Saggio breve
Ambito storico-politico
Argomento: Evoluzione del rapporto tra Corona inglese, cultura europea e colonie americane


La rivoluzione americana è pura ricerca della felicità

Destinazione Editoriale: introduzione alla Rivoluzione Americana nel sussidiario “Volti di un tempo passato” per le scuole medie inferiori.


Libertà: un valore innegabile ai coloni americani
L'idea dell'indipendenza matura nei progetti dei coloni americani in occasione del tentativo della Corona inglese di imporre una nuova forma di tassazione interna. Al grido di “no taxation without rapresentation”, i sudditi americani si oppongono alla monarchia inglese con lo scopo di porre dei limiti all'ingerenza della madrepatria nella vita delle colonie. Ma di fronte al rifiuto del sovrano di concedere una rappresentanza nel parlamento inglese i coloni americani cominciano ad accarezzare l'idea della libertà, alimentata dal pensiero filosofico europeo. Nel vivo della crisi dell'ancien régime i cittadini americani combattono per difendere i propri diritti naturali: vita, libertà e ricerca della felicità.

Gli stimoli storici
L'incedere e lo sviluppo sempre più rilevante della volontà di libertà tra i coloni americani durante la seconda metà del XVIII secolo è il riflesso di una aggravarsi delle condizioni storico-politiche. Londra, fiaccata dalle conseguenze nefaste della guerra dei sette anni, esige che i sudditi americani contribuiscano al pagamento delle spese dell'impero coloniale nord-americano. In tal modo, tenta di porre rimedio alla grave crisi economica promulgando due fondamentali provvedimenti, lo “Sugar Act” e lo “Stamp Act”, escludendo rappresentanti americani dal Parlamento inglese e ribadendo il proprio monopolio industriale vietando lo sviluppo autonomo delle colonie. Si giunse così alla completa rottura fra le colonie e la madrepatria con la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti e lo scontro armato; poiché, altrimenti le colonie non avrebbero opportunità di svilupparsi, rimanendo inquadrate e soffocate nell'organizzazione monarchica inglese.
Il patriota Thomas Jefferson declama, durante il Primo congresso continentale tenutosi a Filadelfia nel 1774, le ragioni storiche e politiche che hanno recato la profonda spaccatura tra i sudditi americani e la Corona inglese: “Chiediamo licenza di rammentare a Sua Maestà alcune leggi del Parlamento inglese, le quali ci vorrebbero proibire di fabbricare per nostro uso quegli articoli le cui materie prime produciamo nelle nostre stesse terre con il nostro lavoro. (…) Noi però non denunciamo a Sua Maestà l'ingiustizia di queste leggi nell'intento di fondare su tale principio la causa della loro nullità. Il vero fondamento sul quale dichiariamo queste leggi nulle è che il Parlamento inglese non ha alcun diritto di esercitare la sua autorità sopra di noi. Esiste forse ragione alcuna perché centosessantamila elettori nell'isola d'Inghilterra debbano dettare legge a quattro milioni d'individui negli Stati d'America, ognuno dei quali è uguale a ciascuno di quelli per virtù, intelletto e forza fisica?”

La cultura e il pensiero filosofico europeo nell'idea d'indipendenza americana
Il 4 luglio 1776, poco dopo l'inizio delle ostilità, i delegati delle tredici colonie riuniti in congresso a Filadelfia proclamano la loro indipendenza. La dichiarazione, redatta dal giovane Thomas Jefferson, è ricca di influenze filosofiche europee; è legata ai concetti e al linguaggio del deismo, combina gli accenti religiosi della tradizione puritana dei Padri Pellegrini, amalgama le dottrine equitarie di Rousseau e il pensiero del precursore dell'illuminismo Locke.
Particolare è la raccolta di saggi politici, scritti negli anni Venti del Settecento, dal titolo “Cato's Letters”, che ha ampia diffusione nelle colonie americane e contribuisce a preparare il terreno culturale e ideologico della rivoluzione. I due libellisti inglesi autori della raccolta, John Trenchard e Thomas Gordon, si ispirano apertamente al pensiero di John Locke, trasformando una filosofia politica in uno strumento di lotta. I padri fondatori ne fecero un testo di riferimento irrinunciabile per la nascente nazione americana, come attesta il passo tratto dall'opera “Il cammino della libertà” edito Società Libera nel 1999: “tutto dovrebbe essere regolato da leggi ben determinate e, di fronte ad ogni nuova emergenza, bisognerebbe procedere alla stesura di nuove norme. Tutto questo si chiama Costituzione”. Siffatto pensiero di Locke è completamente ripreso da Thomas Jefferson nella Dichiarazione d'indipendenza: “quando una forma qualsiasi di governo è dannosa a quei giusti, il popolo ha il diritto di abolirla o di mutarla, istituendo un nuovo governo.”.

La Costituzione, naturale conclusione della rivoluzione americana, segna l'inizio degli Stati Uniti d'America come stato e come organismo politico. Il trattato del 1788 non è immaginabile senza la volontà di libertà che ha caratterizzato i coloni americani.
Tuttavia l'opera dimostra una chiara influenza dei principi elaborati dall'illuminismo ed è facile rintracciare il pensiero di Locke. Affermazioni come "gli uomini sono naturalmente uguali" o "la proprietà e la libertà sono suoi inalienabili diritti" ricorrono spesso tra le parole di Thomas Jefferson.
Perché potesse nascere il desiderio da parte dell'uomo di impadronirsi del futuro, di cambiare l'assetto politico, sociale ed istituzionale del mondo e delle nazioni è necessaria una nuova mentalità, incentrata sulle possibilità di azione e trasformazione dell'uomo. I rivoluzionari
americani non pensano di creare qualcosa di radicalmente nuovo mentre si oppongono agli Inglesi, eppure l'esito della lotta contro la Corona inglese è del tutto rivoluzionario.
La causa prima del conflitto, perciò, è la volontà di ottenere la partecipazione politica, la libertà, l'uguaglianza, la tolleranza religiosa, l'ostilità verso il potere dispotico e il buon livello di benessere.
Gli Stati Uniti non sono però solo debitori rispetto al pensiero europeo, ma riuscirono ad elaborare importanti contributi e valori per il pensiero politico mondiale con caparbietà e impegno sempre maggiore.

Vita, libertà e ricerca della felicità
La dichiarazione dei diritti recita: “tutti gli uomini sono stati creati uguali; il Creatore li ha investiti di certi diritti inalienabili; che tra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità.” Il fervore propositivo dei patrioti americani, scontratosi con la rigida Corona inglese, ha prodotto ideali nobili e retti, influenzati ovviamente dalla cultura europea. Durante il tramonto dell'antico regime, la filosofia europea ha convinto gli animi americani, avviando la primavera dei lumi. E' l'alba di un nuovo giorno: Rivoluzioni contro i regimi dispotici! Gli americani, nobili predecessori del pensiero illuminista, diventano esempio per l'Europa, vantando un nuovo slancio culturale ed economico.

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