Ominide 13 punti

Memoria e oblio nella poesia e nell’arte del Novecento - Saggio artistico-letterario

Nel corso del Novecento artisti e poeti vivono una lotta interiore tra memoria e oblio. Per alcuni di loro ricordare il passato è doloroso e faticoso mentre per altri è l’unico modo per trovare pace.
La percezione del tempo che passa inesorabile è però comune a tutti.
In “San Martino de Carso” Giuseppe Ungaretti pensa agli amici che ha perso a causa della guerra e al fatto che di loro non resti più nulla, sente un profondo senso di mancanza poiché le persone ricordate ormai non ci sono più. Anche Eugenio Montale esprime questo sentimento nelle sue poesie. Ne “La casa dei doganieri” si reca in un luogo della sua giovinezza in cui era solito recarsi con Annetta, un amore giovanile. La visita gli suscita emozioni e ricordi ma sono dolorosi perché la ragazza amata è ormai morta (“il suono del tuo riso non è più lieto”) e non può ricordare, ripete più volte “tu non ricordi” per enfatizzare il senso di perdita del passato.

Il presente, infatti, si sovrappone al passato e lo schiaccia, i segni del tempo sono evidenti e crudeli: la casa è “desolata” e “attende”, le mura sono “vecchie”, la “banderuola affumicata” che “gira senza pietà” simboleggia il tempo che scorre e non ritorna indietro. La stessa metafora si ritrova nella poesia “Il torrente” di Umberto Saba dove a rappresentare il tempo c’è l’acqua “fuggitiva / che non ritrova più la sua sorgente né la sua riva”. Anche in questa lirica il momento presente supera quello passato in maniera negativa. Il poeta, infatti, confronta i ricordi del torrente a cui andava da bambino con la vista di quello che ha di fronte, da “avventuroso” e mitico è ora pieno di “cose immonde”.
Per Montale l’atto stesso del ricordare è difficile, si sente come se una “nebbia” di oblio cercasse di oscurare la sua memoria.
In “Non recidere forbice quel volto” e “Cigola la carrucola nel pozzo” tenta di tenere stretta a sé l’immagine del viso dell’amata ma quella gli sfugge, il passato “si fa vecchio / appartiene ad un altro”, non è più raggiungibile.
A volte però i poeti riescono a salvare il passato grazie alle loro poesie.
Con “In memoria” Ungaretti soffre per la rottura dei legami col passato ma allo stesso tempo rende immortale le sofferenze dell’amico morto suicida Moammed Sceab; se non avesse scritto questa poesia il ricordo della sua vita sarebbe andato perduto. Il poeta dedica la stessa pietà ai suoi compagni soldati caduti conservando il ricordo di ognuno di loro, nel suo cuore “nessuna croce manca”.
La memoria può essere anche un modo per ritrovare sé stessi.
Montale, nella poesia “Riviere”, viene avvolto da “invisibili fili” di reminescenze che seppur con amarezza gli fanno sperare in un futuro pieno e rinnovato in cui la sua anima non sia più divisa ma fiorita come un ramo secco che rinasce a primavera. L’emblema del ricordo come recupero dell’identità è però “I fiumi” di Giuseppe Ungaretti. In un momento di pausa dal fronte il poeta riporta alla mente ed evoca i fiumi che hanno segnato le “epoche” della sua vita: il Serchio è il fiume dei suoi antenati, il Nilo è quello della sua infanzia, la Senna quello della giovinezza e della presa di coscienza, infine l’Isonzo è il fiume presso cui si trova e che sembra portare dentro di sé tutti i precedenti. Ripercorrendo i periodi più importanti della sua esistenza Ungaretti raggiunge una sorta di unità della sua anima, conosce sé stesso profondamente e recupera la sua identità prima sconvolta a causa degli orrori della guerra.
Un artista del Novecento che riesce a esprimere visivamente questo concetto nelle sue tele è Marc Chagall. Il pittore, di origine ebraica, nasce in Bielorussia ma si trasferisce poi in Francia dove vivrà la maggior parte della sua vita. Nelle sue opere convivono tre anime: russa, ebraica e francese. In ogni quadro (o quasi) si possono trovare elementi riferiti alle diverse culture anche se è la prima ad essere maggiormente rappresentata: contadini, asini, chiese con cupole e mucche per la Russia, oggetti sacri e richiami spirituali per l’ebraismo e scorci della Tour Eiffel per rievocare Parigi. In “Autoritratto con sette dita” per esempio unisce diversi simboli, si raffigura mentre dipinge un quadro con un asino, una contadina, diversi secchi e una chiesetta in lontananza; a richiamare la menorah (ovvero il candelabro a sette bracci tipico della tradizione ebraica) la mano che tiene il pennello ha sette dita, dalla finestra dietro la figura del pittore si può invece scorgere la chiara sagoma della Tour Eiffel. Chagall, inoltre, dava molta importanza al ricordo e alla riflessione, per simboleggiarlo in diverse opere rappresenta personaggi le cui teste volano via o nuvolette di pensiero. Per questo artista la memoria è quindi fondamentale per vivere serenamente il presente ed essere in armonia con il proprio vissuto.
Poeti e pittori esprimono dunque il conflitto tra le forze opposte di oblio e memoria, e allo stesso tempo vivono il ricordo in modi molto diversi: se per alcuni il passato è perduto per sempre, secondo altri è vivo e operante nel presente.

Hai bisogno di aiuto in Saggi brevi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email