICO
Il testo, prodotto del soggetto, è raggiunto da un destinatario, sul quale esercita una
funzione; qual è?
- Funzione edonistica (letteraria): soddisfare il desiderio di narrazione e di
piacere estetico che ne deriva. Letteratura come “dulci” piuttosto che utile
(vs. Orazio)
- Funzione sociale: il fantstico consente, senza mettere a rischio la società, di
ragionare e riflettere sulle componenti appartenenti al rimosso (per dirla con
le perole di Freud). E’ una zona franca, che consente di affrontare temi
solitamente tacciati; infrange i confini fra ciò che si può nominare e ciò che
non si può nominare (si ved il perturbante in Freud). Per questo, il fantastico
ha vita breve: nato con il romanzo gotico a fine Settecento, si esaurisce a
cavallo fra Otto e Novecento, quando viene sostituito dall’assurdo, il cui
testo principe è la Metamorfosi di Kafka (qui è l’assurdoa divenire normalità,
non il contrario).
Quindi, il fantstico:
- Genere letterario
- Misura la contraddizione fra realtà e apparenza (strano e meraviglisoo)
- la sua definizione risiede nella sospensione del giudizio.
Queste le tesi di Todorov che hanno suscitato numerosissime critiche.
- Lucio Lugnani: il fantastico non è un genere. Nel 1983 pubblica un volume
miscellaneo sul fantastico in cui scrive un saggio sulla dimensione di realtà
nel fantastico. Si era intanto diffuso il poststrutturalismo. Lugnani critica il
fatto che T parta dall’autore e non dal lettore. Infatti, se per il primo il
fantastico esiste (seppur momentaneamente), perché alla fine il testo è o
strano o meraviglioso. Todorv è quindi colpevole di aver ragionato sul piano
teorico ma non su quello empirico. Secondo limite: T., strutturalista, si
basava sulla costruzione del testo e rimaneva al suo interno; con il
poststrutturalismo si guarda all’infuori del testo (alla biografia dell’autore, ad
esempio), che è ora considerato parte integrante dell’opera. Alla fine, dice
Lugnani, l’ooerazione di T. cade in una contraddizione: egli nega l’esistenza
del fantastico nel momento in cui dice che è infine o strano o meraviglioso. Il
fantastico non dura più del tempo di un esitazione, quindi non esiste: non lo
si può definire in base alla sua estemporaneità, per definire qualcosa
occorre che questo abbia delle sue caratteristiche, che il fantastico non ha,
proprio perché fatto di incertezza, esitazione.
(Diceva infatti Goethe nel Divano occidentale-orientale che i generi
esistevano solo nell’età classica ed erano di tipo normativo e storico. Serviva
il genere all’autore per poter scrivere i testi e al lettore per capire cosa
stesse leggendo. Con l’età prosaica (Hegel), il sistema dei generi viene
meno; oggi domina il romanzo, che è un mix di generi . I generi classici sono
dunque diventati modi: ciò che conta ora sono le modalità di scrittura, non il
rispetto della legge normativa, il sistema non ha più formazione narrativa.
Inoltre, dice Lugnani, strano meraviglioso e fantastico non sono generi
perché nella loro definizione si rapportano alla realtà, ma nel testo non c’è
realtà, semmai paradigma di realtà, che non è stabile bensì variabile.
Dunque, quello che potrebbe essere definito genere è solo un contenitore,
che stabilisce rapporto su realtà e irrealtà, rapporto che varia sempre.)
In conclusione, secondo Lugnani, il fantastico, lo strano e il meraviglioso
appartengono semmai al genere del realismo, che contiene al suo interno
anche le sue contraddizioni.
- Roger Callois: nel 1965 aveva scritto ‘Nel cuore del fantastico’ tradotto in
Italia nel 1984, quindi dopo T. e accompagnato dalla prefazione di Guido
Almanzi, che presenta il libro come un anti Todorov.
Callois parla di fantastico in tutte le arti anche visive e non solo verbali.
Secondo C. per definire un genere bisogna basarsi sulla sua natura
sociologica, si può dunque parlare di fantastico quando c’è una norma e la
sua contraddizione.
Tre aggettivi per definire il fantastico: LATENTE (in ogni norma c’è la
possibilità della sua contraddizione), INSIDIOSO (ogni norma insidia e evoca
una sua contraddizione), SFUGGENTE (non è definibile se non in negativo:
ciò che non è norma).
Quattro possibilità di lettura dello schema comunicativo:
Sia autore che lettore sono a conoscenza della contraddizione
L’autore è consapevole il lettore no
L’autore non è consapevole e il lettore si
Nessuno dei due è consapevole
Queste sono le quttro forme in cui il fantastico può essere declinato.
- Neuro Bonifazi: il fantastico è la rappresentazione di ciò che per una società
consiste nel perturbante (ciò che porta a coscienza del singolo la
consapevolezza della morte). Quindi, il fantastico afferma ciò che la società
teme: raccontandola, la esorcizza.
Dunque, il fantastico non è una categoria di genere letterario riconoscibile
sempre e comunque attraverso leggi. E’ qualcosa che si definisce in
relazione al contesto e al suo paradigma di realtà. Il passaggio dal fantastico
come genere al fantastico come modo scompone l’unitarietà del testo; l’idea
di cambiamento insita nella definizione di modo è segnale del fatto che il
fantastico necessita di una relativizzazione. Quest’idea è presente in
Lugnani, Callois e Bonifazi. La parodia è la forma postmoderna della
letteratura, perché oggi la complessità è data dalla compresenza di un
concetto e del suo contrario, il fantastico, mettendo in scena l’antirealtà
nella realtà, è un aforma di parodia. Quindi, il fantastico è un genere
estremamente moderno.
- Italo Calvino: nel 1983 cura ‘I racconti fantastici dell’800’. Su cosa basa la
scelta dei racconti? Cos’è il fantastico per Calvino? Secondo Calvino nel
genere del fantastico rientrano:
Fantastico visionario più antico, in cui vi è la presenza di elementi
soprannaturali anche contemporanei (horror, fantascienza)
Fantastico mentale rivoluzionario e prettamente novecentesco,
èl’esperienza del soprannaturale che si manifesta nell’interiorità
dell’individuo, il soprannaturale è interiorizzato. I mostri, le cose
strane non sono fuori, bensì, dentro (Marco Valdo).
Dunque il fantastico è figlio di un passato (vi rientrano fiabe, favole,
mitologia..) ma nasce effettivamente come esigenza narrativo-
antropologica nella grande letteratura
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