Lo Stato assoluto


Nel 1643 muoiono sia Luigi XIV che Richelieu e sul Trono di Francia sale Luigi XIV, il futuro re sole, che però è troppo giovane per governare, tanto è vero che la reggenza viene affidata alla madre, Anna D’Austria, la quale consegna il potere nelle mani del cardinale Mazzarino. È lui a dover affrontare nel 1648 la cosiddetta Fronda, ovvero una violenta rivolta degli aristocratici che, ansiosi di restaurare i loro antichi diritti feudali, chiedono la convocazione degli stati generali e, non ottenendola, passano alle congiure contro il re. Mazzarino sventa il complotto, ma la Francia precipita lo stesso nella guerra civile e la Fronda viene sconfitta solo nel 1653. In quei cinque anni il giovane sovrano capisce che il pericolo più insidioso per una monarchia è la nobiltà, dotata com’è di privilegi inattaccabili, fra cui il diritto di mantenere eserciti personali e quello di non pagare le tasse. Mazzarino muore nel 1661 e da quel momento Luigi decide di governare da solo, assistito da tre ministri del consiglio di stato che rispondono solo a lui. nelle province, invece manda gli intendenti, incaricati di far applicare le leggi e riscuotere le tasse. Sotto la direzione del sovrano, i ministri cominciano ad organizzare lo stato e per farlo tolgono potere alla nobiltà di spada consegnandolo alla nobiltà di toga. A questo scopo, Luigi ordina una inchiesta sulla nobiltà che gli permette di eliminare le famiglie ostili dalla monarchia, di rimpinguare le entrate fiscali e di dare ai ricchi borghesi i titoli rimasti vacanti. Tuttavia, per evitare che gli aristocratici si ribellino, conferisce loro incarichi onorifici ben remunerati che però li costringono a vivere a corte e, poiché a Parigi la residenza reale non è adeguata, fa costruire la regga di Versailles, che si trasforma per la nobiltà in una magnifica prigione dorata. Sul piano religioso, invece, nel 1685 revoca l’Editto di Nantes e da quel momento vale il principio del cuius regio, eius religio. Per creare le fonti di denaro necessarie a governare, Luigi XIV e il suo ministro delle finanze, Colbert, met-tono in opera varie strategie: sottopongono a stretto controllo gli esattori incaricati di riscuotere le tasse; creano numerosi monopoli di stato, incrementano la fondazione di colonie in America, chiedono forti prestiti alla chiesa, vendono alla borghesia le cariche pubbliche. Grazie a queste riforme, il re ha l’opportunità di compiere l’ultima mossa: governare senza convocare gli stati generali, azzerando il ruolo del parlamento. Luigi XIV porta così alla perfezione lo stato assoluto, uno stato in cui il re non solo afferma che la sua autorità gli deriva da Dio, ma si ritiene anche sciolto dalle leggi e quindi da ogni dovere nei confronti dei sudditi. Nell’assolutismo, infatti, è la parola del re che diventa legge. Grazie a un esercito e a una marina fortissimi, il re Sole avvia una politica estera di espansione, ma questo provoca la reazione delle principali potenze europee che si coalizzano contro di lui e riescono a bloccarlo. Quando però muore senza eredi l’ultimo Asburgo di Spagna, Luigi pretende che il trono passi ad un suo nipote e provoca la guerra di successione spagnola contro gli Asburgo d’Austria appoggiati da mezza Europa. Malgrado le numerose sconfitte subite dai francesi, il nipote del re ottiene il trono diventando il capostipite dei Borbone di Spagna, ma il conflitto ha impoverito il paese al punto che, quando nel 1715 il re Sole muore, la notizia viene accolta con gioia dai suoi sudditi. Il modello di stato assoluto viene imitato da Federico I di Prussia e dallo zar di Russia Pietro il Grande, che modernizza il suo paese e lo trasforma in una potenza europea: costruisce una flotta, crea due ponti ed edifica San Pietroburgo, ma l’agricoltura resta arcaica e improduttiva e permane un’enorme massa di servi della gleba.
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