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Saggio breve: "Un confronto tra nobili e mercanti nel Medioevo"


La figura del mercante medievale

La società medievale era divisa in diverse classi, delle quali le più alte erano occupate da nobili e mercanti, le due élite che detenevano la ricchezza cittadina, soprattutto durante il Trecento. Il mercante, in particolare, era un’importante figura medievale, in quanto era colui grazie al quale i nobili e la borghesia in generale potevano disporre dei lussi desiderati, tra i quali spiccavano tessuti pregiati e le spezie orientali. Grazie al mercante, inoltre, l’economia cittadina non ristagnava, ma rimaneva vivida. Questa figura ha anche contribuito alla nascita della supremazia delle Repubbliche marinare (Genova, Pisa, Venezia, Amalfi …), contribuendo allo sviluppo economico di diversi centri portuali italiani. Infine, egli era talvolta il rappresentante del popolo minuto in politica, fungendo da intermedio tra le due classi. Per questa loro importanza nella società, i mercanti aspiravano ad ottenere un titolo nobiliare, in quanto capitava spesso che fossero più ricchi degli stessi nobili, ma erano a loro preclusi alcuni privilegi a causa della mancanza di un titolo.

Ambito economico

I nobili facevano parte dell’alta borghesia e, insieme ai cavalieri, erano coloro che detenevano il potere e la maggior parte delle ricchezze, le quali erano dovute principalmente al nome della famiglia alla quale appartenevano. I mercanti, invece, facevano parte della classe medio-borghese, tra i contadini e i nobili. A differenza di questi ultimi, il mercante era una persona che lavorava molto e serviva la sua città e i suoi concittadini, guadagnandosi il denaro non senza difficoltà e con duro sforzo e sacrificio. Grazie a questi ultimi fattori e al fatto che era una figura essenziale, utile, il mercante si arricchiva. Infatti, era lui che faceva arrivare i beni che nobili e anche clericali non producevano. Era grazie a lui se la borghesia disponeva delle costose spezie e dei tessuti pregiati, due status symbol che provavano la ricchezza di una persona. Proprio a causa dello sforzo che compieva per guadagnare il denaro, il mercante era molto legato a quest’ultimo e disposto a tutto pur di salvaguardarlo. Questo aspetto fa emergere un certo senso di solidarietà tra i mercanti, che cercavano di difendersi a vicenda dal potere nobiliare che li sovrastava. D’altro canto essi diventavano molto attenti a mantenere sotto controllo i propri affari, essendo talvolta disposti a qualsiasi cosa pur di salvaguardare il loro lavoro. Un chiaro esempio lo si trova nella novella “Lisabetta da Messina” di Giovanni Boccaccio, dove tre fratelli, trovandosi di fronte alla loro sorella caduta in depressione, dopo che le è stata distrutta la vita sentimentale, decidono di trasferirsi per non infangare il nome della famiglia in seguito ai fatti accaduti, preferendo proteggere la loro attività piuttosto che aiutare la sorella. I mercanti inoltre, per difendere i loro diritti, si riunivano in corporazioni, dove collaboravano insieme per salvaguardarsi dalla potenza nobiliare.

Ambito politico

La formazione di queste corporazioni era un primo passo verso la partecipazione politica da parte dei mercanti. I nobili e i cavalieri erano coloro che detenevano anche il controllo politico delle nascenti Signorie. Essi, però, non operavano per il bene collettivo dei cittadini, ma cercavano principalmente di ottenere sempre più potere e sempre più ricchezze. Per questo si impegnavano spesso in guerre e scontri sanguinari contro altre signorie. I mercanti, invece, sostenevano l’ideale di fare politica per il bene comune. Per questo essi si adoperarono spesso per tutelare la salute della società e in particolare cercavano di evitare guerre, in quanto esse comportavano un grosso dispendio di denaro, che sarebbe potuto esser stato destinato ai commerci e, quindi, finire nelle loro tasche. Vi era, perciò, comunque l’intento di proteggere la propria attività, ma questo veniva fatto in una modalità che giovava anche ai cittadini stessi. Il mercante in politica, quindi, cercava di mantenere una pace comune e una situazione di equilibrio, rappresentando spesso i sentimenti delle classi più basse, delle quali può essere considerato il leader. Inoltre il suo tentativo di imporsi in politica rappresentava anche quel sentimento comune tra i mercanti, che spesso desideravano avere la stessa dignità dei nobili, vista la loro importanza dal punto di vista sociale ed economico. Ma riguardo ciò non erano favorevoli i nobili, che cercavano, quindi, di contrastarli in ogni maniera, imponendosi con la loro avidità e la loro prepotenza.

