Saggio breve: “la piazza luogo d’incontro e della memoria”

“La piazza”… oggi come ieri
Sin dai tempi antichi la realtà di sviluppo culturale che le città conoscono, è stata caratterizzata principalmente dall’interagire delle persone che le hanno abitate.
Questo fenomeno nasce nelle piazze, spazi più o meno ampi, circondati da caseggiati aventi generalmente un’uguale stile architettonico.
La piazza è di fatto un luogo pubblico, ma allo stesso tempo l’individuo si sente protetto dal caos e da una città irrefrenabile che non dorme mai, caratterizzata da rumori, da rombi di motori, di clacson di autovetture e così via. Insomma la piazza rappresenta una specie di oasi dove l’individuo si sente libero di esprimersi e riesce a respirare e non sentirsi oppresso dalla routine della vita, trovando così un momento di pace interiore.
Acquisisce così valore di un luogo d’incontro comune, nel quale si può socializzare e dare inizio ai diversi movimenti culturali.

E’ infatti un posto di ritrovo, nel quale le persone possono discutere, polemizzare e scambiare le proprie idee. Raccoglie e accoglie le grida di gioia e di esaltazione, di dolore e indignazione.
E’ oltretutto il centro della vita politica e commerciale: già dai tempi antichi infatti, luoghi come l’agorà greca e il foro romano, ricoprivano il ruolo di votazione e propaganda politica.
Il concetto di piazza si sviluppa soprattutto fra gli europei e i latino-americani, ed è infatti pressoché sconosciuto agli americani, che hanno provato a sostituirla con le strade frequentate delle grandi metropoli.
E’ comunque un luogo di concerti e di spettacoli di vario genere, e in alcune di esse l'elemento predominante è il mistero e l'infinito, proprio come afferma Cardarelli ne “Il cielo sulle città”: "Ecco le piazze romane, dove le persone, giunte in mezzo, scompaiono in profonda vasca, emergono agli orli e le vedi, a distanza, salire la scalinata di San Pietro come se andassero in paradiso".
Rappresenta in pieno lo svolgimento della vera e propria vita. Tanto è che, in quella del Medioevo, momento caratterizzato fortemente dallo sviluppo del cristianesimo, c'è sempre una chiesa con il suo campanile.
Quasi tutte le grandi piazze italiane infatti hanno una chiesa, spesso cattedrale. Ne è un esempio quella di Milano, citata tra l’altro da Saba ne “il Canzoniere”: "Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio villeggiatura. Mi riposo in Piazza del Duomo".
La piazza è anche il luogo di chi non ha casa, e svolge in questo caso anche una funzione di libertà di chi non vuole essere oppresso.
La piazza è comunque il nucleo degli affetti, o come dicono i messicani è “il Cuore”. Infatti si incontrano spesso giovani, che vogliono divertirsi e che vogliono trascorrere le loro giornate in modo spensierato insieme agli amici. Vi sono anche gli anziani, che vedono questo luogo come un punto d'incontro con i loro coetanei, con i quali, con toni appagati, raccontano le loro avventure di una vita ormai trascorsa e rimembrano i bei momenti della loro giovinezza.
La piazza è quindi lo specchio di una città, il simbolo dei cittadini che la abitano.
Purtroppo sta perdendo importanza, per via di altri mezzi di comunicazione, con i quali la gente, accomunata dalle stesse opinioni e dagli stessi interessi, si incontra “virtualmente”: la televisione e internet, perdendo così il fascino del contatto.
Ciascuno di noi è fatto per stare con l'altro, per aiutarlo e per riceverne aiuto. E' fatto per avere attenzioni e per darne, per amare ed essere amato, per domandare e ricevere risposte.
E' questo il rapporto tra le persone che rende solida una comunità.
Favorire dei luoghi non solo d’incontro, ma in cui si possa realizzare lo scambio di opinioni, di pensieri e desideri, è il modo più adeguato per trovare una visione condivisa dei valori in cui credere.

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