Brexit


Scaletta:
• Introduzione: Che cos’è la Brexit (Britain Exit), quando ci sarà (23 giugno 2016), perché ci sarà (Cameron aveva promesso nel 2013 di indire il referendum se fosse stato rieletto nelle elezioni del 2015), “Leave” (UKIP, quindi Nigel Farage, e partito conservatore) e “Remain” (Cameron e la maggioranza del partito laburista);
• Corpo centrale: Effetti negativi, effetti positivi, probabili soluzioni (accordo SEE, «spazio economico europeo» tra i paesi EFTA, associazione europea di libero scambio);
• Conclusione: Augurare che anche se la Brexit dovesse vincere, non si riscontrino gli effetti negativi previsti in UE e nel Regno Unito, ma che con nuovi accordi rimanga ancora una certa unione, come la libera circolazione.

La cosiddetta «Britain Exit», abbreviata in Brexit, cambierà le sorti del Regno Unito e dell’Unione Europea? Per saperlo è necessario aspettare il 23 Giugno, giorno decisivo che porrà fine al lungo dibattito che divide la popolazione. Il fronte del “Remain”(restare nell’Ue), rappresentato dal Primo Ministro Cameron e dalla maggioranza del partito laburista, si oppone al fronte “Leave” (lasciare l’Ue) del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito e del partito conservatore in cui emerge l’ex-sindaco di Londra, Boris Johnson. Il referendum è stato promesso da Cameron nel 2013 se fosse stato rieletto alle elezioni del 2015 e, qualunque sia il risultato, rimarrà al governo. Il Regno Unito gode di una posizione peculiare, dato che non aderisce all’unione monetaria, mantiene i controlli sulle persone che arrivano dai Paesi dell’Unione, quindi non aderisce a Schengen, e gode di un ingente sconto sul contributo che ogni Stato deve versare al bilancio dell’Ue. (Enzo Moavero Milanesi, “Il Corriere della Sera).

I probabili effetti che potrebbero riscontrarsi sull’economia riguardano sia il Regno Unito, che il resto dei Paesi facenti parte dell’Unione. Una possibile uscita, potrebbe portare a «un forte choc negativo all’economia britannica» con un calo del Pil, secondo l’Ocse, e a una conseguente diminuzione delle esportazioni e aumento del prezzo dei beni importati. Anche inflazione e svalutazione della sterlina possono ripercuotersi tra di essi. Le industrie britanniche dovrebbero rinunciare al mercato unico, vale a dire il più grande consumatore mondiale di beni e servizi. In secondo luogo, la Gran Bretagna sarà costretta a rinegoziare tutti i singoli accordi commerciali che la Commissione di Bruxelles ha firmato con gli Stati del mondo, e ciò comporterà una durata di circa due anni. «Il referendum sull’Europa è la più grande decisione democratica del nostro tempo e avrà ricadute per le generazioni a venire, costringe a guardarci allo specchio: che tipo di nazione vogliamo essere?» si chiedono 282 intellettuali britannici in una lettera che viene pubblicata dal Daily Telegraph. Secondo recenti sondaggi, ora i più favorevoli al “matrimonio con Bruxelles” sono in maggioranza, anche se minima, soprattutto in seguito all’uccisione della deputata laburista Jo Cox, contro la Brexit, da parte di un estremista di destra. Preoccupati di una possibile uscita del Regno Unito, sono anche Angela Merkel, la quale Germania sostiene di avere avuto sempre dei rapporti abbastanza consolidati con il Regno Unito, e Janet Yellen, capo della Federal Reserve americana, per le «significative ripercussioni» della Brexit sull’economia mondiale. Si ha anche il timore di un “effetto domino”, cioè la scelta di altri Stati dell’Unione a chiedere la propria indipendenza, in particolare tra Spagna, Portogallo, Grecia e Italia che sono stanche di politiche di austerity che durano ormai da anni.
«Le argomentazioni dei sostenitori della Brexit scontano un rallentamento temporaneo dell’economia, ma compensato dall’apertura verso un mondo che attende di commerciare con una Gran Bretagna “liberata” dal problema dell’immigrazione e dal rilancio di una City sciolta dai vincoli brussellesi», sostiene Antonio Armellini, del Corriere della Sera.
La Gran Bretagna non ha bisogno di nuove legittimazioni e ancor meno dell’Europa. Può benissimo fare da sola così come ha fatto con il Commonwealth, con la sua abilità finanziaria, con le sue capacità militari.
La critica degli euroscettici riguarda principalmente l’immigrazione. Pete Reeve, consigliere regionale dell’Ukip, afferma che «gli inglesi sono tolleranti e hanno accolto gli immigrati però ci deve essere una proporzione corretta, persone giuste al posto giusto. Il modo in cui si sta comportando l’Unione Europea è del tutto sbagliato perché crea problemi di occupazione».
Al contrario, per i Paesi dell’UE rimanenti, la Brexit avrebbe un impatto nettamente meno significativo ma comunque incisivo. Per compensare la mancanza dei contributi al budget europeo da parte del Regno Unito, la sola Germania dovrebbe versare 2,5 miliardi di euro in più rispetto a quanto già versa, quindi tutti il resto degli altri stati sarà portato ad aumentare il proprio contributo a Bruxelles.
Ci si sta avviando in maniera sempre più decisiva a un lento processo di “sgretolamento” di quello che i Padri Fondatori avevano tanto sperato?
Oggigiorno Adenauer, Churchill, De Gasperi, Monnet e Schuman vedrebbero correre il rischio di una distruzione del loro progetto di unificazione di stati europei, che avrebbe portato come primo obiettivo, la pace e la collaborazione tra di essi. In caso la campagna “Leave” avrà la maggioranza, un nuovo accordo potrebbe essere negoziato con l’Ue, per far sì che gli effetti economici sarebbero molto meno intensi di quel che si prevede. Se la Gran Bretagna aderisse allo “Spazio Economico Europeo” (See), si avrà la libera circolazione di merci, servizi, capitali e lavoratori, che non ha significativi capitoli di spesa, né una politica commerciale comune.
Qualsiasi sia l’esito del referendum Brexit, esso richiederà iniziative innovatrici ed immediate, augurandosi che siano pragmatiche ed efficaci, per non andare in contro a un’eventuale distruzione del progetto europeo.

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