Tipologia B : Saggio Breve

Destinazione editoriale : Rivista di storia-letteratura

Argomento : Il viaggio

Titolo: Viaggiare come sinonimo di vivere
Nel corso della vita, accade che un individuo debba o voglia separarsi dall’ambiente in cui vive per radicarsi in un altro contesto, per fare nuove esperienze e venire a contatto con altre tradizioni, o anche solo per fare una sorta di break dalla vita di tutti i giorni.
L’essere umano è quindi una creatura soggetta agli spostamenti, non ama la monotonia, bensì è nel suo modo di essere il desiderio di sperimentare e provare l’ignoto, di intraprendere nuove strade ed imbattersi in esperienze assai diverse da quelle vissute.
Le persone sono trainate dalla volontà di mutamento: si parte dal cambiare vestiti, taglio di capelli, arredamento della casa, etc., per arrivare al desiderio di cambiare la propria vita, il proprio essere.

I viaggi sono anche un motivo di risanamento interiore; accade frequentemente che un uomo, arrivato ad un momento della sua vita, senta il bisogno di ritrovarsi e per farlo tende ad abbandonare oggetti, situazioni, realtà che non lo gratificano per cercare felicità altrove.
Come afferma Pascal in un tratto della sua vita, è proprio della razza umana sentire l’esigenza di cambiamento, la quale ha la stessa importanza dell’aria che si respira.
Se ciò non ci fosse, la vita dell’uomo rischierebbe di essere basata sulla ripetitività e il cervello, non essendo abituato a questo, rischierebbe di annebbiarsi.
Un uomo privo di novità e sensazioni diverse dalle solite è capace di arrivare facilmente ad uno stadio di crisi che potrebbe degenerare in pazzia.
Bruce Cathwin, nel brano “Questo nomade nomade mondo” in “Anatomia dell’irrequietezza”, immagina che sia proprio il nostro cervello la molla dell’irrequietezza, quella molla che ispira e dà ordini per il cammino.
A questa affermazione, aggiunge che i migliori viaggi sono quelli reali, quelli fatti con coscienza piena e non i viaggi svolti con altri mezzi come droghe usate da coloro che hanno scordato il modo giusto di procedere.
Uno degli esempi più eclatanti di viaggio come strumento per ritrovare se stessi e la pace interiore è quello raccontato dal poeta Dante Alighieri.
Egli, attraverso la metafora della selva oscura, ci fa rivivere le sue emozioni dichiarando che solo spostandosi da quel luogo e intraprendendo un insidioso e lungo cammino spirituale, sarebbe potuto giungere alla via del bene.
Il viaggio è quindi un esperienza tipica umana, una tendenza che la maggioranza degli individui si porta dentro come caratteristica tipica dell’essere, è un momento di crescita e di acquisizione della consapevolezza di sé.
Esso rappresenta la vita, la sete del sapere e dell’apprendimento, ci arricchisce dal punto di vista culturale e interiore rendendoci cittadini del mondo.
Bibliografia:
Blaise Pascal
Bruce Cathwin, “Questo nomade nomade mondo” in “Anatomia dell’irrequietezza”

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