Le famiglie

I nobili appartenevano a potenti famiglie, che possedevano un titolo nobiliare. Questo non sempre era associato alla ricchezza. Infatti, accadeva che alcune famiglie cadessero in disgrazia, diventando più povere dei contadini, ma ad ogni modo mantenendo il loro titolo. I mercanti, invece, non possedevano niente del genere e per questo i loro privilegi erano limitati rispetto a quelli delle classi superiori, nonostante potesse accadere che, grazie al loro lavoro e alla loro abilità nel farlo, divenissero molto più ricchi dei nobili e cavalieri stessi. Ma il loro potere rimaneva comunque inferiore. Tra i mercanti, esistevano la parte più borghese e quella più povera. I primi si distinguevano in ambito familiare in quanto spesso possedevano un cognome. Questo dava a loro un’importanza maggiore e, per incrementarla, tendevano a compiere matrimoni con membri di famiglie nobiliari, in modo da garantirsi più privilegi. Inoltre erano coloro che partecipavano alla politica. I più poveri, invece, dovevano costruirsi da soli la propria figura, con impegno e sacrificio. Essendo privi di cognome, risultava per loro impossibile legarsi a famiglie nobiliari. Per questo dovevano lavorare molto per distinguersi nella società. Tendevano a rimanere fuori dalla scena politica, per dedicarsi totalmente alla loro attività.

Mercanti e Chiesa

Il mercante del Medioevo dovette scontrarsi con le teorie della Chiesa, che non vedeva di buon occhio la pratica mercantile. In particolare, la Chiesa a quell’epoca condannava il prestito a interesse, tipico degli usurai, e più in generale il denaro, visto come pericolo per raggiungere la strada della salvezza. Per questo i mercanti cercarono di legittimare quest’ultimo. Nonostante esso fosse visto come ostacolo, il suo ruolo giocato a livello morale era molto importante, in quanto permetteva non soltanto ai nobili di godere di prestigio sociale, ma anche ai mercanti stessi, che provavano così un sentimento di successo economico, sentimento che giovava alla loro situazione morale. Lo stesso accadeva per i chierici. Inoltre, solo il fatto che i mercanti guadagnassero con il lavoro, a differenza dei nobili, bastava a legittimare il denaro. In più essi erano anche utili ai religiosi, in quanto portavano beni che quest’ultimi non producevano. Essendo quindi essenziali per la società, Chiesa compresa, il rapporto con quest’ultima andò migliorando, vedendo nel mercante una figura troppo indispensabile e troppo preziosa per essere condannata.

Conclusione

Il mercante è, quindi, una figura vivida e presenta all’interno del quadro sociale medievale. Egli ricopre un compito di primaria importanza e, nonostante le accuse mosse dalla Chiesa, la sua attività lo rende troppo indispensabile per i cittadini. I nobili e i cavalieri sono i suoi principali oppositori e durante il tramonto del Medioevo, i mercanti tentano con ogni mezzo di ottenere gli stessi privilegi nobiliari, in quanto la prepotenza dei nobili va spesso a minare i loro affari e il loro lavoro. Una qualità che lo caratterizza è la forza di volontà e la voglia di lavorare, al punto che è disposto a riportare tutta la società in una situazione di pace, pur di poter salvaguardare i commerci. Questo aspetto, però, si tramuta spesso in una cieca avidità, che li porta a calpestare perfino i familiari per gli interessi personali.
Ma ad ogni modo il suo ruolo era di primaria importanza e proprio questa presa di rilievo fece scaturire nei loro animi il desiderio di essere riconosciuti di pari dignità dei potenti nobili.

Apparato bibliografico

1.Le Repubbliche marinare erano governate da oligarchie, delle quali proprio le famiglie mercantili erano le reggenti.
2.Quarta novella della Quinta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio.
3.I mercanti occupano la classe sociale immediatamente dopo quella dei contadini e quella precedente i nobili. Per questo sono medio-borghesi, nel senso che la loro ricchezza e il loro prestigio economico li separa dalla parte più povera della città, ma allo stesso tempo non hanno i requisiti necessari per entrare nella nobiltà. Rientrano quindi nella fascia alta di quella che è la parte meno privilegiata della società.
4.La condanna si basava sulla tesi che il tempo fosse di Dio. Per questo l’uomo non aveva il diritto di lucrare sul passare del tempo, dal momento che utilizzava qualcosa di non suo. Questa accusa venne mossa in particolare contro gli usurai, che spesso erano alla causa del fallimento di piccoli mercanti.
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